Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

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Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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img trovata su Google che arriva forse da Tumblrlrlr

Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

Brico Makeup- il contouring

wpid-2015-01-21-16.03.46.png.pngDifficoltà: bassa;
Costo: medio più sette fondotinta/correttori alla settimana;
Tempo di preparazione: sei giorni più tre per la lievitazione.

Ingredienti:
– il vostro fondotinta;
– 100gr. di correttore color morte;
– 150gr. di correttore color cacca;
– 50gr. di polvere illuminante della Stella Cometa (in alternativa va bene anche polvere di vetro e/o di alluminio);
– un pizzico di sale;
– 50gr. di cipria (ma se preferite un effetto più compatto optate per la calce in polvere);
– oro, incenso e mirraH;
– un righello;
– uno spray fissante o vernice da esterni waterproof;
– due set di preghiere a Gesù;
– il vostro smartphone.

Procedimento:
A) contouring: prendete il vostro fondotinta abituale e spalmatevelo in faccia con l’aiuto di una spatola da cucina. Distribuite poi il correttore marrone sulle tempie, ai lati del naso, sotto al mento e, con l’aiuto del righello, tracciate due righe che partano dagli zigomi e arrivino alle orecchie.
B) highlighting: con il correttore più chiaro, riempite gli spazi vuoti alternandolo con la polvere di Cometa. Impacchettate nella pellicola e far riposare in frigorifero per mezz’ora.

Dopo questi due passaggi dovreste trovarvi la faccia alla Peter Criss o simile ad una mashera etnica africana.

Prendete i set di preghiere e recitatele a gran voce affinché fidanzato/ persona facilmente impressionabile/ postino/ Equitalia/ chiunque venga a suonarvi il campanello non muoia d’infarto, fino a formare un impasto elastico e senza grumi.

Una volta terminato, sfumate il tutto con la pennellessa facendo attenzione a non increspare la superficie.

Infornate in forno pre riscaldato a 180 gradi per tre ore o quanto basta perché l’impasto si rapprenda, quindi lasciate raffreddare in luogo asciutto ma umido.

Guarnite a piacimento con cipria, calce o vernice…quindi scattatevi un #selfie da postare su Facebook.

CONSIGLIO DELL’ESPERTO: per valorizzare ancora di più l’effetto del makeup, accostate il vostro #selfie a quello del giorno che vi ha visto vittime di herpes, ciclo e varicella.

L’outifit da spiaggia- per lui

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dal film “Borat” (credo)

Maaare, profumo di maree. I miei la prossima settimana partono E dopo cenvent’anni passati a fare gli stambecchi sulle Dolomiti quest’estate hanno deciso di tornare al mare. E che dramma, aggiungerei.

Io pensavo che preparare la valigia fosse più o meno come andare in bicicletta, una volta che hai capito l’antifona poi la strada è tutta in discesa. E INVECE NO. Sono esattamente due settimane che mia mamma mi zampetta sui piedi perché non sa cosa portare. Tra i tanti problemi, c’è l’outfit-mare per mio padre. Ma voi l’avete notato che la moda mare per gli uomini lascia sempre un po’ a desiderare?!

 

  • Il pantalone lungo

Te lo vendono come un costume ma ti lascia scoperta solo la caviglia (che di solito è, a sua volta, coperta dalle calze). Non ho mai capito a che target si rivolga…forse a quelli per cui l’acqua è sempre fredda e pocciano giusto i piedi per far presenza? O a chi ha un lavoro per cui deve essere reperibile ventidue ore su ventiquattro, tutti i giorni di tutto l’anno e quindi la soluzione è un panta-costume non troppo lungo per la pausa-mare ma non troppo corto per il briefing dell’ultimo minuto? Comunque, di sicuro non è adatto ai nani da giardino. Comunque, se vi piace questo genere ma volete risparmiare…spulciate l’armadio di vostro fratello minore, quei pantaloni da pescatore di vongole che porta con tanto orgoglio per andare a ballare andranno più che bene!

