Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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img trovata su Google che arriva forse da Tumblrlrlr

Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

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I <3 SHOPPING- dipendenze che (non) sapevo di avere

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img presa dall’omonimo film

Ogni volta che compro qualcosa e realizzo che le chiavi che girano, lente ed inesorabili, nella toppa della porta appartengono a genitore-Madreh, la sensazione che mi assale è esattamente quella di quando aspettavo che tornasse dalle udienze: smarrimento, paralisi degli arti, quasi totale assenza di salivazione, sudorazione e battito accelerato, totale senso di colpevolezza, impotenza e piena consapevolezza del fatto che qualunque giustificazione sarà inutile.

E ogni singola volta che mi fermo davanti ad una vetrina, mi prometto di pensare a questa sensazione, nell’ottica di non pensare che quel paio di scarpe/ giacca/ borsa/ maglina/ maglietta/ magliona/ paio di leggigns/ smalto/ qualunque cosa sia minimamente indossabile:

1) Sia profondamente diverso da tutti gli altri che ho nell’armadio. Anche se i dettagli fanno la differenza, è oggettivamente da malati di mente comprare quarantacinque paia di scarpe spuntate nere solo perché le #12 sono di vernice con laccetto, diversamente dalle #34 opache con fiocchetto…a sua volta diversissima dalle #18 con borchie che, oltre ad avere la spuntatura tonda, sono leggermente più alte delle #50.

2) Sia indispensabile ai fini della sopravvivenza, annullando con la sua mancanza tutto ciò che è stato acquistato in precedenza. Se sono sopravvissuta sino ad oggi con quello che avevo nell’armadio senza venir scambiata per una balorda/ senzatetto, oggi non sarà diverso. Tantomeno domani, dopodomani e via dicendo.

3) Sia di una qualità oggettivamente superiore, tanto da durare per un lasso di tempo che sfiori l’era geologica e quindi <<Ora che ce l’ho basta>>. Gli uomini si comprano una cosa perché quella cosa è di qualità e sono così certi che durerà quanto basta da non dover ripetere tanto presto il supplizio dell’andare per negozi in cerca di un’altra perché quella di prima faceva schifo. Io sono una donna e quella della qualità è la Magna Mater delle scuse.

4) Non andrà mai giù di moda. A meno che non si stia parlando del piumino nero lunghezza media, il giorno in cui guarderò quell’acquisto che, stando ai miei pronostici, l’avrei messo vita natural durante poiché capace di resistere a qualsiasi repentino cambio di tendenza…arriverà, senza ombra di dubbio. Se siete scettici, una sola parola: ONYX.

5) Sia talmente versatile da essere adatto ad ogni occasione. Certo, del resto chi non andrebbe a lavorare con i leggings da strappona e il bustino di pelle gonfia-poppe O al funerale di Zia Mariuccia con il chiodo borchiato fucsia?! Che domande.

6) Sia una vera occasione perché è in saldo al 50%. Il 50% di tanto è comunque sempre tanto. Inoltre, se dopo seicento giorni di saldi è ancora lì con tanto di doppie taglie…forse due domande è il caso di farsele, no?!

Ma poi esco dalla biblioteca, che è in centro…esattamente dove ci sono i negozi, in cui ci sono i saldi.

E quello è esattamente l’ultimo paio di stivali del mio numero che invece del 40% me li lascia al 50% e, oltre ad essere di una pelle talmente morbida e profumata che ci dormirei abbracciata, non ne ho mai avuti nella vita un paio simili.

Alla fine mi servivano. Meglio aver speso un po’ di più per una cosa di qualità che duri nel tempo che investire pochi soldi per cose che durano poco e quindi dover continuare a comprarne.

Ma adesso che li ho presi sono a posto perché comunque li sfrutterò sempre e non comprerò più niente del genere.

Davvero.

