Il fascino del Brock

Buongiorno a tutte…come va? State bene? Bene bene, brave. Mi raccomando sempre in forma e sempre a testa alta perché come dice Enzo, lo sceriffo -ebbene sì- della mia città, pregi tanti e difetti zero, siete bellissime e meravigliose, non è un complimento ma una realtà.

Bòn.

Stamattina vorrei spendere due parole su uno diventato super famosissimo che, oltre ad essere un personal trainer che vive in America è anche uno con la barba, delle sopracciglia ad ala di gabbiano, tantissimi addominali e i capelli lunghi, folti e belli.

Se se, ti piacerebbe…dici così perché uno così non ti cagherebbe mai……sei ipocrita…figadilegnooo e blablabla. Ok, posso capire la vostra perplessità in effetti.

Ma la verità è proprio che dopo il primo video in cui ok, sei un figo fotonico, già al secondo mi è venuto il latte ai gomiti.

1. Si fa una media di 145 video inutili al giorno e già questo è sufficiente per anche basta.
2. Dei suoi 145 video giornalieri inutili, 140 sono dedicati alla masturbazione/contemplazoone dei capelli lunghi,  folti e belli e al guardare in silezio la videocamera con sguardo languido. Interessante, veramente.
3. È spontaneo come un complimento ad un paio di collant color pelle di daino per asciugare la macchina.
4. Vive in posa;
5. È un boscaiolo delle foreste della Groenlandia del nord made in China.
6. Il suo modo di fare mi ricorda Pesca, la mia gattina, quando era in calore.

Insomma, è senza dubbio figo e bello…ma per cinque minuti, giusto il tempo di rifarti gli occhi. Poi stufa, come la crema al mascarpone sul pandoro.

Quindi mi rivolgo direttamente a te, super figo dai capelli lunghi, folti e belli. Se mai un giorno volessi uscire con me…sappi che non sei il mio tipo. Magari possiamo riparlarne quando farai i video dove reciti l’alfabeto con i rutti intanto che spacchi un bancale di legna. Forse.

Revenant- la mia esperienza personale

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Dopo il disastro onirico di Macbeth, che ho aspettato come la manna dal cielo ma per una serie di sciagurati eventi tra cui la digestione di una cena più simile ad un banchetto rinascimentale che ad altro e il riscaldamento troppo alto in sala è finita che  ho chiuso gli occhi tre secondi e mi sono svegliata alla fine, ho deciso di ritornare al cinema ma questa volta mangiando un cicinino meno. Il microclima interno era perfetto e rischi abbiocchi zero.

Ah sì comunque sono andata a vedere Revenant. Bellissimo, mi è proprio piaciuto un sacco. Riprese mozzafiato, l’orso è stato bravissimo. Bello, bello e ancora bello.

Su musica e dialoghi invece purtroppo non posso pronunciarmi, non sono riuscita a seguirli molto. Però ho capito comunque tutto grazie al commento della Guido Meda delle sale cinematografiche che ha accompagnato la sala nella visione e spiegazione di tutto -nientepopodimenochedueoretrentaseiminuti- il film, con l’aggiunta di qualche opinione personale tra un tempo e l’altro per dare un po’ più di calore umano alla cronaca.

Sta correndo, adesso rantola…cade…ecco che torna l’orso, lo assale…ecco che lo morde! L’ORSO LO MORDE L’ORSO LO MORDE LO STA MORDENDO….che morsi ragazzi, incredibili! Incredibili morsi dell’orso! E ma gli orsi fanno male, si sa…guarda che sanguina, non smette di sanguinare…sanguina un po’ di più…credo che non ce la farà! Eh, gli orsi.

Ventidue euro di cinema spesi benissimo.

Che poi uno si aspetta che, ad una certa età in poi (diciamo, non so…dai 10 anni in su?) la gente sia bene o male in grado di stare al mondo sapendosi comportare in modo più o meno normale.

Salutare, dire grazie e per favore, non mettersi le dita nel naso per poi attaccare le caccole sotto la sedia della sala d’attesa proprio di fronte a te che sei allo sportello di quella sala e mangiarsele quando percepisci che sì, ti ho proprio visto, non appiccicare gli assorbenti usati come se fossero stancil decorativi sui muri dei bagni pubblici, tirare l’acqua quando si fa la pipì, pulire la sgommata sul water quando si fa la pupù…non parlare come una radio in una sala dove stanno proiettando un film diverso dal cinepanettone Ghini-De Sica-Boldi.

Uno se lo aspetta. Ci conta, nel 2016. Diventa quasi d’obbligo. Quindi non fate i buzzurri, che s’intona male con i vostri IPhone123splus edge che fanno il latte e anche il caffè e le Luigi appollaiate sulla spalla.

Fate le personcine per bene, che poi vi piovono addosso dei vaffanculi grossi come non so.

