Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

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The passengers- compagni di viaggio molesti con cui ogni pendolare ha avuto a che fare #1

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Io, viaggio. Prima per studio, adesso per amore. Viaggio in autobus per arrivare al treno, in treno per arrivare a Lodi e in macchina quando sbocciano i ciliegi e non fa più buio alle tre di pomeriggio. Non sono ancora arrivata all’aereo perché il buon Dio e il Ministero dei Trasporti si sono messi a tavolino e hanno deciso che due aeroporti nel raggio di quaranta chilometri sarebbero stati un po’ eccessivi e se esistesse un battello, credo che viaggerei anche per via fluviale.

Sì perché, viaggiare, è magico…mica per altro la crème de la crème della letteratura mondiale c’ha scritto su migliaia di pagine su questo tema. C’è la magia dell’attesa che ti fa fremere d’ansia, la palpitazione dell’arrivo, i paesaggi che cambiano, le riflessioni sulle note di uno scorcio di cielo e i sorrisi sotto i raggi di un tiepido sole. E la magia degli incontri, fugaci e fulminei. Che poi, in realtà e troppo spesso, sono veri e propri incubi da cui non c’è via di fuga. Perché è esattamente l’ora di punta, il tuo regionale su venti carrozze ne ha aperte e agibili solo quattro e col ginocchio della lavandaia che ti ritrovi stare in piedi è fuori discussione. Quindi tu, lì, a fianco a ‘sto tizi, ci devi stare. Punto.

 

1) L’infante isterico
Ha circa tre anni, dei polmoni da apneista e tanto, tantissimo tempo libero. Non avendo Facebook da guardare, un Kindle da leggere e non fregandogliene un benamato cazzo dello scorcio di cielo, l’unica cosa che gli interessa in quel momento è piangere, con tutta la voce che ha in corpo e per un motivo fondamentalmente senza senso. Nulla può la madre, l’orso-Acaro-Teddy un tempo bianco e ora marrone o l’Uomo Nero con la faccia da incubi sempiterni. Se comincia a piangere, piangerà. E nessun cellulare, lettore mp3 o cassa stereofonica avrà un volume abbastanza alto per coprire le sue urla.

2) La donna al cellulare
Comincia la telefonata alla partenza e, dopo quindici fermate, tre soste nelle campagne sperdute e una prova d’evacuazione a sorpresa voluta dalla circolare 43109 è ancora lì, a urlare come un’aquila nello smartphone appiccicato all’orecchio. Così sai che Alberto è uno stronzo perché non ha risposto neanche a uno dei centanta messaggi che gli ha mandato, che la colonscopia di Zia Alberta è andata bene e che quello strano ritardo del ciclo altro non era che il cambio di stagione. Fatto sta che, comunque, non saprai mai come andrà a finire con Giangiacomo…perché è la tua fermata e devi scendere. Ma dal grado di logorrea e della fine che ha fatto Alberto, un po’ te lo immagini.

3) L’aglio-addicted
Percepisci la sua presenza appena apri la porticina della carrozza, nel momento in cui ti arriva una vampata di aglio con la potenza di un gancio destro di Hulk Hogan in piena faccia. Ti siedi (perché per trovare quel posto c’hai messo sedici ore e l’alternativa è la carrozza col bambino isterico) e cominci a giocare a Indovina chi. “DUNQUE, la signora in Burberry ha la faccia da cagapetali e l’aglio non lo mangia…escludo il cingalese perché ce l’ho vicino io e sa di loto. Rimangono il prete e quello col portatile. Che sia la vecchietta?!”. Nel dubbio, apri il finestrino e ti godi la brezza. Finché non arriva quella in Burberry che lo chiude perché ha la cervicale. E reduce da un’indigestione di pane all’aglio. GAME OVER.

