Utenza allo sportello

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Img by Google

Ci è capitato a tutti di trovarci in quel luogo dove Morte e Disperazione regnano sovrane cioè la coda agli sportelli delle biglietterie delle stazioni ferroviarie. Corre voce che qualcuno ci sia nato, la maggior parte, comunque, ci è invecchiata. In ogni caso, è anche il luogo dove hai una certezza assoluta: avere sempre tra il noi e il nostro turno uno di questi utenti.

1. Il ruspista. Si è alzato con il solo ed unico scopo di litigare in quanto, fondamentalmente, è nato per litigare. E lì trova pane per i suoi denti. Non importa il motivo, lui urla e inveisce. Contro il bigliettaio, poi passa all’azienda e, infine, contro la situazione socio-politica italiana. Salvini ha ragione, tutti a casa ed evviva le ruspe.

2. Il vago. Vuole un biglietto ma non dice per dove, chiede un orario ma non dice di quale treno. Dice “MILANO” e poi tace. Butta lì dieci euro e aspetta. E tu sai che i prossimi quindici minuti saranno di interrogatorio per cavargli fuori qualche indizio prezioso per venire a capo sul perché sia lì e a cosa servano quei dieci euro.

3. La nonna sorda. È tanto dolce ma, appunto, è sorda e non ha idea di cosa stia facendo lì. Sa solo che ha cinquanta euro e qualcosa da fare per il nipote che studia ingegneria a Bologna. È come il vago, con la differenza che non capisce una bega.

4. Buba. È munito di un foglietto stropicciato con scritto “TORINO ORE 14:50” che gli ha gentilmente concesso il datore di lavoro per raggiungere il posto di lavoro che fi frutterà ben 3.50 euro lordi l’ora per un contratto di 145 ore settimanali no ferie no malattia no morte no niente. Il bigliettaio, nel dubbio, gli spiega tutto in sedici ore di monologo ma questo non è importante perché Buba parla solo swahili e quindi ciao.

5. Mi manca un euro! Si è fatto stampare sedici biglietti per un totale di quarantanove euro e ottantasette centesimi ma lui nel portafoglio ne ha solo quarantotto perché ha preso il caffè. Quindi si ruga nelle tasche dei pantaloni, poi in quelle della giacca, poi nella borsa, poi trova cinquanta centesimi ma non bastano quindi rovescia il portafoglio per vedere se tutti gli un centesimi arrivano a cinquanta ma no, sono solo 0.15. E tu per disperazione misto sfinimento gli dai cinque euro purché si levi dalle balle.

6. Da Milano fino ad Hong Kong, passando per Londra da Roma fino a Bangkok e poi dritti filati a Pisa Centrale. Viaggio che farà ad agosto 2017 ma che ha deciso di pianificarlo alle sei e cinquantaquattro di lunedì primo marzo 2016, quando tutto il mondo deve fare l’abbonamento perché sabato c’era la Sagra del Cicciolo e di domenica le biglietterie sono chiuse e il treno regionale 2456 e in partenza dal binario tre, allontanarsi dalla linea gialla. È munito di carta, una bic nuova comprata per l’occasione e tantissime speranze. Diversamente da te, che le speranze ti si sono suicidate da tempo.

E tu non puoi farci niente. Puoi solo stare lì, in coda, a subire gli eventi. E non prometterti che la prossima volta uscirai prima…perché loro ci saranno sempre e saranno sempre davanti a te.

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Il fascino del Brock

Buongiorno a tutte…come va? State bene? Bene bene, brave. Mi raccomando sempre in forma e sempre a testa alta perché come dice Enzo, lo sceriffo -ebbene sì- della mia città, pregi tanti e difetti zero, siete bellissime e meravigliose, non è un complimento ma una realtà.

Bòn.

Stamattina vorrei spendere due parole su uno diventato super famosissimo che, oltre ad essere un personal trainer che vive in America è anche uno con la barba, delle sopracciglia ad ala di gabbiano, tantissimi addominali e i capelli lunghi, folti e belli.

