Revenant- la mia esperienza personale

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Dopo il disastro onirico di Macbeth, che ho aspettato come la manna dal cielo ma per una serie di sciagurati eventi tra cui la digestione di una cena più simile ad un banchetto rinascimentale che ad altro e il riscaldamento troppo alto in sala è finita che  ho chiuso gli occhi tre secondi e mi sono svegliata alla fine, ho deciso di ritornare al cinema ma questa volta mangiando un cicinino meno. Il microclima interno era perfetto e rischi abbiocchi zero.

Ah sì comunque sono andata a vedere Revenant. Bellissimo, mi è proprio piaciuto un sacco. Riprese mozzafiato, l’orso è stato bravissimo. Bello, bello e ancora bello.

Su musica e dialoghi invece purtroppo non posso pronunciarmi, non sono riuscita a seguirli molto. Però ho capito comunque tutto grazie al commento della Guido Meda delle sale cinematografiche che ha accompagnato la sala nella visione e spiegazione di tutto -nientepopodimenochedueoretrentaseiminuti- il film, con l’aggiunta di qualche opinione personale tra un tempo e l’altro per dare un po’ più di calore umano alla cronaca.

Sta correndo, adesso rantola…cade…ecco che torna l’orso, lo assale…ecco che lo morde! L’ORSO LO MORDE L’ORSO LO MORDE LO STA MORDENDO….che morsi ragazzi, incredibili! Incredibili morsi dell’orso! E ma gli orsi fanno male, si sa…guarda che sanguina, non smette di sanguinare…sanguina un po’ di più…credo che non ce la farà! Eh, gli orsi.

Ventidue euro di cinema spesi benissimo.

Che poi uno si aspetta che, ad una certa età in poi (diciamo, non so…dai 10 anni in su?) la gente sia bene o male in grado di stare al mondo sapendosi comportare in modo più o meno normale.

Salutare, dire grazie e per favore, non mettersi le dita nel naso per poi attaccare le caccole sotto la sedia della sala d’attesa proprio di fronte a te che sei allo sportello di quella sala e mangiarsele quando percepisci che sì, ti ho proprio visto, non appiccicare gli assorbenti usati come se fossero stancil decorativi sui muri dei bagni pubblici, tirare l’acqua quando si fa la pipì, pulire la sgommata sul water quando si fa la pupù…non parlare come una radio in una sala dove stanno proiettando un film diverso dal cinepanettone Ghini-De Sica-Boldi.

Uno se lo aspetta. Ci conta, nel 2016. Diventa quasi d’obbligo. Quindi non fate i buzzurri, che s’intona male con i vostri IPhone123splus edge che fanno il latte e anche il caffè e le Luigi appollaiate sulla spalla.

Fate le personcine per bene, che poi vi piovono addosso dei vaffanculi grossi come non so.

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Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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img trovata su Google che arriva forse da Tumblrlrlr

Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

Quelle che…il contouring

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Dopo millanta e più video che girano per il web e una particolare attenzione a me medesima e alle mie abitudini, la domanda mi è sorta spontanea.

Ma loro, quelle del contouring coatto che se passi un dito sulla loro pelle dopo nel solco che si crea puoi giocarci a biglie, come arriveranno a fine giornata?

Io ad esempio, dopo un normale (normale, come tanti…non passato a zappare la terra con quaranta gradi all’ombra) giorno lavorativo (ma anche non lavorativo) e con addosso giusto quel tot di makeup da non sembrare un cadavere in fase decompositiva, faccio pena.

Il mascara mi è letteralmente nevicato sulla faccia, la matita è ovunque tranne dove dovrebbe essere e quelle che al mattino erano sopracciglia definite ad ala di piccione ora sono due righe sbierse color pennarello per colorare gli sbecchi della credenza. Senza contare che al posto di un colorito uniforme ho la faccia a stampa giaguaro (o varicella), tante macchie irregolari sparse a caso qui e là, con maggior concentrazione su guance e fronte.

A loro pruderanno mai naso e occhi? Gli verrà mai un attacco di tosse da briciola del panino finita accidentalmente nei bronchioli con conseguente lacrimazione a pioggia? Si gratteranno mai la fronte in preda al non capire un cazzo di quello che stanno facendo? Si stropicceranno mai gli occhi cotti dopo sedici ore davanti allo schermo del pc? Avranno avuto mai caldo, almeno una volta nella vita? SUDERANNO?

