Utenza allo sportello

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Ci è capitato a tutti di trovarci in quel luogo dove Morte e Disperazione regnano sovrane cioè la coda agli sportelli delle biglietterie delle stazioni ferroviarie. Corre voce che qualcuno ci sia nato, la maggior parte, comunque, ci è invecchiata. In ogni caso, è anche il luogo dove hai una certezza assoluta: avere sempre tra il noi e il nostro turno uno di questi utenti.

1. Il ruspista. Si è alzato con il solo ed unico scopo di litigare in quanto, fondamentalmente, è nato per litigare. E lì trova pane per i suoi denti. Non importa il motivo, lui urla e inveisce. Contro il bigliettaio, poi passa all’azienda e, infine, contro la situazione socio-politica italiana. Salvini ha ragione, tutti a casa ed evviva le ruspe.

2. Il vago. Vuole un biglietto ma non dice per dove, chiede un orario ma non dice di quale treno. Dice “MILANO” e poi tace. Butta lì dieci euro e aspetta. E tu sai che i prossimi quindici minuti saranno di interrogatorio per cavargli fuori qualche indizio prezioso per venire a capo sul perché sia lì e a cosa servano quei dieci euro.

3. La nonna sorda. È tanto dolce ma, appunto, è sorda e non ha idea di cosa stia facendo lì. Sa solo che ha cinquanta euro e qualcosa da fare per il nipote che studia ingegneria a Bologna. È come il vago, con la differenza che non capisce una bega.

4. Buba. È munito di un foglietto stropicciato con scritto “TORINO ORE 14:50” che gli ha gentilmente concesso il datore di lavoro per raggiungere il posto di lavoro che fi frutterà ben 3.50 euro lordi l’ora per un contratto di 145 ore settimanali no ferie no malattia no morte no niente. Il bigliettaio, nel dubbio, gli spiega tutto in sedici ore di monologo ma questo non è importante perché Buba parla solo swahili e quindi ciao.

5. Mi manca un euro! Si è fatto stampare sedici biglietti per un totale di quarantanove euro e ottantasette centesimi ma lui nel portafoglio ne ha solo quarantotto perché ha preso il caffè. Quindi si ruga nelle tasche dei pantaloni, poi in quelle della giacca, poi nella borsa, poi trova cinquanta centesimi ma non bastano quindi rovescia il portafoglio per vedere se tutti gli un centesimi arrivano a cinquanta ma no, sono solo 0.15. E tu per disperazione misto sfinimento gli dai cinque euro purché si levi dalle balle.

6. Da Milano fino ad Hong Kong, passando per Londra da Roma fino a Bangkok e poi dritti filati a Pisa Centrale. Viaggio che farà ad agosto 2017 ma che ha deciso di pianificarlo alle sei e cinquantaquattro di lunedì primo marzo 2016, quando tutto il mondo deve fare l’abbonamento perché sabato c’era la Sagra del Cicciolo e di domenica le biglietterie sono chiuse e il treno regionale 2456 e in partenza dal binario tre, allontanarsi dalla linea gialla. È munito di carta, una bic nuova comprata per l’occasione e tantissime speranze. Diversamente da te, che le speranze ti si sono suicidate da tempo.

E tu non puoi farci niente. Puoi solo stare lì, in coda, a subire gli eventi. E non prometterti che la prossima volta uscirai prima…perché loro ci saranno sempre e saranno sempre davanti a te.

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Revenant- la mia esperienza personale

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Dopo il disastro onirico di Macbeth, che ho aspettato come la manna dal cielo ma per una serie di sciagurati eventi tra cui la digestione di una cena più simile ad un banchetto rinascimentale che ad altro e il riscaldamento troppo alto in sala è finita che  ho chiuso gli occhi tre secondi e mi sono svegliata alla fine, ho deciso di ritornare al cinema ma questa volta mangiando un cicinino meno. Il microclima interno era perfetto e rischi abbiocchi zero.

