Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

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Gigia Condom- rivelazioni

…Nessuno ci punta una pistola alla tempia per farci scrivere ogni tre secondi cosa stiamo facendo, con chi e in quale luogo del pianeta;

…Non ci uccidono il gatto/ cane/ nonno/ fratello/ padre/ madre/ criceto se non postiamo sessantadue foto in tempo reale di cosa stiamo mangiando o bevendo;

…Non moriremo tra sette giorni se visualizziamo un messaggio e non rispondiamo in un lasso di tempo che spazia tra l’uno e i sette secondi;

…Se è una cosa urgente e avete fretta di sapere cosa abbiamo da dire a riguardo, esistono pur sempre corde vocali, telefono e soprattutto tavolini di pub, bar, ristopizze e pizzoranti con tanto di comode sedie su cui sedersi per parlare faccia a faccia;

…Non rispondere ad un messaggio nonostante la doppia spuntata blu o il “visualizzato” di Facebook indichino che il messaggio ci sia arrivato forte e chiaro, senza se e senza ma, è un diritto;

© Ettone - www.messaggisofisticati.com Messaggisofisticati - Ettone photography


” Don’t call me baby”
Ph: © Ettone – http://www.messaggisofisticati.com
Model: Adriana Castrogiovanni

…Mandare gioiosamente a fare in culo chi ci abbaia in faccia perché non abbiamo risposto al messaggio nonostante la doppia spuntata blu o il “visualizzato” di Facebook indichino che il messaggio ci sia arrivato forte e chiaro, senza se e senza ma, è un dovere;

…Mandare gioiosamente a fare in culo chi risponde a tutti tranne che a noi anche (a meno che non abbiamo scritto WELCOME in fronte e godiamo nel farci prendere per il culo da uno che ci considera come il due di coppe quando sotto al mazzo c’è una briscola diversa);

…Non offenderci se veniamo mandati gioiosamente a fare in culo anche;

…A prescindere da quanti strumenti anti-privacy ci vengano dati, siamo sempre e comunque noi (e solo noi) a decidere come, quando e soprattutto se usarli;

…A prescindere da quanti strumenti anti-privacy ci vengano dati, siamo sempre stati liberi di scegliere.

Tutto questo in risposta al panico che sembra essere dilagato tra laggente, da qualche giorno, in merito alla spuntata blu che manco farebbero per Belzebù se scendesse sulla Terra con il suo esercito di satanassi infernali per distruggerci tutti.

Un ringraziamento particolare a Ettone che ha fornito la foto dell’articolo, qui di seguito i link del sito web e della pagina Facebook

www.facebook.com/messaggisofisticati

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Categorie umane- Gli otto “amici” che si dovrebbero mandare a cagare senza l’ombra di un rimorso.

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Hai paura di svegliarti, un giorno, e trovare come unico sms quello del tuo operatore che ti avvisa che la promozione 345 ore e 678 messaggi gratis verso tutti sta per scadere? Temi che le tue uniche notifiche su Fessbuc saranno quelle dei giochi e l’invito all’evento “Dieci motivi per cui non suicidarsi”?! La solitudine può far paura…ma meglio soli che mal accompagnati, perché ad andare con lo zoppo, se non finisci per zoppicare, è certo che la prendi nel gnao (o, più volgarmente, culo).

#1. Il riempi-agenda: Ama la vita mondana e in casa ci sta solo se ha quarantacinque di febbre e un piede nella fossa. Dal momento che è fisicamente impossibile fare le tre di notte ogni sera di ogni settimana, alterna serate di quiete con serate di svacco, con rispettivi accompagnatori. Gli accompagnatori NON possono mischiarsi, per nessun motivo al mondo. Quindi, se sei l’amico da pub nella serata infrasettimanale in cui non escono neanche le prostutute, l’amico da pub rimani. Se è donna, esce in coppia con esemplari a lei inferiori. Perché lei è figa. E cagna, soprattutto. 

