Galline, a confronto

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immagine trovata su Google

In balìa dei ricordi, mi è venuta in mente una canzone -se così si può chiamare- che non ho ancora ben chiaro se sia stata effettivamente un tormentone o no. Il baldo giovine che la canta parla di quella che secondo lui è la tipica ragazza italiana (che è anche il titolo del motivetto). Per lui, Dj Matrix (…yo, bro!), la tipica ragazza italiana sarebbe quella che se non ha quindici strati di cerone sulla faccia non mette il naso fuori di casa, che ride ma in realtà sta pensando Crepa! e che, fondamentalmente, se dovesse scegliere tra te e la sua borsetta firmata, Carissimo…è stato un piacere conoscerti.

Dopo questa breve descrizione che ti evoca brutte scene, Matrix prosegue. La tipica ragazza italiana è una che è cresciuta troppo in fretta, mangia l’insalata e fa la dieta ma nel frattempo fuma come una turca e beve come se non ci fosse un domani, credendosi la più figa del mondo. La seconda parte del testo è praticamente un ritornello unico in cui i concetti di fondo si possono sintetizzare in una frase: la guardi e capisci che effettivamente un po’ pirla la è, però vince il fascino (…) e bon. T’innamori e chi te la toglie più dalla testa, anche se caga più il telefono che te e ti tratta da zerbino.

Detto ciò, io sono una ragazza, sono italiana e credo di rientrare, bene o male, nei canoni tipici della società contemporanea. Ma nella sua descrizione proprio non mi ci riconosco e, credo, di non essere la sola. I casi sono due: o siamo noi povere sceme ad essere in netta minoranza o è Diggei Matrics che frequenta posti poco raccomandabili.

Comunque, si è dimenticato una cosa. La tipica  (“tipica” nella sua concezione del termine, ovviamente) ragazza italiana, tra una passeggiata, una sigaretta e il suo crederci abbestia…si fa gli autoscatti. Tanti autoscatti. In qualunque luogo -prediligendo, però, sempre e comunque il bagno- ci sia una superficie riflettente, sia essa uno specchio, il pomello della porta o un bacino idrografico artificiale. In qualunque luogo, con la bocca strana  e la testa storta, come va di moda adesso, che sembra che i soggetti siano appena stati colpiti da un ictus. E quando cambia, tira fuori la lingua. Ma mica tutta, solo un triangolo.

Ma forse siamo noi che siamo ottuse. Non siamo più al passo coi tempi ma solo “a spasso”, magari in bicicletta così ci tonifichiamo i glutei, nella nostra antichità, alla ricerca di un bel libro che ci colpisca davvero, di un primer che ci dia l’effetto “pelle come il culetto di un neonato”…di una guainetta stringi-ciccia da mettere sotto al tubino. Ma abbiamo ancora molti assi nelle maniche dei nostri maglioncini, primo tra tutti: il brodo. Ricordatevi sempre: galline vecchie, fan buon brodo. E quelle giovani? Le foto. Da cretine.

Per chi volesse…

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