Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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img trovata su Google che arriva forse da Tumblrlrlr

Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

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L’outifit da spiaggia- per lui

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dal film “Borat” (credo)

Maaare, profumo di maree. I miei la prossima settimana partono E dopo cenvent’anni passati a fare gli stambecchi sulle Dolomiti quest’estate hanno deciso di tornare al mare. E che dramma, aggiungerei.

Io pensavo che preparare la valigia fosse più o meno come andare in bicicletta, una volta che hai capito l’antifona poi la strada è tutta in discesa. E INVECE NO. Sono esattamente due settimane che mia mamma mi zampetta sui piedi perché non sa cosa portare. Tra i tanti problemi, c’è l’outfit-mare per mio padre. Ma voi l’avete notato che la moda mare per gli uomini lascia sempre un po’ a desiderare?!

 

  • Il pantalone lungo

Te lo vendono come un costume ma ti lascia scoperta solo la caviglia (che di solito è, a sua volta, coperta dalle calze). Non ho mai capito a che target si rivolga…forse a quelli per cui l’acqua è sempre fredda e pocciano giusto i piedi per far presenza? O a chi ha un lavoro per cui deve essere reperibile ventidue ore su ventiquattro, tutti i giorni di tutto l’anno e quindi la soluzione è un panta-costume non troppo lungo per la pausa-mare ma non troppo corto per il briefing dell’ultimo minuto? Comunque, di sicuro non è adatto ai nani da giardino. Comunque, se vi piace questo genere ma volete risparmiare…spulciate l’armadio di vostro fratello minore, quei pantaloni da pescatore di vongole che porta con tanto orgoglio per andare a ballare andranno più che bene!

 

  • Il pantalone medio

Più corto della braga a pinocchietto, pare che sia molto comodo…se non che appena si entra in acqua si gonfia come un salvagente e sembra che si abbia addosso un pannolone. Di solito è il preferito dagli uomini, tanto che è il primo ad essere indossato, col risultato che a metà settimana, quando lui (il costume) e il suo gemello blu oltremare sono inagibili poiché stesi in bagno ad asciugare, ti ritrovi accanto un uomo con la bandiera della Polonia al posto delle gambe. Lo si trova nelle fantasie più disparate, i più gettonati sono quelli tappezzati da fiori d’hibiscus e quelli con l’arcobaleno sul popò.

 

  • Il pantalone corto 

Esiste nella versione 1980’s e super slim. La prima consiste nell’assemblaggio di due quadrati di stoffa 30×30 nei colori di cachi, blu elettrico, senape, celeste e mandarino con spago in vita di cui, puntualmente, si perde un lembo nei meandri del buco dell’orlo. La seconda è, di fatto, un preservativo con le gambe traspirante (così mi sembra ma non so!) quanto un keeway ad agosto in cui strizzarci dentro tutto. Fatto sta che, se chi lo indossa ha giusto quei tre etti di carne in più addosso, al primo piegamento gli finisce tutto dove un uomo non dovrebbe proprio avercela della stoffa.

 

  • Lo slip

È per pochi eletti o per gli over 70. I più tradizionalisti non si spingono mai oltre un castigato blu notte, i ginnici riesumano quelli comprati in inverno per l’abbonamento in piscina…e poi ci sono quelli dello slip bianco. Ora, sappiamo tutti che il bianco è uno di quei colori che ce la mette tutta per rompere i coglioni alla gente. Punto primo, attira le macchie come api sul miele (e chi la vuole la padella di ricciolo di cioccolato sciolto del cornetto Frigilda sul sedere?!); secondariamente, senza odio né rancore, nulla toglie e nulla aggiunge. Detto ciò, ne approfitto: alla cortese attenzione dei Sig. Dolce e Gabbana, avendo il colore bianco l’effetto di un’enorme, gigantesca e luminescente freccia lampeggiante sulla parte del corpo che lo indossa…se proprio non potete rinunciare alla zoomata sul pene dell’uomo che si arrampica sulla barca, diamo un senso alla cosa e sceglietene uno che il costume un po’ lo riempie. Grazie.

