Curriculum Vitae di una studentessa fuori corso

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Mi chiamo Marta e sono prima di tutto una persona (nel senso più ampio del termine). Poi, dopo quello, sono anche una studentessa fuori corso.

1) PERCORSI FORMATIVI-Istruzione
Correva l’anno 200X quando decisi che la mia vita avrebbe avuto un senso solo se avessi fatto il liceo classico. Cinque anni di tormenti, preghiere a Santi, Madonne e Signori vari, notti insonni e votacci in greco e latino dopo…mi sono finalmente diplomata con un votino normale, senza lode e senza infamia, esattamente come la mia estrazione sociale;
Nel 200Y mi sono iscritta alla facoltà di Lettere Moderne perché dalla brochure non sembrava poi così male e la retta base dello IED era comunque sempre troppo cara per una famiglia ben lontana dal parentado Visconti Borromeo. Già il primo anno quel liceo che tanto mi fece penare tutto sommato era meno inferno di quanto avessi sino ad allora creduto, tra il secondo e il terzo capii che quella non era proprio la mia strada;
Oggi io sono ancora qua, eh già. Ma mi manca un esame la tesi (ebbene sì, ho passato il mio ultimo esame) e poi, se Dio vuole, ho finito.

2) PERCORSI FORMATIVI
Esperienze lavorative: abbastanza per non essere schizzinosa o spaventata dalla richiesta di eventuali lavori manuali all’interno dell’Azienda, per non trovare affatto strano il dover lavorare di sabato e/o su turni e, infine, accettare di buon grado una paga che sia direttamente proporzionale alle mie competenze e abilità.

3) CONOSCENZE LINGUISTICHE E INFORMATICHE 
Lingua inglese: The book is on the table, the cat is on the sofa.
Uso del pc: buono. Ma per come stanno le cose, quello che conta è che il messaggio arrivi in non più di 140 caratteri #letstweetagain #twittachetipassa.

4) MOTIVI PER CUI DOVRESTE ASSUMERE ME, FUORI CORSO SFIGATA BAMBOCCIONA (cit. Elkann, Martone, ecc.):
– Principale obiettivo: arricchimento e crescita dell’Azienda e della Regione in cui la suddetta ha la propria sede (I neolaureati hanno contribuito meno di me all’arricchimento della Regione Lombardia);
– Determinazione e costanza nel percorso di raggiungimento di un risultato (ai neolaureati quello che facevano piaceva un sacco e l’hanno fatto volentieri…a me ha fatto schifo quanto basta per auto-maledirmi ad ogni alba e tramonto degli ultimi x-anni ma non per questo ho gettato la spugna solo perché non mi piaceva);
– Naturale attitudine a superare gli ostacoli, affrontare i problemi con calma e professionalità e di accettare/ gestire le sconfitte con equilibrio e serietà (mi piego ma non mi spezzo, indi per cui non mi suiciderei mai gettandomi dal decimo piano del vostro palazzo fermando un’intera giornata di lavoro solo perché avete bocciato il progetto che vi ho proposto);
– Fedeltà e dedizione nei confronti dell’Azienda nonché del datore di lavoro (il mio affetto e la mia gratitudine sarebbero paragonabili più o meno a quelli di un cane appena salvato da un canile-lager #momentoserietà: anche se i cuccioli dei negozi/allevamenti sembrano appena usciti da una pubblicità della Frollino Bianco, ricordatevi sempre che ce ne sono milioni condannati a solitudine e reclusione…inoltre, in Amore, non c’è razza!);
– Forte sostenitrice delle pari opportunità (se hanno avuto una possibilità -e che possibilità!- loro -e qualcuno lo apprezzate di certo, se no non sarebbero dove sono- direi proprio che posso averla anche io, grazie).

in fede

M.D.

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Dieci motivi per cui non Neknominarmi

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Se prima ci si sfidava a Tekken 3 e ci si nominava solo nei grandi fratelli/ isole dei famosi/ fattorie…adesso le cose sono cambiate. Adesso, se non sai come ammazzare il tempo perché Ruzzle e Candy Crush sono passati di moda, ti prendi un boccino di birra e te lo bevi al colpo nel minor tempo possibile.

All’estero, invece, sono più creativi. Infatti insieme ad una media si tirano giù anche i barili di distillato Moonshine, mangiano le uova crude (perché, poi?) e si lanciano dai ponti. Poi bevono dalle scarpe puzzolenti, sono quasi tutti in mutande e qualcuno che vuol proprio far le cose fatte bene, addirittura, ci lascia le penne.

Detto ciò, la faccenda va più o meno così: s’ingozzano di alcol, si filmano e poi, alla fine, se non sono caduti in coma o non si sono sfracellati la faccia contro un sasso, nominano un tot di amici che si trovano “costretti” ad accogliere la sfida a braccia aperte. Qui da noi si limitano ad un videolino a mezzo busto con sfondo neutro da postare su Facebook.

Lasciando la polemica ai media, ho immaginato per un nanosecondo me che accetto la sfida. E qui, i motivi per cui non neknominarmi.