Guardare ma non guardare

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Prendi un uomo normale sessualmente attivo (non dedito allo stupro…un uomo normale, come tanti…) che sta andando al lavoro, seduto al solito posto del solito tram che prende da ormai dieci anni per andare nel solito ufficio…mettigli davanti una ragazza di età indefinibile (perché, per fare un esempio, le quattordicenni di oggi di quattordicenne hanno solo l’età anagrafica) con addosso quelle braghette bellissime che si è comprata nei saldi in un negozietto in via Torino, quelle che tutti dicono sembrare mutande ma cavolo, no che non sono mutande, sono pantaloni, diamine! Che succede? La guarda.

Le guarda il bagaglio perché nessun uomo eterosessuale al mondo che non sia cieco non noterebbe una bella ragazza col sederino di fuori O il seno della provocante signora della metro strapiena che ha scelto di indossare proprio quella camicetta talmente scollata da far trapelare l’areola del capezzolo destro O che la stangona in gonnella a palloncino si è appoggiata non proprio a caso sul bancone dello stand promozionale nel supermercato-X alle 11:30 di un sabato mattina qualunque in modo da mettere chiappe, perizoma e monte di Venere in totale mondovisione (in questo caso ringrazia sentitamente anche la fidanzata per non aver avuto voglia di andare a fare la spesa e averci mandato lui). 

Ma se si viene beccati a guardare un po’ più a lungo del previsto, si diventa dei poveri maniaci bavosi e disperati esattamente come il pover’uomo stravaccato in spiaggia del tutto ignaro del suo testicolo ribelle che fa capolino dallo slippino decennale ormai smollacciato. 

Le domande mi sorgono spontanee. Di cosa è colpevole esattamente un uomo che guarda, senza far male a nessuno, ciò che gli viene messo sul naso in modo spudorato? Perché denudarsi in modo eccessivo in contesti diversi dalla Pinuccia Disco Dance/ bar della spiaggia di Gatteo Mare per poi sconvolgersi a morte nel momento in cui si percepisce di aver catturato l’attenzione di un uomo? Sono proprio quei tre centimetri di stoffa in più a provocare la tanto famigerata vampata di calore?

Inoltre…non sarebbe, all’alba del 2014, il caso di smetterla di sventolare il vessillo della Moralità e ammettere, una volta tanto, che sì, a qualcuna di voi piace suscitare erezioni nel prossimo? Non ci sarebbe niente di male, anzi.

Solo non prendeteci per il culo, perché chi guarda è solo un tizio, uno qualunque, che si è trovato per caso sul vostro stesso cammino, bombardato visivamente dalle vostre scelte d’abbigliamento e che reagisce ad esse passivamente invece che attivamente…cosa che il vero porco schifoso fa e deve essere punito per questo.

La Selva Oscura (ancora Facebook!)

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Il giorno in cui mi iscrissi a Facebok fu quello che sancì la mia condanna. Lo feci più per “monitorare” le attività del mio ex-partner che per effettivo interesse, un anno dopo capii che non si tradisce necessariamente da dietro uno schermo né scrivendo messaggini: anche il soccorso in un incidente in tangenziale con prestito del triangolo (Il triangolo noooo, non l’avevo consideratoooo!!!), la fidanzata dell’amico puntata da tempo per una maggiorazione in zona toracica o l’assenza di testicoli nel prendere in mano una situazione di stallo sentimentale tirando avanti una relazione non voluta possono portare a prenderla platealmente nel culo.

Da lì in poi, di male in peggio. Dopo un quantitativo di anni non ben definito –più che altro perché se ci penso mi viene l’ansia– ecco i motivi per cui Facebook è un posto ostile.

 

1) È la versione moderna del canto delle sirene dell’Odissea e quella cibernetica dell’eroina. Ci sono storie di chi è riuscito a resistere, storie di chi c’è caduto ma poi ne è uscito definitivamente…ma i più soccombono. Del tutto inutili i tentativi drastici di cancellazione, molto poco credibili i <<…Stavo pensando di cancellarmi da Facebook!>>;

2) Non puoi avere un’opinione diversa dagli altri, specie su argomenti quali politica, religione e animali e pensare di esprimerla scampando a torce e forconi;

3) Non puoi essere gnocca (ma grazie al cielo questa condanna non mi tocca!). Se la sei e sei felice di esserla sei una tiramerda (troia), se la sei ma non sai di esserla sei una figa di legno (falsa);