 

  • Il mezzo slip (e qui approfondisco)

Credo che sia considerato all’unanimità come l’Orrore dell’estate 2014, anche se molte pagine web sostengono che stia andando letteralmente a ruba (pretendo foto reali di uomini reali che lo hanno comprato, se non vedo non credo). Praticamente funziona che ci si deve incastrare la strisciolina tra le chiappe e infilare tutto l’armamentario nel sacchetto sul davanti. Sorvolando sull’estetica che rievoca quei sacchetti porta pene a forma di topo, testa d’elefante e chi più ne ha più ne metta che le fidanzate sciagurate regalano ai compagni per capodanno, su questo aggeggio ho tre grandi dubbi.

1. La taglia: si trova la M, L e XL da scegliere sulla base della misura del girovita. Ma con la dimensione dei gioielli come la mettiamo? Non è come per le tette che, bene o male, han più o meno misure standard e la forma quella è. Lì ci sono tre cose che devono coesistere e talvolta non son mica tutte in sincronia.

2. La vestibilità: essendo in spandex e poliestere, si presuppone che si espanda  e si restringa a seconda delle necessità. Ma se c’è troppa carne al fuoco? Non è che rischio poi sia più o meno questo (clicca qui per vedere)? Se ce n’è poca, d’altro canto, fa tutte le grinze e sembrerà di aver messo un Nokia 8310 in una calza n° 40.

3. La virilità della faccenda: in che universo un maschio (sia etero che non) che bazzichi al di fuori dei set dei film pornografici può anche solo minimamente pensare di essere sexy con il pisello in un astuccio?!

Attendo delucidazioni da chi l’ha acquistato con tanto di foto.

 

Sotto al vestito, c’è la guaina -in difesa della guaina contenitiva

ImmagineQuante di noi che “col cazzo che rinuncio alla focaccia!”, che i carboidrati sì MA decisamente meglio se pasta fresca all’uovo, che le porzioni mini ci fanno venire più fame di prima e la dieta è sempre “da domani”? Io di certo. E me ne sono fatta una ragione.

Inutile che m’incaponisco, nun ce la fo mica a sostituire i piaceri della vita con passati di verdura e bistecchine di tacchino poco condite. E anche se mia mamma mi lancia occhiate di fuoco che manco Ciclope della cricca X-Men, cercando di farmi capire che forse è il caso di deporre la forchetta, io, in pizzeria, il dolce lo mangio lo stesso. Vaffanculo, di vita ce n’è una sola.

E poi c’è lei. La guaina stringiciccia.

Lei che ha sempre risolto tutti i miei problemi di outfit, salvando in corner le mie serate. Lei che senza mi sentirei un’ignudissima Eva, fragile e vulnerabile, persa nell’oblio del Mondo dei Ben Vestiti. Lei che sola sta bene con tutto, che se la metto sotto ai leggings non mi fa l’effetto 8 e mi permette, senza mai tradirmi, di strizzarmi in tubini in cui non entrerei neanche cosparsa di vasella e olio di semi di girasole (quello per friggere, per capirci).

Lei che, a tortissimo, è tragicamente odiata e perseguitata da tutti gli uomini/ fidanzati/ scopamici del cosmo, tranne che da Daniel Cleaver alias Hugh Grant.

Perché la trovano “antisesso”.

Perché è talmente rigida che, invece di una chiappa, sembra di toccare un parallelepipedo 100% Marmo di Carrara.

Perché è talmente spessa che gli schiaffi sul popò non fanno un bel “ciaaaak” ma solo un tonfo sordo, e dà poca soddisfazione.

BLASFEMI. E ipocriti.

Perché voi, se non vi diciamo cosa c’è sotto, sbavate come mastini alla vista dei nostri corpi senza segni stipati in quel micro abito in raso che ci calza come un preservativo taglia XS su un pene taglia XL.