4) Il maniaco sessuale
Di maniaco ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno! Perché non basta fischiare dietro a una donna e dire “Ehi, bela dona!”. Per essere un vero Maniaco devi, almeno una volta nella vita, averne molestata passivamente una sul treno. E per essere una vera donna pendolare devi averne incontrato uno. L’approccio è sempre lo stesso: carrozza deserta, lui, con “DISAGIATO” scritto a caratteri cubitali in fronte, arriva con fare più o meno disinvolto, ti fissa, si piazza esattamente nel sedile davanti al tuo, ti fissa, mette in mostra la sua erezione come se fosse il trofeo della gara di bocce, ti fissa e comincia a ravanarsi il cetriolino sottaceto, fissandoti. Tu che fai? Lo fissi, gli scoppi a ridere in faccia, te ne vai. Se ti segue, chiuditi in un bagno e prega. Il controllore, quello che passa SEMPRE, specie quando non hai il biglietto, quel giorno non passerà. *Da non confondere col provolone innamorato*

5) Il provolone innamorato
Ha deciso che sei la donna della sua vita e lo scopo della sua vita da lì alle prossime fermate sarà quello di conquistarti. Quindi dopo averti fissata (anche lui) per una decina di minuti, comincia a cianciare attaccando bottone dal nulla su un argomento a caso MA in qualche modo legato alla situazione in corso. Così, ti parlerà delle mezze stagioni scomparse, dei ritardi del treno, degli scioperi, delle condizioni di viaggio scadenti, del riscaldamento che non va, del caldo, del freddo, dei biglietti troppo cari e via dicendo, del tutto incurante dei tuoi silenzi e delle tue risposte “mmh, sì, no, ha ha“. Da lì, poi, lo spostamento su macro-tematiche d’effetto tipo l’effetto serra, la politica italiana, il carovita e la Pace nel Mondo. Tra la fuga di Dell’Utri e lo scioglimento dei ghiacci ti chiede il numero di cellulare. Non glielo dai, s’incazza e ti dà della figa di legno. Grazie. Muori.

To be continued…

Gente di strada

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Chi guida, almeno una volta nella vita ha avuto a che fare con ognuno di loro. E mai come in quell’occasione avrebbe desiderato guidare un panzer tiger per demolire l’autovettura…con loro dentro. 

 

#1. L’anziano con cappello- Loconoscono tutti, nessuno escluso. Lo puoi trovare a tutte le ore del giorno, prevalentemente in città o nelle zone periferiche. Vive sulla riga longitudinale della strada, soprattutto se ècontinua o doppia, mette le frecce ad ogni curva e va ai 25 km/h. Non sa fare le rotonde ed evoca bestemmie che farebbero arrossire la peggio Bestia di Satana esistente al mondo. Non importa quanto prima tu esca di casa, lui sarà sempre lì…davanti a te.

#2. Il catatonico- Non sa dove andare, non sa cosa fare…forse non sa neanche il motivo per cui si trova lì. Fatto sta che se te lo trovi davanti sono cazzi. Guida a scatti, che deve girare se lo ricorda mezzo metro prima e ti fa fare gli incidenti ai semafori. L’unica cosa da fare è pregare che il tuo radar da Caromante Giancarlo sia accesso. Sorpassarlo è tanto liberatorio quanto missione kamikaze. 

#3. La donna-oca– Lei non guida, oscilla, poiché è sempre alla ricerca dell’oggetto perduto. Intavola conversazioni su WathsApp mentre sfreccia in tangenziale e ha in dotazione la tipica macchina da donna: piccola, piena di ciarpame e molto, molto sporca. Approfitta di Stop e semafori per truccarsi. Con la sua borsa griffata piena di ciondoli e borchie riga le portiere altrui nei parcheggi. Fa volare i ciclisti aprendo la portiera alla cazzo di cane.

#4. Lo scorbutico- Sei su una strada larga come un marciapiede, hai davanti otto tir, tre corriere e un trattore…e quello dietro gesticola, stizzito. Lo vedi che sbuffa, pesta le mani sul volante, si stropiccia la faccia e borbotta. Qualche volta urla. Ti sta attaccato al culo e si sporge ogni due per tre nel tentativo di azzardare un sorpasso. È una fonte naturale di ansia. La tua. 

#5. L’agricolo- La primavera è finalmente giunta, nell’aria il profumo dei tigli e una brezza frizzante ti accarezza la pelle…pensi che finalmente arriverai in orario, che eviterai l’ora di punta e non sarai costretto a parcheggiare sul Monte Pirlone…poi lo vedi e ciao. Lui. L’uomo alla guida del trattore. Ma non un trattore normale…la Rolls Royce delle macchine agricole. Magari con carro-letame o balle di fieno inforcate. Se proprio ti va di culo, trovi la mietitrebbia. Girerà a tre isolati dalla tua meta e la tua macchina sembrerà appena uscita da un porcile. Puzzerai di diesel tutto il giorno.

