L’outifit da spiaggia- per lui

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dal film “Borat” (credo)

Maaare, profumo di maree. I miei la prossima settimana partono E dopo cenvent’anni passati a fare gli stambecchi sulle Dolomiti quest’estate hanno deciso di tornare al mare. E che dramma, aggiungerei.

Io pensavo che preparare la valigia fosse più o meno come andare in bicicletta, una volta che hai capito l’antifona poi la strada è tutta in discesa. E INVECE NO. Sono esattamente due settimane che mia mamma mi zampetta sui piedi perché non sa cosa portare. Tra i tanti problemi, c’è l’outfit-mare per mio padre. Ma voi l’avete notato che la moda mare per gli uomini lascia sempre un po’ a desiderare?!

 

  • Il pantalone lungo

Te lo vendono come un costume ma ti lascia scoperta solo la caviglia (che di solito è, a sua volta, coperta dalle calze). Non ho mai capito a che target si rivolga…forse a quelli per cui l’acqua è sempre fredda e pocciano giusto i piedi per far presenza? O a chi ha un lavoro per cui deve essere reperibile ventidue ore su ventiquattro, tutti i giorni di tutto l’anno e quindi la soluzione è un panta-costume non troppo lungo per la pausa-mare ma non troppo corto per il briefing dell’ultimo minuto? Comunque, di sicuro non è adatto ai nani da giardino. Comunque, se vi piace questo genere ma volete risparmiare…spulciate l’armadio di vostro fratello minore, quei pantaloni da pescatore di vongole che porta con tanto orgoglio per andare a ballare andranno più che bene!

 

  • Il pantalone medio

Più corto della braga a pinocchietto, pare che sia molto comodo…se non che appena si entra in acqua si gonfia come un salvagente e sembra che si abbia addosso un pannolone. Di solito è il preferito dagli uomini, tanto che è il primo ad essere indossato, col risultato che a metà settimana, quando lui (il costume) e il suo gemello blu oltremare sono inagibili poiché stesi in bagno ad asciugare, ti ritrovi accanto un uomo con la bandiera della Polonia al posto delle gambe. Lo si trova nelle fantasie più disparate, i più gettonati sono quelli tappezzati da fiori d’hibiscus e quelli con l’arcobaleno sul popò.

 

  • Il pantalone corto 

Esiste nella versione 1980’s e super slim. La prima consiste nell’assemblaggio di due quadrati di stoffa 30×30 nei colori di cachi, blu elettrico, senape, celeste e mandarino con spago in vita di cui, puntualmente, si perde un lembo nei meandri del buco dell’orlo. La seconda è, di fatto, un preservativo con le gambe traspirante (così mi sembra ma non so!) quanto un keeway ad agosto in cui strizzarci dentro tutto. Fatto sta che, se chi lo indossa ha giusto quei tre etti di carne in più addosso, al primo piegamento gli finisce tutto dove un uomo non dovrebbe proprio avercela della stoffa.

 

  • Lo slip

È per pochi eletti o per gli over 70. I più tradizionalisti non si spingono mai oltre un castigato blu notte, i ginnici riesumano quelli comprati in inverno per l’abbonamento in piscina…e poi ci sono quelli dello slip bianco. Ora, sappiamo tutti che il bianco è uno di quei colori che ce la mette tutta per rompere i coglioni alla gente. Punto primo, attira le macchie come api sul miele (e chi la vuole la padella di ricciolo di cioccolato sciolto del cornetto Frigilda sul sedere?!); secondariamente, senza odio né rancore, nulla toglie e nulla aggiunge. Detto ciò, ne approfitto: alla cortese attenzione dei Sig. Dolce e Gabbana, avendo il colore bianco l’effetto di un’enorme, gigantesca e luminescente freccia lampeggiante sulla parte del corpo che lo indossa…se proprio non potete rinunciare alla zoomata sul pene dell’uomo che si arrampica sulla barca, diamo un senso alla cosa e sceglietene uno che il costume un po’ lo riempie. Grazie.

 

  • Il mezzo slip (e qui approfondisco)

Credo che sia considerato all’unanimità come l’Orrore dell’estate 2014, anche se molte pagine web sostengono che stia andando letteralmente a ruba (pretendo foto reali di uomini reali che lo hanno comprato, se non vedo non credo). Praticamente funziona che ci si deve incastrare la strisciolina tra le chiappe e infilare tutto l’armamentario nel sacchetto sul davanti. Sorvolando sull’estetica che rievoca quei sacchetti porta pene a forma di topo, testa d’elefante e chi più ne ha più ne metta che le fidanzate sciagurate regalano ai compagni per capodanno, su questo aggeggio ho tre grandi dubbi.