E nel momento clou, fate oggettivamente poco caso alla biancheria…un po’ perché le luci son soffuse, un po’ perché magari siete miopi, un po’ perché vi lanciate all’arrembaggio sulle nostre poppe come la ciurma del pirata Barbanera.

E comunque non sono cavoli vostri. Soprattutto perché, con le mutande che mettete, non siete di certo nella posizione per proferire parola sull’argomento.

Detto ciò…accettatela. Apritevi a lei come la Maddalena Penitente si è aperta a Cristo Slvatore. Amatela. Noi vi ameremo di più.

Non è una moda per tutte- l’outfit da centro sociale

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immagine trovata su Google

Per il ciclo “Non è una moda per tutte”, oggi parliamo di quei vestiti che, ultimamente, sembrano andare per la maggiore e che nanche i rom troverebbero appetibili -senza offesa.

Come per gli shorts e i leggings galattici (il cappello con le orecchie non ce l’ho fatta) mi sono fatta coraggio e ho provato l’outfit da centro sociale.

Maglione largo color “sopravvivo da cinque generazioni” e corto tipo confezione di pasta formato famiglia mangi 10 paghi 2, leggings volutamente infeltriti coi pelucchi “a pallino” in stile centodue lavaggi in lavatrice col detersivo sottocosto sottomarca e sottoschifo, maglietta del pigiama, scarpe da Oliver Twist. Guardandomi nell’insieme, mi sentivo una partigiana post guerriglia sull’Appennino Reggiano durante la Resistenza MA con più borchie.

Mi scappa l’occhio e vedo lo stesso maglione in versione “bucato”.

Ora, come me la spiegate una moda che ti fa pagare un maglione bucato? Ma soprattutto, come rispondiamo alla domanda di ogni madre che abbia più di ventisette anni “Hai speso dei soldi per un maglione rotto?” senza scatenarne l’ira funesta?

La mia, ad esempio, è una di quelle mamme che se il jeans è strappato lo porta (a tradimento) dalla sarta che, con sagacia e maestria, lo rovina in due mosse ossia mettendoci sotto ‘na pezza e cucendoci sopra centinaia di strati di filo. Che oltre ad esser brutti, sono più rigidi dei baccalà. Poi fa la gnorri e dice che “credeva fosse rotto…”. CERTO. Invece le maglie bucate le prende e, con immensa gioia e pizzico di sadismo negli occhi, ci fa gli stracci per la polvere.

Voi – e ora mi rivolgo ai venditori, come sempre- fate bene. Fate bene a spacciare la cacca per cioccolato con l’ausilio di tre borchie marce e un disegno brutto, tipo i gufi reali, i cervi, le volpi, le rondini, i motivetti lapponi e le stelle con le punte sbierse. Tanto c’è chi la chiama “Moda”.

Che, poi, di solito è anche chi passa le giornate a farsi le foto con l’indice “baffuto” sotto al naso. E visto che sono tanti -mi ripeto ma pace- fate bene. Primo perché ci guadagnate un sacco lavorando col culo e secondo…noi, con un bel cesto di pop-corn, ci godiamo lo spettacolo. E che spettacolo!

Non è una moda per tutte- gli shorts (quelli invernali)

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immagine trovata su Google

Quest’estate hanno letteralmente spopolato. Due anni fa anche. E, anno dopo anno, la solfa non cambia. Vado da Zara col cuore gonfio di speranza e cieca davanti all’evidenza, me li provo tutti…e rimango fissa davanti allo specchio per circa un’eternità, con un’aria da mi è appena morto il gatto mista a profonda desolazione. Poi sgattaiolo fuori dal camerino come un cane bastonato, li lancio in mano alla commessa di turno e mi congedo con un frettoloso <<Mhh non mi ci vedo proprio…>> evitando il più possibile il contatto visivo, perché lei già lo sapeva. Dopo esco e vado a parare sul solito vestito consolatore tendiforme -di quelli che mettono in un angolo, tra il reparto pre-maman e mamme di mezza età giovanili ma classiche- da infilare sopra ad una guaina stringiciccia di tre taglie in meno, concludendo la giornata con uno yogurt gelato con Nutella e nocciole affinché il cioccolato con le sue endorfine dia un bel calcio in culo alla depressione galoppante.