Se se, ti piacerebbe…dici così perché uno così non ti cagherebbe mai……sei ipocrita…figadilegnooo e blablabla. Ok, posso capire la vostra perplessità in effetti.

Ma la verità è proprio che dopo il primo video in cui ok, sei un figo fotonico, già al secondo mi è venuto il latte ai gomiti.

1. Si fa una media di 145 video inutili al giorno e già questo è sufficiente per anche basta.
2. Dei suoi 145 video giornalieri inutili, 140 sono dedicati alla masturbazione/contemplazoone dei capelli lunghi,  folti e belli e al guardare in silezio la videocamera con sguardo languido. Interessante, veramente.
3. È spontaneo come un complimento ad un paio di collant color pelle di daino per asciugare la macchina.
4. Vive in posa;
5. È un boscaiolo delle foreste della Groenlandia del nord made in China.
6. Il suo modo di fare mi ricorda Pesca, la mia gattina, quando era in calore.

Insomma, è senza dubbio figo e bello…ma per cinque minuti, giusto il tempo di rifarti gli occhi. Poi stufa, come la crema al mascarpone sul pandoro.

Quindi mi rivolgo direttamente a te, super figo dai capelli lunghi, folti e belli. Se mai un giorno volessi uscire con me…sappi che non sei il mio tipo. Magari possiamo riparlarne quando farai i video dove reciti l’alfabeto con i rutti intanto che spacchi un bancale di legna. Forse.

Revenant- la mia esperienza personale

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Dopo il disastro onirico di Macbeth, che ho aspettato come la manna dal cielo ma per una serie di sciagurati eventi tra cui la digestione di una cena più simile ad un banchetto rinascimentale che ad altro e il riscaldamento troppo alto in sala è finita che  ho chiuso gli occhi tre secondi e mi sono svegliata alla fine, ho deciso di ritornare al cinema ma questa volta mangiando un cicinino meno. Il microclima interno era perfetto e rischi abbiocchi zero.

Ah sì comunque sono andata a vedere Revenant. Bellissimo, mi è proprio piaciuto un sacco. Riprese mozzafiato, l’orso è stato bravissimo. Bello, bello e ancora bello.

Su musica e dialoghi invece purtroppo non posso pronunciarmi, non sono riuscita a seguirli molto. Però ho capito comunque tutto grazie al commento della Guido Meda delle sale cinematografiche che ha accompagnato la sala nella visione e spiegazione di tutto -nientepopodimenochedueoretrentaseiminuti- il film, con l’aggiunta di qualche opinione personale tra un tempo e l’altro per dare un po’ più di calore umano alla cronaca.

Sta correndo, adesso rantola…cade…ecco che torna l’orso, lo assale…ecco che lo morde! L’ORSO LO MORDE L’ORSO LO MORDE LO STA MORDENDO….che morsi ragazzi, incredibili! Incredibili morsi dell’orso! E ma gli orsi fanno male, si sa…guarda che sanguina, non smette di sanguinare…sanguina un po’ di più…credo che non ce la farà! Eh, gli orsi.

Ventidue euro di cinema spesi benissimo.

Che poi uno si aspetta che, ad una certa età in poi (diciamo, non so…dai 10 anni in su?) la gente sia bene o male in grado di stare al mondo sapendosi comportare in modo più o meno normale.

Salutare, dire grazie e per favore, non mettersi le dita nel naso per poi attaccare le caccole sotto la sedia della sala d’attesa proprio di fronte a te che sei allo sportello di quella sala e mangiarsele quando percepisci che sì, ti ho proprio visto, non appiccicare gli assorbenti usati come se fossero stancil decorativi sui muri dei bagni pubblici, tirare l’acqua quando si fa la pipì, pulire la sgommata sul water quando si fa la pupù…non parlare come una radio in una sala dove stanno proiettando un film diverso dal cinepanettone Ghini-De Sica-Boldi.

Uno se lo aspetta. Ci conta, nel 2016. Diventa quasi d’obbligo. Quindi non fate i buzzurri, che s’intona male con i vostri IPhone123splus edge che fanno il latte e anche il caffè e le Luigi appollaiate sulla spalla.