#6. La donna alla guida del suv del marito- È la moglie di quello che il suv non lo usa perché, fondamentalmente, è un baraccone ma che l’ha comprato perché boh. Quindi lui prende la Smart e la corriera a quattro ruote la smolla alla consorte con la scusa che deve fare la spesa e le serve spazio. Peccato che lei non sappia guidare, men che meno parcheggiare e le si sia completamente bruciato il senso delle proporzioni. Quindi ti taglia la strada nelle rotonde, ha le tempistiche di manovra di un pilota di Boeing 777-300ER e blocca il traffico per interi quarti d’ora nel tentativo di infilarsi in un parcheggio lasciato libero da una Cinquecento Fiat. 

#7. La nonna bersagliera- Ha più o meno ottantacinque anni ma non si è ancora rassegnata, gli occhiali le sono stati sostituiti con due cannocchiali della marina militare ed è sempre fresca di parrucchiere. Guida una Panda e contempla solo la prima e la retromarcia. Non fatela mai -e dico mai- incazzare sorpassandola. Voi non potete vederlo, ma sicuramente ha un bastone nascosto da qualche parte. 

#8. La famiglia cattolica- Pater familias alla guida con coniuge e figli al seguito, prende la macchina solo per i viaggi dalle 34 ore in su, quindi è facile che il suo habitat sia l’autostrada. Intona canzoncine da catechismo e ha adesivi appiccicati sul lunotto posteriore che a lui sembrano simpaticissimi ma che in realtà ti fanno venire voglia di tagliargli le ruote. Il rosario ciondolante legato allo specchietto retrovisore è un potente mezzo ipnotico da lui usato per il controllo delle menti altrui. Se la domenica dopo vi trovate a messa, in procinto di mangiare un’ostia…l’avete incontrato di certo.

#9. Il ciclista suicida- Usano la loro bici per fare tutto ma giù dalle piste ciclabili. Il fatto che te li trovi nelle rotonde, in tangenziale, contro mano nei sensi unici e al centro di incroci mortali ti fa pensare che forse vogliano farla finita. I furti a cui spesso sono soggetti non bastano per fermarli.

#10. I ciclisti-disgrazia- Escono dal letargo più o meno a Marzo ed sono considerati all’unanimità come l’ottavo flagello di Dio. Si muovono in gruppi dai 45 membri in su e invadono le strade della provincia come fameliche locuste. Ti fanno arrivare in ritardo ai matrimoni, quando li hai davanti sudi sette camicie e ti suscitano un irrefrenabile voglia di centrarli come birilli. Se odi la primavera, è a causa loro.

#11. Il pedone generatore d’incidenti- È nato col solo scopo di rompere i coglioni, a dimostrazione il fatto che gli è stato dedicato un apposito spazio -il marciapiede- che però non usa. Gira sulle piste ciclabili con tanto di guinzaglio del cane in tensione, col risultato che, comunque vada, se sei in bici ti ammazzi, passa col semaforo pedonale rosso e le strisce sono semplicemente quelle delle zebre. Ti sbuca davanti alla macchina quando meno te lo aspetti…se gli dai dei nomi te ne prendi il quintuplo. 

#12. Il pedone kamikaze- Attraversa la strada solo sulle strisce ma senza guardare, nella speranza di fare il colpaccio e  sistemarsi per la vita con un paio di ossa rotte. Peccato che poi sia lo stesso che viene centrato dalla Escort (la macchina) dell’algerino o da chi all’assicurazione ha preferito l’iphone 7s.

Il popolo di Facebook- lo sfacelo

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Dopo spie, #selfie, mondocentrici e veganimalisti, dopo le Mamme di Stifler, i meteorologi e i politologi sapienti…ecco qui il terzo e ultimo capitolo della saga “Il popolo di Facebook”.

#21. I vacanzieri (in)felici– La loro unica occupazione nella vita è viaggiare tantissimo ed essere tristi perché le loro vacanze finiscono sempre troppo presto. Nel mentre, postano un trilione di foto in presa diretta, assicurandosi che nel posto in cui tu –che in vacanza non ci vai dal 1990– le stai guardando da dietro il tuo schermo nei 3,5 minuti di pausa che il tuo capo gentilmente ti ha concesso, ci sia la nebbia e un freddo barbino. #Thankyouverymuch #chevivengaunacaghetta #nelbelmezzodellosnorkeling.