Ah sì comunque sono andata a vedere Revenant. Bellissimo, mi è proprio piaciuto un sacco. Riprese mozzafiato, l’orso è stato bravissimo. Bello, bello e ancora bello.

Su musica e dialoghi invece purtroppo non posso pronunciarmi, non sono riuscita a seguirli molto. Però ho capito comunque tutto grazie al commento della Guido Meda delle sale cinematografiche che ha accompagnato la sala nella visione e spiegazione di tutto -nientepopodimenochedueoretrentaseiminuti- il film, con l’aggiunta di qualche opinione personale tra un tempo e l’altro per dare un po’ più di calore umano alla cronaca.

Sta correndo, adesso rantola…cade…ecco che torna l’orso, lo assale…ecco che lo morde! L’ORSO LO MORDE L’ORSO LO MORDE LO STA MORDENDO….che morsi ragazzi, incredibili! Incredibili morsi dell’orso! E ma gli orsi fanno male, si sa…guarda che sanguina, non smette di sanguinare…sanguina un po’ di più…credo che non ce la farà! Eh, gli orsi.

Ventidue euro di cinema spesi benissimo.

Che poi uno si aspetta che, ad una certa età in poi (diciamo, non so…dai 10 anni in su?) la gente sia bene o male in grado di stare al mondo sapendosi comportare in modo più o meno normale.

Salutare, dire grazie e per favore, non mettersi le dita nel naso per poi attaccare le caccole sotto la sedia della sala d’attesa proprio di fronte a te che sei allo sportello di quella sala e mangiarsele quando percepisci che sì, ti ho proprio visto, non appiccicare gli assorbenti usati come se fossero stancil decorativi sui muri dei bagni pubblici, tirare l’acqua quando si fa la pipì, pulire la sgommata sul water quando si fa la pupù…non parlare come una radio in una sala dove stanno proiettando un film diverso dal cinepanettone Ghini-De Sica-Boldi.

Uno se lo aspetta. Ci conta, nel 2016. Diventa quasi d’obbligo. Quindi non fate i buzzurri, che s’intona male con i vostri IPhone123splus edge che fanno il latte e anche il caffè e le Luigi appollaiate sulla spalla.

Fate le personcine per bene, che poi vi piovono addosso dei vaffanculi grossi come non so.

Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

Se una model assilla un ph.- la soluzione in 224 parole (titolo escluso)

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A tutti i photographers che si rispettino, almeno una volta nella vita, è capitata –purtroppo– quella modella che, per merito di un San Francesco qualunque o un disperato che pur di vedere una patata al vento è disposto a tutto, si sente la Gisele Bundchen della situazione e proprio per questo motivo dedica le sue giornate a tampìnare la gente che manco quelli dei call center che vogliono venderti l’olio, il depuratore dell’acqua, la promozione telefonica, l’anima al Diavolo eccetera, senza tenere minimamente in considerazione l’idea di avere un NO come risposta.

Per quelli dei call center per ora non credo esista soluzione (anzi, fatemi la cortesia di dare ascolto al vostro lato umano e portare pazienza, perché è vero che sono le otto e mezza di sera ma se voi siete stravaccati sul divano loro, invece, sono ancora a lavorare per uno stipendio da fame e due pause pipì se va bene, porelli) MA per le stalk. models ho come il sentore di averla trovata.

1. ACCETTATE la richiesta (non temete);

2. Proponete loro un servizio che preveda il rotolarsi convulsamente nel bidoncino della raccolta dell’umido di un condominio qualunque (non temeteee…);

3. Spedite tutto a National Geographic in attesa del servizio “Wild Metropoli- dall’uomo alla pantegana” (tadaaaaaan!).

Lei sarà felice, voi diventerete schifosamente ricchi e famosi.

Prego, non c’è di che.