Poi l’estate passa, finisce e se ne va. Il sole tramonta, l’afa diventa nebbia e la brezza gelo artico. E sorrido perché posso tirare un sospiro di sollievo perché, finalmente, basta culi al vento. Basta culi, basta gambe perfette (o eccessivamente imperfette…) strizzate in perfette braghette mignon, basta agonie da pantaloni lunghi in giornate con picchi di calore che manco nel Sahara, basta patemi e basta preoccupazioni sulla cellulite che, con gli shorts, magicamente quadruplica. 

Torno da Zara e…tadaaaaan!!!! Abbinati al maglione in pura lana vergine da viaggio in Patagonia cosa c’hanno messo? Loro. Gli hot-pants modello invernale, che differiscono dagli estivi fondamentalmente per un colore più scuro. Accanto, quelli in lana con i ricami tirolesi che sembrano body da neonato con tanto di pannolone, gli “elegantissimi” annegati nelle paillettes oro per la sera e, infine, i super ascellari by 1980 che l’effetto cameltoe c’è per forza, anche se pesi venti chili, magari da mettere con le scarpe che vanno di moda adesso che a me ricordano i naziskin e le camiciole da educanda.

Non bastava farci terrorismo psicologico in estate? Dovete farci sentire antisesso anche in inverno? Se il tripudio di culi tra luglio e agosto è tollerabile perché c’è caldo e il caldo non va patito, in inverno no. Lanciare la moda degli shorts invernali è da bastarderrimi, perché fa freddo e non hanno altra utilità se non quella di demotivare l’animo di chi come me in palestra non ci va e, se ci va, non ci va regolarmente.

Comunque, il problema degli shorts (e di chi li fa) è che non ci sono vie di mezzo. O sono mutande oppure braghe alla Alvaro Vitali ne “Pierino e il medico della SAUB”. O ti lasciano fuori mezza chiappa o ti arrivano al ginocchio. O rimandano al sesso selvaggio o alla gita dei pensionati a Venezia. Non c’è il famigerato compromesso, per noi che non mangiamo ottanta grammi di carboidrati ma molti di più. Per tutte le altre, quelle col deretano granitico e la pelle di pesca e quelle che tutto possono, anche se non possono, c’è Mastercard. E un mondo di shorts, spesso così brutti che più brutti non si può…ma che vanno talmente di moda che metterli diventa un piacere. Anche se fanno sanguinare gli occhi a chi li guarda.  

Manuale di sopravvivenza per la fidanzata pendolare

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foto di Matteo Groppi- untitled

Chi ha detto che gli amori a distanza sono infattibili, non ha mai conosciuto noi. Noi che niente può fermarci e i chilometri non ci spaventano. Noi che abbiamo l’abbonamento a vita a Trenitalia perché viaggiare in macchina costa troppo, che sfidiamo la Sorte e le intemperie per Amore e siamo la prova vivente che l’influenza non sempre si prende sui mezzi pubblici. O, per lo meno, che a furia di dai gli anticorpi te li fai.  E oggi scriverò proprio di questo. Oggi, amici e amiche, dopo due anni di pendolarismo estremo e tutto ciò che ne consegue, stilerò un brevissimo vademecum a dimostrazione che, con qualche accorgimento, ci si può anche fidanzare con un individuo che non sia il vicino di casa.

1. Le Tempistiche

Non bisogna mai dare mai niente per scontato. Neanche se abiti a cinque minuti dalla stazione e sono le 14:30 del quindici di Agosto perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, tipo l’influenza del conducente dell’autobus, i lavori in corso che fanno passare un mezzo alla volta o la fila in biglietteria lunga più o meno come la Muraglia Cinese.  Le tempistiche sono vitali: uscire di casa prima può far sì che non ti rompi una gamba nella corsa giù per le scale per arrivare all’agognato binario o evitare di farti chiudere la testa tra le porte automatiche del treno.

