Carta o bancomat? TETTE, GRAZIE!- il potere d’acquisto delle tette

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Si chiamerebbe Titcoin e “vorrebbe essere” una nuova metodologia di pagamento…cioè che tu entri in un negozio e, invece di sciabolare la carta di credito o tirar fuori la busta-regalo di Natale della nonna, paghi facendoti fotografare le bocce, che il commerciante manda a poi a PornHub in attesa del compenso.

Ma esattamente…che potere d’acquisto hanno le tette?

Come sostiene la Cuccaro, cambiano valore in base alla taglia? Se c’hai due ciliegie ci puoi comprare, non so, la borsa di Carpisa, con una terza stai su Liu Jo ma è con le mongolfiere che ci compri la Vuitton? Oppure, aggiungo io, conterà forma? Tipo che quelle a orecchie di Cocker Spaniel valgono meno delle poppe a pesca? O l’età? E in questo caso…il valore si perde nel tempo o succede come con le monete rare?! E quelle il cui seno è costituito per il 90% dal capezzolo come fanno?Tecnicamente la tetta c’è, ma di fatto non c’è. E le tette tatuate/con i piercing come si valutano? Perché non è che puoi dire <<No, sa…è macchiata, non ne ha un’altra che non posso accettarla?>>.

La questione non è mica molto chiara. Soprattutto perché se i soldi hanno banconote di valore diverso…di poppe ne abbiamo due e quelle (nella maggior parte dei casi) ci dobbiamo tenere, nolenti o volenti.

Ad ogni modo, lungi da me l’immagine delle nonne d’Italia al supermercato, la mattina alle nove…tutte in fila alla cassa in attesa di pagare.

La Selva Oscura (ancora Facebook!)

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Il giorno in cui mi iscrissi a Facebok fu quello che sancì la mia condanna. Lo feci più per “monitorare” le attività del mio ex-partner che per effettivo interesse, un anno dopo capii che non si tradisce necessariamente da dietro uno schermo né scrivendo messaggini: anche il soccorso in un incidente in tangenziale con prestito del triangolo (Il triangolo noooo, non l’avevo consideratoooo!!!), la fidanzata dell’amico puntata da tempo per una maggiorazione in zona toracica o l’assenza di testicoli nel prendere in mano una situazione di stallo sentimentale tirando avanti una relazione non voluta possono portare a prenderla platealmente nel culo.

Da lì in poi, di male in peggio. Dopo un quantitativo di anni non ben definito –più che altro perché se ci penso mi viene l’ansia– ecco i motivi per cui Facebook è un posto ostile.

 

1) È la versione moderna del canto delle sirene dell’Odissea e quella cibernetica dell’eroina. Ci sono storie di chi è riuscito a resistere, storie di chi c’è caduto ma poi ne è uscito definitivamente…ma i più soccombono. Del tutto inutili i tentativi drastici di cancellazione, molto poco credibili i <<…Stavo pensando di cancellarmi da Facebook!>>;

2) Non puoi avere un’opinione diversa dagli altri, specie su argomenti quali politica, religione e animali e pensare di esprimerla scampando a torce e forconi;

3) Non puoi essere gnocca (ma grazie al cielo questa condanna non mi tocca!). Se la sei e sei felice di esserla sei una tiramerda (troia), se la sei ma non sai di esserla sei una figa di legno (falsa);

4) Il binomio gnocca-ex ha sempre esito negativo in quanto + (la figheria, in questo caso) moltiplicato per – (il fatto di essere ex del tuo attuale fidanzato) fa sempre meno. Tradotto: le ex gnocche per le fidanzate in carica sono sempre aborti del Signore. Il binomio cessa-ex, invece, ha esito positivo non in termini di bellezza ma di incrementatore dell’autostima per le novizie;