1. La taglia: si trova la M, L e XL da scegliere sulla base della misura del girovita. Ma con la dimensione dei gioielli come la mettiamo? Non è come per le tette che, bene o male, han più o meno misure standard e la forma quella è. Lì ci sono tre cose che devono coesistere e talvolta non son mica tutte in sincronia.

2. La vestibilità: essendo in spandex e poliestere, si presuppone che si espanda  e si restringa a seconda delle necessità. Ma se c’è troppa carne al fuoco? Non è che rischio poi sia più o meno questo (clicca qui per vedere)? Se ce n’è poca, d’altro canto, fa tutte le grinze e sembrerà di aver messo un Nokia 8310 in una calza n° 40.

3. La virilità della faccenda: in che universo un maschio (sia etero che non) che bazzichi al di fuori dei set dei film pornografici può anche solo minimamente pensare di essere sexy con il pisello in un astuccio?!

Attendo delucidazioni da chi l’ha acquistato con tanto di foto.

 

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Il popolo di Facebook- lo sfacelo

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immagine trovata su Google

Dopo spie, #selfie, mondocentrici e veganimalisti, dopo le Mamme di Stifler, i meteorologi e i politologi sapienti…ecco qui il terzo e ultimo capitolo della saga “Il popolo di Facebook”.

#21. I vacanzieri (in)felici– La loro unica occupazione nella vita è viaggiare tantissimo ed essere tristi perché le loro vacanze finiscono sempre troppo presto. Nel mentre, postano un trilione di foto in presa diretta, assicurandosi che nel posto in cui tu –che in vacanza non ci vai dal 1990– le stai guardando da dietro il tuo schermo nei 3,5 minuti di pausa che il tuo capo gentilmente ti ha concesso, ci sia la nebbia e un freddo barbino. #Thankyouverymuch #chevivengaunacaghetta #nelbelmezzodellosnorkeling.

#22. Gli hipsters– Sai che sono hipsters perché fanno le foto artistiche con le facce strane. Sono sempre un po’ gobbi verso l’obiettivo della macchina fotografica Canon Eos 5000 Non Plus Ultra Super Figa 3GX, indossano strani cappelli e postano articoli in cui si dice che una barba modello cespuglio di felci è virile. Sono seriamente convinti di essere fighissimi, soprattutto se over 30. Pat pat.

#23. I milanesi– Sono di Milano e ne vanno fieri. La loro immagine di copertina è Piazza Duomo di sera, di giorno, al crepuscolo, all’alba, con la neve e nella nebbia. Nessuna città è come Milano, così come nessun locale, evento, donne, uomini, mostre, chiese, musei, piazze, scorci paesaggistici, traffico e caos. Più nazionalistici di Adolf, tutto di Milano è romantico e affascinante, smog compreso. Stateci pure, io passo.

#24. Quelli che lavorano– Sono i lontani parenti dei vacanzieri, solo che loro invece di farti venire il nervoso con le foto di assolate spiagge tropicali, lo fanno con i loro successi. Il giorno dopo la laurea col massimo dei voti e zero secondi fuori corso, le ditte di tutta Italia si sono buttati come squali su di loro nella speranza di accaparrarsi il soggetto. Hanno promozioni, stipendi da urlo e una vita da sogno. Diversamente da te che sei un povero pezzente. Sempre detto io che la crisi non esiste!

#25. Le figliocentriche– i loro aggiornamenti di stato variano ad ogni “bè” del proprio pargolo neonato. Il che significa che tu, amico di codeste persone, saprai in tempo reale colore, consistenza ed emissione di cacca, vomito e pipì, i suoi ritmi vitali di sonno e veglia, cos’ha mangiato e quando e il suo tasso di salivazione quotidiano. Se vi va di culo allegano anche la documentazione fotografica. Se il Cosmo è proprio dalla tua, te la cucchi anche sul posto di lavoro.

#26. Quelli che hanno il tuo stesso cognome– Non ti conoscono…ma ti aggiungono mossi da un grandissimo spirito di fratellanza. I miei omonimi vivono tutti in Argentina. Aspetto con ansia la telefonata sul decesso di quella lontana parente ricchissima proprietaria terriera, morta sola e soprattutto single.

#27. I preti social– Ebbene sì, c sono anche loro. Postano foto delle gite spirituali, riportano passi del Vangelo e tentano di salvare i giovani dalla dannazione per vie traverse. Se il Papa ha Twitter, perché loro non possono avere Facebook?! Lo svecchiamento di cui la Chiesa aveva bisogno. Tra l’altro, avete mai preso in considerazione la messa su Skype?!

