I doveri della sposa

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Eccoli qui, dall’1 al 17, tutti i doveri che non so chi (e dato il contenuto, non so in quale periodo storico!) ha deciso debbano essere quelli della sposa nella famiglia cristiana. Però a me sembravano, come dire, incompleti. Così li ho presi…e li ho un po’ rivisitati, permettendomi di fare qualche piccolissima aggiunta!

  1. Voler bene al marito…quando al supermercato ti fa prendere le peggio schifezze, del tutto consapevole che, il giorno dopo, si prenderà la colpa per quella tacca in più sulla bilancia;
  2. Rispettarlo come capo…se state giocando a “la segretaria e l’avvocato”;
  3. Obbedirlo come tuo superiore…se state giocando a “il sergente e il caporale”;
  4. Assisterlo con premura…quando ha 37.01 di febbre;
  5. Ammonirlo con reverenza…se fa attaccare il sugo al pentolino perché troppo impegnato a non farsi ammazzare in Call of Duty- World at War: Final Fronts;
  6. Rispondergli con grande mansuetudine…di sabato mattina, appena sveglio, dopo una serata a suon di grappa e Gutturnio;
  7. Tacere quando è alterato…e fargliela pagare con una settimana di sogliola al vapore scondita e sesso scadente, al rientro dal lavoro;
  8. Pregare per esso il Signore…affinché non accenda mai la lavatrice senza la tua supervisione;
  9. Sopportarne i difetti…perché il rutto libero è un diritto, così come lo scaccolamento selvaggio e il lancio nel vuoto del pelucco dell’ombelico;
  10. Schivare la familiarità con gli altri uomini…e bruciare con un raggio laser tutte quelle donne che lo guardano per più di dieci secondi, soprattutto se sono gnocche;
  11. Non consumare la roba in vanità…ma buttargli a tradimento nel bidone dell’indifferenziata quelle orribili mutande slavate che ha dai tempi della cresima e la camicia ricevuta in dono dalla ex fidanzata, anche se è nuova di pacca ed è a corto di camicie;
  12. Essere sottomessa alla madre del marito e suoi vecchi…se hai tendenze masochiste e strane perversioni sessuali, per tutto il resto c’è Mastercard. O il “stai nel tuo”, se il “vaffanculo” ti sembra eccessivo;
  13. Umile e paziente colle cognate… se i loro figli ti perforano i timpani a suon di urla, ti coprono il divano di bava o ti sfasciano dieci soprammobili a visita;
  14. Prudente con quelli della famiglia…se sei sposata con un mafioso o ci sono anziani con l’osteoporosi e ogni volta che li abbracci rischi di spezzare loro una costola;
  15. Amante della casa…dopo aver speso centodieci euro per un posacenere alla Rinascente che non userai mai perché non fumi ma sempre e comunque 100% modern design;
  16. Riservata nei discorsi…coi conoscenti curiosi, perché le tempistiche di procreazione, essendo tuo l’utero e suo il seme, te le gestisci tu col  tuo compagno;
  17. Osservatrice dei doveri religiosi…perché dire di no al sesso orale è da egoisti e a Gesù l’egoismo proprio non piace.
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Da Donna a uomo- #noallaviolenzasulledonne

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Se c’è troppo caldo, o mi piace il mio corpo, vorrei potermi spogliare…ma senza temere e non per dovere. Tu puoi guardare, sognare e ammirare. Puoi chiudere gli occhi e fantasticare…ma se io non voglio, non mi devi toccare!

Se poi io ti piaccio ma non sei ricambiato, è inutile che fai il borioso incazzato. Non puoi mica picchiarmi e neanche stuprarmi, se non mi conquisti lasciami stare…il Mondo è stra-pieno di donne da amare!

E voglio viaggiare e poter passeggiare…ma senza il timore che tu sia lì ad aspettare! Se poi sono moglie e mi piace ballare (oppure se mi vedi con un uomo parlare…) ciò non vuol dire che ti debba tradire! Quindi perché non ti devi fidare ma prendermi il braccio e volermi far male?