#2. La zecca: Gli appartenenti a questa categoria sono apparentemente innocui ma, in verità, sono degli ignobili bastardacci. Le loro vittime predilette sono quelle persone talmente buone che non direbbero di no neanche a Charles Manson, se chiedesse loro un favore. E ci sguazzano, scampando alla fanculizzazione grazie a sorrisi sornioni, vocine in falsetto e comportamenti strategici che ti lasciano sempre nel dubbio circa la loro effettiva intelligenza/ integrità mentale. Offrigli una fragola e, tempo tre mesi, avranno già conquistato casa tua…e il tuo frigorifero, divano, cene e pranzi domenicali…vita. L’unico modo per liberartene è cambiare Stato, volto e identità. Se proprio vuoi essere sicuro…anche sesso e continente.

#3. Il taccagno: Se lo inviti a cena in un posto diverso dalla solita pizzeria del fratello del cugino della morosa dello zio del suo amico Ciccio stai sicuro che proprio quella sera avrà un impegno inderogabile, ha la tendenza a considerare i compleanni come quelle occasioni in cui è il festeggiato che deve offrire da bere e la sua macchina, puntualmente, ha sempre un qualche guasto che se la usi l’esplosione è prossima. Fuma solo le tue sigarette e se ti paga un caffè, mettiti pure il cuore in pace, perché i suoi prossimi 120 sono i tuoi. Fingere di aver scordato il portafoglio non farà che peggiorare una situazione già precaria.

#4. La ex del partner: È la migliore amica dei neo-fidanzati nonché il loro primo, unico, vero e grandissimo amore. Se per una qualche morbosa ragione hai deciso di intrattenere rapporti d’amicizia con lei, ti sentirai dire, in ordine sparso: che tu non hai niente da temere, che a lui il sesso orale piace ma fatto “in quel preciso modo” da lei sapientemente collaudato, del favoloso rapporto con sua madre -che a te fa palesemente le macumbe- che mantiene vivido a suon di caffè e tè pomeridiani e che sa tutto dei vostri problemi di coppia e, senza offesa, tu hai torto marcio perché come lo conosce lei non lo conosce nessuno, soprattutto dopo tutto quello che hanno condiviso insieme nel periodo più felice della vita di lui. Averla nella propria vita è utile come l’ultimo velo di carta igienica scadente in fase cagotto 100+.

#5. Il Giacomo Leopardi: La vita fa schifo e i problemi li ha solo lui. Quindi le tue uscite in sua compagnia, fondamentalmente, sono lunghe e gratuite sedute di psicanalisi con tanto di pacche sulla spalla, consigli e frasi motivazionali…che ovviamente non ascolta. Fa niente se tu hai perso il lavoro, il fedele gatto Pucci è in punto di morte dopo una vita passata al tuo fianco e l’Amore della tua intera esistenza sta per partire per sempre per l’Oceania…i suoi problemi esistenziali sono comunque più importanti dei tuoi. Fattene una ragione, taci e ascoltalo in sacrale silenzio. Oh.

#6. Il diversamente educato: Si sente sempre libero di dirtene di cotte e di crude, nascondendosi dietro al fatto che lui dice sempre quello che pensa. Così l’ex della tua attuale era meglio di te, tu sei un povero pirla che non può capire come gira il mondo perché non sei figo quanto lui, i tuoi vestiti fanno pena e nel tempo hai perso quel fascino che, invece, a quanto dice lui prima avevi. Spaccia per sincera amicizia quella che, in realtà, è solo maleducazione pura. Chi glielo dice che non ce ne frega un cazzo?!