 

  • Il pantalone medio

Più corto della braga a pinocchietto, pare che sia molto comodo…se non che appena si entra in acqua si gonfia come un salvagente e sembra che si abbia addosso un pannolone. Di solito è il preferito dagli uomini, tanto che è il primo ad essere indossato, col risultato che a metà settimana, quando lui (il costume) e il suo gemello blu oltremare sono inagibili poiché stesi in bagno ad asciugare, ti ritrovi accanto un uomo con la bandiera della Polonia al posto delle gambe. Lo si trova nelle fantasie più disparate, i più gettonati sono quelli tappezzati da fiori d’hibiscus e quelli con l’arcobaleno sul popò.

 

  • Il pantalone corto 

Esiste nella versione 1980’s e super slim. La prima consiste nell’assemblaggio di due quadrati di stoffa 30×30 nei colori di cachi, blu elettrico, senape, celeste e mandarino con spago in vita di cui, puntualmente, si perde un lembo nei meandri del buco dell’orlo. La seconda è, di fatto, un preservativo con le gambe traspirante (così mi sembra ma non so!) quanto un keeway ad agosto in cui strizzarci dentro tutto. Fatto sta che, se chi lo indossa ha giusto quei tre etti di carne in più addosso, al primo piegamento gli finisce tutto dove un uomo non dovrebbe proprio avercela della stoffa.

 

  • Lo slip

È per pochi eletti o per gli over 70. I più tradizionalisti non si spingono mai oltre un castigato blu notte, i ginnici riesumano quelli comprati in inverno per l’abbonamento in piscina…e poi ci sono quelli dello slip bianco. Ora, sappiamo tutti che il bianco è uno di quei colori che ce la mette tutta per rompere i coglioni alla gente. Punto primo, attira le macchie come api sul miele (e chi la vuole la padella di ricciolo di cioccolato sciolto del cornetto Frigilda sul sedere?!); secondariamente, senza odio né rancore, nulla toglie e nulla aggiunge. Detto ciò, ne approfitto: alla cortese attenzione dei Sig. Dolce e Gabbana, avendo il colore bianco l’effetto di un’enorme, gigantesca e luminescente freccia lampeggiante sulla parte del corpo che lo indossa…se proprio non potete rinunciare alla zoomata sul pene dell’uomo che si arrampica sulla barca, diamo un senso alla cosa e sceglietene uno che il costume un po’ lo riempie. Grazie.

 

  • Il mezzo slip (e qui approfondisco)

Credo che sia considerato all’unanimità come l’Orrore dell’estate 2014, anche se molte pagine web sostengono che stia andando letteralmente a ruba (pretendo foto reali di uomini reali che lo hanno comprato, se non vedo non credo). Praticamente funziona che ci si deve incastrare la strisciolina tra le chiappe e infilare tutto l’armamentario nel sacchetto sul davanti. Sorvolando sull’estetica che rievoca quei sacchetti porta pene a forma di topo, testa d’elefante e chi più ne ha più ne metta che le fidanzate sciagurate regalano ai compagni per capodanno, su questo aggeggio ho tre grandi dubbi.

1. La taglia: si trova la M, L e XL da scegliere sulla base della misura del girovita. Ma con la dimensione dei gioielli come la mettiamo? Non è come per le tette che, bene o male, han più o meno misure standard e la forma quella è. Lì ci sono tre cose che devono coesistere e talvolta non son mica tutte in sincronia.

2. La vestibilità: essendo in spandex e poliestere, si presuppone che si espanda  e si restringa a seconda delle necessità. Ma se c’è troppa carne al fuoco? Non è che rischio poi sia più o meno questo (clicca qui per vedere)? Se ce n’è poca, d’altro canto, fa tutte le grinze e sembrerà di aver messo un Nokia 8310 in una calza n° 40.

3. La virilità della faccenda: in che universo un maschio (sia etero che non) che bazzichi al di fuori dei set dei film pornografici può anche solo minimamente pensare di essere sexy con il pisello in un astuccio?!

Attendo delucidazioni da chi l’ha acquistato con tanto di foto.

 

Masterchef Bimby Italia

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<<Macomesonofelicechesietevenutiiiiii…non per tirarmela ma ho fatto proprio una cena della MA-DON-NA! Ho fatto il dado con cui fare il brodo con cui farVI il risotto all’astice, poi l’arrosto ripieno, le patate, il pane all’aglio E, per finire, proprio perché avevo tempo…ho fatto il gelato ai frutti di bosco da abbinare al tortino al cioccolato dal morbido cuore di Nutella. Poi non mi voleva sposare, quello schiocchino ah-ah-ah-ah!>>

Lì, in quell’esatto momento, ti viene uno spasmo d’angoscia e l’unico pensiero che hai è quello di rifilare a Ciappy, il Labrador felice della famiglia felice, quello schifino di torta salata ai porri spessa come la suola delle ballerine di Zara e un po’ bruciacchiata che hai fatto ieri sera, con l’acqua alla gola, da portare alla neo-sposata ex (perché è sposata e casalinga e quindi non ha tempo) amica del cuore che ti ha invitata a cena.