Ma se io non mi sento, non mi devo sposare. Oppure far figli…o continuare ad amare. Se non me la sento, non mi devi obbligare! La vita è la mia, non me la devi toccare. La vita è la mia, non me ne devi privare.

Sono una donna, non sono una santa…ma ciò non vuol dire che la mia voce non conta. Posso lasciare, gridare e sparire…ma questo non basta per farmi morire. Se sono indifesa non è colpa mia, non l’ho scelta io la mia anatomia! I muscoli grossi e l’aspetto possente non mi avrebbero resa così affascinante…quelli li hai tu, e mi piaci per questo! Ma non quando sfoghi  il tuo odio nascosto.

Prima di agire, stai un po’ ad ascoltare: non sono una preda, non son d’ammazzare…io sono una Donna, io sono da amare.

I dieci uomini con cui nessuna donna vorrebbe mai trovarsi a letto…

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Scorrendo la home di Facebook, mi sono imbattuta nell’aggiornamento di stato di un amico in cui venivano elencate svariate tipologie di donna con cui tutti gli uomini, almeno una volta nella vita, sfortunatamente ci si sono trovati a fornicare. La paranoica, la ninfomane, la teatralela psicotica. Vero. Poverini. Ma poverine noi, aggiungerei. Scommettiamo, amiche mie, che, come si suol dire, ce n’è anche per loro?

L’Inguaribile romantico

Lui non tromba, fa l’amore, anche se ti ha appena conosciuta e le circostanze erano pipì veloce nel bagno di una discoteca nei sobborghi di Lloret de Mar. Per ricreare la giusta atmosfera ci mette dalle dodici alle ottantadue ore, a seconda di quante candele abbia intenzione di accendere e di quante rose voglia decapitare per spargerne i petali per casa. Fare l’amore con lui può essere un’esperienza mistica, sempre che tu non muoia intossicata dai fumi dell’incenso o bruciata viva perché han preso fuoco le tende dalla fiammella delle candele.

L’Educato

Prima di cominciare, piega i vestiti per non lasciare in disordine. Piega i tuoi, i i suoi e, se ha tempo, stira anche quelli in lavanderia. Ogni azione è preceduta da “posso?”, se c’è un inghippo chiede scusa e alla fine ti chiede se va tutto bene, se sei stata soddisfatta e conclude con un bel grazie. Prego, ci mancherebbe. Certo, è vero, abbiamo passato secoli a lamentarci perché stufe di uomini fantozziani…ma fuori, tra la gente. Al ristorante, magari. Non in camera da letto. Lì ci piace cavernicolo, nei limiti, s’intende.

L’Insicuro

During the samba, si preoccupa. Vive nel terrore del “lo starò facendo bene?”. Ma non è che se lo tiene per se, no. Lui te lo chiede e pure con una certa ansia, facendoti venire la tachicardia. <<Va bene così? Ti piace? Ma sei sicura? No ma guarda se non ti piace dimmelo…eh? Cosa mi dici? Dimmelo!>>. Sì, una cosa da dire, in effetti, ci sarebbe. Taci.

Il Professionale

Prima di cominciare ti avvisa di tutto, per prevenire eventuali incidenti di percorso. Ti spiega per filo e per segno cosa sta per fare, come lo farà e magari anche come tu reagirai. Un po’ come l’infermiere della mutua che, quando vai a farti gli esami del sangue, prima di infilarti la spada di Damocle nel braccio ti avvisa e ti dice che sentirai un pizzicottino. Diceva J. P. Sendker: “Anche questo era un vantaggio dell’attesa: le dava la possibilità di riflettere”. Su quanto sarebbe stato meglio fare altro, quella sera, tipo andare a dormire, aggiungo io.

Il Personal Trainer

È quello che ti informa su quante calorie avete bruciato, che ti dice di stare sopra tu, così ti fai i glutei e che alla fine, mentre ti tiene tra le braccia, ti consiglia dolcemente tutti gli attrezzi della palestra e gli esercizi da fare per correggere quei due o tre difettucci che ha potuto notare durante la performance. Tutto questo mentre tu gli stai augurando una morte lenta e dolorosa o, se sei proprio cattivissima, uno strappo muscolare.

