Il popolo di Facebook- lo sfacelo

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Dopo spie, #selfie, mondocentrici e veganimalisti, dopo le Mamme di Stifler, i meteorologi e i politologi sapienti…ecco qui il terzo e ultimo capitolo della saga “Il popolo di Facebook”.

#21. I vacanzieri (in)felici– La loro unica occupazione nella vita è viaggiare tantissimo ed essere tristi perché le loro vacanze finiscono sempre troppo presto. Nel mentre, postano un trilione di foto in presa diretta, assicurandosi che nel posto in cui tu –che in vacanza non ci vai dal 1990– le stai guardando da dietro il tuo schermo nei 3,5 minuti di pausa che il tuo capo gentilmente ti ha concesso, ci sia la nebbia e un freddo barbino. #Thankyouverymuch #chevivengaunacaghetta #nelbelmezzodellosnorkeling.

#22. Gli hipsters– Sai che sono hipsters perché fanno le foto artistiche con le facce strane. Sono sempre un po’ gobbi verso l’obiettivo della macchina fotografica Canon Eos 5000 Non Plus Ultra Super Figa 3GX, indossano strani cappelli e postano articoli in cui si dice che una barba modello cespuglio di felci è virile. Sono seriamente convinti di essere fighissimi, soprattutto se over 30. Pat pat.

#23. I milanesi– Sono di Milano e ne vanno fieri. La loro immagine di copertina è Piazza Duomo di sera, di giorno, al crepuscolo, all’alba, con la neve e nella nebbia. Nessuna città è come Milano, così come nessun locale, evento, donne, uomini, mostre, chiese, musei, piazze, scorci paesaggistici, traffico e caos. Più nazionalistici di Adolf, tutto di Milano è romantico e affascinante, smog compreso. Stateci pure, io passo.

#24. Quelli che lavorano– Sono i lontani parenti dei vacanzieri, solo che loro invece di farti venire il nervoso con le foto di assolate spiagge tropicali, lo fanno con i loro successi. Il giorno dopo la laurea col massimo dei voti e zero secondi fuori corso, le ditte di tutta Italia si sono buttati come squali su di loro nella speranza di accaparrarsi il soggetto. Hanno promozioni, stipendi da urlo e una vita da sogno. Diversamente da te che sei un povero pezzente. Sempre detto io che la crisi non esiste!

#25. Le figliocentriche– i loro aggiornamenti di stato variano ad ogni “bè” del proprio pargolo neonato. Il che significa che tu, amico di codeste persone, saprai in tempo reale colore, consistenza ed emissione di cacca, vomito e pipì, i suoi ritmi vitali di sonno e veglia, cos’ha mangiato e quando e il suo tasso di salivazione quotidiano. Se vi va di culo allegano anche la documentazione fotografica. Se il Cosmo è proprio dalla tua, te la cucchi anche sul posto di lavoro.

#26. Quelli che hanno il tuo stesso cognome– Non ti conoscono…ma ti aggiungono mossi da un grandissimo spirito di fratellanza. I miei omonimi vivono tutti in Argentina. Aspetto con ansia la telefonata sul decesso di quella lontana parente ricchissima proprietaria terriera, morta sola e soprattutto single.

#27. I preti social– Ebbene sì, c sono anche loro. Postano foto delle gite spirituali, riportano passi del Vangelo e tentano di salvare i giovani dalla dannazione per vie traverse. Se il Papa ha Twitter, perché loro non possono avere Facebook?! Lo svecchiamento di cui la Chiesa aveva bisogno. Tra l’altro, avete mai preso in considerazione la messa su Skype?!

#28. Le preadolescenti sgallettate– Tra gli 11 e i 13 anni, hanno a disposizione un vero e proprio arsenale tecnologico. Fanno i video-blog su cosmesi e make-up, gestiscono autonomamente account su svariati social network e fanno scatti fotografici in parigine e tacco 15. Qualche volta in reggiseno. Ma solo per far vedere quanto devono dimagrire!!!! Poi Lucignolo fa i servizi sulle Baby-squillo. Vabbè.