Eau de merd- mirabolanti avventure di viaggi merdavigliosi

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Da quando hanno smesso di andare di moda i vari Scianelli, Galliani, Versaci, Kenzi, legni e spezie, bergamotti, borotalchialtolàsudori, fiori di cotone, papaveri e fieno eccetera?

Va bene, avete ragione, costano un sacco…però non è che esistono solo quei profumi lì. Ci sono anche quelli da 15euro sul mercato, che pur schifo che facciano ma son comunque più buoni dell’odore di panni mai lavati col sudore di sei mesi fa asciugato addosso più quindici anni di tabagismo coatto e muffa nell’armadio (non so se avete presente).

L’altro giorno mi è toccata la fragranza culo misto piedi. All’andata, invece, a tenermi compagnia c’era il Signore delle Loffe, The Lord of silent farts, che neanche i necrofagi della savana che mangiano carogne tutto il giorno ne emettono di così marce.

Che poi non puoi neanche cambiare vagone, perché la Vita, che ha deciso di fartela pagare proprio quel giorno per qualcosa che hai fatto ventiquattro anni e mezzo fa, ti accoglie con una grandissima e plateale giornata di merda, una di quelle che alle dieci del mattino hai già dodici vesciche ai piedi, le lenti a contatto che ti fanno gli occhi più secchi del mandarino aperto che hai lì da capodanno, il moccio al naso da aria fredda che se non te lo soffi continui a tirare su all’infinito, il telefono con un residuo di batteria del 15% e un mal di testa che la metà basterebbe per cappottare un elefante ma non puoi farci niente perché hai solo 5 euro in tasca con cui devi tirare fino a sera e hai dimenticato a casa il portafoglio col bancomat, sulla stessa mensola su cui giacciono occhiali da vista, porta-lenti, caricabatterie, fazzoletti di carta e bustina di oki salvavita. Una di quelle giornate che arrivi alla fine talmente stanco e provato che le gambe ti fanno il dito medio e la schiena sembra cantarti il Dies Irae e l’unica cosa che desideri è appoggiare le chiappe sul sedile del mezzo che ti porterà in quel meraviglioso luogo chiamato casa…e (la Vita) il posto te lo trova, ma proprio lì…nel vagone del caprone.

Grazie, troppo gentile. Che poi bastava anche qualcosa d’altro, tipo non so…un cagotto fulminante o una briciola nel bronchiolo nel silenzio di una biblioteca piena di gente in periodo esami.

Ma oggi sono partita con un piede diverso. Scarpe calde e comodissime, occhiali, due porta-lenti perché non si sa mai, una polveriera di Oki, tre caricabatterie di cui uno portatile, quattro Rotoloni Regina che, si sa, non finiscono mai e una vagonata di positività.

Salgo sul treno che stranamente è puntualissimo, c’è tantissima gente e in quel vagone non c’è posto ma mi basta accedere al successivo per trovarne uno comodissimo vicino al finestrino, c’è pure il riscaldamento acceso quindi cosa potrebbe andare storto? Oggi è diverso, me lo sento. Poi il treno parte…e realizzo che se la Vita vuol fartela pagare, te la farà pagare, a prescindere da quanto tu ti impegni per mettergliela in quel posto.

Così, tra il susseguirsi di spogli e cementati paesaggi padani con un caldo sole mattutino alto nel cielo che con i suoi caldi raggi mi accarezzava il viso attraverso il finestrino, sono arrivata finalmente a Milano, in compagnia di quell’amabile sconosciuto che quel giorno, non sapendo chi volesse essere, ha deciso di vestire i panni della Yankee Candle al gusto piscia.

:’)

28 col botto

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Ventuno più sette o quaranta meno dodici (alla fine tutto dipende dalla prospettiva con cui guardi le cose) anni fa sono nata proprio oggi, sconvolgendo la vita a qualcuno e i piani a qualcun altro.

Tanti auguri a me, tanti augri a me.

E dato che è nella mia natura deprimermi, ho colto anche questa volta l’occasione per fare il bilancio.

– Laurea, non pervenuta but ci stiamo lavorando.
– Chili, inesorabilmente troppi.
– Metabolismo: zoppo.
– Coscienza di donna padrona del focolare con annesso senso di maternita…dispersa nella sedicesima dimensione del Caos.
– Cosienza di donna padrona del focolaio, c’è.
– Amore di un uomo fantastico che non ha ancora trovato un valido motivo per soffocarmi nel sonno anche :’)))
– Soldi…persi di vista dodici stipendi fa. – Gatti a disposizione: due, quindi pochi.
– Coperte sul divano: millemilioni.

Poteva andare peggio, poteva piovere.

Ma questo ventuesimo anno più sette o quaratesimo anno meno dodici sarà diverso, me lo sento. Tutto sta a come ci si entra.

E io l’ho fatto in grande stile: ottimo sushi, acqua tonica con ghiaccio e limone in un bar semi-vuoto, casa alle 23:00, divano con due coperte addosso di cui una in testa con i miei tre amori di cui due con la coda e molti peli…e filmone erotico classe 1970 in seconda serata su Cielo con commento su riprese, dialoghi e fotografia.

