Non è una moda per tutte- l’outfit da centro sociale

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Per il ciclo “Non è una moda per tutte”, oggi parliamo di quei vestiti che, ultimamente, sembrano andare per la maggiore e che nanche i rom troverebbero appetibili -senza offesa.

Come per gli shorts e i leggings galattici (il cappello con le orecchie non ce l’ho fatta) mi sono fatta coraggio e ho provato l’outfit da centro sociale.

Maglione largo color “sopravvivo da cinque generazioni” e corto tipo confezione di pasta formato famiglia mangi 10 paghi 2, leggings volutamente infeltriti coi pelucchi “a pallino” in stile centodue lavaggi in lavatrice col detersivo sottocosto sottomarca e sottoschifo, maglietta del pigiama, scarpe da Oliver Twist. Guardandomi nell’insieme, mi sentivo una partigiana post guerriglia sull’Appennino Reggiano durante la Resistenza MA con più borchie.

Mi scappa l’occhio e vedo lo stesso maglione in versione “bucato”.

Ora, come me la spiegate una moda che ti fa pagare un maglione bucato? Ma soprattutto, come rispondiamo alla domanda di ogni madre che abbia più di ventisette anni “Hai speso dei soldi per un maglione rotto?” senza scatenarne l’ira funesta?

La mia, ad esempio, è una di quelle mamme che se il jeans è strappato lo porta (a tradimento) dalla sarta che, con sagacia e maestria, lo rovina in due mosse ossia mettendoci sotto ‘na pezza e cucendoci sopra centinaia di strati di filo. Che oltre ad esser brutti, sono più rigidi dei baccalà. Poi fa la gnorri e dice che “credeva fosse rotto…”. CERTO. Invece le maglie bucate le prende e, con immensa gioia e pizzico di sadismo negli occhi, ci fa gli stracci per la polvere.

Voi – e ora mi rivolgo ai venditori, come sempre- fate bene. Fate bene a spacciare la cacca per cioccolato con l’ausilio di tre borchie marce e un disegno brutto, tipo i gufi reali, i cervi, le volpi, le rondini, i motivetti lapponi e le stelle con le punte sbierse. Tanto c’è chi la chiama “Moda”.

Che, poi, di solito è anche chi passa le giornate a farsi le foto con l’indice “baffuto” sotto al naso. E visto che sono tanti -mi ripeto ma pace- fate bene. Primo perché ci guadagnate un sacco lavorando col culo e secondo…noi, con un bel cesto di pop-corn, ci godiamo lo spettacolo. E che spettacolo!

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Le cinque cose che renderebbero ributtante qualunque donna, anche la più gnocca (almeno, si spera!)

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immagine presa dal sito ufficiale http://ditology.blogspot.it

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace…e fin qui, siam tutti d’accordo. Però ci sono alcune cose che, agli occhi di tutti i comuni mortali che non siano di quelli che “…basta che respiri, poi va bene”, proprio stridono e fanno passare la poesia in meno d’un batter d’occhio. Ebbene, io di queste cose ne ho trovate tante…ma proprio tante, però a scanso di equivoci e sembrare la pignola -e stronza- della situazione, mi limiterò ad elencarne solo cinque.

5. Forever Bisùnt

L’acqua non è un nemico, disse una volta un saggio amico. E neanche lo shampoo. Il capello unto mi ricorda -e credo non solo a me- il cibo dei dei fast food. Se poi ci si passa la piastra rovente sopra, il lardo di Colonnata. E chi mai vorrebbe spupazzarsi una signorina che, solo a guardarla, fa impennare a mille il colesterolo?

4. Il Pelo ribelle: storie di baffi, barbe e basette

Come scrissi in uno dei primissimi post, donna baffuta…non piace. È più o meno dalla notte dei tempi che le ombre non identificate inquietano, figuriamoci quelle sulla faccia della gente. E le basette, rassegniamoci (ho controllato, si scrive con la “i”!), sono out, oltre che poco femminili. Se vi piace il look mascolino, i baffi e la barba non sono la soluzione. Diciamo no a Frida Kahlo e  alla depilazione, perché ci può essere ammirazione anche senza imitazione.