L’Impedito

Non sa cosa fare e da dove cominciare, quindi va a caso. Alla cieca. La sua conoscenza del corpo femminile è praticamente nulla o da manuale, della serie so che è lì, perché me l’ha detto Wikipedia. Poi, una volta concluso l’amoroso incontro, ti chiede com’è andato, con gli occhi da cucciolo e il sorriso speranzoso. Male, bocciato. Però, un po’ per pena e un po’ per compassione, non glielo dici. Gli dai una pacca sulla spalla e ti complimenti con lui. Poi cancelli il suo numero, cambi Stato, volto e identità, così…per precauzione.

Il Pornodivo

Siori e sioooreeee…eccolo. Lui, il Rocco del popolo. Colui che è tutto lui, solo lui e sempre lui! Diversamente dall’Inguaribile Romantico, lui non fa mai l’amore ma fotte senza pietà, rendendo note le sue doti amatorie tra un complimento e il cognome di sua madre da nubile. All’apparenza sembra molto esigente e la sensazione è che sia venuto con te per Sua Gentilissima Concessione…poi quando comincia a prometterti dei numeri da Cirque du Soleil e la durata di una Duracell Ultra Advanced, capisci l’antifona. E che più che a un acrobata, sei davanti al Pagliaccio Baraldi. EEEEEEEEEEE PAGLIACCIOBARALDIIIIII!!!

Il Lumaca

Lumaca non per il ritmo, piuttosto per il quantitativo di bava che ti lascia addosso. Lui non bacia -e sfiga vuole che i baci gli piacciano tanto, ma proprio tanto- il tuo corpo, lo innaffia, letteralmente. Dove passa, stai certa che lascia il segno. E dopo, più che una donna, ti senti Slimer.

Il Velociraptor

Ti fa sbattere la testa contro la testata del letto (e dopo è meglio che ti prenoti una tac), ti fa cadere i quadri dal muro e la sensazione che ti dà non è tanto quella di fuoco che arde ma quella di essere nel cuore di un cantiere metropolitano nel pieno dei lavori. E la cosa peggiore è che crede veramente di essere passionale come uno stallone delle verdi praterie d’America. Badate bene, amici, chi va piano va sano e va lontano…e non provoca traumi cranici alle partner.

L’Orso

Ha più peli di un tappeto a frange lunghe e li ha ovunque, ma proprio ovunque…anche là dove non avresti mai più pensato potessero crescere. Appena si spoglia, la prima cosa che ti viene in mente è un orso. Poi l’attrito e, con l’attrito, l’accumulo di elettricità statica e una scossa fulminante. Uomo villoso, uomo virtuoso? Se non vuoi trovarti la camera da letto come il sottobosco in autunno coperto da un tappeto di foglie…fidati sulla parola e non andare oltre.

Le cinque cose che renderebbero ributtante qualunque donna, anche la più gnocca (almeno, si spera!)

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immagine presa dal sito ufficiale http://ditology.blogspot.it

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace…e fin qui, siam tutti d’accordo. Però ci sono alcune cose che, agli occhi di tutti i comuni mortali che non siano di quelli che “…basta che respiri, poi va bene”, proprio stridono e fanno passare la poesia in meno d’un batter d’occhio. Ebbene, io di queste cose ne ho trovate tante…ma proprio tante, però a scanso di equivoci e sembrare la pignola -e stronza- della situazione, mi limiterò ad elencarne solo cinque.

5. Forever Bisùnt

L’acqua non è un nemico, disse una volta un saggio amico. E neanche lo shampoo. Il capello unto mi ricorda -e credo non solo a me- il cibo dei dei fast food. Se poi ci si passa la piastra rovente sopra, il lardo di Colonnata. E chi mai vorrebbe spupazzarsi una signorina che, solo a guardarla, fa impennare a mille il colesterolo?

4. Il Pelo ribelle: storie di baffi, barbe e basette

Come scrissi in uno dei primissimi post, donna baffuta…non piace. È più o meno dalla notte dei tempi che le ombre non identificate inquietano, figuriamoci quelle sulla faccia della gente. E le basette, rassegniamoci (ho controllato, si scrive con la “i”!), sono out, oltre che poco femminili. Se vi piace il look mascolino, i baffi e la barba non sono la soluzione. Diciamo no a Frida Kahlo e  alla depilazione, perché ci può essere ammirazione anche senza imitazione.