#22. Gli hipsters– Sai che sono hipsters perché fanno le foto artistiche con le facce strane. Sono sempre un po’ gobbi verso l’obiettivo della macchina fotografica Canon Eos 5000 Non Plus Ultra Super Figa 3GX, indossano strani cappelli e postano articoli in cui si dice che una barba modello cespuglio di felci è virile. Sono seriamente convinti di essere fighissimi, soprattutto se over 30. Pat pat.

#23. I milanesi– Sono di Milano e ne vanno fieri. La loro immagine di copertina è Piazza Duomo di sera, di giorno, al crepuscolo, all’alba, con la neve e nella nebbia. Nessuna città è come Milano, così come nessun locale, evento, donne, uomini, mostre, chiese, musei, piazze, scorci paesaggistici, traffico e caos. Più nazionalistici di Adolf, tutto di Milano è romantico e affascinante, smog compreso. Stateci pure, io passo.

#24. Quelli che lavorano– Sono i lontani parenti dei vacanzieri, solo che loro invece di farti venire il nervoso con le foto di assolate spiagge tropicali, lo fanno con i loro successi. Il giorno dopo la laurea col massimo dei voti e zero secondi fuori corso, le ditte di tutta Italia si sono buttati come squali su di loro nella speranza di accaparrarsi il soggetto. Hanno promozioni, stipendi da urlo e una vita da sogno. Diversamente da te che sei un povero pezzente. Sempre detto io che la crisi non esiste!

#25. Le figliocentriche– i loro aggiornamenti di stato variano ad ogni “bè” del proprio pargolo neonato. Il che significa che tu, amico di codeste persone, saprai in tempo reale colore, consistenza ed emissione di cacca, vomito e pipì, i suoi ritmi vitali di sonno e veglia, cos’ha mangiato e quando e il suo tasso di salivazione quotidiano. Se vi va di culo allegano anche la documentazione fotografica. Se il Cosmo è proprio dalla tua, te la cucchi anche sul posto di lavoro.

#26. Quelli che hanno il tuo stesso cognome– Non ti conoscono…ma ti aggiungono mossi da un grandissimo spirito di fratellanza. I miei omonimi vivono tutti in Argentina. Aspetto con ansia la telefonata sul decesso di quella lontana parente ricchissima proprietaria terriera, morta sola e soprattutto single.

#27. I preti social– Ebbene sì, c sono anche loro. Postano foto delle gite spirituali, riportano passi del Vangelo e tentano di salvare i giovani dalla dannazione per vie traverse. Se il Papa ha Twitter, perché loro non possono avere Facebook?! Lo svecchiamento di cui la Chiesa aveva bisogno. Tra l’altro, avete mai preso in considerazione la messa su Skype?!

#28. Le preadolescenti sgallettate– Tra gli 11 e i 13 anni, hanno a disposizione un vero e proprio arsenale tecnologico. Fanno i video-blog su cosmesi e make-up, gestiscono autonomamente account su svariati social network e fanno scatti fotografici in parigine e tacco 15. Qualche volta in reggiseno. Ma solo per far vedere quanto devono dimagrire!!!! Poi Lucignolo fa i servizi sulle Baby-squillo. Vabbè.

#29. Gli utenti-fake 100% antisgamo– Sono i Mario Rossi della situazione. Non lavorano, non sono andati a scuola, hanno tre amici che abitano, rispettivamente, in Colombia, in Tibet e in Groenlandia e non pubblicano mai nulla. Apparentemente non hanno nulla in comune con te se non che abitano nella tua città. Come foto profilo hanno l’Omino di Facebook. Nel 99% dei casi sono le ex del tuo fidanzato che tentano di incastrarti per farti fanculizzare. Consiglio, non peggiorate una situazione già precaria.

#30. L’amico di Kabul– Tutti ci hanno avuto a che fare almeno una volta nella vita. Non si sa chi sia, fatto sta che un giorno apri Facebook e te lo trovi lì, avvolto nella sua Kefiah con barbetta nera e sorriso sornione, tra le richieste d’amicizia. Come sia arrivato a te, utente di Torrevecchia Pia (PV) non si sa e, se glielo chiedi, ti risponde in lingua Pashtu. Google Translator non è la soluzione.