3. The cat is on the table, the lipstick’s on the tooth…

Quella del mettersi il rossetto, non è un’arte esoterica acquisibile solo ed unicamente grazie all’aiuto di forze occulte. Non ci si deve votare a Satana o chicchessia per imparare a non impastarsi il rossetto sui denti e sulla faccia, basta fare un po’ di pratica. Invece di guardare Una mamma per amica ci si mette davanti allo specchio e, con un po’ di pazienza e tanta douceur, ci si prova. E ci si riesce.

2. Memorie di uno smalto che fu

Quant’è bella l’eleganza, che si scrosta tuttavia…chi vuol esser lieta sia! D’aceton ce n’è abbastanza! Tutto questo per dire che lo smalto scrostato fa schifo. O meglio, fa schifo se si deve uscire per la prima volta con un ragazzo che si vuole conquistare. Se non c’è tempo di rimetterlo per benino, meglio stare senza. E niente pastrugnate tipo “copro quello scrostato con otto passate dello stesso colore”. Io una volta c’ho provato…e no, non ha funzionato.

1. Cameltoe yourself!

I leggings, così come i jeans ultra skinny, possono essere tanto sexy quando demolitori d’immagine. E non tanto perché ce li si può permettere o no -tutti possono permettersi tutto con i giusti accorgimenti- quanto, piuttosto, per il rischio di incappare nella cosa che, più di tutte, fa male agli occhi: lo zoccolo di cammello, là dove nessuno zoccolo dovrebbe mai stare. Ricordate sempre, meglio un rotolo che sbuca sui fianchi che lo Stretto di Gibilterra in mezzo alle gambe.

Non è una moda per tutte- i leggings

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L’altro giorno mentre ero in giro per negozi, ho deciso, così su due piedi, di provarmi un paio di quei leggings che vanno di moda adesso, quelli con tutte le stampe geometriche e arzigogolate. Il risultato è stato che mi sono sentita una via di mezzo tra una tenda sioux e un arazzo tibetano. Poi, un po’ per curiosità e un po’ per masochismo, ho provato anche quelli con i fiori. E, anche lì, più che alla Primavera del Botticelli il ricordo rimandava ad una fioriera di petunie, di quelle rettangolari che appendi al balcone.

Al che mi sono interrogata sull’effettiva “mettibilità” dei leggings stampati da parte di persone che non pesino venti chili e/o abbiano uno stacco di coscia da Heidi Klum.

Prendiamo, per esempio, anche quelli con sopra le galassie, i cieli stellati, le nebulose e le aurore boreali. Magari anche in tessuto metallizzato. Chi è che può metterli? Perché se penso a me, persona bene o male nella norma ma non esattamente il ritratto della fisicità, che indosso un paio di fuseaux con stampata sopra la Via Lattea…mi viene in mente, non so, l’Universo in espansione. Un minuto prima di indossarli le stelline son tutte piccine e vicine…poi inforco una gamba e posso andare a spiegare il concetto ai bambini delle elementari.

Detto ciò, amici stilisti, la moda -in questo caso, quella di tutti i giorni- non è una moda per tutte. Soprattutto nel momento in cui, appena vedete che una cosa è di super tendenza, la impacchianite al punto da renderla praticamente d’élite. “Vanno di moda le felpe? Bene. Facciamole corte e larghe, che se hai giusto quei tre chili in più sembri la scatola dei Kellog’s formato convenienza! C’è il boom dei leggings? Facciamo in modo che se non li metti tutti ghirigorati con Andromeda su una chiappa e Cassiopea sull’altra sei antica come Noè!”.

Dite la verità, lo fate apposta. Voi lo fate apposta perché siete sadici e vi piace farci dannare ogni volta che andiamo a fare compere. Tipo, non so, i sergenti Hartman del mondo della moda. “Hai mangiato il Kinder Bueno bontà a cuor leggero? E io ti faccio i pantaloni con su i pianeti! Non sei andata a correre perché su Sky davano la puntata che ti piace tanto di Grey’s Anatomy? Tiè, cuccati le calze con i pois e soffri!”. Oppure per invogliarci a migliorare e fare quella dieta che giace impolverata sul comodino da qualche lustro. Nel dubbio, mi compro una guaina. Che di quelle non ce n’è mai abbastanza.