5) Non sentire qualcuno non significa che quel qualcuno non si stia interessando a te, monitorando attentamente la tua vita elaborando teorie sulla base delle informazioni prese dal tuo profilo, foto, link e stati. Incazzarsi per la violazione della privacy è più o meno come prendersela con Gesù per il cagotto fulminante che ti è venuto dopo il latte appena munto che hai bevuto da un chioschetto a Marrakech (l’ho scritto bene??);

6) Non puoi cancellare qualcuno con la pretesa che questo non se la leghi al dito finché morte non ti colga. Se muore prima lui, a persegiotarti ci penserà il suo fantasma o l’entourage di personaggi che ha modellato a sua immagine e somiglianza convincendoli che stai sul cazzo anche a loro, anche se non ti conoscono;

7) Quello che pensi faccia ridere, fa ridere fino al momento in cui qualcuno non si senta chiamato in causa. Poi è guerra;

8) Se sei un vegano sei un esaltato del cazzo, se mangi carne sei un assassino, se mangi McDonald’s sei una fogna;

9) Magrezza = disordini alimentari. Non importa se è la tua costituzione o se t’ingozzi come un tacchino per un accenno di tette in più: se ti si vede un accenno di costole, sei da ricovero;

10) Sei fastidioso quando sei eccessivamente felice, lagnoso quando sei depresso. Facebook non è un confessionale, se hai dei problemi paga uno psicologo, cazzo!

11) Anche se c’è l’opzione “fidanzati ufficialmente”, è sempre meglio non usarla. I “fidanzati ufficialmente” è spesso guardato in modo ostile, specie da chi di “uffiale” ha solo le ragnatele in zona pubica;

13) Se non vuoi farti dare della zitella acida stronza, cerca di dire e di fare sempre quello che gli altri si aspettano da te: una beatissima minchia di niente (giochini in stile La Fattoria Felice compresi). Se sai stare nel tuo senza dare fastidio, sei esteticamente nella norma, la tua vita sentimentale è color pastello, non ti esponi troppo nei giudizi e le posizioni le prendi solo quando dormi…allora sì, quello Social è un Mondo magico!

Il Qualunquista disinformato incazzato (sempre di Facebook)

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Apparentemente innocuo, si attiva principalmente quando si parla di politica. Di cui non sa palesemente una ciufola (manco io se è per quello…ma non pretendo neanche di farla).

Infatti, il Qualunquista disinformato incazzato-tipo, ha poche nozioni prese alla cazzo di cane da un mare magnum di notizie by Tg-com, screenshot di tweet di gente famosa che followa su twitter, link di Facebook e comizi grillini vari ed eventuali in cui è incappato per caso mentre faceva zapping in mutande sul divano in una stranamente troppo calda sera di maggio MISCHIANDOLE A tendenze pseudo-destroidi acquisite nel corso degli anni e fomentate da una Crisi che, di fatto, non sa neanche dove sta di casa ma che, sempre di fatto, lo fa incazzare perché, cazzo, c’è la Crisi! (oooocheiiii)

Però a lui Mussolini non piace per la storia di Adolf…infatti vota sempre Sinistra (a parte il 25 Maggio che ha votato Grillo perché il suo è un voto di protesta!) perché la Democrazia, che però è morta, è cosa buona e giusta e le dittature fanno schifo MA non sono comunque cazzi suoi se tu, povero scemo, hai fatto un figlio o il tuo partner non ha più un lavoro! Quindi colcazzo, cazzo, che paga di tasca sua i rimborsi per coniuge e figlio a carico, gli zingari devono bruciare nelle loro roulotte, fuori corso bamboccioni e politicicorrottiandatealavorareeeee!!!!! (vaaaaabeneeee)

Tuttavia, qualche volta che “si stava bene quando c’era Zio Benito!” gli è scappato (perché ha letto su Wikipedia che, tutto sommato, qualche riforma valida l’ha fatta) ma vi ha subito posto rimedio con un insulto-vignetta di serie Z al ventennio Berlusconi.