4) Il binomio gnocca-ex ha sempre esito negativo in quanto + (la figheria, in questo caso) moltiplicato per – (il fatto di essere ex del tuo attuale fidanzato) fa sempre meno. Tradotto: le ex gnocche per le fidanzate in carica sono sempre aborti del Signore. Il binomio cessa-ex, invece, ha esito positivo non in termini di bellezza ma di incrementatore dell’autostima per le novizie;

5) Non sentire qualcuno non significa che quel qualcuno non si stia interessando a te, monitorando attentamente la tua vita elaborando teorie sulla base delle informazioni prese dal tuo profilo, foto, link e stati. Incazzarsi per la violazione della privacy è più o meno come prendersela con Gesù per il cagotto fulminante che ti è venuto dopo il latte appena munto che hai bevuto da un chioschetto a Marrakech (l’ho scritto bene??);

6) Non puoi cancellare qualcuno con la pretesa che questo non se la leghi al dito finché morte non ti colga. Se muore prima lui, a persegiotarti ci penserà il suo fantasma o l’entourage di personaggi che ha modellato a sua immagine e somiglianza convincendoli che stai sul cazzo anche a loro, anche se non ti conoscono;

7) Quello che pensi faccia ridere, fa ridere fino al momento in cui qualcuno non si senta chiamato in causa. Poi è guerra;

8) Se sei un vegano sei un esaltato del cazzo, se mangi carne sei un assassino, se mangi McDonald’s sei una fogna;

9) Magrezza = disordini alimentari. Non importa se è la tua costituzione o se t’ingozzi come un tacchino per un accenno di tette in più: se ti si vede un accenno di costole, sei da ricovero;

10) Sei fastidioso quando sei eccessivamente felice, lagnoso quando sei depresso. Facebook non è un confessionale, se hai dei problemi paga uno psicologo, cazzo!

11) Anche se c’è l’opzione “fidanzati ufficialmente”, è sempre meglio non usarla. I “fidanzati ufficialmente” è spesso guardato in modo ostile, specie da chi di “uffiale” ha solo le ragnatele in zona pubica;

13) Se non vuoi farti dare della zitella acida stronza, cerca di dire e di fare sempre quello che gli altri si aspettano da te: una beatissima minchia di niente (giochini in stile La Fattoria Felice compresi). Se sai stare nel tuo senza dare fastidio, sei esteticamente nella norma, la tua vita sentimentale è color pastello, non ti esponi troppo nei giudizi e le posizioni le prendi solo quando dormi…allora sì, quello Social è un Mondo magico!

Lode e gloria alle cassiere

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A me fanno tenerezza e dovrebbero far loro un monumento. Punto primo, fanno dei turni da fuoco. Sì perché mica tutti i supermercati chiudono alle sette e mezza. Alcuni tirano tardi…tipo le dieci di sera. A Milano, in piazza Principessa Clotilde ce n’è uno che sta aperto fino all’una di notte…perché a chiunque dodici ore potrebbero non bastare per fare la spesa!

Secondariamente, sono le uniche povere Criste che lavorano in giorni in cui si riposano tutti, anche i becchini, solo perché il marito della stronza del terzo piano si è dimenticato di prendere la mostarda quando era ora e quindi ci deve andare alle otto della sera della Vigilia, la sciüra del primo dopo una Pasqua da indigestione un po’ di spesa la deve fare lo stesso E che fare nel giorno della Festa dei Lavoratori se non andare a chiudersi in un ipermercato a fracassare la minchia alle commesse?

Terzo…voi avete presente cosa significa avere a che fare coi clienti del supermercato? La vecchietta con due cose in mano che vuole passare a tutti i costi e fa pressing viulento, la famiglia con tre carrelli, sei figli demoniaci e otto casse d’acqua che tre giorni non bastano per passare tutta la spesa, quella che vuole pagare coi buoni ma non ne ha abbastanza, quindi spulcia il portafoglio per tre ore per poi arrivare alla conclusione che sarebbe meglio pagare col bancomat MA deve fare un attimo una telefonata veloce al marito perché non si ricorda il numero…e poi lui, l’individuo che esce con sei euro e fa una spesa da venti e blocca la fila perché indeciso su cosa gli serva di più tra la schiuma da barba al pino silvestre e il detergente intimo.