Il popolo di Facebook- l’evoluzione

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Credevate che ci saremmo fermati a un articolo?! BIIIIP. Sbagliato! Ce ne sono troppi, di tipi umani.

#11. I meteorologi– sono quelli che aprono la giornata con l’informazione sul meteo. Si svegliano a mezzogiorno quando il sole è più o meno allo zenit con un tasso di radiazioni del 100% e sentono il bisogno di scrivere che “c’è il sole”, oppure, nel momento clou di un ciclone, “Oh, piove!”. Grazie, senza di voi non so come faremmo. 

#12. I meteoropatici– Cugini di quelli di sopra, hanno la tendenza a non sopportare nessuna condizione climatica in corso. La pioggia li deprime, il sole provoca loro uno spossamento che meglio non parlarne, la neve li fa cadere come birilli e li fa arrivare in ritardo al lavoro, la primavera porta i pollini e loro ai pollini sono allergici, l’estate c’ha l’afa, l’autunno la nebbia e l’inverno è troppo umido. Confido nella possibilità di vivere su Marte

#13. I genitori basic– il motivo per cui sono su Facebook è ignoto. Non è per spiare i figli perché il 90% di loro col cazzo che accetta l’amicizia di mammà e papà (e l’altro 10% ha le impostazioni della privacy simili CIA), non è per farsi l’amante perché solo i pirla lo farebbero…quindi?! Fatto sta che la loro presenza sui social network inquieta. 

#14. Le mamme di Stifler– Madri single che si sentono delle vere e proprie fiche da pajura. Vestono alla moda, fanno gli apericena, postano una marea di #selfie con le poppe de fori e hanno dai 4000 amici (maschi) in su. Il terrore delle mogli, il sogno dei mariti basic (e degli adolescenti maschi in fase “Masturbator”).

#15. I giocatori seriali– Coltivano campi, arredano case, crescono cuccioli…e ti mandano le richieste. Non importa se li minacci, se li blocchi o se tagli loro le mani, un modo per farsi spedire le dieci assi di legno per costruire la stalla…lo trovano. Insieme a quelli che ti mandano le petizioni da firmare, sono i testimoni di Geova dei social Network.

#16. Le fidanzate ufficialmente– Non si sentono mai veramente legate al proprio compagno fino a quando non compare nell’apposita sezione il loro status di coppia monogama legata per la vita e , per loro, tutte le amiche femmine del fidanzato sono zoccole sicuramente innamorate di lui. In caso di rottura, poiché il passaggio da “fidanzata ufficialmente con…” a “single” sarebbe troppo duro da sopportare, le trovi tutte “in una relazione complicata”. Pur di essere impegnate con qualcuno, si “sposano” con l’amica del cuore. True love.

#17. I gestori di pagine inutili– Hanno cominciato anni fa dando vita a pagine che forse, un tempo, facevano anche ridere. Adesso postano notizie fasulle impestandoti la home con frasi ad effetto tipo “ADDIO, IL MONDO DELLO SPETTACOLO È IN LUTTO!”. Pensi che sia morto Tizio, invece è solo Caio che non fa la fiction tal dei tali. 

#18. Gli #hashtagger– Scrivono cose con l’hashtag.  È ovunque, tipo il prezzemolo, solo che non sanno come usarlo e finisce che hai delle sfilze infinite di parole a coppie separate da un cancelletto. Se conoscono il mondo di Instagram, ci piazzano anche il prefisso -insta. #Lhashtagnonfafighi #percaritàbasta #instahashtag #instabasta.

#19. I fotoburlotagger– Amano fare le foto, fartene di talmente brutte che peggio non si può, postarle su Facebook e taggarti. Non ho ancora capito se sono semplicemente burloni o se sono proprio degli stronzi sadici bastardi…fatto sta che gli sta particolarmente a cuore rovinarti la reputazione. Non ubriacatevi MAI in loro compagnia, gli smartphone fanno anche i video.

#20. I bloggers– Sono quelli che hanno un blog che non si caga nessuno e che anche con due profili –uno personale e uno del blog, ovviamente!– su cui postare i nuovi articoli le visualizzazioni sono sempre fisse a 5 (di cui due dal Kazakistan e tre dall’Arabia Saudita), che non demordono, nella speranza che qualcuno legga i loro lavori e che, sopportando tutti i diciannove esemplari precedenti, se ne fottono e vanno avanti a spammare senza ritegno, come se non ci fosse un domani. Inutile dire che io ne faccio parte. E col cazzo che smetto. Tiè. Quindi, se vi do fastidio, fate come me…portate pazienza! Oppure togliete la visibilità delle mie notizie dalla vostra home. Io l’ho fatto, funziona!!!