Fate le personcine per bene, che poi vi piovono addosso dei vaffanculi grossi come non so.

Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

28 col botto

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Ventuno più sette o quaranta meno dodici (alla fine tutto dipende dalla prospettiva con cui guardi le cose) anni fa sono nata proprio oggi, sconvolgendo la vita a qualcuno e i piani a qualcun altro.

Tanti auguri a me, tanti augri a me.

E dato che è nella mia natura deprimermi, ho colto anche questa volta l’occasione per fare il bilancio.

– Laurea, non pervenuta but ci stiamo lavorando.
– Chili, inesorabilmente troppi.
– Metabolismo: zoppo.
– Coscienza di donna padrona del focolare con annesso senso di maternita…dispersa nella sedicesima dimensione del Caos.
– Cosienza di donna padrona del focolaio, c’è.
– Amore di un uomo fantastico che non ha ancora trovato un valido motivo per soffocarmi nel sonno anche :’)))
– Soldi…persi di vista dodici stipendi fa. – Gatti a disposizione: due, quindi pochi.
– Coperte sul divano: millemilioni.

Poteva andare peggio, poteva piovere.

Ma questo ventuesimo anno più sette o quaratesimo anno meno dodici sarà diverso, me lo sento. Tutto sta a come ci si entra.

E io l’ho fatto in grande stile: ottimo sushi, acqua tonica con ghiaccio e limone in un bar semi-vuoto, casa alle 23:00, divano con due coperte addosso di cui una in testa con i miei tre amori di cui due con la coda e molti peli…e filmone erotico classe 1970 in seconda serata su Cielo con commento su riprese, dialoghi e fotografia.

Sarà proprio tutto diverso :’))  :’))  :’))

Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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img trovata su Google che arriva forse da Tumblrlrlr

Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

Quelle che…il contouring

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Dopo millanta e più video che girano per il web e una particolare attenzione a me medesima e alle mie abitudini, la domanda mi è sorta spontanea.

Ma loro, quelle del contouring coatto che se passi un dito sulla loro pelle dopo nel solco che si crea puoi giocarci a biglie, come arriveranno a fine giornata?

Io ad esempio, dopo un normale (normale, come tanti…non passato a zappare la terra con quaranta gradi all’ombra) giorno lavorativo (ma anche non lavorativo) e con addosso giusto quel tot di makeup da non sembrare un cadavere in fase decompositiva, faccio pena.

Il mascara mi è letteralmente nevicato sulla faccia, la matita è ovunque tranne dove dovrebbe essere e quelle che al mattino erano sopracciglia definite ad ala di piccione ora sono due righe sbierse color pennarello per colorare gli sbecchi della credenza. Senza contare che al posto di un colorito uniforme ho la faccia a stampa giaguaro (o varicella), tante macchie irregolari sparse a caso qui e là, con maggior concentrazione su guance e fronte.

A loro pruderanno mai naso e occhi? Gli verrà mai un attacco di tosse da briciola del panino finita accidentalmente nei bronchioli con conseguente lacrimazione a pioggia? Si gratteranno mai la fronte in preda al non capire un cazzo di quello che stanno facendo? Si stropicceranno mai gli occhi cotti dopo sedici ore davanti allo schermo del pc? Avranno avuto mai caldo, almeno una volta nella vita? SUDERANNO?

Non so darmi una risposta. Nel frattempo, ROAAAAAR 🐆.

Italians VS migranti- biccos uì ar better

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immagine trovata su Google, che basterebbe per proclamare un minuto di silenzio lungo sedici anni