La vita è come una scatola di cioccolatini- dall’infanzia a oggi

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me nel momento in cui ho realizzato di aver preso il cioccolatino al gusto cacca

Come dice Forrest, la vita è come una scatola di cioccolatini…non sai mai quale ti capiterà.
Vero.
In effetti le scatole di cioccolatini sono così varie, piene di colore, forme e dimensioni…e non sai mai quale scegliere perché, come dice mia mamma, non sai cosa c’è dentro fino a che non ne prendi uno e lo mordi. Dall’infanzia ad oggi, posso dire di averne gustati tre.

1) Il normo-cioccolatino
È un cioccolatino normale con molti altri fratelli gemelli nella scatola. Forma normale, colore normale…niente che un normale cioccolatino non abbia. Io lo associo alla mia condizione di vita in termini di estetica, salute e condizione economica. Non così povera da dover piangere miseria e mangiare cipolle ma neanche così ricca da potermi comprare un iphone senza pagarlo in comode rate mensili di 4.99 euro per sedici anni; non così sana da poter rinunciare all’amico Ketoprofene ma non così malata da vivere ogni giorno come fosse l’ultimo; non così scorfano da far cadere le croci al mio passaggio ma neanche così gnocca da potermi mettere i vestiti di moda adesso senza essere scambiata per una matta a piede libero. Una come tanti, insomma, a cui tutto sommato non è mai mancato niente e proprio male non è andata;

2) Il cioccolatino orgasmico
Ne hanno fatto uno solo e buono come lui non ne hai mai trovato un altro. È mostruosamente bello e tremendamente invitante, ti ci cade subito l’occhio e al solo pensiero di mangiarlo sbavi come Beethoven (il cane) davanti all’arrosto. Poi lo mordi ed è subito orgasmo. È l’Amore. Se per trovarlo ci sono voluti anni di angoscia (e amori disastrati con esseri dalla personalità di una Defonseca usata) e svariate trasferte nelle lontane lande laudensi, per conquistarlo è bastata una sera. Se non ci fosse lui vivrei lo stesso…ma un po’ meno bene!

3) Il cioccolatino al gusto cacca
Lo prendi perché è bello, del tutto ignaro di cosa stai per mettere in bocca. Appena lo mordi capisci che sei letteralmente fottuto: se lo ingoi il rischio è quello di morire soffocato dal vomito ma non puoi neanche sputarlo perché chi te l’ha offerto è davanti a te e ti sta proprio guardando in faccia in attesa che accada qualcosa. Così stai lì e impasti. Il mio cioccolatino al gusto cacca è la mia carriera universitaria. Iniziata un bel po’ ti tempo fa (dirlo è imbarazzante e chiedere di quanti anni si è fuori corso è cortese come chiedere il peso a una donna che è chiaro come il sole essere lontana anni luce dalla taglia 38, quindi facciamo che lasciamo pure le cifre alla matematica, grazie), ho capito subito che era la scelta sbagliata ma non ho (quasi) mai pensato di dare forfait. Perché sono dell’idea che quel che si comincia lo si deve portare a termine, perché nella vita mica tutto piace e mica tutto è facile e perché, in ogni caso, devi sempre andare avanti, a prescindere da quanto ti faccia schifo…ma comunque è ancora lì e, porcocavolo, non va giù neanche a morire. Quindi sto qui. E impasto.

Gigia Condom- rivelazioni

…Nessuno ci punta una pistola alla tempia per farci scrivere ogni tre secondi cosa stiamo facendo, con chi e in quale luogo del pianeta;

…Non ci uccidono il gatto/ cane/ nonno/ fratello/ padre/ madre/ criceto se non postiamo sessantadue foto in tempo reale di cosa stiamo mangiando o bevendo;

…Non moriremo tra sette giorni se visualizziamo un messaggio e non rispondiamo in un lasso di tempo che spazia tra l’uno e i sette secondi;