È anche quello che commenta con orrore il fatto che nelle macellerie presto si venderà carne di cane (…), che s’imbufalisce perché non è possibile che gli immigrati ricevano soldi aggratis e i poveri onesti lavoratori onesti italiani onesti no (…..) e che inneggia alla castrazione chimica per un Nichi Vendola pedofilo di merdaaaa gay che appoggia la pedofilia (………).

Conversare con questa tipologia di persone provoca disagio e frustrazione causa proposta di citazioni/ proverbi by aforismiecitazioni.net come argomentazione a sostegno della tesi, mancanza di argomentazioni a sostegno della tesi e, ultimo ma non ultimo, totale incapacità di fare un discorso di senso compiuto che centri anche solo minimamente con quello su cui si sta discutendo e vada oltre i tre periodi (nel senso di frasi complesse).

Non tentate di cambiarli e istruirli…piuttosto, se volete contribuire, regalate loro settanta pacchi da millantaseicentodue confezioni di anticoncezionali. Il controllo delle nascite potrebbe essere la soluzione.

I Tuttologi di Facebook

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Ieri ho scritto un commento ad un post della pagina Gomorra-la serie in cui, molto ignorantemente, lo ammetto, non ho considerato l’Honduras come una regione ma come…un insieme non ben definito di qualcosa. Mea culpa, mea culpa…mea maxima culpa. Ma ok, è vero: pensare -e informarsi- prima di parlare (o scrivere) può salvare le chiappe da plateali figure barbine.

Sì, perché se no arriverà SEMPRE uno sconosciuto Mr. X che ti risponderà -proprio perché non ti conosce!- con un commento velatamentequantobasta sarcastico atto a farti sentire un emerito ignorante che una laurea non la piglierà mai, nei secoli dei secoli amen, neanche con l’aiuto di un miracolo divino. Pace. Me ne farò una ragione e accetterò il mio destino di fallita.

ANYWAY. La cosa mi ha fatto riflettere e sono giunta alla conclusione che sbagliare, amici miei cari, ti cazzia. Ma anche il non sapere semplicemente qualcosa, avere un calo momentaneo d’attenzione che ti fa malauguratamente saltare un’h (l’unica, dopo quel tema di quel giorno della terza elementare!) o scrivere frasi sconnesse perché dovevi postare quella cosa geniale, sentita e spontanea proprio in quel momento, con la borsa della spesa in una mano e il cane indemoniato al guinzaglio dall’altra, mentre fai le scale per raggiungere casa tua al sesto piano con l’ascensore rotto da due settimane E QUINDI alla sintassi chi cavolo ci pensa?! Oppure -cosa assai peggiore, soprattutto se si parla di religione, politica o animali- avere un’opinione diversa e pensare -che babbi di minchia!- di esprimerla, condividendola nei sacri templi della Condivisione: i social network.

Il correggere l’errore altrui o controbattere un’opinione non condivisa è, come direbbe Jesus, cosa buona e giusta se fatto con tatto ed educazione. Se ci metti la stronzaggine per il solo gusto di smerdare…ricorda che errare humanum est, perseverare autem diabolucum et terzia nessuno di noi ha la Scienza innata.

Quanto a me, sono felice che l’utente-X abbia risposto. Almeno adesso (meglio tardi che mai!) so (GIUBILO!!!) che l’unico motivo dei miei vergognosi tot anni fuori corso alla Facoltà di Lettere Moderne di Milano (chevergognaaaaaa!!!!!) è dovuto al fatto che (rullo di tamburiiii…) “LE Honduras” in realtà è semplicemente “L’Honduras”. 

Comunque che ansia, cazzo. 

“Innamòrati”, regola inversa

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Oggi su FessBuc ho letto un aggiornamento di stato molto molto bello, che vale la pena d’esser letto. Per facilitare la faccenda, lo riporterò per intero.