E tutto questo dramma umano…vissuto con dei brutti vestiti addosso. Sottane blu-sciüra, bragoni da carpentiere informi, camiciole giallo vomito, gilet quadrati grigio topo e camici rosa-pene con sotto il lupetto marrone PIÙ accessorio al collo nelle varianti di cravattino, papillon o foulard a mo’ di Garibaldi.

Amici dirigenti-stylist-chiunque voi siate che avete ideato le divise da cassiera del supermercato…mi spiegate, per favore, cosa vi hanno fatto di male quelle povere ragazze che avete assunto? Qui non si tratta di cattivo gusto…ma di odio viscerale nei confronti della Donna. Sappiatelo. Perché solo un misogino frustrato o una stronza inacidita affogherebbero in un nugolo di poliestere delle bellissime ragazze che lì, sul posto di lavoro, potrebbero trovare l’Uomo dei Sogni tra il bip dell’olio extravergine d’oliva e quello del Colgate Maxifresh. Ma comunque, non temete ragazze…che tanto ci pensa il Karma! E a quello non scappa nessuno.

Detto ciò, lode e gloria alle cassiere. Voi sì che siete donne con le palle, cazzo!

Must have- quello che ogni donna dovrebbe possedere

Ci sono cose che vanno avute. Un paio di scarpe col tacco che solo a guardarle ci fanno cascare per terra come pere cotte, un capo d’abbigliamento rosso Babbo Natale…una guaina contenitiva più anti-sesso dei gambaletti. Tra loro, ci sono anche queste…

1) Maschera per addominali

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griglia per addominali
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Perché perdere tempo in palestra quando c’è la griglia evidenzia-addominale? Se siete scettiche, prima di comprarlo potete provare con una qualsivoglia griglia di ferro, vostro padre ne avrà certamente una, da qualche parte in cantina. L’addominale a tartaruga non tarderà a farsi vedere!

 

2) Calze anti-stupro

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calze anti-stupro
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Apparentemente sembrano le gambe di un porno attore del 1980. SBAGLIATO. Sono calze nate appositamente per far passare la poesia al maniaco del cespuglio. Lui sbuca dalla siepe con il loden aperto e il ciondolo de fori…e voi zacchete! Tirate giù le braghe e gli mostrate il prato erboso. Il problema potrebbe sorgere nel momento in cui, invece dell’omaccio, incontrate l’uomo dei vostri sogni e, come per magia, dal fatale incontro nasce un fatale primo appuntamento con fatale “saliunattimooooo?“.

 

 

3) Bobina separa-chiappe

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bobina separa-chiappe
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Quello dell’abbronzatura a pezzi è un problema comune, tra noi donne. Soprattutto uno. Non quello dell’anello di plastica che piazzano sagacemente in mezzo alle poppe o sui fianchi della mutanda del costume che sembra che stiamo insieme coi bulloni, non le geometrie del trikini che ti fanno sembrare un quadro cubista…bensì…il bianco infra-chiappa. Ma c’è la soluzione…del resto a nessuno piace avere l’interno chiappa bianco!

 

4) Cose per ciclo

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cartucciera per Tampax

Sembra il nome di una coppa gelato estiva, tipo la Coppa Variegata e quella Monte Bianco. In realtà, la Coppa Ciclo, è il Sacro Graal degli assorbenti, colei che non assorbe ma raccoglie evitando così il fastidioso fastidio della pezza. Vari colori (e spero tra poco anche varie fragranze…) in sacchettini porta-imbuto dalle fantasie sfiziosissime! Occhio agli ondeggiamenti da treno e nave, no saltelli o ruote come quella che voleva fare la viggei ma non poteva farla perché indisposta. Se siete fanatiche dei Tampax, ciò che fa per voi è la cartucciera all’uncinetto, per la donna che non deve chiedere mai.