#7. Lo psicopatico: Vive facendo insinuazioni malefiche su tutti i tuoi rapporti umani, ti fa venire dubbi su dubbi e sembra che il suo scopo sia quello di alienarti dal mondo interno per tenerti tutto per se. I suoi rapporti sono sempre morbosi…della serie che se ti fai la fidanzata e con lui ci esci due volte invece che sei è capace di odiarti a vita. Non si capisce se sia semplicemente matto, innamorato di te o talmente cattivo da volerti annullare l’esistenza. Nel dubbio, meglio fanculizzarlo. O ucciderlo e darlo in pasto ai maiali. Sempre che lo mangino…

#8. L’opportunista: Quello saltuario, ti chiama perché deve chiederti qualcosa. Punto. Tipo che ha fatto la fiancata della macchina uscendo dal cortile e tu, casualmente, fai il carrozziere. Poi sparisce, come flash. Il periodico ha tempistiche di permanenza un po’ più lunghe…coincidenti con periodi di solitudine causa lite con terzi. La notifica dell’avvenuta lettura del messaggio che gli hai mandato, quello che hanno ricevuto, visionato ma a cui non hanno mai risposto…è il loro personalissimo modo per dirti che di te, a loro, non frega un benamato cazzo. Ma poi torneranno a cagarti, don’t worry…magari in un altro momento, quando tu gli servirai a qualcosa!

Cosa fare se foste in un film horror…con chi proprio non godete!

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Tutti scrivono cosa non fare nel caso remoto in cui la vostra vita si trasformasse, dall’oggi al domani, nel peggiore dei film horror. Oggi io farò il contrario. Perché potrebbe capitare a tutti noi di trovarci in una pessima situazione e avere, tra i fidi compagni, anche quello (o quella) che ci fa venire la bile verde…

#1. Al primo rumore utile, speditelo in avanscoperta. Quello che va a controllare è sempre il primo a tirare le cuoia;

#2. Se il rumore proviene dalla cantina, una volta che l’odioso compagno si trovi più o meno a metà scala, assicuratevi di chiudere bene la porta, sbattendola. Se non lo accoppa il mostro, lo farà lo spavento;

#3. Convincetelo, in caso di fuga, a fuggire verso l’alto. Se non lo accoppa il mostro, lo farà il tuffo ad angelo dal balcone per salvarsi…qualcosa si farà!

#4. Elogiate con lauto anticipo le sue doti di eroe senza macchia, il suo ego si gonfierà come un pallone aerostatico e, in caso di pericolo, sarà il primo a combattere il Male. E il Male vince sempre.

#5. Convincetelo che “dividersi” è l’unica soluzione. Tanto non lo verrà mai a sapere che voi siete rimasti uniti.

#6. Nella fuga, fatelo girare. Inciamperà, cadrà e verrà mangiato da qualcuno/ qualcosa.

#7. Elogiate con lauto anticipo le sue doti di Mc Gyver. Al momento clou sarà lui a prendere le chiavi e mettersi alla guida dell’auto…che, per ovvi motivi, non partirà. E mentre cercherà di farla partire con una graffetta e il braccio destro de Il fu Antonio Rossi, verrà mangiato dal sopra citato qualcuno/ qualcosa.

#8. Mandatelo a cercare qualcosa…lui dirà <<Torno subito!>>, il figlio di Satana sentirà e saprà chi deve stecchire;

#9. Accoppatelo voi e date la colpa al Male.

#10. Se siete personcine perbene e non fareste del male ad una mosca…comprate una casa in un bosco, in riva a un lago o piazzata sui resti di un cimitero sconsacrato, invitatelo a cena e aspettate che gli eventi facciano il loro decorso.

Dieci motivi per cui non Neknominarmi

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Se prima ci si sfidava a Tekken 3 e ci si nominava solo nei grandi fratelli/ isole dei famosi/ fattorie…adesso le cose sono cambiate. Adesso, se non sai come ammazzare il tempo perché Ruzzle e Candy Crush sono passati di moda, ti prendi un boccino di birra e te lo bevi al colpo nel minor tempo possibile.

All’estero, invece, sono più creativi. Infatti insieme ad una media si tirano giù anche i barili di distillato Moonshine, mangiano le uova crude (perché, poi?) e si lanciano dai ponti. Poi bevono dalle scarpe puzzolenti, sono quasi tutti in mutande e qualcuno che vuol proprio far le cose fatte bene, addirittura, ci lascia le penne.