…Se è una cosa urgente e avete fretta di sapere cosa abbiamo da dire a riguardo, esistono pur sempre corde vocali, telefono e soprattutto tavolini di pub, bar, ristopizze e pizzoranti con tanto di comode sedie su cui sedersi per parlare faccia a faccia;

…Non rispondere ad un messaggio nonostante la doppia spuntata blu o il “visualizzato” di Facebook indichino che il messaggio ci sia arrivato forte e chiaro, senza se e senza ma, è un diritto;

© Ettone - www.messaggisofisticati.com Messaggisofisticati - Ettone photography


” Don’t call me baby”
Ph: © Ettone – http://www.messaggisofisticati.com
Model: Adriana Castrogiovanni

…Mandare gioiosamente a fare in culo chi ci abbaia in faccia perché non abbiamo risposto al messaggio nonostante la doppia spuntata blu o il “visualizzato” di Facebook indichino che il messaggio ci sia arrivato forte e chiaro, senza se e senza ma, è un dovere;

…Mandare gioiosamente a fare in culo chi risponde a tutti tranne che a noi anche (a meno che non abbiamo scritto WELCOME in fronte e godiamo nel farci prendere per il culo da uno che ci considera come il due di coppe quando sotto al mazzo c’è una briscola diversa);

…Non offenderci se veniamo mandati gioiosamente a fare in culo anche;

…A prescindere da quanti strumenti anti-privacy ci vengano dati, siamo sempre e comunque noi (e solo noi) a decidere come, quando e soprattutto se usarli;

…A prescindere da quanti strumenti anti-privacy ci vengano dati, siamo sempre stati liberi di scegliere.

Tutto questo in risposta al panico che sembra essere dilagato tra laggente, da qualche giorno, in merito alla spuntata blu che manco farebbero per Belzebù se scendesse sulla Terra con il suo esercito di satanassi infernali per distruggerci tutti.

Un ringraziamento particolare a Ettone che ha fornito la foto dell’articolo, qui di seguito i link del sito web e della pagina Facebook

www.facebook.com/messaggisofisticati

www.messaggisofisticati.com

Guardare ma non guardare

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Prendi un uomo normale sessualmente attivo (non dedito allo stupro…un uomo normale, come tanti…) che sta andando al lavoro, seduto al solito posto del solito tram che prende da ormai dieci anni per andare nel solito ufficio…mettigli davanti una ragazza di età indefinibile (perché, per fare un esempio, le quattordicenni di oggi di quattordicenne hanno solo l’età anagrafica) con addosso quelle braghette bellissime che si è comprata nei saldi in un negozietto in via Torino, quelle che tutti dicono sembrare mutande ma cavolo, no che non sono mutande, sono pantaloni, diamine! Che succede? La guarda.

Le guarda il bagaglio perché nessun uomo eterosessuale al mondo che non sia cieco non noterebbe una bella ragazza col sederino di fuori O il seno della provocante signora della metro strapiena che ha scelto di indossare proprio quella camicetta talmente scollata da far trapelare l’areola del capezzolo destro O che la stangona in gonnella a palloncino si è appoggiata non proprio a caso sul bancone dello stand promozionale nel supermercato-X alle 11:30 di un sabato mattina qualunque in modo da mettere chiappe, perizoma e monte di Venere in totale mondovisione (in questo caso ringrazia sentitamente anche la fidanzata per non aver avuto voglia di andare a fare la spesa e averci mandato lui). 

Ma se si viene beccati a guardare un po’ più a lungo del previsto, si diventa dei poveri maniaci bavosi e disperati esattamente come il pover’uomo stravaccato in spiaggia del tutto ignaro del suo testicolo ribelle che fa capolino dallo slippino decennale ormai smollacciato. 