 #1 Il mio rapporto con l’alcol è di tipo annuale, come la visita dall’oculista. Capita una volta l’anno e per i restanti 364 giorni vado giù di succo d’ananas;

#2 In base a #1, rendo noto al Mondo che per il 2014 ho già dato;

#3 In base a #1 e #2, sono in fase succo d’ananas;

#4 In base a #1 e #2, il mio senso olfattivo mi impedisce di annusare bevande alcoliche senza che mi vengano quindici conati di vomito;

#5 Se bevo “alla goccia”, la percentuale che una bevanda gassata mi vada di traverso è più o meno pari al 99,9%. Se poi è anche fredda, mi viene il gelone al cervello e muoio;

#6 Ci tengo alla privacy, soprattutto quando mangio, bevo e svolgo le normali attività quotidiane;

#7 La birra mi gonfia e ciò vorrebbe dire annullare l’effetto della tisanapanciapiatta;

#8 In casa mia non c’è birra ma solo bottiglie di vino rosso;

#9 Il vino rosso è troppo calorico per la dieta che sto facendo;

#10 Se bevo tutto d’un fiato mi viene il singhiozzo e ci metto vent’anni per farmelo passare (ma comunque il senso di fastidio rimane).

Quindi non fatelo. Oppure fatelo ma, se siete veramente miei amici, sfidatemi a bere qualcosa di utile, che mi faccia bene e mi depuri l’organismo. Tipo due litri di acqua che elimina l’acqua, una botte di Drenax forte, drenante e depurativo…sei tazze di tisana o una boccia di succo al mirtillo. Il microcircolo delle mie gambe ringrazierebbe di cuore.

Meno male che il mio fidanzato non è un hipster

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Conoscevo la parola “per sentito dire” ma non mi sono mai soffermata troppo sull’argomento. Poi, un giorno, mi sono svegliata e mi sono chiesta: ma gli hipster, chi (o cosa) cavolo sono? Dopo una ricerchina su Google, così, a naso -e prima di tutte quelle sbrodolate sul mainstream- gli hipster sembrerebbero essere dei grandissimi tiramerda senza gusto nel vestire. Nonciclopedia, ad esempio, li ha definiti barboni molto ricchi e vi sfido a dire il contrario.

Secondo molteplici siti, blog e chi più ne ha più ne metta, l’hipster-tipo uomo predilige la taglia extra small, i pantaloni che sembra stia andando a vongole, la barba da tagliaboschi e, se la barba è troppo poco alternativa, i baffi, meglio se architettonici. L’hipster-tipo donna, invece, si mette vestiti larghi da strappona, le fasce sulla testa che a lungo andare bloccano la circolazione e tutto ciò che rimanda allo stantìo, che però lei lo chiama vintage. Poi ci sono gli occhiali con la montatura del dopoguerra, gli accessori tecnologici da migliaia di euro e tutte quelle abitudini di vita tipo sono ricco quindi posso anche spendere centocinquanta euro per un toast vegano. Inoltre sembrerebbero prediligere solo ed esclusivamente la cultura di nicchia. Ad esempio, se guardano film ne vanno a cercare uno che nessuno conosce, magari in russo coi sottotitoli in catalano. Vanno alle mostre più improbabili e la musica sì ma solo quella talmente sconosciuta che alla fine non sanno neanche loro di cosa effettivamente si tratti. Infine, all’apparenza, più che un partner sembra che vogliano trovare delle connessioni intellettuali profonde. Posso permettermi? Che palle. Che noia. Menatevela di meno. Fateve ‘na risata e chiudiamola qui.

Ma per fortuna, il mio fidanzato non è un hipster. Lui si mette le lenti a contatto, si fa la barba tutti i giorni e i vestiti se li prende tutti, ma proprio tutti, della sua taglia. Non prende mai freddo alle caviglie perché i pantaloni non se li arrotola mai e se va in giro in bici per Milano lo fa con quella pieghevole della Decatholn, che quando è chiusa ricorda vagamente una sedia a rotelle. Però la cosa che preferisco di più del mio fidanzato non-hipster è che non mette mai nessun tipo di cappello, a parte quello standard con la visiera che indossa in estate per andare dal benzinaio perché non ha voglia di pettinarsi, cosa che faccio anche io in inverno con le cuffie per andare dal panettiere. Perché loro, gli hipster, se non ve ne foste accorti, ne mettono proprio un sacco, soprattutto se sono brutti (i cappelli). E poi, cosa fondamentale, col il mio fidanzato non-hipster non corro mai il rischio di annoiarmi e tantomeno, quando lo guardo, mi ricorda un disagiato.

Ricordatevi sempre, amiche mie, per quanto il genere possa essere affascinante (che poi, lo è davvero?), è decisamente meglio un fidanzato non hipster di uno hipster che non ti porta mai a mangiare le coscette di pollo piccanti all’Old Wilde West perché è troppo in lotta col mainstream. Fidatevi.