Detto ciò, la faccenda va più o meno così: s’ingozzano di alcol, si filmano e poi, alla fine, se non sono caduti in coma o non si sono sfracellati la faccia contro un sasso, nominano un tot di amici che si trovano “costretti” ad accogliere la sfida a braccia aperte. Qui da noi si limitano ad un videolino a mezzo busto con sfondo neutro da postare su Facebook.

Lasciando la polemica ai media, ho immaginato per un nanosecondo me che accetto la sfida. E qui, i motivi per cui non neknominarmi.

 #1 Il mio rapporto con l’alcol è di tipo annuale, come la visita dall’oculista. Capita una volta l’anno e per i restanti 364 giorni vado giù di succo d’ananas;

#2 In base a #1, rendo noto al Mondo che per il 2014 ho già dato;

#3 In base a #1 e #2, sono in fase succo d’ananas;

#4 In base a #1 e #2, il mio senso olfattivo mi impedisce di annusare bevande alcoliche senza che mi vengano quindici conati di vomito;

#5 Se bevo “alla goccia”, la percentuale che una bevanda gassata mi vada di traverso è più o meno pari al 99,9%. Se poi è anche fredda, mi viene il gelone al cervello e muoio;

#6 Ci tengo alla privacy, soprattutto quando mangio, bevo e svolgo le normali attività quotidiane;

#7 La birra mi gonfia e ciò vorrebbe dire annullare l’effetto della tisanapanciapiatta;

#8 In casa mia non c’è birra ma solo bottiglie di vino rosso;

#9 Il vino rosso è troppo calorico per la dieta che sto facendo;

#10 Se bevo tutto d’un fiato mi viene il singhiozzo e ci metto vent’anni per farmelo passare (ma comunque il senso di fastidio rimane).

Quindi non fatelo. Oppure fatelo ma, se siete veramente miei amici, sfidatemi a bere qualcosa di utile, che mi faccia bene e mi depuri l’organismo. Tipo due litri di acqua che elimina l’acqua, una botte di Drenax forte, drenante e depurativo…sei tazze di tisana o una boccia di succo al mirtillo. Il microcircolo delle mie gambe ringrazierebbe di cuore.

Carnival party- cosa mi metto?

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È carnevale e ogni scherzo vale. Quindi ok alle polveri pruriginose versate a pioggia sulla testa, ai bambini di quarant’anni che ti spruzzano la schiuma nelle cornee come i cobra sputatori che puntano agli occhi così ti uccidono meglio e a tutte le simpatiche persone che, negli scherzi carnevaleschi, sembrano metterci tutto l’odio represso che hanno nel corpo. Ma, carnevale, è anche altro. Tipo le frittelle fatte in casa e le rispettive tende che puzzeranno di strutto in secula seculorum, le sfilate paesane dei carri e…le feste in maschera.

 

1) I maghi del riciclo
Sono quelli  che, pur di non spendere il becco di un quattrino, sono disposti a tutto e, dopo il loro passaggio, la casa sembra esser stata travolta da uno sciame di tarme/ termiti. Usano le tende per farsi le toghe, i sacchi della spazzatura diventano gonne, i cuscini per pance, culi e finti seni e la coperta di pelo per mantelli da Attila re degli Unni. Mamme e nonne, se volete salvare il corredo delle nozze, nascondete lenzuola perché sono degli ottimi teli da fantasma. Maestri dell’Art Attack e pistoleri della colla a caldo, ne sanno veramente una più del diavolo. Sanno la ricetta perfetta per la cartapesta perfetta e hanno la fidelity card allo spaccio della Caritas.

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2) Di coppia…
Fidanzati innamorati che si vestono in coordinato. Principi di principesse, lupi di Cappuccette, Adami di ignudissime Eve, Cesari di Cleopatre, Adolfi di Eve Anne Paule Braun. Il problema è che dopo un po’ le coppie storiche si esauriscono…quindi c’è da scegliere altro. Se non hanno idee, si limitano all’affiancamento dell’esemplare-femmina/maschio del proprio personaggio (poliziotto/a, tirolese/a, pompiere/a etc). Ma gli altri, quelli che hanno un sacco di tempo (e fantasia) si vestono da pastelli, da tette (giuro), da posate e da bacon con uovo (giuro, ancora) e da presa della corrente con relativa spina. E sono tanto carini…ma anche molto, troppo, ingombranti.