3. The cat is on the table, the lipstick’s on the tooth…

Quella del mettersi il rossetto, non è un’arte esoterica acquisibile solo ed unicamente grazie all’aiuto di forze occulte. Non ci si deve votare a Satana o chicchessia per imparare a non impastarsi il rossetto sui denti e sulla faccia, basta fare un po’ di pratica. Invece di guardare Una mamma per amica ci si mette davanti allo specchio e, con un po’ di pazienza e tanta douceur, ci si prova. E ci si riesce.

2. Memorie di uno smalto che fu

Quant’è bella l’eleganza, che si scrosta tuttavia…chi vuol esser lieta sia! D’aceton ce n’è abbastanza! Tutto questo per dire che lo smalto scrostato fa schifo. O meglio, fa schifo se si deve uscire per la prima volta con un ragazzo che si vuole conquistare. Se non c’è tempo di rimetterlo per benino, meglio stare senza. E niente pastrugnate tipo “copro quello scrostato con otto passate dello stesso colore”. Io una volta c’ho provato…e no, non ha funzionato.

1. Cameltoe yourself!

I leggings, così come i jeans ultra skinny, possono essere tanto sexy quando demolitori d’immagine. E non tanto perché ce li si può permettere o no -tutti possono permettersi tutto con i giusti accorgimenti- quanto, piuttosto, per il rischio di incappare nella cosa che, più di tutte, fa male agli occhi: lo zoccolo di cammello, là dove nessuno zoccolo dovrebbe mai stare. Ricordate sempre, meglio un rotolo che sbuca sui fianchi che lo Stretto di Gibilterra in mezzo alle gambe.

Non è una moda per tutte- i cappelli

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La prima volta che li ho visti erano su un sito di costumi di carnevale. Poi ho cominciato a vederli appesi nei negozi e, soprattutto, sulle teste della gente in contesti diversi da feste in maschera e simili. Sto parlando, amici e amiche, dei cappelli di pelo-peluches. Quelli con le orecchie da animale, che a me ricordano tantissimo le nutrie spiaccicate sulla Via Emilia, e che nelle varianti più estreme hanno anche le zampe da usare a mo’ di guanti. Avete presente? Dopo una ricerca sui siti di vendita on-line più famosi, mi si è aperto un mondo.

A naso, i più gettonati sembrano essere quelli che rimandano a pellicce di lupo, leopardo e orso; poi ci sono quelli indecifrabili, che per colore e forma delle orecchie non capisci se vogliano essere le spoglie di una lepre o di un mulo; infine gli importabili per eccellenza, cioè i multicolor, della serie “Dio si fece un acido, poi creò la volpe. Fucsia, verde e blu.”.

Perché deve andare di moda una cosa che, oltre a evocare la morte, sembra anche essere il Walhalla degli acari? I casi, a mio avviso, sono tre.

Può essere, per cominciare, la cosiddetta prova del nove a dimostrazione della veridicità del detto “la moda è una ruota che gira”. Gira che ti rigira, siamo tornati alla Preistoria con le pelli di bestia selvaggia sulla testa. E io mi preoccuperei non poco, perché a questo punto tutto è possibile e in un attimo potrebbero tornare di moda tanto le gonnelle da centurione romano quanto i parrucconi da Re Sole.

Oppure, seconda ipotesi (che per me è la più plausibile), ci stanno prendendo non poco per il culo, lanciando le mode più assurde per vedere fino a che punto la gente si spinge per essere al passo coi tempi e ridere sotto i baffi perché ci caschiamo come polli…e qui si spiegherebbero tante cose, tipo le zeppe applicate a qualsiasi tipo di calzatura che abbia una suola o le borchie messe ovunque, anche sulla carta igienica.

