Di che #selfie sei?

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Nato come scatto tanto triste e solitario quanto ostinato nel voler sembrare quello che non era, cioè una foto made by another person (tipo un fidanzato inesistente), oggi lo troviamo ovunque e nelle forme più svariate. Da Facebook a Twitter, con picchi su Tumblr ed Instagram, è un flagello di Dio più virale dell’ebola che, attivamente o passivamente, ci ha colpiti tutti. E non c’è scampo, amici, non c’è scampo.

 

1) Il #selfie di coppia
Dopo otto ore di dibattito su chi dei due ami di più l’altro O sia più testa di cazzo, nel dubbio, si scattano un selfie per urlare al mondo che, in ogni caso, la loro è una coppia felicemente figa. Al mare, alle terme, nella bufera di neve sul Passo del Gran San Bernardo o nel reparto detersivi dell’Ipercoop…come loro, nessuno mai! E quelle piccole escrescenze che vedete sbucare, non sono corna…malfidenti che non siete altro!

 

2) Il #selfie di gruppo
Prima non c’era, poi venne la Notte degli Oscar e fu subito moda. Per un minimo di tre ad un massimo di centoventuno individui, è la quintessenza  della gioia e del “Tiè, rosica, persona qualunque che neanche in otto vite riuscirai mai ad avere amici fantastici come i miei!”. Se troppo affollato perde il suo fascino, rischiando di venir confuso con la foto di un comizio di Beppe Grillo in Piazza Duomo, con personaggio famoso (tipo il Papa) diventa subito “immagine di copertina” di Facebook.

 

3) Il #selfie di specchio
È nato, fondamentalmente, per rompere i cojones ai fidanzati. Ti mettevi lì, davanti allo specchio, e, con santa pazienza, ti scattavi ventiquattro mila foto. Poi gliele mandavi tutte per fargli notare che quel “Ma amore, non sei ingrassata!” era probabilmente frutto della sua miopia. Poi si sono evoluti, come i pesci della preistoria, e ora promuovono capi d’abbigliamento, testimoniano tatuaggi e progressi in palestra, raccattano complimenti spacciando per grassezze magrezze vertiginose o per bruttezze bellezze meravigliose E arrapano privatamente potenziali sconosciuti alle spalle dei felici fidanzati (quelli dei #selfie di coppia).

 

4) Il #selfie belfie, di poppe e lo slip bridge
In un’era in cui “rimetterci la faccia” è un attimo, con tutte le vaccate che ci sono in giro, o la faccia si è logorata a furia di flashate negli occhi…si è deciso di tagliar la testa al toro e puntare tutto, a scanso di guai, su culi, tette e vulve. Così avremo l’#underboobs, frutto di sagaci inquadrature dal basso di sedicenti maggiorate dai seni al vento e per nulla adatto a chi le poppe non ce le ha o, se le ha, sono a tapparella, lo #slipbridge, con scorcio di pelo tra i giochi d’ombra di una micro mutanda tesa su montagnose anche e, ultimomanonultimo, il #belfie, in cui si fa il salto di qualità passando letteralmente dalla faccia di tolla a quella da culo.

 

E voi, in tutto questo marasma, di che #selfie siete?! Io, personalmente, non sapendo quale scegliere MA dovendo farlo perché se non ti fai i #selfies sei un cretino, a causa di due tette troppo timide e un lato b fastidiosamente asociale…credo proprio che andrò a parare sul #sellotape. Così, già che ci sono, risparmio anche sull’estetista.

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Nel Nome del pollo, del tonno e dei fagioli borlotti

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Dopo la Coca Cola, è arrivata la Nutella. Con su i nomi, dico. Però loro non la condividono, le cambiano nome e basta. La Nutella è sempre la Nutella ma prima di tutto è Antonia, Benito, Mariuccia e Filiberto. Che per tutti quelli che li conoscono però sono tutta una miriade di cose che sembra che nessuno li chiami mai una volta, che sia una, col loro nome di battesimo.

Forse quella della Nutella è una strategia per far capire agli altri cosa pensiamo della loro massa corporea senza offenderli. Della serie, non ti dico che stai per esplodere ma te ne regalo una latta da mensa scolastica così magari ci arrivi da solo. Ti induco a capirlo, così sembro meno cacca e non mi odierai fino alla Fine dei Giorni, augurandomi le peggio cose. Oppure è un modo velatissimo per portare allo sfacelo i tuoi nemici. Tiè, mò ‘ngozzate.

Perché io mi rifiuto categoricamente di credere che sia un gesto d’Amore, dal momento che anche l’ultimo dei cretini sa che se regali la Nutella condanni a morte il destinatario perché un cucchiaio tira l’altro e dopo tre ore sei con la faccia nel barattolo per leccare quel che rimane. Che gesto d’Amore è regalare una cosa che ti fa venire un’Odissea di brufoli in faccia e ti porta l’acetone a picchi storici?

Poi questa mania di scrivere i nomi la devo capire. Che due scatole. Perché voi ci guadagnerete pure, però siamo noi a subire i danni con le fatidiche e ormai arci-note foto di Facebook. Coca-Cole e Nutelle, Nutelle e Coca-Cole. E sneakers. Non dimentichiamoci le foto dei piedi.

Comunque, fossi in voi nominerei più cose. Tipo, non so…i ciccioli. O il lardo di Colonnata. O i nervetti sott’olio unti e bisunti. “Condivido questa scatoletta di alici piccanti con Ubaldo”… “Tutti ti hanno chiamato in tantissimi modi, però per noi che facciamo il formaggio quasi marcio con i vermi sopra sei e sarai sempre Giannagiulia!”. Così, per vedere fino a che punto la gente è disposta a spingersi per lo scatto-tipo da postare su Instagram, con ottantadue filtri aggiunti per ottenere un effetto il più vintage possibile. Con il tovagliolo sporco di peperonata sullo sfondo del capolavoro. O la nonna dormiente con la bocca aperta e rigolo di bava. Ma questa, è un’altra storia.