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3) …Di gruppo
Parliamo di compagnie di +10 persone che si muovono in branco come gli gnu. Quelli che se vogliono sedersi al pub devono prenotare una settimana prima e se li trovi in pizzeria sai per certo che mangerai alle undici di sera. Sono affiatatissimi dal tempo delle elementari, a Capodanno sanno sempre cosa fare e in estate non c’è mai il problema vacanze. E attendono Carnevale come i bambini fanno con il Natale. Dato che il loro sistema sociale interno è molto articolato, tutti sanno quale sia il loro ruolo e non pressano per averne un altro. Così danno vita a clan di zingari, centri benessere, harem arabi, alberi genealogici di famiglie cortigiane e chi più ne ha più ne metta. I loro costumi sono sempre fighissimi e puntualmente smerdano quelli degli altri. I figli/fratelli piccini dei membri suscitano tantissima tenerezza tra i presenti. Se non fai parte del gruppo, accontentati di guardare.

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4) Sosecsi
È il mondo delle signorine che vedono in Halloween/ Carnevale l’occasione perfetta per scoprire le carni. Il concetto di fondo è che tutti i mestieri possono essere pornizzati. Scelgono un personaggio, indossano la divisa, ne accorciano gli orli e ne aprono gli scolli. Così avremo: le porno poliziotte con gonnelle di tulle, le pompiere col culo de fori, le porno infermiere, le sexy segretarie, le cameriere hot, le porno carpentiere e via dicendo. Ma non è che si possono pornizzare solo i mestieri. Anche gli animali…tipo le puzzole, le api, le mosche, i tassi, gli orsi, gli unicorni e i lupi. Per farlo basta poco, una striscia di pelo per coprire le pudende e un cappuccio col le orecchie. Se proprio si voglion fare le cose fatte bene, una lingua di pelo per la coda e due copricapezzoli di pelo. E sono fighe. Punto.

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5) Dell’ultimo minuto
Non hanno né tempo né voglia di pensarci perché, oltre ad avere un lavoro che li impegna e pochi soldi a disposizione, a loro del Carnevale frega assai poco. Vengono invitati a tradimento dagli amici a feste in maschera camuffate da feste normali e solo all’ultimo hanno la Rivelazione delle Rivelazioni. Così s’incazzano perché ormai ci devono andare, s’incazzano perché hanno tre ore di tempo per decidere da cosa mascherarsi e un giorno a disposizione per cerare il vestito e s’incazzano perché la scelta è tra il costume scenico professionale da Capitan American compreso di scudo con spedizione in quattro ore dall’ordine alla modica cifra di 325,00 euro E la mascherina nera/ kit triste da gatto della cartoleria vicino all’ufficio. Cioè tra il finissimo cioccolato del maître chocolatier della Lindt e la cacca santa del neonato che ha mangiato l’omogeneizzato ai fagioli.

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Week-end, mon amour! -Parte #2

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Sessantottini classe 1990 
Il luogo di ritrovo preferito è il centro sociale. Spendi poco, bevi tanto, puoi ancora fumarci dentro, non sei costretto a lavarti, hanno tutti la tua stessa idea politica e non rischi il linciaggio. Fanno il liceo artistico, il classico o lo scientifico, hanno un fratello maggiore da cui hanno preso spunto che, a sua volta, ha preso spunto da Pasolini, odiano i borghesi, hanno un cane sporco, leggono Baudleaire e bevono vino rosso dal cartone o dalla scodella. Si fanno le canne per poter poi annunciare al mondo di essere in fame chimica, qualche volta sono anarchici. Una donna su tre ha i rasta raccolti a ciuffo d’ananas, due donne su tre anche perché ce li ha l’amica, tre donne su tre puntano quello con l’anello al naso e i lobi dilatati. Tre donne su tre se lo fanno. Età compresa tra i quattordici e i venticinque anni.