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Coppa per Ciclo
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5) Metodi anti-rughe vari ed eventuali

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maschera elastica collezione T. B. Hewitt
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Chi non teme lo scorrere del tempo? Chi non ha speso, almeno una volta nella vita, soldi in creme miracolose alla mucillagine del Po, muschi e licheni della steppa siberiana e polvere di fieno con olio di argan e come unico risultato la puzza di marcio nel naso per tre settimane? Ma c’è la soluzione! Le maschere facciali. Alcune elastiche in stile Thomas Brown Hewitt alias Leatherface, altre più eccentriche. Entrambe non vanno indossate in presenza dei propri fidanzati, una per rischio infarto l’altra…beh…

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maschera anti-rughe mod. Fellatio

 

6) Vino e dintorni

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bicchiere da litro
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Ti ha mollato il fidanzato in pieno periodo pre mestruale e il barattolo formato famiglia del Sigma nulla può per sollevarti il morale? Ciocco e Lato si sono rivelati più deboli di quanto ti aspettavi…? Don’t worry. C’è il Gutturnio. E questi due gioielli che renderanno le nostre bevute da dispiacere ancora più piacevoli! Il bicchiere da litro, dove ci versi dentro tutta la boccia e non hai il problema che ogni tre per due devi riempire il bicchiere ricavato dal vasetto della Nutella e l’afferra-calice nel caso in cui l’alcool tiri fuori il tuo lato aggressivo. Se applicato al bicchiere da litro, nessuno ti fermerà più.

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Afferra calice, se ti piglia male e diventi very aggressive
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7) La Burrocolla

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la Burrocolla
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Se, invece che sull’alcolismo, vuoi affogare la tristezza nel burro…ecco la Burrocolla. Che è anche tattica, perché si confonde col Vinavil e non devi dare spiegazione sul perché vivi attaccata a un panetto di burro. Poi magari pensano che sniffi la colla come gli zingari ma è comunque più dignitoso del burro. Stappi, spalmi e via…

 

 

8) Cameltoe per tutti i gusti

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Cammellizzatore
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C’è a chi non piace e chi ne va matto, chi lo cerca e chi lo rinnega…ma oggi, amiche, ce n’è per tutti i gusti! Se non ti piace e ci combatti da una vita c’è una pezzuola in silicone (credo) che metti a mo’ di Lines senza ali e bòn, puoi tirarti le braghe sotto le ascelle che risulterai sempre e comunque asessuata come un putto. Per chi lo volesse (e non spenderò una parola sul fatto che esiste gente che lo brama) c’è la soluzione inversa. Il cammellizzatore, da scegliere in tre diverse visibilità: soft, medium e strong. A ciascuna, il suo!

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anti-zoccolo
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9) Kit da viaggio per la Donna pendolare

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Cappellogienica
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mascherina per rossetto
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Noi donne pendolari fatichiamo più degli uomini, c’abbiamo sempre mille problemi…l’ombrello se piove, le scarpe giuste, la sciarpina per la cervicale, i fazzoletti di carta confezione da 100 perché non si sa mai, lo specchietto per il rossetto…e nessuno che abbia mai speso un pensiero per facilitarci la vita. Fino ad oggi. I fazzoletti possiamo mandarli a cagare e sostituirli col Cappellogienica, ce lo infiliamo sulla testa e siamo a posto, sia per il moccio al naso che per tappezzarci la tavoletta dei bagni pubblici. Per la pioggia, la Cabina di cellophane, che non ci bagniamo neanche se ci passa vicino Lapo Elkann col motoscafo. Infine, per non vivere più nell’oblio del non poterci mettere il rossetto sul treno o sui mezzi perché sbandano e poi sembriamo Joker pazzo-Heath Ledger…LA MASCHERINA PER ROSSETTO! Che te lo puoi spantegare per bene sulla faccia e neanche l’ombra di una sbavatura. Con questo kit, chi ci ferma? La polizia, forse.

