Le cinque fasi del fotoamatore della domenica- la mia esperienza

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tipico esempio di fiore fotografato con la rotella roteata sull’opzione “FIORE”

Un giorno mi sono svegliata e ho sentito l’impellente bisogno di dire qualcosa al mondo con la fotografia. Quindi sono uscita e mi sono comprata una Reflex. Peccato che poi le cose siano degenerate…

1. Senso di onnipotenza privo di ogni logica e cognizione- l’acquisto
Se quando mi sentivo pittrice ho comprato venti tele, cavalletto professionale con sgabello e cinquanta sfumature di ogni colore acrilico sulla faccia della Terra E nel mio periodo da snowboarder si è dovuto imporre fisicamente il mio fidanzato per impedirmi di aggiungere al mio completo fiammante una tavola da snow da olimpiadi invernali…anche questa volta non è andata diversamente: il fatto che mi sia dovuta “limitare” ad una miserrima Eos invece di una Hasselblad è dipeso solo ed unicamente dal mio conto corrente più scarno di una modella anoressica. Inutili i consigli di chi ne sapeva quel cicinìno in più di me, per fare foto fighe ci vuole una macchina figa!

2. Senso di onnipotenza privo di ogni logica e cognizione- le prime prove, il parco cittadino
Dopo aver fotografato ogni soprammobile, mobile più tutti i dettagli del mobile e dei suoi fratelli mobili, tenda e pianta (vera o finta, non importa) della casa…sono passata al parco cittadino. Così ho fotografato l’albero, le foglie dell’albero, il fiore vicino all’albero, la foglia del fiore vicino all’albero, il frutto nato dal fiore che ha anche lui un ruolo nella produzione del tavolo che per farlo ci vuole il legno ma non ricordo bene la dinamica, il sentiero che va nel bosco pieno di foglie, di fiori e di alberi, il tramonto (dopo centordici foto botaniche un po’ di variatio ci sta), storto. A fine giornata il disegnino “FIORE” si sentiva come l’unico toy boy disponibile in una prigione colombiana.

3. Senso di onnipotenza privo di ogni logica e cognizione- le prove dopo le prime prove, il week end fuori porta
Se la location è la casa in collina in splendide giornate di sole, i soggetti sono di due tipi: cieli stupendi con terra nera, terra stupenda con cielo schifoso. Tutto ciò in serie di quarantacinque foto tendenzialmente uguali ogni cinque metri percorsi a piedi. Se la location è la città d’arte/ capitale europea, i soggetti -a prescindere da quali siano- sono fondamentalmente monumenti storti e scorci storti con cieli bruciati ancora più storti. Inutile dire, poi, che il 99% di quello che c’è da vedere me lo perdo perché cammino con il naso nel dispaly tutta intenta ad impostare numerini, valori, parametri, cazzi, stracazzi e mazzi vari in modo completamente casuale, affidandomi alla Dea Bendata meglio conosciuta come Gran Botta di Culo.

4. Senso di onnipotenza privo di ogni logica e cognizione- la post produzione selvaggia
Di 967 foto, la tentazione di post produrle (ammettiamo che dire “post produrre” dà una sensazione che -non l’ho mai provata e quindi non saprei, vado ad intuito- manco l’eroina) TUTTE, dalla numero uno alla novecentosessantasette più rispettivi doppioni, è molto, molto, moltissimo forte. Così mi metto lì con santa pazienza e, invece di post produrre, vaccheggio. Contrasti da televisore classe 1990 rotto, saturazione a caso con dei verdi da lsd nel caffè latte e bianconereggio che è un piacere perché, sticazzi, come rende le cose poetiche (…) il bianco e nero non lo fa nessuno, neanche il seppia (…….).

5. Lento risveglio con conseguente desolazione e senso di impotenza
Non so voi ma a me capita quando all’aspettativa non corrisponde neanche lontanamente la realtà. Tipo, per ritornare agli esempi di prima, lanciarsi da una pista rossa con lo spirito della Torah Bright e tornare a casa con gomiti, polsi e ginocchia da buttare e sei borse di Lasonil e Voltadol cerotti; dipingere un gatto e sentirsi dire <<Bello! Ho sempre amato gli ananas!>>. Fotografare un cielo gonfio di grosse e grasse nuvole di una plasticità esagerata e trovarsene uno piatto color piccione, un campo di girasoli color senape e un orizzonte così storto che non sai se stai guardando un campo o un lato della piramide di Micerino. Ma vabbè. Nessuno nasce maestro. Credo.

Io non so se, bene o male, la storia è -ed è stata- un po’ così per tutti o sono proprio l’unica disperata senza speranza…fatto sta che, alla luce di tutte queste cose, direi proprio che sì, i post di Settimio Benedusi me li merito proprio tutti.

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screenshot di un post di Settimio Benedusi sull’argomento fotoamatori

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2 pensieri su “Le cinque fasi del fotoamatore della domenica- la mia esperienza

  1. Occielocolorpiccione! Ci ho le lacrime, ci ho. E faccio outing (godendo dell’anonimato): tale e quale con la mia reflex-che-ci-voleva-come-il-pane. Il gatto ha iniziato a sfuggirmi, davvero non ne ho capito il motivo!

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