Terza e ultima possibilità, le pelli di animali feroci possono essere viste come un sorta di messaggio non-linguistico sulla Donna contemporanea che è passata da Dama del Focolare a Spietata Predatrice. E se così fosse, mi permetto di fare un appunto agli interpreti dell’abbigliamento che potrebbero avere elaborato questa chicca: che la Donna contemporanea sia predatrice, non c’è dubbio. Però invece dei lupi, orsi, linci e giaguari, forse dovevate metterle sulla testa qualcosa d’altro, non so…qualcosa di più realistico, che caccia per davvero e anche con non poco accanimento. Tipo un uccello. Quello sì che sarebbe stato azzeccato!

Sulle Diavole, trattatello sulla difficile vita di noi donne che “i bambini sì, ma quelli degli altri…forse.”

****ARTICOLO PURAMENTE IRONICO, ASTENERSI LETTORI PRIVI D’IRONIA E TROPPO SUSCETTIBILI SULL’ARGOMENTO****

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immagine trovata su Google, Neonati di Anne Geddes

Se i bambini non ti piacciono, prendi pure panno e Vetril e comincia a lucidarti le corna e gli artigli da demone che non sapevi di avere. Perché se sfiga vuole che ti esca dalla bocca che un figlio è l’ultimo dei tuoi pensieri, è esattamente così che l’interlocutore-tipo ti vede: una Diavola, come la pizza che la mangi e ti va a fuoco la bocca. Un mostro brutto e cattivo che meriterebbe di stare a vita in ginocchio sui ceci. Anzi no, sui cocci di bottiglia.

E il bello è che non gliene frega niente a nessuno del motivo. I bambini devono piacere a tutti, stop. E per non essere crocifissa a testa in giù tu, donna la cui vita deve essere bambinocentrica dal giorno del tuo primo ciclo, ogni volta che ne vedi uno ti devi far venire come minimo una paresi facciale a forza di sorridere, parlare no-stop con la vocina da cretina e fare il diavolo a quattro per tenerlo in braccio. Se poi ti scende anche qualche lacrimuccia di commozione è ancora meglio.

Che poi a me piacciono un sacco i bambini. Mi piacciono e sono benedizioni celesti che Dio non voglia mai che non corrano per le nostre strade allietandoci le trombe d’Eustachio con le loro dolci risate, anche alle due di pomeriggio quando stiamo cercando di dormire perché abbiamo l’emicrania. Mi piacciono quando si sbrodolano di cioccolato e con la loro bavaglia s’insozza anche la tua camicia, quella di seta che hai fatto un mutuo per comprarla. Li amo quando giocano e anche quando piangono in modo del tutto casuale raggiungendo note che forse solo i pipistrelli riescono a sentire.

Certo, però quelli degli altri. Io amo i bambini degli altri. E anche qui dipende dai casi. Ecco, l’ho detto. Ho sganciato la bomba e sono pronta -o forse no?- a subire la Legge Marziale. Il fatto è, ve lo dico in confidenza, che non c’ho mica la testa adesso per pensare ad un figlio. E, onestamente, non ci trovo niente di sbagliato. Ognuno c’ha i suoi tempi. Adesso sono l’anti-maternità fatta e finita perché sono matura più o meno come una pesca ad Aprile ma poi magari un giorno, chissà, metto al mondo una squadra di calcio, con tanto di arbitro e guardalinee.

Però una domanda mi sorge. Perché se un uomo dice di voler dedicare la propria vita a marpioneggiare a destra e a manca riceve pacche sulle spalle e sorrisi sornioni e se una donna dice che tra un figlio e un gatto sceglierebbe senza dubbio il gatto viene quasi messa al rogo? Mah. Nel dubbio, insieme alla pillola metto anche i gambaletti, che con quelli neanche la Vergine Maria sarebbe rimasta incinta.

“The Versatile Blogger Award”

ImmagineL’ho capito subito che stasera sarebbe stata una serata diversa dalle altre. L’ho capito quando ho assaggiato le verze che stavo saltando in padella. Troppo sale…e se c’è una cosa che non sbaglio mai -vi autorizzo a chiederlo al mio fidanzato- è il sale. Infatti, dopo cena, ho aperto il mio amatissimo blog e…track. La casellina quella in alto a destra era arancione. Apro il messaggio e con mia enorme, ma che dico, gigantesca sorpresa…ho ricevuto la mia prima nomination al Versatile Blogger Award dalla gentilissima Simona del blog http://donnediluce.altervista.org/grazie-grazie-grazie-un-grande-regalo/. Dopo l’entusiasmo e la pubblicazione dello scatto su Facebook per tirarmela abbestia -perché un po’ me la sono tirata- mi sono accorta di non avere la minima idea di cosa fosse.