Poi, all’ultimo boccone di semifreddo, quando ti dice “grazie al cielo che c’è il Bimby!”, l’angoscia lascia il posto al Crimine e alla tentazione di dare un calcio in culo a lei, due a Ciappy che, oltre ad averti riversato un quantitativo di bava che manco avesse la rabbia sulla camiciola nuova, ha pure schifato la tua torta e cento alla dolce metà che ti ha guardato per tutta la cena come se fino a quel giorno gli avessi fatto mangiare della cacca.

Ma il Bimby, robot da cucina creato da quelli del Folletto, che cazzo fa? Fa che impasta, frulla, monta (nel senso buono), riscalda, cuoce a vapore, emulsiona (mi sfugge), macina, pesa, trita, ritrita se vuoi tritare meglio, mescola, rimescola e ha la funzione “antiorario” per i cibi che necessitano un mescolamento delicato. In una parola: CUCINA. Il tutto alla modica cifra di mille eurini (credo).

Ora, NON mi rivolgerò a quelle donne per le quali, causa prole più marito più lavoro più tempo per vivere pari a zero, questo aggeggio è un miracolo divino e sticazzi che esiste un affare in grado di pensare a tutto lui né alle madri di famiglia che han sgobbato una vita per far da mangiare ad eserciti di figli, figlie, cognati e cazzi e mazzi. Voi siete delle Sante e Dio vi benedica.

Piuttosto, porgerò la mia domanda, semplice e diretta, a quelle che continuano, imperterrite, a usare il passato prossimo del verbo “cucinare”, menandosela per di più dibbrutto sui risultati delle loro doti quando, fino a ieri, se t’invitavano a cena significava andar via con il vomito ed era tanto se sapevano far bollire un pentolino di latte OPPURE che non c’hanno mai avuto lo sbatti di mettersi ai fornelli per l’amore della vita loro perché fresche di manicure, figurati cucinare per te e il tuo consorte:

CI PRENDETE PER IL CULO?

Non ho altro da aggiungere, a parte una cosa: date al Bimby il suo merito. Del resto, se lo merita tutto. Grazie.

Lode e gloria alle cassiere

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A me fanno tenerezza e dovrebbero far loro un monumento. Punto primo, fanno dei turni da fuoco. Sì perché mica tutti i supermercati chiudono alle sette e mezza. Alcuni tirano tardi…tipo le dieci di sera. A Milano, in piazza Principessa Clotilde ce n’è uno che sta aperto fino all’una di notte…perché a chiunque dodici ore potrebbero non bastare per fare la spesa!

Secondariamente, sono le uniche povere Criste che lavorano in giorni in cui si riposano tutti, anche i becchini, solo perché il marito della stronza del terzo piano si è dimenticato di prendere la mostarda quando era ora e quindi ci deve andare alle otto della sera della Vigilia, la sciüra del primo dopo una Pasqua da indigestione un po’ di spesa la deve fare lo stesso E che fare nel giorno della Festa dei Lavoratori se non andare a chiudersi in un ipermercato a fracassare la minchia alle commesse?

Terzo…voi avete presente cosa significa avere a che fare coi clienti del supermercato? La vecchietta con due cose in mano che vuole passare a tutti i costi e fa pressing viulento, la famiglia con tre carrelli, sei figli demoniaci e otto casse d’acqua che tre giorni non bastano per passare tutta la spesa, quella che vuole pagare coi buoni ma non ne ha abbastanza, quindi spulcia il portafoglio per tre ore per poi arrivare alla conclusione che sarebbe meglio pagare col bancomat MA deve fare un attimo una telefonata veloce al marito perché non si ricorda il numero…e poi lui, l’individuo che esce con sei euro e fa una spesa da venti e blocca la fila perché indeciso su cosa gli serva di più tra la schiuma da barba al pino silvestre e il detergente intimo.