Le domande mi sorgono spontanee. Di cosa è colpevole esattamente un uomo che guarda, senza far male a nessuno, ciò che gli viene messo sul naso in modo spudorato? Perché denudarsi in modo eccessivo in contesti diversi dalla Pinuccia Disco Dance/ bar della spiaggia di Gatteo Mare per poi sconvolgersi a morte nel momento in cui si percepisce di aver catturato l’attenzione di un uomo? Sono proprio quei tre centimetri di stoffa in più a provocare la tanto famigerata vampata di calore?

Inoltre…non sarebbe, all’alba del 2014, il caso di smetterla di sventolare il vessillo della Moralità e ammettere, una volta tanto, che sì, a qualcuna di voi piace suscitare erezioni nel prossimo? Non ci sarebbe niente di male, anzi.

Solo non prendeteci per il culo, perché chi guarda è solo un tizio, uno qualunque, che si è trovato per caso sul vostro stesso cammino, bombardato visivamente dalle vostre scelte d’abbigliamento e che reagisce ad esse passivamente invece che attivamente…cosa che il vero porco schifoso fa e deve essere punito per questo.

Curriculum Vitae di una studentessa fuori corso

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Mi chiamo Marta e sono prima di tutto una persona (nel senso più ampio del termine). Poi, dopo quello, sono anche una studentessa fuori corso.

1) PERCORSI FORMATIVI-Istruzione
Correva l’anno 200X quando decisi che la mia vita avrebbe avuto un senso solo se avessi fatto il liceo classico. Cinque anni di tormenti, preghiere a Santi, Madonne e Signori vari, notti insonni e votacci in greco e latino dopo…mi sono finalmente diplomata con un votino normale, senza lode e senza infamia, esattamente come la mia estrazione sociale;
Nel 200Y mi sono iscritta alla facoltà di Lettere Moderne perché dalla brochure non sembrava poi così male e la retta base dello IED era comunque sempre troppo cara per una famiglia ben lontana dal parentado Visconti Borromeo. Già il primo anno quel liceo che tanto mi fece penare tutto sommato era meno inferno di quanto avessi sino ad allora creduto, tra il secondo e il terzo capii che quella non era proprio la mia strada;
Oggi io sono ancora qua, eh già. Ma mi manca un esame la tesi (ebbene sì, ho passato il mio ultimo esame) e poi, se Dio vuole, ho finito.

2) PERCORSI FORMATIVI
Esperienze lavorative: abbastanza per non essere schizzinosa o spaventata dalla richiesta di eventuali lavori manuali all’interno dell’Azienda, per non trovare affatto strano il dover lavorare di sabato e/o su turni e, infine, accettare di buon grado una paga che sia direttamente proporzionale alle mie competenze e abilità.

3) CONOSCENZE LINGUISTICHE E INFORMATICHE 
Lingua inglese: The book is on the table, the cat is on the sofa.
Uso del pc: buono. Ma per come stanno le cose, quello che conta è che il messaggio arrivi in non più di 140 caratteri #letstweetagain #twittachetipassa.

4) MOTIVI PER CUI DOVRESTE ASSUMERE ME, FUORI CORSO SFIGATA BAMBOCCIONA (cit. Elkann, Martone, ecc.):
– Principale obiettivo: arricchimento e crescita dell’Azienda e della Regione in cui la suddetta ha la propria sede (I neolaureati hanno contribuito meno di me all’arricchimento della Regione Lombardia);
– Determinazione e costanza nel percorso di raggiungimento di un risultato (ai neolaureati quello che facevano piaceva un sacco e l’hanno fatto volentieri…a me ha fatto schifo quanto basta per auto-maledirmi ad ogni alba e tramonto degli ultimi x-anni ma non per questo ho gettato la spugna solo perché non mi piaceva);
– Naturale attitudine a superare gli ostacoli, affrontare i problemi con calma e professionalità e di accettare/ gestire le sconfitte con equilibrio e serietà (mi piego ma non mi spezzo, indi per cui non mi suiciderei mai gettandomi dal decimo piano del vostro palazzo fermando un’intera giornata di lavoro solo perché avete bocciato il progetto che vi ho proposto);
– Fedeltà e dedizione nei confronti dell’Azienda nonché del datore di lavoro (il mio affetto e la mia gratitudine sarebbero paragonabili più o meno a quelli di un cane appena salvato da un canile-lager #momentoserietà: anche se i cuccioli dei negozi/allevamenti sembrano appena usciti da una pubblicità della Frollino Bianco, ricordatevi sempre che ce ne sono milioni condannati a solitudine e reclusione…inoltre, in Amore, non c’è razza!);
– Forte sostenitrice delle pari opportunità (se hanno avuto una possibilità -e che possibilità!- loro -e qualcuno lo apprezzate di certo, se no non sarebbero dove sono- direi proprio che posso averla anche io, grazie).