2. Viaggiare informati

I siti internet di Trenord e Trenitalia devono essere più battuti di Facebook, così come quelli del meteo, perché se c’è uno sciopero o un pallino meteorologico, lo devi sapere. Così la settimana prima vai alla Decathlon, ti compri una tenda, il fornellino a gas e un valido sacco a pelo…e ti accampi in stazione la sera prima per essere sicura di prendere il primo treno disponibile, sia esso quello delle 5:40 che fa centoventi fermate o il treno merci delle 21:10. Il solo ed unico scopo è arrivare a destinazione, tutto il resto non conta.

3. L’Organizzazione: l’aspetto

Passare il week-end dal fidanzato fuori sede è una cosa molto seria poiché, dato che il lasso di tempo tra un ricongiungimento e l’altro è più lungo rispetto ai comuni mortali, non puoi presentarti -come dice mia nonna- alla Carlona ma come Dio comanda, quindi magari coi capelli possibilmente non appiccicati sulla testa e un aspetto gradevole agli occhi, anche perché stai certa che ci penserà già il treno a darti il colpo di grazia ed imbruttirti a dovere.

3.1. L’Organizzazione: la valigia

Dopo la preparazione del corpo, quella della valigia è la più importante. Richiede molto tempo e meditazione, in funzione delle possibili variazioni spazio/ tempo (quello meteorologico)/ sfiga, tutto ciò con la consapevolezza che non puoi portarti dietro l’intero armadio a tre ante di camera tua. Prepararla alla rinfusa può comportare rischi quali la dimenticanza di indumenti vitali come il ricambio della biancheria intima o i vestiti che sembra che c’hai dormito dentro in un pollaio.

4. L’Abbigliamento da viaggio

I treni e le stazioni non sono esattamente i luoghi adatti per sfoggiare i vestiti migliori che hai nell’armadio (quelli è meglio lasciarli per la cena con il tuo lui), la sporcizia e l’appiccicume regnano sovrani, senza contare che pullulano di individui poco raccomandabili, soprattutto nelle ore meno frequentate da lavoratori pendolari. Inoltre, il clima sembra andare oltre le normali leggi della Natura e, proprio per questo, la polmonite è dietro l’angolo.

4.1. L’Abbigliamento da viaggio: must e mustn’t- le scarpe

Scarpe comode, il che non esclude quelle col tacco, a patto che non siano modello grattacielo. Un tacco quindici è instabile sull’asfalto, figuriamoci su un mezzo in movimento; inoltre Dio non voglia che ti scambino per una passeggiatrice e ti importunino. Sandali e infradito combattono sì il caldo ma trasferiscono anche tutta la sporcizia dalla strada ai tuoi piedi, peggio di uno Swiffer.

4.2. L’Abbigliamento da viaggio: must e mustn’t- l’outfit

L’Outfit anti-sgualcimento tipo jeans e maglione o, in estate, maglietta sarebbe il non plus ultra. Camiciole in seta si stropicciano e se sudi fan gli aloni e i capi 100% acrilico ti trasformano in una vaschetta ambulante di taleggio. Capi d’abbigliamento estivi che lasciano schiena e gambe eccessivamente scoperte, oltre a creare lo stesso problema delle scarpe tacco quindici, ti mettono a strettissimo contatto con i tessuti dei sedili: se son di plastica ti scortichi la pelle e se in tessuto rischi la lebbra. In inverno vestirsi a strati può aiutare per gli sbalzi climatici interni ed esterni, nel caso remoto  in cui il riscaldamento funzioni e sia regolato in modalità camino alpino. Se come al solito invece è rotto, almeno non rischi il congelamento.