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cabina ombrello
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Non è una moda per tutte- gli shorts (quelli invernali)

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Quest’estate hanno letteralmente spopolato. Due anni fa anche. E, anno dopo anno, la solfa non cambia. Vado da Zara col cuore gonfio di speranza e cieca davanti all’evidenza, me li provo tutti…e rimango fissa davanti allo specchio per circa un’eternità, con un’aria da mi è appena morto il gatto mista a profonda desolazione. Poi sgattaiolo fuori dal camerino come un cane bastonato, li lancio in mano alla commessa di turno e mi congedo con un frettoloso <<Mhh non mi ci vedo proprio…>> evitando il più possibile il contatto visivo, perché lei già lo sapeva. Dopo esco e vado a parare sul solito vestito consolatore tendiforme -di quelli che mettono in un angolo, tra il reparto pre-maman e mamme di mezza età giovanili ma classiche- da infilare sopra ad una guaina stringiciccia di tre taglie in meno, concludendo la giornata con uno yogurt gelato con Nutella e nocciole affinché il cioccolato con le sue endorfine dia un bel calcio in culo alla depressione galoppante.

Poi l’estate passa, finisce e se ne va. Il sole tramonta, l’afa diventa nebbia e la brezza gelo artico. E sorrido perché posso tirare un sospiro di sollievo perché, finalmente, basta culi al vento. Basta culi, basta gambe perfette (o eccessivamente imperfette…) strizzate in perfette braghette mignon, basta agonie da pantaloni lunghi in giornate con picchi di calore che manco nel Sahara, basta patemi e basta preoccupazioni sulla cellulite che, con gli shorts, magicamente quadruplica. 

Torno da Zara e…tadaaaaan!!!! Abbinati al maglione in pura lana vergine da viaggio in Patagonia cosa c’hanno messo? Loro. Gli hot-pants modello invernale, che differiscono dagli estivi fondamentalmente per un colore più scuro. Accanto, quelli in lana con i ricami tirolesi che sembrano body da neonato con tanto di pannolone, gli “elegantissimi” annegati nelle paillettes oro per la sera e, infine, i super ascellari by 1980 che l’effetto cameltoe c’è per forza, anche se pesi venti chili, magari da mettere con le scarpe che vanno di moda adesso che a me ricordano i naziskin e le camiciole da educanda.

Non bastava farci terrorismo psicologico in estate? Dovete farci sentire antisesso anche in inverno? Se il tripudio di culi tra luglio e agosto è tollerabile perché c’è caldo e il caldo non va patito, in inverno no. Lanciare la moda degli shorts invernali è da bastarderrimi, perché fa freddo e non hanno altra utilità se non quella di demotivare l’animo di chi come me in palestra non ci va e, se ci va, non ci va regolarmente.

Comunque, il problema degli shorts (e di chi li fa) è che non ci sono vie di mezzo. O sono mutande oppure braghe alla Alvaro Vitali ne “Pierino e il medico della SAUB”. O ti lasciano fuori mezza chiappa o ti arrivano al ginocchio. O rimandano al sesso selvaggio o alla gita dei pensionati a Venezia. Non c’è il famigerato compromesso, per noi che non mangiamo ottanta grammi di carboidrati ma molti di più. Per tutte le altre, quelle col deretano granitico e la pelle di pesca e quelle che tutto possono, anche se non possono, c’è Mastercard. E un mondo di shorts, spesso così brutti che più brutti non si può…ma che vanno talmente di moda che metterli diventa un piacere. Anche se fanno sanguinare gli occhi a chi li guarda.  

Non è una moda per tutte- i cappelli

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La prima volta che li ho visti erano su un sito di costumi di carnevale. Poi ho cominciato a vederli appesi nei negozi e, soprattutto, sulle teste della gente in contesti diversi da feste in maschera e simili. Sto parlando, amici e amiche, dei cappelli di pelo-peluches. Quelli con le orecchie da animale, che a me ricordano tantissimo le nutrie spiaccicate sulla Via Emilia, e che nelle varianti più estreme hanno anche le zampe da usare a mo’ di guanti. Avete presente? Dopo una ricerca sui siti di vendita on-line più famosi, mi si è aperto un mondo.