Innamorati di una persona che ama guardarti dormire. Che ti sussurra parole belle mentre lo fa, come se ti cantasse una nenia lenta e sconosciuta che solo nei tuoi sogni puoi ricordare.
Innamorati di una persona che come primo saluto, al mattino usa un “Come stai?”. Non perché tu stai male, ma perché per lei la cosa più importante e che tu stia bene.
Innamorati di una persona che ti bacia all’improvviso, senza un motivo, per avere ogni volta l’emozione di un amore che sorprende. Qualcuno che usa gli abbracci invece delle parole quando sei triste, e che, invece dei consigli usa il battito del suo cuore per calmarti.
Innamorati di una persona che ti dedica canzoni tutti i giorni, perché ogni canzone gli ricorda te. Per questo tu sei una fragola, una meravigliosa creatura o una bella stronza tutto nello stresso giorno.
Innamorati di una persona che la pensa in modo totalmente opposto a te, ma che ha sempre voglia di ascoltare la tua opinione. Che passi serate intere a spiegarti il suo punto di vista. Che si incazzi in modo esagerato se tu non sei d’accordo, e che vuole fare pace facendo l’amore.
Innamorati una persona che ti prende in giro, una persona che ama ridere più che sorridere.
Innamorati di una persona curiosa e che ama viaggiare, ti porterà a fare snorkeling con le megattere, alpinismo sull’Everest, bungee jumping sulla Macau Tower, surf in Australia. Poi ti leggerà Orgoglio e Pregiudizio sotto un’immensa quercia in Inghilterra, e tu ovviamente piangerai per Darcy e odierai Elizabeth, ma solo all’inizio. Cavalcherete in Andalusia, e ti canterà una serenata in un castello Irlandese dopo un’ubriacatura di Guinness. Ma ti ricorderà sempre che casa sua sarà solo dove sono poggiati i tuoi occhi e i tuoi piedi, tutto il resto del mondo fa volume.
Innamorati di una persona che sa isolarsi nella malinconia dei suoi silenzi, che capisce l’importanza di un pianto liberatorio.
Innamorati di una persona che ama la tua libertà, la tua indipendenza e che rispetti le tue scelte. Ma che ogni tanto ti faccia una sfuriata di gelosia, perché in fondo tu sei il suo mondo.
Innamorati di una persona che abbia il miglior odore dell’universo, quello che riconosceresti ovunque, quello unico che solo tu puoi apprezzare. Quell’odore tanto simile alle tue emozioni.
E, alla fine, innamorati di quell’unica anima che potrai mai amare con tutto te stesso. Non accontentarti di un amore mediocre, di un amore che non è amore. Innamorati perché non ne puoi fare a meno, non perché non vuoi stare solo.

(S. Leonoir)

Quindi…ricapitolando: se al/alla tuo/a partner, a meno che non voglia indurre i suoi spermatozoi/ ovaie al suicidio come i lemming, non conviene guardarti dormire o sussurrarti parole all’orecchio perché hai l’udito sopraffino e il sonno leggerissimo, se al mattino alterna grugniti a sbadigli ed è talmente rincoglionito/a da non sapere neanche come si chiama, se ti bacia all’improvviso solo dopo l’insalata così da spantegarti sulla faccia il bigiunto dell’olio+aceto, che la pace la fa ma dopo tre giorni di muso, se non ti dedica le canzoni perché quando distribuivano la cultura musicale lui/lei era in fila per le nozioni di “Sapori della Cucina romagnola”…se sotto la quercia ti legge il capitolo sugli Unni del ferma-porta “Storia Medievale” dell’omonimo corso universitario, se alla Guinnes preferisce il succo d’ananas e le vacanze sì ma c’è la crisi e quindi ciao…se fa un sacco di puzzette e ti sventola le lenzuola come un ventaglio…se è geloso/a come un bufalo e te lo fa notare sei giorni su sette e il settimo ti pianta il muso…?