#28. Le preadolescenti sgallettate– Tra gli 11 e i 13 anni, hanno a disposizione un vero e proprio arsenale tecnologico. Fanno i video-blog su cosmesi e make-up, gestiscono autonomamente account su svariati social network e fanno scatti fotografici in parigine e tacco 15. Qualche volta in reggiseno. Ma solo per far vedere quanto devono dimagrire!!!! Poi Lucignolo fa i servizi sulle Baby-squillo. Vabbè.

#29. Gli utenti-fake 100% antisgamo– Sono i Mario Rossi della situazione. Non lavorano, non sono andati a scuola, hanno tre amici che abitano, rispettivamente, in Colombia, in Tibet e in Groenlandia e non pubblicano mai nulla. Apparentemente non hanno nulla in comune con te se non che abitano nella tua città. Come foto profilo hanno l’Omino di Facebook. Nel 99% dei casi sono le ex del tuo fidanzato che tentano di incastrarti per farti fanculizzare. Consiglio, non peggiorate una situazione già precaria.

#30. L’amico di Kabul– Tutti ci hanno avuto a che fare almeno una volta nella vita. Non si sa chi sia, fatto sta che un giorno apri Facebook e te lo trovi lì, avvolto nella sua Kefiah con barbetta nera e sorriso sornione, tra le richieste d’amicizia. Come sia arrivato a te, utente di Torrevecchia Pia (PV) non si sa e, se glielo chiedi, ti risponde in lingua Pashtu. Google Translator non è la soluzione.

La legge di Murphy, per lei

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La “legge di Murphy”, come tutti noi sappiamo, è un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico caricaturale riassumibili nel primo assioma (che poi è la legge stessa) “Se qualcosa potrebbe andare male, andrà male”.

Per i comuni mortali, la fetta biscottata cadrà sempre dalla parte della marmellata, la fila accanto -sia essa alle poste, al supermercato o al bagno della Rinascente- scorrerà sempre più veloce e quando si è di fretta ci sarà sempre il camion che, ai cinque chilometri orari, girerà alla via precedente alla tua. Per noi donne, c’è qualcosa in più.

  • L’ultimo paio di collant si smaglierà proprio il giorno in cui dovrai fare qualcosa per cui i leggings con Cassiopea su una chiappa e Andromeda sull’altra non vanno proprio bene, così come i pantaloni animalier stampa zebra o i jeans che sembrano accidentalmente finiti in un tagliacarte;
  • L’unica fogliolina di prezzemolo della tartina dell’aperitivo con il collega puntato dal giorno del colloquio andrà ad incastrarsi tra l’incisivo laterale e il canino e starà lì, più irremovibile della porta della tomba di Gesù;
  • Il rossetto si spantegherà per benino sui denti sempre e solo in occasioni tipo riunioni, rimpatriate del liceo con foto e primo giorno di lavoro, in modo da venir ricordata come “quella col rossetto color pesca sugli incisivi”.
  • Hai un evento importante e c’è troppo freddo per andare a gambe nude ma troppo caldo per una calza coprente, l’estetista è in ferie, i dieci supermercati in cui l’hai cercata hanno finito la crema depilatoria e la cera che hai in casa ha la stessa consistenza dell’ambra fossilizzata? Non optare per il rasoio, ti taglierai in zona ginocchio e sbrodolerai le calze color carne, per poi accorgertene al termine del matrimonio della tua migliore amica a cui hai fatto da testimone solo perché, per caso, ti sei specchiata nel riflesso del porta carta igienica;
  • Il secondo giorno della settimana al mare per cui ti sei svenata ma a cui non hai rinunciato dopo sette anni di ferie passati nella piscina comunale di Milano, ti verrà il ciclo. Non importa se hai prenotato secondo precisi e sofisticati algoritmi, il ciclo arriverà, o in anticipo o in ritardo, più doloroso di sempre;
  • Quell’unica volta in cui tu, pendolare, ti sei avventurata sulla strada del lavoro senza ombrello, sciarpina anti-cervicale e fazzolettini di carta stai certa che pioverà, sul treno ci sarà l’aria condizionata a diecimila e in ogni bagno in cui entrerai sarà finita la carta igienica;
  • Lo smalto rosso si svirgolerà sul pollice o sul dito medio. Te ne accorgerai cinque minuti prima di uscire, lo rimetterai e tre ore dopo sarà peggio di prima;
  • Non hai caricato il cellulare perché “tanto la batteria mi dura…al massimo mi porto il caricabatterie in ufficio”? Il caricabatterie rimarrà a casa, il telefono ti si scaricherà più o meno a metà giornata e il treno si romperà nelle lande desolate della Pianura Padana, facendoti arrivare a casa il giorno dopo tra gli insulti dei tuoi genitori/marito/convivente e le feste dei cani molecolari dell’Unità di Soccorso Tecnico, noti anche come “cani da sangue”.