A naso, i più gettonati sembrano essere quelli che rimandano a pellicce di lupo, leopardo e orso; poi ci sono quelli indecifrabili, che per colore e forma delle orecchie non capisci se vogliano essere le spoglie di una lepre o di un mulo; infine gli importabili per eccellenza, cioè i multicolor, della serie “Dio si fece un acido, poi creò la volpe. Fucsia, verde e blu.”.

Perché deve andare di moda una cosa che, oltre a evocare la morte, sembra anche essere il Walhalla degli acari? I casi, a mio avviso, sono tre.

Può essere, per cominciare, la cosiddetta prova del nove a dimostrazione della veridicità del detto “la moda è una ruota che gira”. Gira che ti rigira, siamo tornati alla Preistoria con le pelli di bestia selvaggia sulla testa. E io mi preoccuperei non poco, perché a questo punto tutto è possibile e in un attimo potrebbero tornare di moda tanto le gonnelle da centurione romano quanto i parrucconi da Re Sole.

Oppure, seconda ipotesi (che per me è la più plausibile), ci stanno prendendo non poco per il culo, lanciando le mode più assurde per vedere fino a che punto la gente si spinge per essere al passo coi tempi e ridere sotto i baffi perché ci caschiamo come polli…e qui si spiegherebbero tante cose, tipo le zeppe applicate a qualsiasi tipo di calzatura che abbia una suola o le borchie messe ovunque, anche sulla carta igienica.

Terza e ultima possibilità, le pelli di animali feroci possono essere viste come un sorta di messaggio non-linguistico sulla Donna contemporanea che è passata da Dama del Focolare a Spietata Predatrice. E se così fosse, mi permetto di fare un appunto agli interpreti dell’abbigliamento che potrebbero avere elaborato questa chicca: che la Donna contemporanea sia predatrice, non c’è dubbio. Però invece dei lupi, orsi, linci e giaguari, forse dovevate metterle sulla testa qualcosa d’altro, non so…qualcosa di più realistico, che caccia per davvero e anche con non poco accanimento. Tipo un uccello. Quello sì che sarebbe stato azzeccato!

Meno male che il mio fidanzato non è un hipster

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Conoscevo la parola “per sentito dire” ma non mi sono mai soffermata troppo sull’argomento. Poi, un giorno, mi sono svegliata e mi sono chiesta: ma gli hipster, chi (o cosa) cavolo sono? Dopo una ricerchina su Google, così, a naso -e prima di tutte quelle sbrodolate sul mainstream- gli hipster sembrerebbero essere dei grandissimi tiramerda senza gusto nel vestire. Nonciclopedia, ad esempio, li ha definiti barboni molto ricchi e vi sfido a dire il contrario.

Secondo molteplici siti, blog e chi più ne ha più ne metta, l’hipster-tipo uomo predilige la taglia extra small, i pantaloni che sembra stia andando a vongole, la barba da tagliaboschi e, se la barba è troppo poco alternativa, i baffi, meglio se architettonici. L’hipster-tipo donna, invece, si mette vestiti larghi da strappona, le fasce sulla testa che a lungo andare bloccano la circolazione e tutto ciò che rimanda allo stantìo, che però lei lo chiama vintage. Poi ci sono gli occhiali con la montatura del dopoguerra, gli accessori tecnologici da migliaia di euro e tutte quelle abitudini di vita tipo sono ricco quindi posso anche spendere centocinquanta euro per un toast vegano. Inoltre sembrerebbero prediligere solo ed esclusivamente la cultura di nicchia. Ad esempio, se guardano film ne vanno a cercare uno che nessuno conosce, magari in russo coi sottotitoli in catalano. Vanno alle mostre più improbabili e la musica sì ma solo quella talmente sconosciuta che alla fine non sanno neanche loro di cosa effettivamente si tratti. Infine, all’apparenza, più che un partner sembra che vogliano trovare delle connessioni intellettuali profonde. Posso permettermi? Che palle. Che noia. Menatevela di meno. Fateve ‘na risata e chiudiamola qui.