Vita mia, è abbastanza ovvio che io non sono la persona giusta per te. Ma dato che tu non leggi il mio blog…facciamo come se niente fosse stato scritto e continuiamo ad amarci come se non ci fosse un domani!!! 😀 😀 😀 😀

Masterchef Bimby Italia

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<<Macomesonofelicechesietevenutiiiiii…non per tirarmela ma ho fatto proprio una cena della MA-DON-NA! Ho fatto il dado con cui fare il brodo con cui farVI il risotto all’astice, poi l’arrosto ripieno, le patate, il pane all’aglio E, per finire, proprio perché avevo tempo…ho fatto il gelato ai frutti di bosco da abbinare al tortino al cioccolato dal morbido cuore di Nutella. Poi non mi voleva sposare, quello schiocchino ah-ah-ah-ah!>>

Lì, in quell’esatto momento, ti viene uno spasmo d’angoscia e l’unico pensiero che hai è quello di rifilare a Ciappy, il Labrador felice della famiglia felice, quello schifino di torta salata ai porri spessa come la suola delle ballerine di Zara e un po’ bruciacchiata che hai fatto ieri sera, con l’acqua alla gola, da portare alla neo-sposata ex (perché è sposata e casalinga e quindi non ha tempo) amica del cuore che ti ha invitata a cena.

Poi, all’ultimo boccone di semifreddo, quando ti dice “grazie al cielo che c’è il Bimby!”, l’angoscia lascia il posto al Crimine e alla tentazione di dare un calcio in culo a lei, due a Ciappy che, oltre ad averti riversato un quantitativo di bava che manco avesse la rabbia sulla camiciola nuova, ha pure schifato la tua torta e cento alla dolce metà che ti ha guardato per tutta la cena come se fino a quel giorno gli avessi fatto mangiare della cacca.

Ma il Bimby, robot da cucina creato da quelli del Folletto, che cazzo fa? Fa che impasta, frulla, monta (nel senso buono), riscalda, cuoce a vapore, emulsiona (mi sfugge), macina, pesa, trita, ritrita se vuoi tritare meglio, mescola, rimescola e ha la funzione “antiorario” per i cibi che necessitano un mescolamento delicato. In una parola: CUCINA. Il tutto alla modica cifra di mille eurini (credo).

Ora, NON mi rivolgerò a quelle donne per le quali, causa prole più marito più lavoro più tempo per vivere pari a zero, questo aggeggio è un miracolo divino e sticazzi che esiste un affare in grado di pensare a tutto lui né alle madri di famiglia che han sgobbato una vita per far da mangiare ad eserciti di figli, figlie, cognati e cazzi e mazzi. Voi siete delle Sante e Dio vi benedica.

Piuttosto, porgerò la mia domanda, semplice e diretta, a quelle che continuano, imperterrite, a usare il passato prossimo del verbo “cucinare”, menandosela per di più dibbrutto sui risultati delle loro doti quando, fino a ieri, se t’invitavano a cena significava andar via con il vomito ed era tanto se sapevano far bollire un pentolino di latte OPPURE che non c’hanno mai avuto lo sbatti di mettersi ai fornelli per l’amore della vita loro perché fresche di manicure, figurati cucinare per te e il tuo consorte:

CI PRENDETE PER IL CULO?

Non ho altro da aggiungere, a parte una cosa: date al Bimby il suo merito. Del resto, se lo merita tutto. Grazie.

Lo stronzo di quartiere

Schermata 2014-05-15 alle 14.46.17Lo Stronzo di Quartiere vive per lo più nelle zone periferiche dei medio-grandi centri urbani, confinato entro il suo territorio di pochi chilometri quadrati (il quartiere, appunto) da cui esce raramente e solo per estrema necessità.

Di sesso maschile e piuttosto schivo nei confronti del prossimo, non è socialmente inserito in un branco per il suo carattere particolarmente pedante e rognoso.

