Utenza allo sportello

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Ci è capitato a tutti di trovarci in quel luogo dove Morte e Disperazione regnano sovrane cioè la coda agli sportelli delle biglietterie delle stazioni ferroviarie. Corre voce che qualcuno ci sia nato, la maggior parte, comunque, ci è invecchiata. In ogni caso, è anche il luogo dove hai una certezza assoluta: avere sempre tra il noi e il nostro turno uno di questi utenti.

1. Il ruspista. Si è alzato con il solo ed unico scopo di litigare in quanto, fondamentalmente, è nato per litigare. E lì trova pane per i suoi denti. Non importa il motivo, lui urla e inveisce. Contro il bigliettaio, poi passa all’azienda e, infine, contro la situazione socio-politica italiana. Salvini ha ragione, tutti a casa ed evviva le ruspe.

2. Il vago. Vuole un biglietto ma non dice per dove, chiede un orario ma non dice di quale treno. Dice “MILANO” e poi tace. Butta lì dieci euro e aspetta. E tu sai che i prossimi quindici minuti saranno di interrogatorio per cavargli fuori qualche indizio prezioso per venire a capo sul perché sia lì e a cosa servano quei dieci euro.

3. La nonna sorda. È tanto dolce ma, appunto, è sorda e non ha idea di cosa stia facendo lì. Sa solo che ha cinquanta euro e qualcosa da fare per il nipote che studia ingegneria a Bologna. È come il vago, con la differenza che non capisce una bega.

4. Buba. È munito di un foglietto stropicciato con scritto “TORINO ORE 14:50” che gli ha gentilmente concesso il datore di lavoro per raggiungere il posto di lavoro che fi frutterà ben 3.50 euro lordi l’ora per un contratto di 145 ore settimanali no ferie no malattia no morte no niente. Il bigliettaio, nel dubbio, gli spiega tutto in sedici ore di monologo ma questo non è importante perché Buba parla solo swahili e quindi ciao.

5. Mi manca un euro! Si è fatto stampare sedici biglietti per un totale di quarantanove euro e ottantasette centesimi ma lui nel portafoglio ne ha solo quarantotto perché ha preso il caffè. Quindi si ruga nelle tasche dei pantaloni, poi in quelle della giacca, poi nella borsa, poi trova cinquanta centesimi ma non bastano quindi rovescia il portafoglio per vedere se tutti gli un centesimi arrivano a cinquanta ma no, sono solo 0.15. E tu per disperazione misto sfinimento gli dai cinque euro purché si levi dalle balle.

6. Da Milano fino ad Hong Kong, passando per Londra da Roma fino a Bangkok e poi dritti filati a Pisa Centrale. Viaggio che farà ad agosto 2017 ma che ha deciso di pianificarlo alle sei e cinquantaquattro di lunedì primo marzo 2016, quando tutto il mondo deve fare l’abbonamento perché sabato c’era la Sagra del Cicciolo e di domenica le biglietterie sono chiuse e il treno regionale 2456 e in partenza dal binario tre, allontanarsi dalla linea gialla. È munito di carta, una bic nuova comprata per l’occasione e tantissime speranze. Diversamente da te, che le speranze ti si sono suicidate da tempo.

E tu non puoi farci niente. Puoi solo stare lì, in coda, a subire gli eventi. E non prometterti che la prossima volta uscirai prima…perché loro ci saranno sempre e saranno sempre davanti a te.

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Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

The passengers- compagni di viaggio molesti con cui ogni pendolare ha avuto a che fare #1

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Io, viaggio. Prima per studio, adesso per amore. Viaggio in autobus per arrivare al treno, in treno per arrivare a Lodi e in macchina quando sbocciano i ciliegi e non fa più buio alle tre di pomeriggio. Non sono ancora arrivata all’aereo perché il buon Dio e il Ministero dei Trasporti si sono messi a tavolino e hanno deciso che due aeroporti nel raggio di quaranta chilometri sarebbero stati un po’ eccessivi e se esistesse un battello, credo che viaggerei anche per via fluviale.