in fede

M.D.

L’outifit da spiaggia- per lui

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dal film “Borat” (credo)

Maaare, profumo di maree. I miei la prossima settimana partono E dopo cenvent’anni passati a fare gli stambecchi sulle Dolomiti quest’estate hanno deciso di tornare al mare. E che dramma, aggiungerei.

Io pensavo che preparare la valigia fosse più o meno come andare in bicicletta, una volta che hai capito l’antifona poi la strada è tutta in discesa. E INVECE NO. Sono esattamente due settimane che mia mamma mi zampetta sui piedi perché non sa cosa portare. Tra i tanti problemi, c’è l’outfit-mare per mio padre. Ma voi l’avete notato che la moda mare per gli uomini lascia sempre un po’ a desiderare?!

 

  • Il pantalone lungo

Te lo vendono come un costume ma ti lascia scoperta solo la caviglia (che di solito è, a sua volta, coperta dalle calze). Non ho mai capito a che target si rivolga…forse a quelli per cui l’acqua è sempre fredda e pocciano giusto i piedi per far presenza? O a chi ha un lavoro per cui deve essere reperibile ventidue ore su ventiquattro, tutti i giorni di tutto l’anno e quindi la soluzione è un panta-costume non troppo lungo per la pausa-mare ma non troppo corto per il briefing dell’ultimo minuto? Comunque, di sicuro non è adatto ai nani da giardino. Comunque, se vi piace questo genere ma volete risparmiare…spulciate l’armadio di vostro fratello minore, quei pantaloni da pescatore di vongole che porta con tanto orgoglio per andare a ballare andranno più che bene!

 

  • Il pantalone medio

Più corto della braga a pinocchietto, pare che sia molto comodo…se non che appena si entra in acqua si gonfia come un salvagente e sembra che si abbia addosso un pannolone. Di solito è il preferito dagli uomini, tanto che è il primo ad essere indossato, col risultato che a metà settimana, quando lui (il costume) e il suo gemello blu oltremare sono inagibili poiché stesi in bagno ad asciugare, ti ritrovi accanto un uomo con la bandiera della Polonia al posto delle gambe. Lo si trova nelle fantasie più disparate, i più gettonati sono quelli tappezzati da fiori d’hibiscus e quelli con l’arcobaleno sul popò.

 

  • Il pantalone corto 

Esiste nella versione 1980’s e super slim. La prima consiste nell’assemblaggio di due quadrati di stoffa 30×30 nei colori di cachi, blu elettrico, senape, celeste e mandarino con spago in vita di cui, puntualmente, si perde un lembo nei meandri del buco dell’orlo. La seconda è, di fatto, un preservativo con le gambe traspirante (così mi sembra ma non so!) quanto un keeway ad agosto in cui strizzarci dentro tutto. Fatto sta che, se chi lo indossa ha giusto quei tre etti di carne in più addosso, al primo piegamento gli finisce tutto dove un uomo non dovrebbe proprio avercela della stoffa.