#29. Gli utenti-fake 100% antisgamo– Sono i Mario Rossi della situazione. Non lavorano, non sono andati a scuola, hanno tre amici che abitano, rispettivamente, in Colombia, in Tibet e in Groenlandia e non pubblicano mai nulla. Apparentemente non hanno nulla in comune con te se non che abitano nella tua città. Come foto profilo hanno l’Omino di Facebook. Nel 99% dei casi sono le ex del tuo fidanzato che tentano di incastrarti per farti fanculizzare. Consiglio, non peggiorate una situazione già precaria.

#30. L’amico di Kabul– Tutti ci hanno avuto a che fare almeno una volta nella vita. Non si sa chi sia, fatto sta che un giorno apri Facebook e te lo trovi lì, avvolto nella sua Kefiah con barbetta nera e sorriso sornione, tra le richieste d’amicizia. Come sia arrivato a te, utente di Torrevecchia Pia (PV) non si sa e, se glielo chiedi, ti risponde in lingua Pashtu. Google Translator non è la soluzione.

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Sulle Diavole, trattatello sulla difficile vita di noi donne che “i bambini sì, ma quelli degli altri…forse.”

****ARTICOLO PURAMENTE IRONICO, ASTENERSI LETTORI PRIVI D’IRONIA E TROPPO SUSCETTIBILI SULL’ARGOMENTO****

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immagine trovata su Google, Neonati di Anne Geddes

Se i bambini non ti piacciono, prendi pure panno e Vetril e comincia a lucidarti le corna e gli artigli da demone che non sapevi di avere. Perché se sfiga vuole che ti esca dalla bocca che un figlio è l’ultimo dei tuoi pensieri, è esattamente così che l’interlocutore-tipo ti vede: una Diavola, come la pizza che la mangi e ti va a fuoco la bocca. Un mostro brutto e cattivo che meriterebbe di stare a vita in ginocchio sui ceci. Anzi no, sui cocci di bottiglia.

E il bello è che non gliene frega niente a nessuno del motivo. I bambini devono piacere a tutti, stop. E per non essere crocifissa a testa in giù tu, donna la cui vita deve essere bambinocentrica dal giorno del tuo primo ciclo, ogni volta che ne vedi uno ti devi far venire come minimo una paresi facciale a forza di sorridere, parlare no-stop con la vocina da cretina e fare il diavolo a quattro per tenerlo in braccio. Se poi ti scende anche qualche lacrimuccia di commozione è ancora meglio.

Che poi a me piacciono un sacco i bambini. Mi piacciono e sono benedizioni celesti che Dio non voglia mai che non corrano per le nostre strade allietandoci le trombe d’Eustachio con le loro dolci risate, anche alle due di pomeriggio quando stiamo cercando di dormire perché abbiamo l’emicrania. Mi piacciono quando si sbrodolano di cioccolato e con la loro bavaglia s’insozza anche la tua camicia, quella di seta che hai fatto un mutuo per comprarla. Li amo quando giocano e anche quando piangono in modo del tutto casuale raggiungendo note che forse solo i pipistrelli riescono a sentire.

Certo, però quelli degli altri. Io amo i bambini degli altri. E anche qui dipende dai casi. Ecco, l’ho detto. Ho sganciato la bomba e sono pronta -o forse no?- a subire la Legge Marziale. Il fatto è, ve lo dico in confidenza, che non c’ho mica la testa adesso per pensare ad un figlio. E, onestamente, non ci trovo niente di sbagliato. Ognuno c’ha i suoi tempi. Adesso sono l’anti-maternità fatta e finita perché sono matura più o meno come una pesca ad Aprile ma poi magari un giorno, chissà, metto al mondo una squadra di calcio, con tanto di arbitro e guardalinee.

Però una domanda mi sorge. Perché se un uomo dice di voler dedicare la propria vita a marpioneggiare a destra e a manca riceve pacche sulle spalle e sorrisi sornioni e se una donna dice che tra un figlio e un gatto sceglierebbe senza dubbio il gatto viene quasi messa al rogo? Mah. Nel dubbio, insieme alla pillola metto anche i gambaletti, che con quelli neanche la Vergine Maria sarebbe rimasta incinta.