Oratoriani
Quanti di voi, come la sottoscritta, sono cresciuti pensando che l’oratorio è da sfogati e ci si va per pregare? SBAGLIATO. Chi ci va, ha capito tutto della vita poiché luogo per eccellenza esente da rotture di palle genitoriali e pullulante di adolescenti in travaglio ormonale, andarci è più o meno come pescare con la dinamite. Mammà e papà sono tranquilli e sereni in quel di casa loro, si sa per certo che nessuno cagherà mai le balle se si torna un’ora dopo…e tra un Calippo e una sfida al calcio-balilla all’ultimo sangue ecco che l’uccello pasquale arriva volando e volando se ne fugge col rametto di ulivo nel becco. Se le discoteche sono un ricettacolo di balordi dal vomito facile e alito mefitico, l’oratorio è il Walhalla dell’Ormone e le gite parrocchiali il biglietto di sola andata per Scopolandia. Gli over-venticinque maschi sono i sogni impossibili delle ragazzine nonché delle over-venticinque che, diversamente dalle prime, ambiscono a sposarsi e partorire una squadra di calcio con l’over-venticinque universitario nonché co-educatore del gruppo giovanile del sabato pomeriggio. Che però caga la zoccoletta conosciuta in discoteca.

Giocofili del sabato sera
Under 30, un po’ boy-scout e stufissimi della “solita birra al solito pub”. Quindi boicottano e la birra la vanno a bere nel pub dove ci sono i giochi di società e si mangiano patatine fritte a tutto andare. I nostalgici giocano a Risiko, Monopoli, Cluedo e Taboo, i modernisti si dilettano con Chi vuol’esser milionario e Affari tuoi. Se non sono già fidanzati, la preda da conquistare è nel gruppo di gioco e la tecnica d’azione spazia dalla complicità del gioco di squadra all’offerta di una bruschetta speck, provola e funghetti sott’olio come simbolo di pace dopo una sconfitta a Uno. Si divertono un mondo, mangiano come bufali ed escono che puzzano di sogliole impanate, mai e poi mai rinuncerebbero alle loro serate. Qualche volta giocano a bowling e a biliardo con la clausola “chi perde paga la focaccia del dopo serata“. Gli uomini conoscono birre sconosciute ai più, parlano un po’ di elfico e almeno una volta nella vita hanno avuto a che fare con le carte Magic. Le donne sono vergini e astemie. Hanno tutti una gran fame (di cibo).

Il fortunato ventisei…

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Me, oggi, ossia il giorno del mio ventiseiesimo compleanno. 

06:30 Sveglia prestissimo perché basta dormire, cavolo! Adesso son più verso i trenta che no, quindi c’è da darsi una regolata…inoltre, penso, l’esame di latino non si prepara da solo.

06:35 Presa dalla foga, decido su due piedi che non potrebbe esserci momento migliore per cominciare a correre. Apro la finestra, buio pesto e condizioni meteo ottimali per un gemellaggio con Silent Hill. Opto per aspettare un attimino, così…giusto per non morire proprio il giorno in cui sono nata;

07:00 Il buio persiste, la nebbia un pelo meno. L’orario perfetto è stabilito alle 07:30. 

08:00 Mi sveglio, trafelata, senza sapere dove sono. Realizzo che la biblioteca apre alle nove…un’ora di tempo per: alzarmi, lavarmi, vestirmi, uscire, correre, morire e resuscitare, doccia, cambio abiti, trucco, parrucco, bici, farmacia, tabaccaio, bici e biblioteca. Considerato che non sono il ritratto dell’atleticità e le mie tempistiche d’azione rasentano il bradipesco…vacillo. Ma poi, dopo una botta incredibile d’autostima e un post di Feisbuc inneggiante al “Vietato dire NON CE LA FACCIO!“, decido che sì, posso farcela! 