Soffrendo la crisi di mezza età ed essendo sessualmente frustrato a causa del suo aspetto poco piacente, spaccia per senso di Giustizia e Moralità quello che, invece, è solo un viscido e subdolo sadismo che lo accompagna sin dalla nascita.

Così, se da bambino faceva la spia puntando il ditino contro tutto e contro tutti, del tutto incurante dell’eventualità di poter non essere figlio di Maria, oggi, da adulto, scrive lettere anonime da appendere a garage, tergicristalli e porte d’ingresso con l’intenzione di smerdare pubblicamente il diretto interessato, brontola alle spalle del prossimo E ha un piano tariffario con minuti illimitati verso il numero dei vigili urbani.

Agendo prettamente in orari in cui la gente normale fa altro e spacciandosi per amorevole e cordiale vicino di casa, la percentuale delle probabilità di beccarlo è molto bassa se non inesistente.

 

Detto ciò, mi rivolgo direttamente a te, Stronzo che, attento come sei a tutto ciò che accade intorno a te, starai sicuramente leggendo queste righe

Se ti dovessi trovare, un giorno, in farmacia con un conto di 110 euro spesi in medicinali vari ed eventuali, chiedendoti come mai sia capitato proprio a te…sappi che te l’ho tirata io.

Con affetto, l’utente a cui hai fatto prendere 110 euro di multa in un quartiere dove i vigili non passano mai, neanche per caso…solo perché l’Arte del farsi i cazzi propri ti è più sconosciuta dell’apparato riproduttivo femminile, cioè quella cosa a cui dovresti dedicare il tuo tempo invece di cagare il cazzo agli altri.

Lode e gloria alle cassiere

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A me fanno tenerezza e dovrebbero far loro un monumento. Punto primo, fanno dei turni da fuoco. Sì perché mica tutti i supermercati chiudono alle sette e mezza. Alcuni tirano tardi…tipo le dieci di sera. A Milano, in piazza Principessa Clotilde ce n’è uno che sta aperto fino all’una di notte…perché a chiunque dodici ore potrebbero non bastare per fare la spesa!

Secondariamente, sono le uniche povere Criste che lavorano in giorni in cui si riposano tutti, anche i becchini, solo perché il marito della stronza del terzo piano si è dimenticato di prendere la mostarda quando era ora e quindi ci deve andare alle otto della sera della Vigilia, la sciüra del primo dopo una Pasqua da indigestione un po’ di spesa la deve fare lo stesso E che fare nel giorno della Festa dei Lavoratori se non andare a chiudersi in un ipermercato a fracassare la minchia alle commesse?

Terzo…voi avete presente cosa significa avere a che fare coi clienti del supermercato? La vecchietta con due cose in mano che vuole passare a tutti i costi e fa pressing viulento, la famiglia con tre carrelli, sei figli demoniaci e otto casse d’acqua che tre giorni non bastano per passare tutta la spesa, quella che vuole pagare coi buoni ma non ne ha abbastanza, quindi spulcia il portafoglio per tre ore per poi arrivare alla conclusione che sarebbe meglio pagare col bancomat MA deve fare un attimo una telefonata veloce al marito perché non si ricorda il numero…e poi lui, l’individuo che esce con sei euro e fa una spesa da venti e blocca la fila perché indeciso su cosa gli serva di più tra la schiuma da barba al pino silvestre e il detergente intimo.

E tutto questo dramma umano…vissuto con dei brutti vestiti addosso. Sottane blu-sciüra, bragoni da carpentiere informi, camiciole giallo vomito, gilet quadrati grigio topo e camici rosa-pene con sotto il lupetto marrone PIÙ accessorio al collo nelle varianti di cravattino, papillon o foulard a mo’ di Garibaldi.