Il popolo di Facebook

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Oggigiorno se non hai Facebook sei un cretino. Punto. Serve per comunicare, per restare in contatto…come fai, se non ce l’hai?! Comunque, è un mondo meraviglioso…si ride, si scherza ma, soprattutto, tutti sono amici! Quando non sono squali pronti a divorarti.

#1. Le spie– Sono quasi sempre donne e passano le giornate a spiare il tuo profilo alla ricerca di informazioni nuove, foto compromettenti o qualunque cosa possa dar vita a un po’ di sano gossip spicciolo da pausa caffè. Se non le hai tra gli amici MA ti conoscono perché sei la ex o la neo fidanzata di qualcuno che le riguarda…sguinzagliano i cani e un modo per farsi i cazzi tuoi lo trovano.

#2. I politicamente sapienti– Danno il meglio su Twitter ma non scherzano neanche su Facebook. L’argomento prediletto è l’attualità e sono gli unici in grado di consigliarti chi votare. Se so qualcosa della situazione politica attuale, è solo grazie a loro.

#3. I politicamente ignoranti- Quando non postano link di notizie bufala tipo Vendola Pedofilo, danno della scimmia alla Kyenge. La gita a Predappio è un must e iniziano ogni loro stato, commento o post con “Quando c’era Zio Benito…”. Il fatto che nel periodo del Fascio non erano ancora nati e in Storia hanno sempre avuto 5 è un dettaglio trascurabilissimo.

#4. I veganimalisti– Il loro scopo nella vita è farti sentire in colpa perché mangi gli esseri viventi o non adotti un gatto sordocieco con due zampe. Hanno un repertorio fotografico da suicidio post tracollo emotivo e il loro sogno nel cassetto è fermare la sperimentazione farmaceutica sugli animali. Andranno sicuramente in paradiso.

#5. I Sapientini più– L’ironia non sanno dove stia di casa e prendono tutto con una serietà che manco Padre Amorth. Ricordano vagamente Raniero Cotti Borroni de “Viaggi di nozze” e, quando dicono la loro, l’atmosfera crolla come un’erezione alla frase “Spero di non attaccarti l’herpes!”.

#6. Le menti aperte– Sono aperti a qualsiasi esperienza, uomini e donne di mondo che vivono la vita all’insegna della libertà, amanti della pazzia e della libertà di parola. Poi se sei contro i tatuaggi (che loro hanno, ovviamente) sei un povero sfigato ignorante bigotto che deve incularsi e vergognarsi d’esser venuto al mondo. Peace, fratello.

#7. I mondocentrici– Hai 2500 amici e una vita sociale del tutto indipendente? Non importa. Stai parlando di loro, perché dal tono e dalle tempistiche si capisce. Quindi si offendono e non ti parlano più. Nel migliore dei casi ti cancellano (!), se no ti oscurano la bacheca( !!!!).

#8. I molesti– Loro, invece, che stanno sparlando di te lo fanno capire senza troppi giri di parole. Tipo quando fanno un copia-incolla delle cose che scrivi con commento al seguito oppure riportano le iniziali dei soggetti nelle loro amabili conversazioni più pubbliche di un raduno by Beppe Grillo. Morite, con affetto, M.D.

#9. Le #selfies– Bambine dai 15 ai 30anni, hanno come unico interesse quello di farsi le foto e postarle su Facebook. Se sono proprio poetiche, ci piazzano sotto la massima di vita. Chissà se era il sogno di Bukowski quello di finire sotto a un’oca giuliva con le poppe de fori e la bocca da anatra?!…Mah!

#10. Gli amanti felici– Si amano un sacco e lo urlano al mondo fotografando gli apericena che fanno a Riccione, i piedi vicini vicini che spuntano dalla copertina di Minnie e le forchette bigiunte con cui si stanno dividendo un piatto di polenta e cervo. Prima, nei quarantacinque anni in cui erano soli soletti e non se li cagava nessuno, erano più latenti dei due Leocorni.