Carta o bancomat? TETTE, GRAZIE!- il potere d’acquisto delle tette

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Si chiamerebbe Titcoin e “vorrebbe essere” una nuova metodologia di pagamento…cioè che tu entri in un negozio e, invece di sciabolare la carta di credito o tirar fuori la busta-regalo di Natale della nonna, paghi facendoti fotografare le bocce, che il commerciante manda a poi a PornHub in attesa del compenso.

Ma esattamente…che potere d’acquisto hanno le tette?

Come sostiene la Cuccaro, cambiano valore in base alla taglia? Se c’hai due ciliegie ci puoi comprare, non so, la borsa di Carpisa, con una terza stai su Liu Jo ma è con le mongolfiere che ci compri la Vuitton? Oppure, aggiungo io, conterà forma? Tipo che quelle a orecchie di Cocker Spaniel valgono meno delle poppe a pesca? O l’età? E in questo caso…il valore si perde nel tempo o succede come con le monete rare?! E quelle il cui seno è costituito per il 90% dal capezzolo come fanno?Tecnicamente la tetta c’è, ma di fatto non c’è. E le tette tatuate/con i piercing come si valutano? Perché non è che puoi dire <<No, sa…è macchiata, non ne ha un’altra che non posso accettarla?>>.

La questione non è mica molto chiara. Soprattutto perché se i soldi hanno banconote di valore diverso…di poppe ne abbiamo due e quelle (nella maggior parte dei casi) ci dobbiamo tenere, nolenti o volenti.

Ad ogni modo, lungi da me l’immagine delle nonne d’Italia al supermercato, la mattina alle nove…tutte in fila alla cassa in attesa di pagare.

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Nel Nome del pollo, del tonno e dei fagioli borlotti

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immagine trovata su Google

Dopo la Coca Cola, è arrivata la Nutella. Con su i nomi, dico. Però loro non la condividono, le cambiano nome e basta. La Nutella è sempre la Nutella ma prima di tutto è Antonia, Benito, Mariuccia e Filiberto. Che per tutti quelli che li conoscono però sono tutta una miriade di cose che sembra che nessuno li chiami mai una volta, che sia una, col loro nome di battesimo.

Forse quella della Nutella è una strategia per far capire agli altri cosa pensiamo della loro massa corporea senza offenderli. Della serie, non ti dico che stai per esplodere ma te ne regalo una latta da mensa scolastica così magari ci arrivi da solo. Ti induco a capirlo, così sembro meno cacca e non mi odierai fino alla Fine dei Giorni, augurandomi le peggio cose. Oppure è un modo velatissimo per portare allo sfacelo i tuoi nemici. Tiè, mò ‘ngozzate.

Perché io mi rifiuto categoricamente di credere che sia un gesto d’Amore, dal momento che anche l’ultimo dei cretini sa che se regali la Nutella condanni a morte il destinatario perché un cucchiaio tira l’altro e dopo tre ore sei con la faccia nel barattolo per leccare quel che rimane. Che gesto d’Amore è regalare una cosa che ti fa venire un’Odissea di brufoli in faccia e ti porta l’acetone a picchi storici?

Poi questa mania di scrivere i nomi la devo capire. Che due scatole. Perché voi ci guadagnerete pure, però siamo noi a subire i danni con le fatidiche e ormai arci-note foto di Facebook. Coca-Cole e Nutelle, Nutelle e Coca-Cole. E sneakers. Non dimentichiamoci le foto dei piedi.

Comunque, fossi in voi nominerei più cose. Tipo, non so…i ciccioli. O il lardo di Colonnata. O i nervetti sott’olio unti e bisunti. “Condivido questa scatoletta di alici piccanti con Ubaldo”… “Tutti ti hanno chiamato in tantissimi modi, però per noi che facciamo il formaggio quasi marcio con i vermi sopra sei e sarai sempre Giannagiulia!”. Così, per vedere fino a che punto la gente è disposta a spingersi per lo scatto-tipo da postare su Instagram, con ottantadue filtri aggiunti per ottenere un effetto il più vintage possibile. Con il tovagliolo sporco di peperonata sullo sfondo del capolavoro. O la nonna dormiente con la bocca aperta e rigolo di bava. Ma questa, è un’altra storia.