10:00 Oggi, nella mia città, l’Unione Pensionati ha deciso che la farmacia da assediare era PROPRIO la mia. 

10:30 Arrivo in biblioteca trafelata, con i capelli bagnati e un attacco d’asma in atto…ok, un’ora e mezza di ritardo…non è tragica! Poi, penso, un posto lo troverò

11:00 di tre giorni dopo Ancora alla ricerca di quel posto che avrei dovuto trovare, con lo sguardo perso nel vuoto e lo strazio nel cuore

17:00 Essendo il mio compleanno (tanti augurii a meeee!!! Tanti auguriiii a meeeeee…Tanti auguriiii a meeeee e la torta a tutti quelli che non sono a dieta) penso di potermi permettere di smettere prima (ma non secondo Letteratura Latina da dodicimila crediti universitari) e andare a casa…esco e, ovviamente, comincia a diluviare

17:15 Me vagante nella tempesta, in bici, con una cuffia di cotone, senza guanti e con gli occhiali zuppi, in mezzo al traffico in pieno orario “bambini che escono da scuola recuperati da madri incapaci di guidare ma che si ostinano a prender la macchina anche per fare tre metri“, contro vento. Incidenti mortali scampati: 234; Rischio broncopolmonite acuta: +10; Bestemmie tirate: 82.

17:45 CASA.

E sono solo le 18:36. E sono a dieta.

Se non fosse per i messaggi, le parole di affetto e il pensiero di tutte le persone che oggi mi hanno rivolto…avrei dedotto che era una grangiornatadiemme. Ma non lo è…proprio no!

GRAZIE DI CUORE A TUTTI COLORO I QUALI MI HANNO RIVOLTO UN PENSIERO, Vi voglio bene…anzi, BENERRIMO! 

L’altra faccia del Natale- quella dell’ansia

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Chi ha inventato il detto “a Natale siamo tutti più buoni”, molto probabilmente è perché non ha conosciuto me e quella piccola cerchia di gente a cui, nel periodo Natalizio, sale il crimine. Noi -mi prendo la libertà di parlare a nome di tutta la comunità- che siamo nati sotto il segno dell’Ansia, la magia del Natale ce la godiamo proprio poco per tutta una serie di motivi che, adesso, vi andrò a spiegare.

L’ansia da regalo
Ci tormenta in modo ossessivo compulsivo. Non sappiamo mai cosa regalare a chi, quindi procrastiniamo di continuo il giorno degli acquisti facendo finta di avere tutto sotto controllo. Per poi ritrovarci il giorno della Vigilia a scorrazzare come ossessi per la città alla ricerca del regalo perfetto e particolare -perché noi non ci accontentiamo- con un improvviso blackout sui potenziali gusti e taglie corporee dei cari riceventi, del tutto consapevoli che non ci ricorderanno per il regalo ma per la frase “se non ti va bene (o non ti piace) puoi cambiarlo!”.

L’ansia da spese extra
A fianco, per ovvi motivi, dell’ansia da Regalo, c’è quella delle spese extra. Se agli altri piovono soldi, a noi poverini escono. Inesorabilmente e per i motivi più vari. Ci si caria il dente e dobbiamo andare dal dentista, ci viene la pallina sotto alla lingua e andiamo dall’otorino, ci si rompe la macchina e il tubo del bagno, l’IMU triplica e prendiamo tre multe. Così, oltre al pallino della scelta del regalo, abbiamo anche quello di comprarne quindici con cinquanta euro a disposizione e la pretesa di non andare a parare sul solito bagnoschiuma all’essenza di rosmarino.