The Other Side- Il Lato Oscuro delle mamme

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Anche se siamo grandi, sono sempre con noi. E sono sempre con noi anche se ci sono state portate via da un destino che voleva così, magari non fisicamente ma, nel nostro cuore, non ci mollano un attimo. Sono il Consiglio nella difficoltà, il fazzoletto, la la spalla su cui piangere e il te l’avevo detto; sono lo sciroppo per la tosse ogni tre ore, il Kinder Cereali dopo la spesa e il post-it più efficace che ci ricorda quello che dobbiamo fare e ci stavamo per dimenticare di farlo. Ma soprattutto sono la nostra Vita, nel vero senso del termine, perché senza di loro noi qui noi non ci saremmo. Chi sono? Le nostre mamme. Che, come tutti, hanno anche loro in dotazione dal primo giorno di maternità un lato oscuro, nonché fonte primaria delle nostre ulcere. Ma vediamo insieme, quali sono i lati oscuri più diffusi…

  • Le mamme No

Son brave, per carità, ma quel che ti concedono te lo devi sudare centodue camicie, altro che balle. Con loro niente è mai facile. Per chiedere una cosa, come minimo devi cominciare otto mesi prima e avere dalla tua parte tua nonna, almeno sedici altri tuoi familiari e lo Spirito Santo che vede e provvede. Nonché l’appoggio di qualcuna delle Virtù medievali. Tipo la Fortezza. O la Speranza. Solitamente s’impuntano su argomenti standard, detentori assoluti e indiscussi restano comunque piercing, tatuaggi e animali domestici. E agire a tradimento non fa che peggiorare una situazione già precaria, quindi fidatevi…meglio lasciar perdere. Comunque, a volte cedono e, quando accade, stappare lo spumante è il minimo.

  •  Le mamme Angoscia

Sono quelle che la sabbia c’ha i batteri, un colpo di tosse è il principio di una pleure e se prendi la macchina passano la serata a letto con l’occhio sbarrato e il rosario di Padre Pio in mano, chiamandoti ossessivamente al cellulare tra un’Ave Maria e l’altra. Loro vivono nell’ansia del pericolo e fanno di tutto per farla venire anche te, con lo scopo di farti desistere dall’impresa. E se non le caghi e fai di testa tua -perché dopo un po’ ti viene da fregartene- aprono i dotti lacrimali  per farti sentire una cacca, il più delle volte riuscendoci. Consiglio spassionato, non fate mai -e dico mai– conoscere loro il mondo delle promozioni tariffarie tipo minuti gratis e messaggi illimitati. Potrebbe essere l’inizio della fine della vostra vita sociale.

  • Le mamme Ordine

Fiutano il disordine e anche se puliscono almeno una decina di volte al giorno, per loro la casa è sempre un porcile. E non importa quanto tu possa aver riordinato la tua camera, stirato bene i pantaloni di lino o piegato le camicie di seta a regola d’arte…loro troveranno sempre qualcosa, anche nell’angolino più remoto dell’armadio. Facendoti la fatidica domanda: <<…E se poi viene in casa qualcuno e trova questo disordine? Eh? Cosa dice?>>. La voglio fare io, adesso, una domanda a queste sante donne. Perché qualcuno -che tra l’altro non è mai arrivato- dovrebbe venirmi a frugare nell’armadio? O nei cassetti della biancheria? Non è che se hai ospiti gli fai vedere il cassetto delle mutande. Al massimo li ricevi in soggiorno e gli fai un caffè.

  •  Le mamme CIA

Sanno sempre cosa fai, dove sei e chi frequenti, sono sempre un passo avanti a te grazie a contatti fidatissimi disseminati per la città che le informano su tutto. Fumate una sigaretta nell’arco di vent’anni e ritenete che non sia il caso di dirlo? Lo sanno. E sanno anche di quando quella volta hai bigiato la scuola, del tatuaggio tra le dita del piede destro e della sbronza che hai preso quando erano in vacanza a Canazei. Fanno finta di non saperlo ma fidatevi, loro lo sanno. E ve lo tirano fuori quando meno ve lo aspettate, col sorrisetto sulle labbra, facendovi rimanere in uno stato a metà tra il -di sasso e il -di cacca.

Detto questo, noi vi amiamo un sacco, mamme, però certe volte la tentazione di darvi fuoco è tanta. Ma non preoccupatevi, che anche se ci pensiamo non lo facciamo mica. Anche perché dov’è che la troviamo un’altra persona come voi, che oltre ad amarci incondizionatamente e avere un cuore grande così, riesce ad avere comunque ragione, anche quando ha torto?!