Ma per fortuna, il mio fidanzato non è un hipster. Lui si mette le lenti a contatto, si fa la barba tutti i giorni e i vestiti se li prende tutti, ma proprio tutti, della sua taglia. Non prende mai freddo alle caviglie perché i pantaloni non se li arrotola mai e se va in giro in bici per Milano lo fa con quella pieghevole della Decatholn, che quando è chiusa ricorda vagamente una sedia a rotelle. Però la cosa che preferisco di più del mio fidanzato non-hipster è che non mette mai nessun tipo di cappello, a parte quello standard con la visiera che indossa in estate per andare dal benzinaio perché non ha voglia di pettinarsi, cosa che faccio anche io in inverno con le cuffie per andare dal panettiere. Perché loro, gli hipster, se non ve ne foste accorti, ne mettono proprio un sacco, soprattutto se sono brutti (i cappelli). E poi, cosa fondamentale, col il mio fidanzato non-hipster non corro mai il rischio di annoiarmi e tantomeno, quando lo guardo, mi ricorda un disagiato.

Ricordatevi sempre, amiche mie, per quanto il genere possa essere affascinante (che poi, lo è davvero?), è decisamente meglio un fidanzato non hipster di uno hipster che non ti porta mai a mangiare le coscette di pollo piccanti all’Old Wilde West perché è troppo in lotta col mainstream. Fidatevi.

Non è una moda per tutte- i leggings

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immagine trovata su Google

L’altro giorno mentre ero in giro per negozi, ho deciso, così su due piedi, di provarmi un paio di quei leggings che vanno di moda adesso, quelli con tutte le stampe geometriche e arzigogolate. Il risultato è stato che mi sono sentita una via di mezzo tra una tenda sioux e un arazzo tibetano. Poi, un po’ per curiosità e un po’ per masochismo, ho provato anche quelli con i fiori. E, anche lì, più che alla Primavera del Botticelli il ricordo rimandava ad una fioriera di petunie, di quelle rettangolari che appendi al balcone.

Al che mi sono interrogata sull’effettiva “mettibilità” dei leggings stampati da parte di persone che non pesino venti chili e/o abbiano uno stacco di coscia da Heidi Klum.

Prendiamo, per esempio, anche quelli con sopra le galassie, i cieli stellati, le nebulose e le aurore boreali. Magari anche in tessuto metallizzato. Chi è che può metterli? Perché se penso a me, persona bene o male nella norma ma non esattamente il ritratto della fisicità, che indosso un paio di fuseaux con stampata sopra la Via Lattea…mi viene in mente, non so, l’Universo in espansione. Un minuto prima di indossarli le stelline son tutte piccine e vicine…poi inforco una gamba e posso andare a spiegare il concetto ai bambini delle elementari.

Detto ciò, amici stilisti, la moda -in questo caso, quella di tutti i giorni- non è una moda per tutte. Soprattutto nel momento in cui, appena vedete che una cosa è di super tendenza, la impacchianite al punto da renderla praticamente d’élite. “Vanno di moda le felpe? Bene. Facciamole corte e larghe, che se hai giusto quei tre chili in più sembri la scatola dei Kellog’s formato convenienza! C’è il boom dei leggings? Facciamo in modo che se non li metti tutti ghirigorati con Andromeda su una chiappa e Cassiopea sull’altra sei antica come Noè!”.

Dite la verità, lo fate apposta. Voi lo fate apposta perché siete sadici e vi piace farci dannare ogni volta che andiamo a fare compere. Tipo, non so, i sergenti Hartman del mondo della moda. “Hai mangiato il Kinder Bueno bontà a cuor leggero? E io ti faccio i pantaloni con su i pianeti! Non sei andata a correre perché su Sky davano la puntata che ti piace tanto di Grey’s Anatomy? Tiè, cuccati le calze con i pois e soffri!”. Oppure per invogliarci a migliorare e fare quella dieta che giace impolverata sul comodino da qualche lustro. Nel dubbio, mi compro una guaina. Che di quelle non ce n’è mai abbastanza.