Amici dirigenti-stylist-chiunque voi siate che avete ideato le divise da cassiera del supermercato…mi spiegate, per favore, cosa vi hanno fatto di male quelle povere ragazze che avete assunto? Qui non si tratta di cattivo gusto…ma di odio viscerale nei confronti della Donna. Sappiatelo. Perché solo un misogino frustrato o una stronza inacidita affogherebbero in un nugolo di poliestere delle bellissime ragazze che lì, sul posto di lavoro, potrebbero trovare l’Uomo dei Sogni tra il bip dell’olio extravergine d’oliva e quello del Colgate Maxifresh. Ma comunque, non temete ragazze…che tanto ci pensa il Karma! E a quello non scappa nessuno.

Detto ciò, lode e gloria alle cassiere. Voi sì che siete donne con le palle, cazzo!

Di che #selfie sei?

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Nato come scatto tanto triste e solitario quanto ostinato nel voler sembrare quello che non era, cioè una foto made by another person (tipo un fidanzato inesistente), oggi lo troviamo ovunque e nelle forme più svariate. Da Facebook a Twitter, con picchi su Tumblr ed Instagram, è un flagello di Dio più virale dell’ebola che, attivamente o passivamente, ci ha colpiti tutti. E non c’è scampo, amici, non c’è scampo.

 

1) Il #selfie di coppia
Dopo otto ore di dibattito su chi dei due ami di più l’altro O sia più testa di cazzo, nel dubbio, si scattano un selfie per urlare al mondo che, in ogni caso, la loro è una coppia felicemente figa. Al mare, alle terme, nella bufera di neve sul Passo del Gran San Bernardo o nel reparto detersivi dell’Ipercoop…come loro, nessuno mai! E quelle piccole escrescenze che vedete sbucare, non sono corna…malfidenti che non siete altro!

 

2) Il #selfie di gruppo
Prima non c’era, poi venne la Notte degli Oscar e fu subito moda. Per un minimo di tre ad un massimo di centoventuno individui, è la quintessenza  della gioia e del “Tiè, rosica, persona qualunque che neanche in otto vite riuscirai mai ad avere amici fantastici come i miei!”. Se troppo affollato perde il suo fascino, rischiando di venir confuso con la foto di un comizio di Beppe Grillo in Piazza Duomo, con personaggio famoso (tipo il Papa) diventa subito “immagine di copertina” di Facebook.

 

3) Il #selfie di specchio
È nato, fondamentalmente, per rompere i cojones ai fidanzati. Ti mettevi lì, davanti allo specchio, e, con santa pazienza, ti scattavi ventiquattro mila foto. Poi gliele mandavi tutte per fargli notare che quel “Ma amore, non sei ingrassata!” era probabilmente frutto della sua miopia. Poi si sono evoluti, come i pesci della preistoria, e ora promuovono capi d’abbigliamento, testimoniano tatuaggi e progressi in palestra, raccattano complimenti spacciando per grassezze magrezze vertiginose o per bruttezze bellezze meravigliose E arrapano privatamente potenziali sconosciuti alle spalle dei felici fidanzati (quelli dei #selfie di coppia).

 

4) Il #selfie belfie, di poppe e lo slip bridge
In un’era in cui “rimetterci la faccia” è un attimo, con tutte le vaccate che ci sono in giro, o la faccia si è logorata a furia di flashate negli occhi…si è deciso di tagliar la testa al toro e puntare tutto, a scanso di guai, su culi, tette e vulve. Così avremo l’#underboobs, frutto di sagaci inquadrature dal basso di sedicenti maggiorate dai seni al vento e per nulla adatto a chi le poppe non ce le ha o, se le ha, sono a tapparella, lo #slipbridge, con scorcio di pelo tra i giochi d’ombra di una micro mutanda tesa su montagnose anche e, ultimomanonultimo, il #belfie, in cui si fa il salto di qualità passando letteralmente dalla faccia di tolla a quella da culo.

 

E voi, in tutto questo marasma, di che #selfie siete?! Io, personalmente, non sapendo quale scegliere MA dovendo farlo perché se non ti fai i #selfies sei un cretino, a causa di due tette troppo timide e un lato b fastidiosamente asociale…credo proprio che andrò a parare sul #sellotape. Così, già che ci sono, risparmio anche sull’estetista.

