The passengers- compagni di viaggio molesti con cui ogni pendolare ha avuto a che fare #1

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Io, viaggio. Prima per studio, adesso per amore. Viaggio in autobus per arrivare al treno, in treno per arrivare a Lodi e in macchina quando sbocciano i ciliegi e non fa più buio alle tre di pomeriggio. Non sono ancora arrivata all’aereo perché il buon Dio e il Ministero dei Trasporti si sono messi a tavolino e hanno deciso che due aeroporti nel raggio di quaranta chilometri sarebbero stati un po’ eccessivi e se esistesse un battello, credo che viaggerei anche per via fluviale.

Sì perché, viaggiare, è magico…mica per altro la crème de la crème della letteratura mondiale c’ha scritto su migliaia di pagine su questo tema. C’è la magia dell’attesa che ti fa fremere d’ansia, la palpitazione dell’arrivo, i paesaggi che cambiano, le riflessioni sulle note di uno scorcio di cielo e i sorrisi sotto i raggi di un tiepido sole. E la magia degli incontri, fugaci e fulminei. Che poi, in realtà e troppo spesso, sono veri e propri incubi da cui non c’è via di fuga. Perché è esattamente l’ora di punta, il tuo regionale su venti carrozze ne ha aperte e agibili solo quattro e col ginocchio della lavandaia che ti ritrovi stare in piedi è fuori discussione. Quindi tu, lì, a fianco a ‘sto tizi, ci devi stare. Punto.

 

1) L’infante isterico
Ha circa tre anni, dei polmoni da apneista e tanto, tantissimo tempo libero. Non avendo Facebook da guardare, un Kindle da leggere e non fregandogliene un benamato cazzo dello scorcio di cielo, l’unica cosa che gli interessa in quel momento è piangere, con tutta la voce che ha in corpo e per un motivo fondamentalmente senza senso. Nulla può la madre, l’orso-Acaro-Teddy un tempo bianco e ora marrone o l’Uomo Nero con la faccia da incubi sempiterni. Se comincia a piangere, piangerà. E nessun cellulare, lettore mp3 o cassa stereofonica avrà un volume abbastanza alto per coprire le sue urla.

2) La donna al cellulare
Comincia la telefonata alla partenza e, dopo quindici fermate, tre soste nelle campagne sperdute e una prova d’evacuazione a sorpresa voluta dalla circolare 43109 è ancora lì, a urlare come un’aquila nello smartphone appiccicato all’orecchio. Così sai che Alberto è uno stronzo perché non ha risposto neanche a uno dei centanta messaggi che gli ha mandato, che la colonscopia di Zia Alberta è andata bene e che quello strano ritardo del ciclo altro non era che il cambio di stagione. Fatto sta che, comunque, non saprai mai come andrà a finire con Giangiacomo…perché è la tua fermata e devi scendere. Ma dal grado di logorrea e della fine che ha fatto Alberto, un po’ te lo immagini.

3) L’aglio-addicted
Percepisci la sua presenza appena apri la porticina della carrozza, nel momento in cui ti arriva una vampata di aglio con la potenza di un gancio destro di Hulk Hogan in piena faccia. Ti siedi (perché per trovare quel posto c’hai messo sedici ore e l’alternativa è la carrozza col bambino isterico) e cominci a giocare a Indovina chi. “DUNQUE, la signora in Burberry ha la faccia da cagapetali e l’aglio non lo mangia…escludo il cingalese perché ce l’ho vicino io e sa di loto. Rimangono il prete e quello col portatile. Che sia la vecchietta?!”. Nel dubbio, apri il finestrino e ti godi la brezza. Finché non arriva quella in Burberry che lo chiude perché ha la cervicale. E reduce da un’indigestione di pane all’aglio. GAME OVER.

4) Il maniaco sessuale
Di maniaco ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno! Perché non basta fischiare dietro a una donna e dire “Ehi, bela dona!”. Per essere un vero Maniaco devi, almeno una volta nella vita, averne molestata passivamente una sul treno. E per essere una vera donna pendolare devi averne incontrato uno. L’approccio è sempre lo stesso: carrozza deserta, lui, con “DISAGIATO” scritto a caratteri cubitali in fronte, arriva con fare più o meno disinvolto, ti fissa, si piazza esattamente nel sedile davanti al tuo, ti fissa, mette in mostra la sua erezione come se fosse il trofeo della gara di bocce, ti fissa e comincia a ravanarsi il cetriolino sottaceto, fissandoti. Tu che fai? Lo fissi, gli scoppi a ridere in faccia, te ne vai. Se ti segue, chiuditi in un bagno e prega. Il controllore, quello che passa SEMPRE, specie quando non hai il biglietto, quel giorno non passerà. *Da non confondere col provolone innamorato*

5) Il provolone innamorato
Ha deciso che sei la donna della sua vita e lo scopo della sua vita da lì alle prossime fermate sarà quello di conquistarti. Quindi dopo averti fissata (anche lui) per una decina di minuti, comincia a cianciare attaccando bottone dal nulla su un argomento a caso MA in qualche modo legato alla situazione in corso. Così, ti parlerà delle mezze stagioni scomparse, dei ritardi del treno, degli scioperi, delle condizioni di viaggio scadenti, del riscaldamento che non va, del caldo, del freddo, dei biglietti troppo cari e via dicendo, del tutto incurante dei tuoi silenzi e delle tue risposte “mmh, sì, no, ha ha“. Da lì, poi, lo spostamento su macro-tematiche d’effetto tipo l’effetto serra, la politica italiana, il carovita e la Pace nel Mondo. Tra la fuga di Dell’Utri e lo scioglimento dei ghiacci ti chiede il numero di cellulare. Non glielo dai, s’incazza e ti dà della figa di legno. Grazie. Muori.

To be continued…

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4 pensieri su “The passengers- compagni di viaggio molesti con cui ogni pendolare ha avuto a che fare #1

  1. Quant’ho viaggiato io, per lavoro famiglia amore studio bdsm… ed ancora non ho smesso. Per me non è più magico, è solo cercare di sopravvivere ai casi umani che hai raccontato. Ma il maniaco mi manca, fortunatamente.

  2. oltre all’aglio-addicted hai dimenticato l’alcool-addicted. 7.30 della mattina, treno stracolmo e lei (sì perchè era una lei), tutte le mattine si metteva di fianco a me: scusa tanto se io la mattina faccio colazione con latte e cereali mentre tu tracanni vodka come fosse acqua -.-“. Inutile dire che dopo aver individuato la colpevole ho cambiato carrozza…

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