Non so darmi una risposta. Nel frattempo, ROAAAAAR 🐆.

Brico Makeup- il contouring

wpid-2015-01-21-16.03.46.png.pngDifficoltà: bassa;
Costo: medio più sette fondotinta/correttori alla settimana;
Tempo di preparazione: sei giorni più tre per la lievitazione.

Ingredienti:
– il vostro fondotinta;
– 100gr. di correttore color morte;
– 150gr. di correttore color cacca;
– 50gr. di polvere illuminante della Stella Cometa (in alternativa va bene anche polvere di vetro e/o di alluminio);
– un pizzico di sale;
– 50gr. di cipria (ma se preferite un effetto più compatto optate per la calce in polvere);
– oro, incenso e mirraH;
– un righello;
– uno spray fissante o vernice da esterni waterproof;
– due set di preghiere a Gesù;
– il vostro smartphone.

Procedimento:
A) contouring: prendete il vostro fondotinta abituale e spalmatevelo in faccia con l’aiuto di una spatola da cucina. Distribuite poi il correttore marrone sulle tempie, ai lati del naso, sotto al mento e, con l’aiuto del righello, tracciate due righe che partano dagli zigomi e arrivino alle orecchie.
B) highlighting: con il correttore più chiaro, riempite gli spazi vuoti alternandolo con la polvere di Cometa. Impacchettate nella pellicola e far riposare in frigorifero per mezz’ora.

Dopo questi due passaggi dovreste trovarvi la faccia alla Peter Criss o simile ad una mashera etnica africana.

Prendete i set di preghiere e recitatele a gran voce affinché fidanzato/ persona facilmente impressionabile/ postino/ Equitalia/ chiunque venga a suonarvi il campanello non muoia d’infarto, fino a formare un impasto elastico e senza grumi.

Una volta terminato, sfumate il tutto con la pennellessa facendo attenzione a non increspare la superficie.

Infornate in forno pre riscaldato a 180 gradi per tre ore o quanto basta perché l’impasto si rapprenda, quindi lasciate raffreddare in luogo asciutto ma umido.

Guarnite a piacimento con cipria, calce o vernice…quindi scattatevi un #selfie da postare su Facebook.

CONSIGLIO DELL’ESPERTO: per valorizzare ancora di più l’effetto del makeup, accostate il vostro #selfie a quello del giorno che vi ha visto vittime di herpes, ciclo e varicella.

Gigia Condom- rivelazioni

…Nessuno ci punta una pistola alla tempia per farci scrivere ogni tre secondi cosa stiamo facendo, con chi e in quale luogo del pianeta;

…Non ci uccidono il gatto/ cane/ nonno/ fratello/ padre/ madre/ criceto se non postiamo sessantadue foto in tempo reale di cosa stiamo mangiando o bevendo;

…Non moriremo tra sette giorni se visualizziamo un messaggio e non rispondiamo in un lasso di tempo che spazia tra l’uno e i sette secondi;

…Se è una cosa urgente e avete fretta di sapere cosa abbiamo da dire a riguardo, esistono pur sempre corde vocali, telefono e soprattutto tavolini di pub, bar, ristopizze e pizzoranti con tanto di comode sedie su cui sedersi per parlare faccia a faccia;

…Non rispondere ad un messaggio nonostante la doppia spuntata blu o il “visualizzato” di Facebook indichino che il messaggio ci sia arrivato forte e chiaro, senza se e senza ma, è un diritto;

© Ettone - www.messaggisofisticati.com Messaggisofisticati - Ettone photography


” Don’t call me baby”
Ph: © Ettone – http://www.messaggisofisticati.com
Model: Adriana Castrogiovanni

…Mandare gioiosamente a fare in culo chi ci abbaia in faccia perché non abbiamo risposto al messaggio nonostante la doppia spuntata blu o il “visualizzato” di Facebook indichino che il messaggio ci sia arrivato forte e chiaro, senza se e senza ma, è un dovere;

…Mandare gioiosamente a fare in culo chi risponde a tutti tranne che a noi anche (a meno che non abbiamo scritto WELCOME in fronte e godiamo nel farci prendere per il culo da uno che ci considera come il due di coppe quando sotto al mazzo c’è una briscola diversa);

…Non offenderci se veniamo mandati gioiosamente a fare in culo anche;

…A prescindere da quanti strumenti anti-privacy ci vengano dati, siamo sempre e comunque noi (e solo noi) a decidere come, quando e soprattutto se usarli;

…A prescindere da quanti strumenti anti-privacy ci vengano dati, siamo sempre stati liberi di scegliere.