E tutto questo dramma umano…vissuto con dei brutti vestiti addosso. Sottane blu-sciüra, bragoni da carpentiere informi, camiciole giallo vomito, gilet quadrati grigio topo e camici rosa-pene con sotto il lupetto marrone PIÙ accessorio al collo nelle varianti di cravattino, papillon o foulard a mo’ di Garibaldi.

Amici dirigenti-stylist-chiunque voi siate che avete ideato le divise da cassiera del supermercato…mi spiegate, per favore, cosa vi hanno fatto di male quelle povere ragazze che avete assunto? Qui non si tratta di cattivo gusto…ma di odio viscerale nei confronti della Donna. Sappiatelo. Perché solo un misogino frustrato o una stronza inacidita affogherebbero in un nugolo di poliestere delle bellissime ragazze che lì, sul posto di lavoro, potrebbero trovare l’Uomo dei Sogni tra il bip dell’olio extravergine d’oliva e quello del Colgate Maxifresh. Ma comunque, non temete ragazze…che tanto ci pensa il Karma! E a quello non scappa nessuno.

Detto ciò, lode e gloria alle cassiere. Voi sì che siete donne con le palle, cazzo!

Di che #selfie sei?

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Nato come scatto tanto triste e solitario quanto ostinato nel voler sembrare quello che non era, cioè una foto made by another person (tipo un fidanzato inesistente), oggi lo troviamo ovunque e nelle forme più svariate. Da Facebook a Twitter, con picchi su Tumblr ed Instagram, è un flagello di Dio più virale dell’ebola che, attivamente o passivamente, ci ha colpiti tutti. E non c’è scampo, amici, non c’è scampo.

 

1) Il #selfie di coppia
Dopo otto ore di dibattito su chi dei due ami di più l’altro O sia più testa di cazzo, nel dubbio, si scattano un selfie per urlare al mondo che, in ogni caso, la loro è una coppia felicemente figa. Al mare, alle terme, nella bufera di neve sul Passo del Gran San Bernardo o nel reparto detersivi dell’Ipercoop…come loro, nessuno mai! E quelle piccole escrescenze che vedete sbucare, non sono corna…malfidenti che non siete altro!

 

2) Il #selfie di gruppo
Prima non c’era, poi venne la Notte degli Oscar e fu subito moda. Per un minimo di tre ad un massimo di centoventuno individui, è la quintessenza  della gioia e del “Tiè, rosica, persona qualunque che neanche in otto vite riuscirai mai ad avere amici fantastici come i miei!”. Se troppo affollato perde il suo fascino, rischiando di venir confuso con la foto di un comizio di Beppe Grillo in Piazza Duomo, con personaggio famoso (tipo il Papa) diventa subito “immagine di copertina” di Facebook.

 

3) Il #selfie di specchio
È nato, fondamentalmente, per rompere i cojones ai fidanzati. Ti mettevi lì, davanti allo specchio, e, con santa pazienza, ti scattavi ventiquattro mila foto. Poi gliele mandavi tutte per fargli notare che quel “Ma amore, non sei ingrassata!” era probabilmente frutto della sua miopia. Poi si sono evoluti, come i pesci della preistoria, e ora promuovono capi d’abbigliamento, testimoniano tatuaggi e progressi in palestra, raccattano complimenti spacciando per grassezze magrezze vertiginose o per bruttezze bellezze meravigliose E arrapano privatamente potenziali sconosciuti alle spalle dei felici fidanzati (quelli dei #selfie di coppia).

 

4) Il #selfie belfie, di poppe e lo slip bridge
In un’era in cui “rimetterci la faccia” è un attimo, con tutte le vaccate che ci sono in giro, o la faccia si è logorata a furia di flashate negli occhi…si è deciso di tagliar la testa al toro e puntare tutto, a scanso di guai, su culi, tette e vulve. Così avremo l’#underboobs, frutto di sagaci inquadrature dal basso di sedicenti maggiorate dai seni al vento e per nulla adatto a chi le poppe non ce le ha o, se le ha, sono a tapparella, lo #slipbridge, con scorcio di pelo tra i giochi d’ombra di una micro mutanda tesa su montagnose anche e, ultimomanonultimo, il #belfie, in cui si fa il salto di qualità passando letteralmente dalla faccia di tolla a quella da culo.

