Sulle Diavole, trattatello sulla difficile vita di noi donne che “i bambini sì, ma quelli degli altri…forse.”

****ARTICOLO PURAMENTE IRONICO, ASTENERSI LETTORI PRIVI D’IRONIA E TROPPO SUSCETTIBILI SULL’ARGOMENTO****

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immagine trovata su Google, Neonati di Anne Geddes

Se i bambini non ti piacciono, prendi pure panno e Vetril e comincia a lucidarti le corna e gli artigli da demone che non sapevi di avere. Perché se sfiga vuole che ti esca dalla bocca che un figlio è l’ultimo dei tuoi pensieri, è esattamente così che l’interlocutore-tipo ti vede: una Diavola, come la pizza che la mangi e ti va a fuoco la bocca. Un mostro brutto e cattivo che meriterebbe di stare a vita in ginocchio sui ceci. Anzi no, sui cocci di bottiglia.

E il bello è che non gliene frega niente a nessuno del motivo. I bambini devono piacere a tutti, stop. E per non essere crocifissa a testa in giù tu, donna la cui vita deve essere bambinocentrica dal giorno del tuo primo ciclo, ogni volta che ne vedi uno ti devi far venire come minimo una paresi facciale a forza di sorridere, parlare no-stop con la vocina da cretina e fare il diavolo a quattro per tenerlo in braccio. Se poi ti scende anche qualche lacrimuccia di commozione è ancora meglio.

Che poi a me piacciono un sacco i bambini. Mi piacciono e sono benedizioni celesti che Dio non voglia mai che non corrano per le nostre strade allietandoci le trombe d’Eustachio con le loro dolci risate, anche alle due di pomeriggio quando stiamo cercando di dormire perché abbiamo l’emicrania. Mi piacciono quando si sbrodolano di cioccolato e con la loro bavaglia s’insozza anche la tua camicia, quella di seta che hai fatto un mutuo per comprarla. Li amo quando giocano e anche quando piangono in modo del tutto casuale raggiungendo note che forse solo i pipistrelli riescono a sentire.

Certo, però quelli degli altri. Io amo i bambini degli altri. E anche qui dipende dai casi. Ecco, l’ho detto. Ho sganciato la bomba e sono pronta -o forse no?- a subire la Legge Marziale. Il fatto è, ve lo dico in confidenza, che non c’ho mica la testa adesso per pensare ad un figlio. E, onestamente, non ci trovo niente di sbagliato. Ognuno c’ha i suoi tempi. Adesso sono l’anti-maternità fatta e finita perché sono matura più o meno come una pesca ad Aprile ma poi magari un giorno, chissà, metto al mondo una squadra di calcio, con tanto di arbitro e guardalinee.

Però una domanda mi sorge. Perché se un uomo dice di voler dedicare la propria vita a marpioneggiare a destra e a manca riceve pacche sulle spalle e sorrisi sornioni e se una donna dice che tra un figlio e un gatto sceglierebbe senza dubbio il gatto viene quasi messa al rogo? Mah. Nel dubbio, insieme alla pillola metto anche i gambaletti, che con quelli neanche la Vergine Maria sarebbe rimasta incinta.

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