Sì perché, viaggiare, è magico…mica per altro la crème de la crème della letteratura mondiale c’ha scritto su migliaia di pagine su questo tema. C’è la magia dell’attesa che ti fa fremere d’ansia, la palpitazione dell’arrivo, i paesaggi che cambiano, le riflessioni sulle note di uno scorcio di cielo e i sorrisi sotto i raggi di un tiepido sole. E la magia degli incontri, fugaci e fulminei. Che poi, in realtà e troppo spesso, sono veri e propri incubi da cui non c’è via di fuga. Perché è esattamente l’ora di punta, il tuo regionale su venti carrozze ne ha aperte e agibili solo quattro e col ginocchio della lavandaia che ti ritrovi stare in piedi è fuori discussione. Quindi tu, lì, a fianco a ‘sto tizi, ci devi stare. Punto.

 

1) L’infante isterico
Ha circa tre anni, dei polmoni da apneista e tanto, tantissimo tempo libero. Non avendo Facebook da guardare, un Kindle da leggere e non fregandogliene un benamato cazzo dello scorcio di cielo, l’unica cosa che gli interessa in quel momento è piangere, con tutta la voce che ha in corpo e per un motivo fondamentalmente senza senso. Nulla può la madre, l’orso-Acaro-Teddy un tempo bianco e ora marrone o l’Uomo Nero con la faccia da incubi sempiterni. Se comincia a piangere, piangerà. E nessun cellulare, lettore mp3 o cassa stereofonica avrà un volume abbastanza alto per coprire le sue urla.

2) La donna al cellulare
Comincia la telefonata alla partenza e, dopo quindici fermate, tre soste nelle campagne sperdute e una prova d’evacuazione a sorpresa voluta dalla circolare 43109 è ancora lì, a urlare come un’aquila nello smartphone appiccicato all’orecchio. Così sai che Alberto è uno stronzo perché non ha risposto neanche a uno dei centanta messaggi che gli ha mandato, che la colonscopia di Zia Alberta è andata bene e che quello strano ritardo del ciclo altro non era che il cambio di stagione. Fatto sta che, comunque, non saprai mai come andrà a finire con Giangiacomo…perché è la tua fermata e devi scendere. Ma dal grado di logorrea e della fine che ha fatto Alberto, un po’ te lo immagini.

3) L’aglio-addicted
Percepisci la sua presenza appena apri la porticina della carrozza, nel momento in cui ti arriva una vampata di aglio con la potenza di un gancio destro di Hulk Hogan in piena faccia. Ti siedi (perché per trovare quel posto c’hai messo sedici ore e l’alternativa è la carrozza col bambino isterico) e cominci a giocare a Indovina chi. “DUNQUE, la signora in Burberry ha la faccia da cagapetali e l’aglio non lo mangia…escludo il cingalese perché ce l’ho vicino io e sa di loto. Rimangono il prete e quello col portatile. Che sia la vecchietta?!”. Nel dubbio, apri il finestrino e ti godi la brezza. Finché non arriva quella in Burberry che lo chiude perché ha la cervicale. E reduce da un’indigestione di pane all’aglio. GAME OVER.

4) Il maniaco sessuale
Di maniaco ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno! Perché non basta fischiare dietro a una donna e dire “Ehi, bela dona!”. Per essere un vero Maniaco devi, almeno una volta nella vita, averne molestata passivamente una sul treno. E per essere una vera donna pendolare devi averne incontrato uno. L’approccio è sempre lo stesso: carrozza deserta, lui, con “DISAGIATO” scritto a caratteri cubitali in fronte, arriva con fare più o meno disinvolto, ti fissa, si piazza esattamente nel sedile davanti al tuo, ti fissa, mette in mostra la sua erezione come se fosse il trofeo della gara di bocce, ti fissa e comincia a ravanarsi il cetriolino sottaceto, fissandoti. Tu che fai? Lo fissi, gli scoppi a ridere in faccia, te ne vai. Se ti segue, chiuditi in un bagno e prega. Il controllore, quello che passa SEMPRE, specie quando non hai il biglietto, quel giorno non passerà. *Da non confondere col provolone innamorato*