 

E voi, in tutto questo marasma, di che #selfie siete?! Io, personalmente, non sapendo quale scegliere MA dovendo farlo perché se non ti fai i #selfies sei un cretino, a causa di due tette troppo timide e un lato b fastidiosamente asociale…credo proprio che andrò a parare sul #sellotape. Così, già che ci sono, risparmio anche sull’estetista.

Il popolo di Facebook- lo sfacelo

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Dopo spie, #selfie, mondocentrici e veganimalisti, dopo le Mamme di Stifler, i meteorologi e i politologi sapienti…ecco qui il terzo e ultimo capitolo della saga “Il popolo di Facebook”.

#21. I vacanzieri (in)felici– La loro unica occupazione nella vita è viaggiare tantissimo ed essere tristi perché le loro vacanze finiscono sempre troppo presto. Nel mentre, postano un trilione di foto in presa diretta, assicurandosi che nel posto in cui tu –che in vacanza non ci vai dal 1990– le stai guardando da dietro il tuo schermo nei 3,5 minuti di pausa che il tuo capo gentilmente ti ha concesso, ci sia la nebbia e un freddo barbino. #Thankyouverymuch #chevivengaunacaghetta #nelbelmezzodellosnorkeling.

#22. Gli hipsters– Sai che sono hipsters perché fanno le foto artistiche con le facce strane. Sono sempre un po’ gobbi verso l’obiettivo della macchina fotografica Canon Eos 5000 Non Plus Ultra Super Figa 3GX, indossano strani cappelli e postano articoli in cui si dice che una barba modello cespuglio di felci è virile. Sono seriamente convinti di essere fighissimi, soprattutto se over 30. Pat pat.

#23. I milanesi– Sono di Milano e ne vanno fieri. La loro immagine di copertina è Piazza Duomo di sera, di giorno, al crepuscolo, all’alba, con la neve e nella nebbia. Nessuna città è come Milano, così come nessun locale, evento, donne, uomini, mostre, chiese, musei, piazze, scorci paesaggistici, traffico e caos. Più nazionalistici di Adolf, tutto di Milano è romantico e affascinante, smog compreso. Stateci pure, io passo.

#24. Quelli che lavorano– Sono i lontani parenti dei vacanzieri, solo che loro invece di farti venire il nervoso con le foto di assolate spiagge tropicali, lo fanno con i loro successi. Il giorno dopo la laurea col massimo dei voti e zero secondi fuori corso, le ditte di tutta Italia si sono buttati come squali su di loro nella speranza di accaparrarsi il soggetto. Hanno promozioni, stipendi da urlo e una vita da sogno. Diversamente da te che sei un povero pezzente. Sempre detto io che la crisi non esiste!

#25. Le figliocentriche– i loro aggiornamenti di stato variano ad ogni “bè” del proprio pargolo neonato. Il che significa che tu, amico di codeste persone, saprai in tempo reale colore, consistenza ed emissione di cacca, vomito e pipì, i suoi ritmi vitali di sonno e veglia, cos’ha mangiato e quando e il suo tasso di salivazione quotidiano. Se vi va di culo allegano anche la documentazione fotografica. Se il Cosmo è proprio dalla tua, te la cucchi anche sul posto di lavoro.

#26. Quelli che hanno il tuo stesso cognome– Non ti conoscono…ma ti aggiungono mossi da un grandissimo spirito di fratellanza. I miei omonimi vivono tutti in Argentina. Aspetto con ansia la telefonata sul decesso di quella lontana parente ricchissima proprietaria terriera, morta sola e soprattutto single.

#27. I preti social– Ebbene sì, c sono anche loro. Postano foto delle gite spirituali, riportano passi del Vangelo e tentano di salvare i giovani dalla dannazione per vie traverse. Se il Papa ha Twitter, perché loro non possono avere Facebook?! Lo svecchiamento di cui la Chiesa aveva bisogno. Tra l’altro, avete mai preso in considerazione la messa su Skype?!

#28. Le preadolescenti sgallettate– Tra gli 11 e i 13 anni, hanno a disposizione un vero e proprio arsenale tecnologico. Fanno i video-blog su cosmesi e make-up, gestiscono autonomamente account su svariati social network e fanno scatti fotografici in parigine e tacco 15. Qualche volta in reggiseno. Ma solo per far vedere quanto devono dimagrire!!!! Poi Lucignolo fa i servizi sulle Baby-squillo. Vabbè.