5. Nella borsa, non deve mai mancare

Il cellulare, carico in termini di batteria e di credito. Se il treno si ferma in una landa desolata, devi poter comunicare al tuo Romeo il ritardo, in modo da non fargli fare le radici sul binario di arrivo del tuo treno. Inoltre, se hai uno smartphone, puoi navigare in internet e usarlo da lettore musicale, se invece è quello del Paleolitico, lo puoi usare come arma contro i malintenzionati. In caso, proprio quel giorno, i tuoi amici di Facebook decidano di postare niente di nuovo, un buon libro può esser la soluzione. Un ombrello resistente, perché si sa, il tempo è volubile più o meno come una donna nel clou del periodo pre-mestruale. Una felpa e una sciarpina, anche se è luglio: quelli che gestiscono l’impianto di condizionamento sono gli stessi che gestiscono quello di riscaldamento, o ti cuociono o ti congelano. E, se non ti congelano, ti fanno venire la cervicale. O la goccia al naso, quindi nella tua borsa ci devono essere anche i fazzoletti, per non rischiare di fare quaranta minuti di viaggio a tirar su col naso. Se proprio sei una maniaca dell’igiene, il gel antibatterico alla soda caustica, che appena lo apri ti viene la vampata di alcol che, oltre a bastare per sterilizzare l’ambiente, ti fa anche venire gli svarioni. L’Acqua per non arrivare a destinazione con l’arsura, uno snack per tappare il buco della fame, cicche o caramelle per evitare, se mangi lo snack, di baciare il tuo fidanzato con un retrogusto di patatine al formaggio in bocca. Un antidolorifico nel caso di un mal di testa potente da placare.

6. Materiale Extra

Tanta pazienza, capacità e spirito di adattamento oltre ogni limite, preparazione altletica ragionevole in caso di ritardo o traballamento del vagone, condizioni di salute ottimali, sempiterna Speranza in un servizio viaggiatori che invece, puntualmente, fa schifo.

Come potete vedere, si può fare. Non è detto che sia semplice, ci vuole costanza e non bisogna farsi abbattere dalle difficoltà…but nothing’s impossible, ragazze, nothing’s impossibile. Soprattutto, per Amore.

“UN MACCHIATO CALDO SENZA OUTFIT, GRAZIE!”

Non è facile affrontare l’argomento che sto per trattare, perchè, oltre a rischiare il linciaggio da parte delle fashion victim di tutto il mondo, c’è la non troppo remota possibilità di essere accusata di non capirne una benemerita cippa di stile. Cosa che potrebbe anche essere veritierà, per carità di Dio, tuttavia voglio continuare a pensare che il mio cervello -di cui cerco di sfruttare , quando riesco, ogni singolo centimetro- ed il mio caro e personale buon senso formino un’accoppiata vincente sulla questione, soprattutto se accompagnati da una minima dose di gusto personale insito nel dna femminile. Si insomma, facciamola breve, la parola d’ordine è: Moda. No ma neanche moda. Style forse. O look. Passione per il vestirsi? Meglio? Vada per questo.

Io non ne faccio assolutamente una malattia, non faccio a gara con le amiche su chi ne sa di più sugli ultimi trend in voga. Anzi. Non ho neanche amiche “Chiara-Ferragni-Style” con cui potrermi cimentare in gare a colpi di Prada, Fendi e Miu Miu. E io per prima non ne sarei in grado! Cadrei al primo ostacolo.

Mia consuetudine è tentare di avere cura del mio aspetto cercando contemporaneamente di essere in linea prima di tutto con i miei gusti -che se poi coincidono con quelli attuali, ben venga- e secondariamente con la tendenza del momento. Considerando che siano proprio i dettagli a fare la differenza, provo spesso a porci attenzione e valorizzare un determinato outfit -parola dell’anno, a quanto pare, che prima tutti snobbavano e adesso è la parola del momento- con un tocco in più. Riuscendoci. Chi, come me, non ama andare per negozi, acquistare cose belle e ammirare nelle vetrine quei manichini mai troppo anoressici per farci ardentemente desiderare la loro taglia? E chi, ancora, come me parte armata di buone intenzioni, convinta che il prossimo acquisto sarà proprio quello che darà un tocco di colore al garderobe? Io, ad esempio, ho un debole per i colori tenui e delicati. Adoro con tutta me stessa il beige, il cipria, il tortora, le tinte pastello…poi, puntualmente, mi vesto sempre come se fossi a lutto. Perchè? Perchè mi ostino ad affogare in borse e scarpe -che venero come divinità- ma il mio guardaroba continua imperterrito ad oscillare tra il grigio fumo di Londra e il nero? Con qualche eccezione cromatica, tipo il verde-pino grigio o il seppia scuro.Non vi dico nulla di nuovo? Immaginavo.