Ma poi mi sono informata –grazie Google– e ho capito che è una sorta di…mmh…non lo so ma che comunque prevede un certa prassi:

a) dopo aver citato nell’articolo il blogger -nel mio caso la blogger– che ti ha nominato, nominarne a tua volta quindici che, a tuo parere, meritano questo riconoscimento;

b) glielo fai sapere con una mail;

c) riveli sette cose di te.

Cominciamo. Dal momento che, nella vita, sono sempre la rompina di turno che al ristorante chiede la pizza che non c’è sul menu, portate pazienza e non stupitevi se, invece che quindici, la mia personale classifica è composta non da quindi ma solo da dieci blogger:

http://iphabi.com

http://stefaniacasella.wordpress.com

http://verbasequentur.wordpress.com

http://rondocecilia.wordpress.com

http://cucinsiemeblogghiamo.blogspot.it/

–  http://bambolediavole.wordpress.com

http://rubicorno.com

http://theplacehunter.wordpress.com

http://questionedistileblog.wordpress.com

http://paulabecattini.com

Ecco qui. Fatto. E adesso viene il bello. La rivelazione. I sette segreti di Fatima, nel mio caso, di Marta.

1) Da piccola alle Barbie preferivo i trattori e giocavo solo con i maschi a “I Power Rangers”, io volevo sempre fare quello rosso, che era un maschio…ma son dettagli;

2) Per un carnevale a Bobbio la mia mamma mi ha vestita da elefantino. Vent’anni dopo mi sono accorta che la proboscide del cappello sembrava a tutti gli effetti un pene eretto;

3) Sempre da piccola, per farmi un cappello simili I Tre Moschettieri, ho usato alcune penne del mio canarino giallo. Il cappello è venuto uno schifo, al canarino ne sono cresciute di nuove e oggi ho ancora i sensi di colpa;

4) Quando voglio cambiare look, mi taglio la frangia da sola. Nessuno saprà mai quello che vuoi meglio di te stessa, ricordatelo sempre;

5) Amo i bambini ma, al momento, preferisco i gatti;

6) Mi fa impazzire la focaccia con i ciccioli ma, quando vado a comprarla, dico sempre che non è per me così non corro il rischio di passare per scaricatrice di porto;

7) È mancato mio nonno due anni fa ma, certe volte, mi sembra ancora di sentire il suo profumo nell’aria. E voglio credere che sia così.

Meno male che il mio fidanzato non è un hipster

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Conoscevo la parola “per sentito dire” ma non mi sono mai soffermata troppo sull’argomento. Poi, un giorno, mi sono svegliata e mi sono chiesta: ma gli hipster, chi (o cosa) cavolo sono? Dopo una ricerchina su Google, così, a naso -e prima di tutte quelle sbrodolate sul mainstream- gli hipster sembrerebbero essere dei grandissimi tiramerda senza gusto nel vestire. Nonciclopedia, ad esempio, li ha definiti barboni molto ricchi e vi sfido a dire il contrario.

Secondo molteplici siti, blog e chi più ne ha più ne metta, l’hipster-tipo uomo predilige la taglia extra small, i pantaloni che sembra stia andando a vongole, la barba da tagliaboschi e, se la barba è troppo poco alternativa, i baffi, meglio se architettonici. L’hipster-tipo donna, invece, si mette vestiti larghi da strappona, le fasce sulla testa che a lungo andare bloccano la circolazione e tutto ciò che rimanda allo stantìo, che però lei lo chiama vintage. Poi ci sono gli occhiali con la montatura del dopoguerra, gli accessori tecnologici da migliaia di euro e tutte quelle abitudini di vita tipo sono ricco quindi posso anche spendere centocinquanta euro per un toast vegano. Inoltre sembrerebbero prediligere solo ed esclusivamente la cultura di nicchia. Ad esempio, se guardano film ne vanno a cercare uno che nessuno conosce, magari in russo coi sottotitoli in catalano. Vanno alle mostre più improbabili e la musica sì ma solo quella talmente sconosciuta che alla fine non sanno neanche loro di cosa effettivamente si tratti. Infine, all’apparenza, più che un partner sembra che vogliano trovare delle connessioni intellettuali profonde. Posso permettermi? Che palle. Che noia. Menatevela di meno. Fateve ‘na risata e chiudiamola qui.