L’ansia da Capodanno
Cos’è quella cosa che comincia ad angosciarti più o meno da Settembre, accompagnandoti in crescendo di mese in mese, con il suo picco finale nel giorno trentuno Dicembre mattina? Capodanno. La costante universale fissa della mia vita, oltre agli occhi azzurro cielo e un salvagente al posto dei fianchi, è che a Capodanno non so mai cosa cavolo fare. Un po’ perché sono povera e le cose figherrime tipo baita e vin brulè a Covvvtina D’Ampezzo non posso permettermele…un po’ perché sembra che sia l’unico giorno utile in cui si debba fare qualcosa di particolare. Non so voi, ma a me l’ansia del “dover fare a tutti i costi…” fa venire ancora più ansia. E tutta questa ansia culmina in un tripudio di depressione e scoraggiamento una volta che realizzo che quella che avrebbe dovuto essere la sera più pazza dell’anno, in realtà, è la peggiore.

L’ansia da meteo
La seconda cosa che pensi dopo “dove cazzo vado a Capodanno?” è “Devo guardare il meteo”. Sì perché su quindici giorni di feste, tredici c’è il sole e due piove (o nevica). E puntualmente capita quando ti devi spostare tu e devi compiere tragitti medio-lunghi, cioè la sera del Venticinque quando raggiungi il fidanzato per il cinepanettone dell’anno e quella del Trentuno. E Se proprio ti va di culo, le strade ghiacciano. Cosa c’è di più romantico di un incidente mortale nelle feste?

L’ansia da parenti
Natale : amici, conoscenti e parenti = sale : cellulite. E con gli amici, i conoscenti e i parenti arriva il caos e, col caos, le domande a raffica. Quali? Tutte quelle che non vuoi sentirti fare e a cui non vuoi rispondere, neanche se sei tu a fartele, figurati se escono dalle bocche altrui. <<Quando finisci l’università? Ti manca tanto? Mia nipote ha già finito, lavora, è realizzatissima, ha in vista almeno tre promozioni, si sveglia col sorriso sulle labbra e ha una voliera di passerotti rossi, gialli e blu che ogni mattina la vestono e la pettinano cinguettando!>>. Al che li lasci parlare, fai un breve resoconto mentale della tua vita, li immagini ardere su un rogo perché lo fanno palesemente apposta e, dopo un profondo respiro, ingoi per l’ennesima volta il rospo e rispondi con un bel <<Ma come sono contenta!>>. Che, in realtà, è un ingozzati col Pandoro.

L’ansia da studio e quella da ferie
Chi, come me, fa (ancora) l’università, sa per certo che il mese di Dicembre sarà diverso dagli altri perché ricco oltre ogni modo di giorni-distrazione. Per noi -soprattutto noi fuoricorso- il giorno di Natale sarà solo “tanti giorni in meno all’appello di Gennaio”, il Primo Gennaio una maledizione perché non si studia causa coma e l’Epifania il momento della verità, giorno che sancisce la decisione di iscriversi o no all’esame. Per chi lavora, invece, il pallino è un altro. Le ferie. In un ufficio si è in tanti e bisogna venirsi incontro, la regola dovrebbe essere questa…peccato che ci sia sempre quel collega che cerchi, ogni anno, di metterla in quel posto a tutti quanti. Lui fa il ponte, la Vigilia deve stare a casa anche se il negozio (o l’ufficio) rimane aperto, a Capodanno anche perché deve cucinare l’arrosto e si prende puntualmente il giorno in più perché a lavorare a metà settimana non ci vuole proprio venire. Grazie, con tutto il cuore, per la tua disponibilità nei confronti di tutti gli altri che ogni anno godono come ricci a lavorare fino alle otto e mezza di sera del trentuno Dicembre.

Eccole qui, le mie (nostre, non voglio sentirmi sola) ansie natalizie. Quelle che mi fanno svegliare col patema d’animo e mi accompagnano fino al sei Gennaio, impedendomi di assaporare a pieno l’energia positiva delle Feste e facendomi passare, agli occhi dei più, come la più epocale delle stronze. Ma ce n’è un’altra, quella che più di tutte m’inquieta, quella che arriva a scoppio ritardato nonché prova tangibile che l’Epifania non si porta via proprio tutto delle feste, la più subdola di tutte…l’ansia da chili di troppo. Ma ci penseremo a Gennaio, che, per ora, ahimè, ce ne sono già abbastanza.