#29. Gli utenti-fake 100% antisgamo– Sono i Mario Rossi della situazione. Non lavorano, non sono andati a scuola, hanno tre amici che abitano, rispettivamente, in Colombia, in Tibet e in Groenlandia e non pubblicano mai nulla. Apparentemente non hanno nulla in comune con te se non che abitano nella tua città. Come foto profilo hanno l’Omino di Facebook. Nel 99% dei casi sono le ex del tuo fidanzato che tentano di incastrarti per farti fanculizzare. Consiglio, non peggiorate una situazione già precaria.

#30. L’amico di Kabul– Tutti ci hanno avuto a che fare almeno una volta nella vita. Non si sa chi sia, fatto sta che un giorno apri Facebook e te lo trovi lì, avvolto nella sua Kefiah con barbetta nera e sorriso sornione, tra le richieste d’amicizia. Come sia arrivato a te, utente di Torrevecchia Pia (PV) non si sa e, se glielo chiedi, ti risponde in lingua Pashtu. Google Translator non è la soluzione.

Il popolo di Facebook

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Oggigiorno se non hai Facebook sei un cretino. Punto. Serve per comunicare, per restare in contatto…come fai, se non ce l’hai?! Comunque, è un mondo meraviglioso…si ride, si scherza ma, soprattutto, tutti sono amici! Quando non sono squali pronti a divorarti.

#1. Le spie– Sono quasi sempre donne e passano le giornate a spiare il tuo profilo alla ricerca di informazioni nuove, foto compromettenti o qualunque cosa possa dar vita a un po’ di sano gossip spicciolo da pausa caffè. Se non le hai tra gli amici MA ti conoscono perché sei la ex o la neo fidanzata di qualcuno che le riguarda…sguinzagliano i cani e un modo per farsi i cazzi tuoi lo trovano.

#2. I politicamente sapienti– Danno il meglio su Twitter ma non scherzano neanche su Facebook. L’argomento prediletto è l’attualità e sono gli unici in grado di consigliarti chi votare. Se so qualcosa della situazione politica attuale, è solo grazie a loro.

#3. I politicamente ignoranti- Quando non postano link di notizie bufala tipo Vendola Pedofilo, danno della scimmia alla Kyenge. La gita a Predappio è un must e iniziano ogni loro stato, commento o post con “Quando c’era Zio Benito…”. Il fatto che nel periodo del Fascio non erano ancora nati e in Storia hanno sempre avuto 5 è un dettaglio trascurabilissimo.

#4. I veganimalisti– Il loro scopo nella vita è farti sentire in colpa perché mangi gli esseri viventi o non adotti un gatto sordocieco con due zampe. Hanno un repertorio fotografico da suicidio post tracollo emotivo e il loro sogno nel cassetto è fermare la sperimentazione farmaceutica sugli animali. Andranno sicuramente in paradiso.

#5. I Sapientini più– L’ironia non sanno dove stia di casa e prendono tutto con una serietà che manco Padre Amorth. Ricordano vagamente Raniero Cotti Borroni de “Viaggi di nozze” e, quando dicono la loro, l’atmosfera crolla come un’erezione alla frase “Spero di non attaccarti l’herpes!”.

#6. Le menti aperte– Sono aperti a qualsiasi esperienza, uomini e donne di mondo che vivono la vita all’insegna della libertà, amanti della pazzia e della libertà di parola. Poi se sei contro i tatuaggi (che loro hanno, ovviamente) sei un povero sfigato ignorante bigotto che deve incularsi e vergognarsi d’esser venuto al mondo. Peace, fratello.

#7. I mondocentrici– Hai 2500 amici e una vita sociale del tutto indipendente? Non importa. Stai parlando di loro, perché dal tono e dalle tempistiche si capisce. Quindi si offendono e non ti parlano più. Nel migliore dei casi ti cancellano (!), se no ti oscurano la bacheca( !!!!).

#8. I molesti– Loro, invece, che stanno sparlando di te lo fanno capire senza troppi giri di parole. Tipo quando fanno un copia-incolla delle cose che scrivi con commento al seguito oppure riportano le iniziali dei soggetti nelle loro amabili conversazioni più pubbliche di un raduno by Beppe Grillo. Morite, con affetto, M.D.