Sarà proprio tutto diverso :’))  :’))  :’))

Superskinny42- la storia dell’amore giusto al momento sbagliato

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img trovata su Google che arriva forse da Tumblrlrlr

Se c’era una prova – una di numero- che il mio culo riuscisse ad entrare per caso in una taglia 42 di un paio di jeans super skinny (mica skinny normali), si è volatilizzata in un nanosecondo.

Ma lo giuro, c’è entrato! E vi dirò di più, il bottone si è anche chiuso, senza  troppi sforzi e soprattutto senza dover imbastire un sistema di tiranti con gli elastici da teloni da Fiera della torta fritta.

Non si è neanche verificata quella cosa tale per cui magari il bottone si chiude anche ma poi, appena rilasci quegli ottocentosettantamila litri di aria inspirata per tirar dentro la pancia, tutto quel che è stato strizzato sotto viene sparato al di sopra della cinta…che hai voglia a metterci sopra una maxi maglia 25xl, i rotoli si vedono lo stesso.

E la taglia era anche proprio assolutamente quella. Non di quei capi che, per capirci, sono sì taglia 42 ma la 42 del Belize che corrisponde ad una 1605 italiana (che cosa tragicamente ingannevole e bastarda è, tra l’altro, questa cosa delle taglie corrispondenti? VERGOGNA A CHI CI ILLUDE).

Era una taglia 42 italiana –e chissenefrega se, come dice Nigel de Il diavolo veste Prada, la 42 è la nuova 345– di un paio di jeans neri (che il nero snellisce pure e quindi sticazzi) super skinny (!!!!!) che non mi si piantavano ad altezza ginocchio e che si allacciavano e che non mi trovavo il salvagente dei Titanic al posto del busto!!!!

Capite la mia contentezza? Avevo la prova che tutto ciò era possibile.

SENONCHÉ, al momento del pagamento, ho scoperto che loro, i superskinny42, facevano parte della categoria “uno su un milione” di quei capi che, nonostante fossero lì, concreti e tangibili, nel sistema erano considerati “da ritirare” e quindi i n v e n d i b i l i (zam zaaaaaam zaaaaaaaaaaammm!).

Dopo averli incontrati e averli vissuti per un fugace attimo in cui mi sono sentita un tutt’uno con loro, al punto che ho capito essere fatti per stare insieme…ho capito che quello era l’amore giusto al momento sbagliato. E non sono riuscita ad andare avanti, rifarmi una vita con un altro paio di jeans, perché erano loro, solo loro, semplicemente loro…e sarebbero stati loro per sempre. Sapevo bene chi era l’amore della mia vita e nessun altro avrebbe potuto prendere il suo posto.

Senza contare che l’idea di dover tornare in quel camerino largo come una piastrella di graniglia con il soffione sparato dritto in testa che più che aria sembrava pompare un monsone tropicale e ri-togliermi quei sedici strati di vestiti per provarmi un altro paio di braghe tra affanni e vampate di calore della temperatura di fusione dell’acciaio era alquanto demotivante.

Così ho comprato un paio di scarpe (tanto per cambiare) nere (tanto per cambiare) tacco 134 (tanto per cambiare). Che il sistema ha riconosciuto senza problemi e che soprattutto stan sempre benissimo a tutte.

E vivemmo tutti felici e contenti. Tiè.

Quelle che…il contouring

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Dopo millanta e più video che girano per il web e una particolare attenzione a me medesima e alle mie abitudini, la domanda mi è sorta spontanea.

Ma loro, quelle del contouring coatto che se passi un dito sulla loro pelle dopo nel solco che si crea puoi giocarci a biglie, come arriveranno a fine giornata?

Io ad esempio, dopo un normale (normale, come tanti…non passato a zappare la terra con quaranta gradi all’ombra) giorno lavorativo (ma anche non lavorativo) e con addosso giusto quel tot di makeup da non sembrare un cadavere in fase decompositiva, faccio pena.

Il mascara mi è letteralmente nevicato sulla faccia, la matita è ovunque tranne dove dovrebbe essere e quelle che al mattino erano sopracciglia definite ad ala di piccione ora sono due righe sbierse color pennarello per colorare gli sbecchi della credenza. Senza contare che al posto di un colorito uniforme ho la faccia a stampa giaguaro (o varicella), tante macchie irregolari sparse a caso qui e là, con maggior concentrazione su guance e fronte.

A loro pruderanno mai naso e occhi? Gli verrà mai un attacco di tosse da briciola del panino finita accidentalmente nei bronchioli con conseguente lacrimazione a pioggia? Si gratteranno mai la fronte in preda al non capire un cazzo di quello che stanno facendo? Si stropicceranno mai gli occhi cotti dopo sedici ore davanti allo schermo del pc? Avranno avuto mai caldo, almeno una volta nella vita? SUDERANNO?

Non so darmi una risposta. Nel frattempo, ROAAAAAR 🐆.