5) Il provolone innamorato
Ha deciso che sei la donna della sua vita e lo scopo della sua vita da lì alle prossime fermate sarà quello di conquistarti. Quindi dopo averti fissata (anche lui) per una decina di minuti, comincia a cianciare attaccando bottone dal nulla su un argomento a caso MA in qualche modo legato alla situazione in corso. Così, ti parlerà delle mezze stagioni scomparse, dei ritardi del treno, degli scioperi, delle condizioni di viaggio scadenti, del riscaldamento che non va, del caldo, del freddo, dei biglietti troppo cari e via dicendo, del tutto incurante dei tuoi silenzi e delle tue risposte “mmh, sì, no, ha ha“. Da lì, poi, lo spostamento su macro-tematiche d’effetto tipo l’effetto serra, la politica italiana, il carovita e la Pace nel Mondo. Tra la fuga di Dell’Utri e lo scioglimento dei ghiacci ti chiede il numero di cellulare. Non glielo dai, s’incazza e ti dà della figa di legno. Grazie. Muori.

To be continued…

Manuale di sopravvivenza per la fidanzata pendolare

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foto di Matteo Groppi- untitled

Chi ha detto che gli amori a distanza sono infattibili, non ha mai conosciuto noi. Noi che niente può fermarci e i chilometri non ci spaventano. Noi che abbiamo l’abbonamento a vita a Trenitalia perché viaggiare in macchina costa troppo, che sfidiamo la Sorte e le intemperie per Amore e siamo la prova vivente che l’influenza non sempre si prende sui mezzi pubblici. O, per lo meno, che a furia di dai gli anticorpi te li fai.  E oggi scriverò proprio di questo. Oggi, amici e amiche, dopo due anni di pendolarismo estremo e tutto ciò che ne consegue, stilerò un brevissimo vademecum a dimostrazione che, con qualche accorgimento, ci si può anche fidanzare con un individuo che non sia il vicino di casa.

1. Le Tempistiche

Non bisogna mai dare mai niente per scontato. Neanche se abiti a cinque minuti dalla stazione e sono le 14:30 del quindici di Agosto perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, tipo l’influenza del conducente dell’autobus, i lavori in corso che fanno passare un mezzo alla volta o la fila in biglietteria lunga più o meno come la Muraglia Cinese.  Le tempistiche sono vitali: uscire di casa prima può far sì che non ti rompi una gamba nella corsa giù per le scale per arrivare all’agognato binario o evitare di farti chiudere la testa tra le porte automatiche del treno.

2. Viaggiare informati

I siti internet di Trenord e Trenitalia devono essere più battuti di Facebook, così come quelli del meteo, perché se c’è uno sciopero o un pallino meteorologico, lo devi sapere. Così la settimana prima vai alla Decathlon, ti compri una tenda, il fornellino a gas e un valido sacco a pelo…e ti accampi in stazione la sera prima per essere sicura di prendere il primo treno disponibile, sia esso quello delle 5:40 che fa centoventi fermate o il treno merci delle 21:10. Il solo ed unico scopo è arrivare a destinazione, tutto il resto non conta.

3. L’Organizzazione: l’aspetto

Passare il week-end dal fidanzato fuori sede è una cosa molto seria poiché, dato che il lasso di tempo tra un ricongiungimento e l’altro è più lungo rispetto ai comuni mortali, non puoi presentarti -come dice mia nonna- alla Carlona ma come Dio comanda, quindi magari coi capelli possibilmente non appiccicati sulla testa e un aspetto gradevole agli occhi, anche perché stai certa che ci penserà già il treno a darti il colpo di grazia ed imbruttirti a dovere.

3.1. L’Organizzazione: la valigia

Dopo la preparazione del corpo, quella della valigia è la più importante. Richiede molto tempo e meditazione, in funzione delle possibili variazioni spazio/ tempo (quello meteorologico)/ sfiga, tutto ciò con la consapevolezza che non puoi portarti dietro l’intero armadio a tre ante di camera tua. Prepararla alla rinfusa può comportare rischi quali la dimenticanza di indumenti vitali come il ricambio della biancheria intima o i vestiti che sembra che c’hai dormito dentro in un pollaio.