Tutto questo in risposta al panico che sembra essere dilagato tra laggente, da qualche giorno, in merito alla spuntata blu che manco farebbero per Belzebù se scendesse sulla Terra con il suo esercito di satanassi infernali per distruggerci tutti.

Un ringraziamento particolare a Ettone che ha fornito la foto dell’articolo, qui di seguito i link del sito web e della pagina Facebook

www.facebook.com/messaggisofisticati

www.messaggisofisticati.com

Carta o bancomat? TETTE, GRAZIE!- il potere d’acquisto delle tette

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Si chiamerebbe Titcoin e “vorrebbe essere” una nuova metodologia di pagamento…cioè che tu entri in un negozio e, invece di sciabolare la carta di credito o tirar fuori la busta-regalo di Natale della nonna, paghi facendoti fotografare le bocce, che il commerciante manda a poi a PornHub in attesa del compenso.

Ma esattamente…che potere d’acquisto hanno le tette?

Come sostiene la Cuccaro, cambiano valore in base alla taglia? Se c’hai due ciliegie ci puoi comprare, non so, la borsa di Carpisa, con una terza stai su Liu Jo ma è con le mongolfiere che ci compri la Vuitton? Oppure, aggiungo io, conterà forma? Tipo che quelle a orecchie di Cocker Spaniel valgono meno delle poppe a pesca? O l’età? E in questo caso…il valore si perde nel tempo o succede come con le monete rare?! E quelle il cui seno è costituito per il 90% dal capezzolo come fanno?Tecnicamente la tetta c’è, ma di fatto non c’è. E le tette tatuate/con i piercing come si valutano? Perché non è che puoi dire <<No, sa…è macchiata, non ne ha un’altra che non posso accettarla?>>.

La questione non è mica molto chiara. Soprattutto perché se i soldi hanno banconote di valore diverso…di poppe ne abbiamo due e quelle (nella maggior parte dei casi) ci dobbiamo tenere, nolenti o volenti.

Ad ogni modo, lungi da me l’immagine delle nonne d’Italia al supermercato, la mattina alle nove…tutte in fila alla cassa in attesa di pagare.

La Selva Oscura (ancora Facebook!)

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immagina trovata su Google

Il giorno in cui mi iscrissi a Facebok fu quello che sancì la mia condanna. Lo feci più per “monitorare” le attività del mio ex-partner che per effettivo interesse, un anno dopo capii che non si tradisce necessariamente da dietro uno schermo né scrivendo messaggini: anche il soccorso in un incidente in tangenziale con prestito del triangolo (Il triangolo noooo, non l’avevo consideratoooo!!!), la fidanzata dell’amico puntata da tempo per una maggiorazione in zona toracica o l’assenza di testicoli nel prendere in mano una situazione di stallo sentimentale tirando avanti una relazione non voluta possono portare a prenderla platealmente nel culo.

Da lì in poi, di male in peggio. Dopo un quantitativo di anni non ben definito –più che altro perché se ci penso mi viene l’ansia– ecco i motivi per cui Facebook è un posto ostile.

 

1) È la versione moderna del canto delle sirene dell’Odissea e quella cibernetica dell’eroina. Ci sono storie di chi è riuscito a resistere, storie di chi c’è caduto ma poi ne è uscito definitivamente…ma i più soccombono. Del tutto inutili i tentativi drastici di cancellazione, molto poco credibili i <<…Stavo pensando di cancellarmi da Facebook!>>;

2) Non puoi avere un’opinione diversa dagli altri, specie su argomenti quali politica, religione e animali e pensare di esprimerla scampando a torce e forconi;

3) Non puoi essere gnocca (ma grazie al cielo questa condanna non mi tocca!). Se la sei e sei felice di esserla sei una tiramerda (troia), se la sei ma non sai di esserla sei una figa di legno (falsa);