  • L’italiano, specie se anziano (con gli anni aumenta il bonus bontà e quindi gli anziani sono tutte brave e dolcissime persone, anche quei cari vecchini che risultano poi essere ex ufficiali nazisti sterminatori di gente sembrano profumare di zucchero filato), è una brava persona, l’immigrato è sicuramente un delinquente, motivo per cui la cronaca nera è definita, appunto, nera e non cronaca ariana;
  • L’italiano paga le tasse e lo straniero campa sulle spalle dei poveri cittadini, cosa che assolutamente non fanno i finti invalidi e i lavoratori che vengono pagati grazie all’amico che timbra al posto loro;
  • L’immigrato sperpera tutto in gioco d’azzardo legale (settore sul quale lo Stato ha il quasi totale monopolio e controllo, proventi compresi), infatti sono quasi tutti stranieri quelli che sono finiti in miseria grazie a maghi, consulti astrologici, televendite vannamarchiane, videopoker, lotteria, gratta e vinci et similia;
  • L’immigrato è portatore sano di crimine organizzato diversamente dall’italiano che, quando emigrò, lo fece solo per lavorare duramente e costruirsi una vita migliore…infatti è risaputo che la Mafia italiana è solo in Italia e in nessun altro paese del mondo!
  • L’immigrato violenta le donne nei parcheggi, impazzisce per le strade col machete e uccide i nostri cari. Per fare qualche nome: Giulio Murolo, Erika e Omar, la Franzoni, i coniugi Bazzi, Misseri, Sabrina e Cosima Serrano, Stevanin, i mostri di Firenze e Foligno, Alessi e Raimondi;
  • L’immigrato puzza, non si lava ma va in giro con l’iphone…sul Bologna Centrale da Milano pieno di menagersss incravattati, infatti, non si è mai e dico mai sentita la benché minima puzza di culo, piede rancido e ascella fetida;
  • L’individuo che è nato in quella parte di mondo giusta, quella in cui si può mangiare seicento volte al giorno fino a morire d’infarto per le vene otturate dal grasso, in cui le cose brutte non accadono, dove non si muore per un’influenza, l’acqua è pulita e puoi esprimere la tua opinione, il tuo credo e la tua identità senza che ti venga scaricata addosso una pioggia di piombo ha più diritti dell’immigrato, perché è stato deciso così da chi ha tutto, che decide chi è ricco e chi è povero, chi deve morire di fame e chi deve vivere sguazzando nello spreco, chi avanza nel progresso e chi soccombe alla povertà.

Ma la soluzione a tutto questo c’è, forse. Basterebbe riesumare i concetti di persona, diritto e dignità e abbandonare l’idea che noi, i bianchi, siamo i buoni e loro, i diversamente bianchi, sono i cattivi.

Forse, allora, ci farebbero entrambi rabbia, l’italiano e lo straniero disonesti. Entrambi in egual misura, l’uno perché ruba fa male alla propria Nazione, culla e casa, e ai propri fratelli…l’altro perché fa male a chi gli ha aperto le porte e gli ha dato una possibilità.

Forse, allora, ci farebbero pena entrambi, l’italiano e lo straniero che rovistano in cerca di cibo ancora commestibile nei bidoni della spazzatura stracolmi, dove la perfetta famiglia del Mulino Bianco ha appena buttato quei sei panini dei quindici che aveva comprato il giorno prima e che non è riuscita a finire prima che diventassero leggermente raffermi.

Forse, allora, prima di pensare a lui come ad una zecca pronta a succhiare il nostro sangue, saremmo sinceramente felici a vedere che quel sopravvissuto alla morte ora è vivo e sta stringendo tra le mani un piatto di pastasciutta.

Forse, se fossimo meno politologi sotto ai post-disturbatori del Leghista Incazzato su Facebook e un po’ più umani, con le nostre macchie e i nostri peccati, nella vita reale. Forse.

La simpatia della tetta

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Immagine trovata su Gùgol ma censurata perché guai se si vede un capezzolo.

Amiche care, sì…parlo a voi miciottole che votate le vostre giornate a farvi i selfie con le faccine da “sono la tua bimba col broncetto” e sul finale taaac, l’ammiccamento da merlo forevah.

Perché vi lamentate se vi ponete al mondo in un certo qual modo e il pubblico là, fuori nel mondo crudele, non è costituito da filosofi, esteti e forbiti uomini dall’animo nobile ma beceri barbari che vi mangerebbero a colazione in un sol grande boccone?

Parliamoci chiaro, davanti a una tetta ignuda neanche un eunuco va a guardare alla simpatia. Che poi simpatiche le sarete sicuramente tantissimo eh, ci mancherebbe.