#9. Le #selfies– Bambine dai 15 ai 30anni, hanno come unico interesse quello di farsi le foto e postarle su Facebook. Se sono proprio poetiche, ci piazzano sotto la massima di vita. Chissà se era il sogno di Bukowski quello di finire sotto a un’oca giuliva con le poppe de fori e la bocca da anatra?!…Mah!

#10. Gli amanti felici– Si amano un sacco e lo urlano al mondo fotografando gli apericena che fanno a Riccione, i piedi vicini vicini che spuntano dalla copertina di Minnie e le forchette bigiunte con cui si stanno dividendo un piatto di polenta e cervo. Prima, nei quarantacinque anni in cui erano soli soletti e non se li cagava nessuno, erano più latenti dei due Leocorni.

Per un pugno di centimetri- perché l’allungamento del pene non serve a niente

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immagine trovata su Google

Oggi facciamo un quiz. Che differenza c’è tra un pene oggettivamente piccolo e uno soggettivamente piccolo? C’è che i proprietari del secondo sono più cocciuti dei muli e non capiscono la differenza. E per la gloria (o l’idea…) di pugno di centimetri, sono disposti a tutto…ma proprio tutto!

Pastiglie e beveroni magici che, grazie ad un miscuglio di erbe di campo, ti trasformano la freccetta dell’Amore in un cannone lanciafiamme, pesi da attaccare al povero Pipino (quello Breve ma non Re dei Franchi) in attesa che la gravità faccia il suo corso, sistemi a trazione che ricordano gli apparecchi per le gambe del buon Forrest (corri Forrest, corri!) e di pompaggio sottovuoto d’ultima generazione, liposuzione al pene col grasso dell’addome (mangiare i tortellini d’ora in poi sarà per una buona causa!), acido ialuronico che t’ingrossa il glande con l’unico accorgimento che poi potrebbe esplodere ed esercizi manuali che manco nelle camere di tortura…

Tutto questo martirio, per sentirsi all’altezza (De che?! Di noi!). Ma c’è da dirlo, che non serve a un tubo?!

#1. Non torturatevi l’uccello, a meno che non siate masochisti e allora lì ci sta. L’idea di un uomo che si mette il pene sottovuoto come se fosse una mortadella Bologna non è esattamente piacevole…

#2. L’importante è “COME”, non “QUANTO”. Se avete un pistone del Titanic, un pitone Moluro che più famelico non si può o una giant sequoia tra le gambe…ma poi non sapete cosa farci, ciao ciao Marietta!

#3. Puntare all’approccio. Nel senso che prima di pensare al coito una donna bisogna saperla conoscere, perché “No donna, no party”. E credetemi, spendere 345,00 euro per un tutore allungaciccio non è la soluzione;

#4. Fidatevi della vostra partner. Se sta con voi da quindici anni e non si è mai lamentata, non è una mentecatta lei ma (forse) siete un po’ paranoici voi;

#5. La vita non è un porno, rassegnatevi. Voi non vi aspettate tette cosmiche, culi galattici e gambe spaziali da noi…noi non ci aspettiamo durate infinite e peni alieni da voi;

#6. Rispetto batte Pene. E qui non c’è altro da aggiurere;

#7. Vagliate altre opzioni, meno drastiche. Se volete sentirvi più virili, ci basta che ci apriate il barattolo del sugo e che ci montiate i mobili dell’Ikea. Se non vi basta, votatevi all’Hipsterismo…a quanto pare per essere veri uomini basta una barba;

#8. Soffrire sì, ma nel modo giusto. Torturatevi perché la squadra del cuore ha perso contro l’Azerbaijan, perché la fidanzata ha il ciclo e non ve la dà…perché vi è esplosa l’Xbox…ma non fate di un pene un dramma!

#9. Ascoltate il saggio Epitteto. Dice che “Non devi cercare di fare in modo che le cose vadano come vuoi, ma accettare le cose come vanno: così sarai sereno”. E secondo voi tirarselo come il collo di una gallina cambia le cose?!

#10. Non compratevi un suv. Nessuno saprà mai che ce l’avete piccolo;

#11. Compratevi un suv, il Mondo è pieno di donne che li amano.