4) Il binomio gnocca-ex ha sempre esito negativo in quanto + (la figheria, in questo caso) moltiplicato per – (il fatto di essere ex del tuo attuale fidanzato) fa sempre meno. Tradotto: le ex gnocche per le fidanzate in carica sono sempre aborti del Signore. Il binomio cessa-ex, invece, ha esito positivo non in termini di bellezza ma di incrementatore dell’autostima per le novizie;

5) Non sentire qualcuno non significa che quel qualcuno non si stia interessando a te, monitorando attentamente la tua vita elaborando teorie sulla base delle informazioni prese dal tuo profilo, foto, link e stati. Incazzarsi per la violazione della privacy è più o meno come prendersela con Gesù per il cagotto fulminante che ti è venuto dopo il latte appena munto che hai bevuto da un chioschetto a Marrakech (l’ho scritto bene??);

6) Non puoi cancellare qualcuno con la pretesa che questo non se la leghi al dito finché morte non ti colga. Se muore prima lui, a persegiotarti ci penserà il suo fantasma o l’entourage di personaggi che ha modellato a sua immagine e somiglianza convincendoli che stai sul cazzo anche a loro, anche se non ti conoscono;

7) Quello che pensi faccia ridere, fa ridere fino al momento in cui qualcuno non si senta chiamato in causa. Poi è guerra;

8) Se sei un vegano sei un esaltato del cazzo, se mangi carne sei un assassino, se mangi McDonald’s sei una fogna;

9) Magrezza = disordini alimentari. Non importa se è la tua costituzione o se t’ingozzi come un tacchino per un accenno di tette in più: se ti si vede un accenno di costole, sei da ricovero;

10) Sei fastidioso quando sei eccessivamente felice, lagnoso quando sei depresso. Facebook non è un confessionale, se hai dei problemi paga uno psicologo, cazzo!

11) Anche se c’è l’opzione “fidanzati ufficialmente”, è sempre meglio non usarla. I “fidanzati ufficialmente” è spesso guardato in modo ostile, specie da chi di “uffiale” ha solo le ragnatele in zona pubica;

13) Se non vuoi farti dare della zitella acida stronza, cerca di dire e di fare sempre quello che gli altri si aspettano da te: una beatissima minchia di niente (giochini in stile La Fattoria Felice compresi). Se sai stare nel tuo senza dare fastidio, sei esteticamente nella norma, la tua vita sentimentale è color pastello, non ti esponi troppo nei giudizi e le posizioni le prendi solo quando dormi…allora sì, quello Social è un Mondo magico!

Il Qualunquista disinformato incazzato (sempre di Facebook)

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Apparentemente innocuo, si attiva principalmente quando si parla di politica. Di cui non sa palesemente una ciufola (manco io se è per quello…ma non pretendo neanche di farla).

Infatti, il Qualunquista disinformato incazzato-tipo, ha poche nozioni prese alla cazzo di cane da un mare magnum di notizie by Tg-com, screenshot di tweet di gente famosa che followa su twitter, link di Facebook e comizi grillini vari ed eventuali in cui è incappato per caso mentre faceva zapping in mutande sul divano in una stranamente troppo calda sera di maggio MISCHIANDOLE A tendenze pseudo-destroidi acquisite nel corso degli anni e fomentate da una Crisi che, di fatto, non sa neanche dove sta di casa ma che, sempre di fatto, lo fa incazzare perché, cazzo, c’è la Crisi! (oooocheiiii)

Però a lui Mussolini non piace per la storia di Adolf…infatti vota sempre Sinistra (a parte il 25 Maggio che ha votato Grillo perché il suo è un voto di protesta!) perché la Democrazia, che però è morta, è cosa buona e giusta e le dittature fanno schifo MA non sono comunque cazzi suoi se tu, povero scemo, hai fatto un figlio o il tuo partner non ha più un lavoro! Quindi colcazzo, cazzo, che paga di tasca sua i rimborsi per coniuge e figlio a carico, gli zingari devono bruciare nelle loro roulotte, fuori corso bamboccioni e politicicorrottiandatealavorareeeee!!!!! (vaaaaabeneeee)

Tuttavia, qualche volta che “si stava bene quando c’era Zio Benito!” gli è scappato (perché ha letto su Wikipedia che, tutto sommato, qualche riforma valida l’ha fatta) ma vi ha subito posto rimedio con un insulto-vignetta di serie Z al ventennio Berlusconi.