 

  • Lo slip

È per pochi eletti o per gli over 70. I più tradizionalisti non si spingono mai oltre un castigato blu notte, i ginnici riesumano quelli comprati in inverno per l’abbonamento in piscina…e poi ci sono quelli dello slip bianco. Ora, sappiamo tutti che il bianco è uno di quei colori che ce la mette tutta per rompere i coglioni alla gente. Punto primo, attira le macchie come api sul miele (e chi la vuole la padella di ricciolo di cioccolato sciolto del cornetto Frigilda sul sedere?!); secondariamente, senza odio né rancore, nulla toglie e nulla aggiunge. Detto ciò, ne approfitto: alla cortese attenzione dei Sig. Dolce e Gabbana, avendo il colore bianco l’effetto di un’enorme, gigantesca e luminescente freccia lampeggiante sulla parte del corpo che lo indossa…se proprio non potete rinunciare alla zoomata sul pene dell’uomo che si arrampica sulla barca, diamo un senso alla cosa e sceglietene uno che il costume un po’ lo riempie. Grazie.

 

  • Il mezzo slip (e qui approfondisco)

Credo che sia considerato all’unanimità come l’Orrore dell’estate 2014, anche se molte pagine web sostengono che stia andando letteralmente a ruba (pretendo foto reali di uomini reali che lo hanno comprato, se non vedo non credo). Praticamente funziona che ci si deve incastrare la strisciolina tra le chiappe e infilare tutto l’armamentario nel sacchetto sul davanti. Sorvolando sull’estetica che rievoca quei sacchetti porta pene a forma di topo, testa d’elefante e chi più ne ha più ne metta che le fidanzate sciagurate regalano ai compagni per capodanno, su questo aggeggio ho tre grandi dubbi.

1. La taglia: si trova la M, L e XL da scegliere sulla base della misura del girovita. Ma con la dimensione dei gioielli come la mettiamo? Non è come per le tette che, bene o male, han più o meno misure standard e la forma quella è. Lì ci sono tre cose che devono coesistere e talvolta non son mica tutte in sincronia.

2. La vestibilità: essendo in spandex e poliestere, si presuppone che si espanda  e si restringa a seconda delle necessità. Ma se c’è troppa carne al fuoco? Non è che rischio poi sia più o meno questo (clicca qui per vedere)? Se ce n’è poca, d’altro canto, fa tutte le grinze e sembrerà di aver messo un Nokia 8310 in una calza n° 40.

3. La virilità della faccenda: in che universo un maschio (sia etero che non) che bazzichi al di fuori dei set dei film pornografici può anche solo minimamente pensare di essere sexy con il pisello in un astuccio?!

Attendo delucidazioni da chi l’ha acquistato con tanto di foto.

 

Sei una Cagna puoi…

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tratto dal film “La Cagna”

Sei una Cagna puoiiii…
Fare quello che non possiamo noi!
Sedurre un calciatore,
sposarti un Briatore,
riprenderti quell’ex
che non volevi più…

(Rit.)

Sei una Cagna e una cagna si può amare di piùùùùù…
sei una Cagna e a una cagna si può dare di piùùùùù…
sei una Cagna e una cagna può ottenere di piùùùùù…
da luiii…

SEI UNA CAGNA PUOIIII!

Sei una Cagna puoiiii…
piazzar du’ corna tante al tuo amato lui
e dirgli che gli vuoi bene
che adori un sacco il suo pene
che l’altro è stato un errore
e non accadrà piùùù (forse)!

(Rit. x2)

Cagna, tuuuu!
Li vuoi tutti tu:
la voglia che hai di pene
dovunque puoi metterci dentro un peneee
va oltre l’immaginazione
ma che ci possiamo far!

SEI UNA CAGNA PUOIIIII…

(Rit. x 1)

Sei una Cagna e PUOI…
anche se forse ancora tu non lo saiii ❤

P.S: Per chi volesse, c’è anche la base musicale

P.P.S: Non ho nulla contro il Natale e questa canzone in particolare…