La legge di Murphy, per lei

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La “legge di Murphy”, come tutti noi sappiamo, è un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico caricaturale riassumibili nel primo assioma (che poi è la legge stessa) “Se qualcosa potrebbe andare male, andrà male”.

Per i comuni mortali, la fetta biscottata cadrà sempre dalla parte della marmellata, la fila accanto -sia essa alle poste, al supermercato o al bagno della Rinascente- scorrerà sempre più veloce e quando si è di fretta ci sarà sempre il camion che, ai cinque chilometri orari, girerà alla via precedente alla tua. Per noi donne, c’è qualcosa in più.

  • L’ultimo paio di collant si smaglierà proprio il giorno in cui dovrai fare qualcosa per cui i leggings con Cassiopea su una chiappa e Andromeda sull’altra non vanno proprio bene, così come i pantaloni animalier stampa zebra o i jeans che sembrano accidentalmente finiti in un tagliacarte;
  • L’unica fogliolina di prezzemolo della tartina dell’aperitivo con il collega puntato dal giorno del colloquio andrà ad incastrarsi tra l’incisivo laterale e il canino e starà lì, più irremovibile della porta della tomba di Gesù;
  • Il rossetto si spantegherà per benino sui denti sempre e solo in occasioni tipo riunioni, rimpatriate del liceo con foto e primo giorno di lavoro, in modo da venir ricordata come “quella col rossetto color pesca sugli incisivi”.
  • Hai un evento importante e c’è troppo freddo per andare a gambe nude ma troppo caldo per una calza coprente, l’estetista è in ferie, i dieci supermercati in cui l’hai cercata hanno finito la crema depilatoria e la cera che hai in casa ha la stessa consistenza dell’ambra fossilizzata? Non optare per il rasoio, ti taglierai in zona ginocchio e sbrodolerai le calze color carne, per poi accorgertene al termine del matrimonio della tua migliore amica a cui hai fatto da testimone solo perché, per caso, ti sei specchiata nel riflesso del porta carta igienica;
  • Il secondo giorno della settimana al mare per cui ti sei svenata ma a cui non hai rinunciato dopo sette anni di ferie passati nella piscina comunale di Milano, ti verrà il ciclo. Non importa se hai prenotato secondo precisi e sofisticati algoritmi, il ciclo arriverà, o in anticipo o in ritardo, più doloroso di sempre;
  • Quell’unica volta in cui tu, pendolare, ti sei avventurata sulla strada del lavoro senza ombrello, sciarpina anti-cervicale e fazzolettini di carta stai certa che pioverà, sul treno ci sarà l’aria condizionata a diecimila e in ogni bagno in cui entrerai sarà finita la carta igienica;
  • Lo smalto rosso si svirgolerà sul pollice o sul dito medio. Te ne accorgerai cinque minuti prima di uscire, lo rimetterai e tre ore dopo sarà peggio di prima;
  • Non hai caricato il cellulare perché “tanto la batteria mi dura…al massimo mi porto il caricabatterie in ufficio”? Il caricabatterie rimarrà a casa, il telefono ti si scaricherà più o meno a metà giornata e il treno si romperà nelle lande desolate della Pianura Padana, facendoti arrivare a casa il giorno dopo tra gli insulti dei tuoi genitori/marito/convivente e le feste dei cani molecolari dell’Unità di Soccorso Tecnico, noti anche come “cani da sangue”.
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Il fortunato ventisei…

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Me, oggi, ossia il giorno del mio ventiseiesimo compleanno. 

06:30 Sveglia prestissimo perché basta dormire, cavolo! Adesso son più verso i trenta che no, quindi c’è da darsi una regolata…inoltre, penso, l’esame di latino non si prepara da solo.

06:35 Presa dalla foga, decido su due piedi che non potrebbe esserci momento migliore per cominciare a correre. Apro la finestra, buio pesto e condizioni meteo ottimali per un gemellaggio con Silent Hill. Opto per aspettare un attimino, così…giusto per non morire proprio il giorno in cui sono nata;

07:00 Il buio persiste, la nebbia un pelo meno. L’orario perfetto è stabilito alle 07:30. 

08:00 Mi sveglio, trafelata, senza sapere dove sono. Realizzo che la biblioteca apre alle nove…un’ora di tempo per: alzarmi, lavarmi, vestirmi, uscire, correre, morire e resuscitare, doccia, cambio abiti, trucco, parrucco, bici, farmacia, tabaccaio, bici e biblioteca. Considerato che non sono il ritratto dell’atleticità e le mie tempistiche d’azione rasentano il bradipesco…vacillo. Ma poi, dopo una botta incredibile d’autostima e un post di Feisbuc inneggiante al “Vietato dire NON CE LA FACCIO!“, decido che sì, posso farcela! 

10:00 Oggi, nella mia città, l’Unione Pensionati ha deciso che la farmacia da assediare era PROPRIO la mia. 

10:30 Arrivo in biblioteca trafelata, con i capelli bagnati e un attacco d’asma in atto…ok, un’ora e mezza di ritardo…non è tragica! Poi, penso, un posto lo troverò

11:00 di tre giorni dopo Ancora alla ricerca di quel posto che avrei dovuto trovare, con lo sguardo perso nel vuoto e lo strazio nel cuore

17:00 Essendo il mio compleanno (tanti augurii a meeee!!! Tanti auguriiii a meeeeee…Tanti auguriiii a meeeee e la torta a tutti quelli che non sono a dieta) penso di potermi permettere di smettere prima (ma non secondo Letteratura Latina da dodicimila crediti universitari) e andare a casa…esco e, ovviamente, comincia a diluviare

17:15 Me vagante nella tempesta, in bici, con una cuffia di cotone, senza guanti e con gli occhiali zuppi, in mezzo al traffico in pieno orario “bambini che escono da scuola recuperati da madri incapaci di guidare ma che si ostinano a prender la macchina anche per fare tre metri“, contro vento. Incidenti mortali scampati: 234; Rischio broncopolmonite acuta: +10; Bestemmie tirate: 82.

17:45 CASA.

E sono solo le 18:36. E sono a dieta.

Se non fosse per i messaggi, le parole di affetto e il pensiero di tutte le persone che oggi mi hanno rivolto…avrei dedotto che era una grangiornatadiemme. Ma non lo è…proprio no!

GRAZIE DI CUORE A TUTTI COLORO I QUALI MI HANNO RIVOLTO UN PENSIERO, Vi voglio bene…anzi, BENERRIMO!