Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

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