È anche quello che commenta con orrore il fatto che nelle macellerie presto si venderà carne di cane (…), che s’imbufalisce perché non è possibile che gli immigrati ricevano soldi aggratis e i poveri onesti lavoratori onesti italiani onesti no (…..) e che inneggia alla castrazione chimica per un Nichi Vendola pedofilo di merdaaaa gay che appoggia la pedofilia (………).

Conversare con questa tipologia di persone provoca disagio e frustrazione causa proposta di citazioni/ proverbi by aforismiecitazioni.net come argomentazione a sostegno della tesi, mancanza di argomentazioni a sostegno della tesi e, ultimo ma non ultimo, totale incapacità di fare un discorso di senso compiuto che centri anche solo minimamente con quello su cui si sta discutendo e vada oltre i tre periodi (nel senso di frasi complesse).

Non tentate di cambiarli e istruirli…piuttosto, se volete contribuire, regalate loro settanta pacchi da millantaseicentodue confezioni di anticoncezionali. Il controllo delle nascite potrebbe essere la soluzione.

Lode e gloria alle cassiere

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A me fanno tenerezza e dovrebbero far loro un monumento. Punto primo, fanno dei turni da fuoco. Sì perché mica tutti i supermercati chiudono alle sette e mezza. Alcuni tirano tardi…tipo le dieci di sera. A Milano, in piazza Principessa Clotilde ce n’è uno che sta aperto fino all’una di notte…perché a chiunque dodici ore potrebbero non bastare per fare la spesa!

Secondariamente, sono le uniche povere Criste che lavorano in giorni in cui si riposano tutti, anche i becchini, solo perché il marito della stronza del terzo piano si è dimenticato di prendere la mostarda quando era ora e quindi ci deve andare alle otto della sera della Vigilia, la sciüra del primo dopo una Pasqua da indigestione un po’ di spesa la deve fare lo stesso E che fare nel giorno della Festa dei Lavoratori se non andare a chiudersi in un ipermercato a fracassare la minchia alle commesse?

Terzo…voi avete presente cosa significa avere a che fare coi clienti del supermercato? La vecchietta con due cose in mano che vuole passare a tutti i costi e fa pressing viulento, la famiglia con tre carrelli, sei figli demoniaci e otto casse d’acqua che tre giorni non bastano per passare tutta la spesa, quella che vuole pagare coi buoni ma non ne ha abbastanza, quindi spulcia il portafoglio per tre ore per poi arrivare alla conclusione che sarebbe meglio pagare col bancomat MA deve fare un attimo una telefonata veloce al marito perché non si ricorda il numero…e poi lui, l’individuo che esce con sei euro e fa una spesa da venti e blocca la fila perché indeciso su cosa gli serva di più tra la schiuma da barba al pino silvestre e il detergente intimo.

E tutto questo dramma umano…vissuto con dei brutti vestiti addosso. Sottane blu-sciüra, bragoni da carpentiere informi, camiciole giallo vomito, gilet quadrati grigio topo e camici rosa-pene con sotto il lupetto marrone PIÙ accessorio al collo nelle varianti di cravattino, papillon o foulard a mo’ di Garibaldi.

Amici dirigenti-stylist-chiunque voi siate che avete ideato le divise da cassiera del supermercato…mi spiegate, per favore, cosa vi hanno fatto di male quelle povere ragazze che avete assunto? Qui non si tratta di cattivo gusto…ma di odio viscerale nei confronti della Donna. Sappiatelo. Perché solo un misogino frustrato o una stronza inacidita affogherebbero in un nugolo di poliestere delle bellissime ragazze che lì, sul posto di lavoro, potrebbero trovare l’Uomo dei Sogni tra il bip dell’olio extravergine d’oliva e quello del Colgate Maxifresh. Ma comunque, non temete ragazze…che tanto ci pensa il Karma! E a quello non scappa nessuno.

Detto ciò, lode e gloria alle cassiere. Voi sì che siete donne con le palle, cazzo!