4. L’Abbigliamento da viaggio

I treni e le stazioni non sono esattamente i luoghi adatti per sfoggiare i vestiti migliori che hai nell’armadio (quelli è meglio lasciarli per la cena con il tuo lui), la sporcizia e l’appiccicume regnano sovrani, senza contare che pullulano di individui poco raccomandabili, soprattutto nelle ore meno frequentate da lavoratori pendolari. Inoltre, il clima sembra andare oltre le normali leggi della Natura e, proprio per questo, la polmonite è dietro l’angolo.

4.1. L’Abbigliamento da viaggio: must e mustn’t- le scarpe

Scarpe comode, il che non esclude quelle col tacco, a patto che non siano modello grattacielo. Un tacco quindici è instabile sull’asfalto, figuriamoci su un mezzo in movimento; inoltre Dio non voglia che ti scambino per una passeggiatrice e ti importunino. Sandali e infradito combattono sì il caldo ma trasferiscono anche tutta la sporcizia dalla strada ai tuoi piedi, peggio di uno Swiffer.

4.2. L’Abbigliamento da viaggio: must e mustn’t- l’outfit

L’Outfit anti-sgualcimento tipo jeans e maglione o, in estate, maglietta sarebbe il non plus ultra. Camiciole in seta si stropicciano e se sudi fan gli aloni e i capi 100% acrilico ti trasformano in una vaschetta ambulante di taleggio. Capi d’abbigliamento estivi che lasciano schiena e gambe eccessivamente scoperte, oltre a creare lo stesso problema delle scarpe tacco quindici, ti mettono a strettissimo contatto con i tessuti dei sedili: se son di plastica ti scortichi la pelle e se in tessuto rischi la lebbra. In inverno vestirsi a strati può aiutare per gli sbalzi climatici interni ed esterni, nel caso remoto  in cui il riscaldamento funzioni e sia regolato in modalità camino alpino. Se come al solito invece è rotto, almeno non rischi il congelamento.

5. Nella borsa, non deve mai mancare

Il cellulare, carico in termini di batteria e di credito. Se il treno si ferma in una landa desolata, devi poter comunicare al tuo Romeo il ritardo, in modo da non fargli fare le radici sul binario di arrivo del tuo treno. Inoltre, se hai uno smartphone, puoi navigare in internet e usarlo da lettore musicale, se invece è quello del Paleolitico, lo puoi usare come arma contro i malintenzionati. In caso, proprio quel giorno, i tuoi amici di Facebook decidano di postare niente di nuovo, un buon libro può esser la soluzione. Un ombrello resistente, perché si sa, il tempo è volubile più o meno come una donna nel clou del periodo pre-mestruale. Una felpa e una sciarpina, anche se è luglio: quelli che gestiscono l’impianto di condizionamento sono gli stessi che gestiscono quello di riscaldamento, o ti cuociono o ti congelano. E, se non ti congelano, ti fanno venire la cervicale. O la goccia al naso, quindi nella tua borsa ci devono essere anche i fazzoletti, per non rischiare di fare quaranta minuti di viaggio a tirar su col naso. Se proprio sei una maniaca dell’igiene, il gel antibatterico alla soda caustica, che appena lo apri ti viene la vampata di alcol che, oltre a bastare per sterilizzare l’ambiente, ti fa anche venire gli svarioni. L’Acqua per non arrivare a destinazione con l’arsura, uno snack per tappare il buco della fame, cicche o caramelle per evitare, se mangi lo snack, di baciare il tuo fidanzato con un retrogusto di patatine al formaggio in bocca. Un antidolorifico nel caso di un mal di testa potente da placare.

6. Materiale Extra

Tanta pazienza, capacità e spirito di adattamento oltre ogni limite, preparazione altletica ragionevole in caso di ritardo o traballamento del vagone, condizioni di salute ottimali, sempiterna Speranza in un servizio viaggiatori che invece, puntualmente, fa schifo.

Come potete vedere, si può fare. Non è detto che sia semplice, ci vuole costanza e non bisogna farsi abbattere dalle difficoltà…but nothing’s impossible, ragazze, nothing’s impossibile. Soprattutto, per Amore.