Per noi mediocri del settore, noi che ci perdiamo nel frenetico e versatile mondo dello Style, fa spesso -troppo spesso- capolino il più gigante dei punti interrogativi : OGGI COSA MI METTO? Panico. E allora stai lì,davanti all’armadio spalancato con la gocciolina stile manga sopra la tua testa.

Eppure, ieri ho comprato 3 paia di pantaloni skinny, due giacche che mi fanno un fantastico punto vita e quegli stivali con le frange che ho puntato come un falco già tre settimane prima dei saldi. Come mai questo baratro? Forse perchè “quei” pantaloni li ho presi di una taglia più piccola che, oltre ad essere l’unica rimasta e il solo e unico modo per convincermi di perdere quella ciccetta malefica che deturpa da tempo il mio interno coscia, poi tanto bene non mi sta ?! O forse perchè le favolose giacche non sono ancora proprio adatte alla stagione? O non sarà forse che gli stivali, guardandoli bene, non si abbinano poi così bene con la mise che avevo in mente? Non ho nulla da mettermi. NON ho nulla da mettermi.

Perchè alla fine è la regola. Noi non abbiamo mai nulla da metterci. DEVE essere così, se questa certezza svanisse gli equilibri della terra cambierebbero e nulla sarebbe più come lo conosciamo.

Solo la Ferragni è esente da qusto limite, lei E’ quello che si mette. Ma siccome non siamo tutte delle Ferragni e, soprattutto, non abbiamo il suo illimitato patrimonio econimico…no problem! La soluzione ci pende davanti al naso. Qual’è? Ma ovviamente il WEB! Milioni di siti su cui acquistare online e altrettanti blog che dispensano consigli utili su cosa acquistare e cosa no. Canali youtube dove imparare quali prodotti makeup acquistare e come usarli senza sembrare una cocorita, che smalto scegliere e come abbinarlo ad un outfit piuttosto che un altro e così via. Youtubers molto coraggiose che mostrano con gioia i loro abbinamenti così lungimiranti da farci venire voglia di sciabolare la Postepay a destra e a manca con la totale, assoluta certezza di fare sempre la scelta giusta. Tutto questo con un semplice click. Cioè, è fantastico.

Però, come dice il detto, non è tutto oro quel che luccica! Parliamo, ad esempio, delle cose improponibili che si vedono in giro. Perchè ce ne sono, tipo tutte le care figliole che si sentono investite dello stesso coraggio delle youtubers di cui parlavamo prima, solo che, a differenza delle prime, queste sciagurate non si rendono conto di risultare pessime alla vista. Per non dimenticare poi il boom dei colori fluo dell’estate appena passata. Non so voi, ma io ne sono uscita con due diottrie in meno. Signore e signorine con addosso magliettine che non avevano nulla da invidiare alle casacche di riconoscimento da mettere in autostrada, rigorosamente abbinate a collane ed orecchini con pendenti -o patacchi?- di almeno 10 cm di diamentro con teschi variopinti o ricoperti di strass. Sì perchè se non avevi almeno un teschio addosso potevi crepare in mezzo alla strada che nessuno ti degnava di uno sguardo. L’invasione dei morti viventi. Con un po’ di fluo,per mettere allegria.Teschi,teschi e teschi ovunque, ora sapientemente sostituiti dalle borchie. Sulle sciarpine,sui tronchetti,sui jeans,sulle borsette. Un po’ di sobrietà signorine! Se volete andare sul sicuro, optate per una Chanel. Con quella non si sbaglia. Sempre elegante, attuale e soprattutto decorosa. Non credete?

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