Però.

Però fatemi la cortesia di ammettere che su un ventundicipollicifullaccadì è la tetta che ha il sopravvento. O la chiappa. O le grandi labbra che fanno cucù dalle micromutande di Kiss me Licia. Ti schiaffeggia l’occhio. Si impone proprio sulla volontà e sul raziocinio.

Quindi, ricapitolando. Mostrate tutte le grazie che volete, deliziate le homeS altrui con i  lembi dei vostri corpi ignudi…scosciatevi, stettatevi e smutandatevi. Ma non lamentatevi.

Anzi, fate meglio: ditela com’è. E cioè che non è che a darvi noia/offendervi sono i commenti da ommioddiochetristezzanonhaimaivistounclitorideperaria? MA PIUTTOSTO il fatto che quei commenti arrivano da gente che non tocchereste neanche con tre canne da pesca legate insieme.

Noi lo sappiamo, voi lo sapete. Essi lo sanno.

E vivemmo tutti felici e contenti

Amen.

Non si vive di soli jeans- la presa di coscienza che per un matrimonio i vestiti dello stadio non vanno bene

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Willy- Yuppies

L’estate è sole, l’estate è mare…l’estate è matrimoni. E i matrimoni sono, dopo i saldi di fine stagione abbinati ad una fidanzata che non ha mai niente da mettersi, la più diffusa causa al mondo di maciullamento di testicoli.

Cerimonia infinita in chiese-fornaci? Domande imbarazzanti by chiunque su tutto ciò di cui non si ha voglia di parlare? Pranzi biblici in ristoranti con un’aria condizionata così bassa che la congestione è quasi un must?! No. Molto peggio.

1) IL RISVEGLIO
Tu glielo stai chiedendo da sette mesi ma lui solitamente si sveglia una/due settimane prima della fatidica data. È lì, stravaccato sul divano, e dal nulla <<Amore…ma io al matrimonio di Giongiangelo cosa mi metto?!>>. E tu rabbrividisci, perché conosci a memoria il suo guardaroba e non c’è niente che possa andar bene per un evento che non sia la Sagra del Cicciolo.

2) I CIMELI DAL PASSATO
Dopo due ore di muso lungo perché gli hai categoricamente vietato di mettersi i jeans, gli torna la luce negli occhi: cosa c’è di meglio di quel completo comprato per il matrimonio dell’amico? E tu tiri un sospiro di sollievo, finché non realizzi che l’amico di cui parla si è sposato quando la moda la dettava Sabrina Salerno (boys boys boooys!!!!) e, al posto del tuo fidanzato, ti vedi uscire Willy di Yuppies dalla camera da letto con due ciaspole al posto delle scarpe.

3) LA RASSEGNAZIONE
Proprio lì, davanti allo specchio delle sue brame, la caduta. La rassegnazione agli eventi, la presa di coscienza definitiva che non si può vivere di soli jeans: <<Amore…mi sa che devo andare a comprarmi qualcosa>>. Tadadadaaaaaannnn. E la nostra immensa gioia perché, in quanto terreno sconosciuto agli occhi del nostro amato tagliaboschi valtellinese, gli saremo indispensabili e potremo, per un giorno, condividere con lui il nostro meraviglioso mondo in cui nei camerini cresciamo, partoriamo i nostri figli e vediamo laurearsi i nipoti. E usciamo dal negozio a mani vuote perché “proviamo a guardare altrove che magari c’è qualcosa di meglio”. E torniamo. E usciamo ancora. E torniamo e finalmente compriamo. E ritorniamo ancora per cambiarlo perché con lo specchio di casa è tutto un’altro vestito. E non troviamo niente con cui sostituirlo. E ci facciamo fare un buono. E compriamo qualcosa col buono che non ci convince ma ormai stava scadendo e quindi qualcosa si doveva pur fare.

Al mio fidanzato è toccato questo weekend. Io ero felicissima, lui ha quasi pianto dalla disperazione. Ma gli ho assicurato che non succederà più, che adesso è a posto per un bel po’ con i vestiti eleganti…almeno, fino al prossimo matrimonio!