Nemiche/Amiche- la palestra

Prima o poi, nella vita, il momento del “sì, lo voglio!” arriva per tutte. No, non è quello del giorno che (quasi) ogni donna sogna e brama sin dalla nascita MA quello dell’abbonamento annuale in palestra. Ebbene, Dicembre è stato il mio momento.

Giorno #1. Euforia, portami via- lo shopping 
Patto d’alleanza tra me e la Costanza, primo mio vero impegno concreto a lungo termine, luce in fondo al tunnel dopo mesi di buio post abbuffate…appena è apparsa la scritta “transizione eseguita”, mi sono sentita, per una volta nella vita, l’artefice del mio destino e una sensazione galvanizzante si è subito impadronita di me. Così sono andata alla Decathlon e ho comprato quell’attrezzatura più tecnica e cazzuta che mai che, di lì a poco, mi avrebbe accompagnato nell’ardua impresa rendendomi figa come le strafighe che fanno ginnastica che si vedono su Youtube (se, te sarebbe piaciuto, bella!).

Giorno #2. Spaesamento, fugace e lento- la tabella dei corsi
Per dimagrire, bisogna soffrire (e non mangiare le Amica Chips a colazione)…quale dei centantaquattro corsi sarebbe stato il più adatto a me? Dopo attente valutazioni, la conclusione: zumba no perché c’ho ancora il trauma dell’animatore di Senigallia che voleva costringere me, bambina in carne, selvatica e un po’ complessata, a ballare “mueve la colita” davanti a un intero villaggio vacanza; spinning neanche perché ho il ginocchio “siculo” (cioè sifulo) e a stare troppo sul sellino mi si atrofizza la butterfly…rimane ginnastica antalgica (ma tonifica?!) e la scheda della Marghe. Ho optato, per ovvi motivi, per la scheda. L’immagine mentale (appunto, mentale!) del mio corpo post scheda-della Marghe da lì ai prossimi 364 giorni era dolce tanto quanto il miele.

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l’affanno, il disagio, lo strazio, la fatica e il tormento

Giorno #3. Presa di coscienza- l’ inizio del declino
Una volta realizzato che nessun capo d’abbigliamento -mantello dell’invisibilità compreso- sulla faccia di questa Terra e oltre avrebbe potuto nascondere al prossimo l’affanno, il disagio, lo strazio, la fatica e il tormento dipinti sul mio volto E i rotoli da quarto di bue alias, per dirla bene, le maniglie (anti-panico!) dell’amore…ho spostato l’orario di frequenza dalle affollate 19:00 alle più desertiche 12:00: nessuno di influente sarebbe mai stato, così, testimone oculare dei miei svariati attacchi d’asma o movimenti spastici da acido lattico by la sopra citata scheda-della Marghe anche causa prima di quell’andatura claudicante tipica di chi è reduce da una maratona Anal Destruction: 10ore no stop. (Avete presente, no?)

Giorno #121 (cioè oggi). Lo stallo
Acerrimi nemici quali Lord Headache, Poison Flu e Monster Mestrual ACCOMPAGNATI DA l’esame di latino da 12CFU, i “motivi familiari” delle giustificazioni scolastiche e molte altre cose capitate nel posto sbagliato al momento sbagliato…hanno maleficamente sabotato il mio progetto dando un bel calcio in culo all’abbonamento annuale.

 

Ma, ad essere onesti, un po’ lo sapevo che non sarebbe stata una vittoria. Del resto, cosa si può pretendere da una sciagurata tale per cui la Costanza è l’amica del bus numero 8 e gli impegni a lungo termine sono quelli delle prossime dodici ore?! Ma comunque, la prossima settimana, in palestra ci torno. Prima però faccio un salto alla Decathlon…