Ma per fortuna, il mio fidanzato non è un hipster. Lui si mette le lenti a contatto, si fa la barba tutti i giorni e i vestiti se li prende tutti, ma proprio tutti, della sua taglia. Non prende mai freddo alle caviglie perché i pantaloni non se li arrotola mai e se va in giro in bici per Milano lo fa con quella pieghevole della Decatholn, che quando è chiusa ricorda vagamente una sedia a rotelle. Però la cosa che preferisco di più del mio fidanzato non-hipster è che non mette mai nessun tipo di cappello, a parte quello standard con la visiera che indossa in estate per andare dal benzinaio perché non ha voglia di pettinarsi, cosa che faccio anche io in inverno con le cuffie per andare dal panettiere. Perché loro, gli hipster, se non ve ne foste accorti, ne mettono proprio un sacco, soprattutto se sono brutti (i cappelli). E poi, cosa fondamentale, col il mio fidanzato non-hipster non corro mai il rischio di annoiarmi e tantomeno, quando lo guardo, mi ricorda un disagiato.

Ricordatevi sempre, amiche mie, per quanto il genere possa essere affascinante (che poi, lo è davvero?), è decisamente meglio un fidanzato non hipster di uno hipster che non ti porta mai a mangiare le coscette di pollo piccanti all’Old Wilde West perché è troppo in lotta col mainstream. Fidatevi.

The Other Side- Il Lato Oscuro delle mamme

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Anche se siamo grandi, sono sempre con noi. E sono sempre con noi anche se ci sono state portate via da un destino che voleva così, magari non fisicamente ma, nel nostro cuore, non ci mollano un attimo. Sono il Consiglio nella difficoltà, il fazzoletto, la la spalla su cui piangere e il te l’avevo detto; sono lo sciroppo per la tosse ogni tre ore, il Kinder Cereali dopo la spesa e il post-it più efficace che ci ricorda quello che dobbiamo fare e ci stavamo per dimenticare di farlo. Ma soprattutto sono la nostra Vita, nel vero senso del termine, perché senza di loro noi qui noi non ci saremmo. Chi sono? Le nostre mamme. Che, come tutti, hanno anche loro in dotazione dal primo giorno di maternità un lato oscuro, nonché fonte primaria delle nostre ulcere. Ma vediamo insieme, quali sono i lati oscuri più diffusi…

  • Le mamme No

Son brave, per carità, ma quel che ti concedono te lo devi sudare centodue camicie, altro che balle. Con loro niente è mai facile. Per chiedere una cosa, come minimo devi cominciare otto mesi prima e avere dalla tua parte tua nonna, almeno sedici altri tuoi familiari e lo Spirito Santo che vede e provvede. Nonché l’appoggio di qualcuna delle Virtù medievali. Tipo la Fortezza. O la Speranza. Solitamente s’impuntano su argomenti standard, detentori assoluti e indiscussi restano comunque piercing, tatuaggi e animali domestici. E agire a tradimento non fa che peggiorare una situazione già precaria, quindi fidatevi…meglio lasciar perdere. Comunque, a volte cedono e, quando accade, stappare lo spumante è il minimo.

  •  Le mamme Angoscia

Sono quelle che la sabbia c’ha i batteri, un colpo di tosse è il principio di una pleure e se prendi la macchina passano la serata a letto con l’occhio sbarrato e il rosario di Padre Pio in mano, chiamandoti ossessivamente al cellulare tra un’Ave Maria e l’altra. Loro vivono nell’ansia del pericolo e fanno di tutto per farla venire anche te, con lo scopo di farti desistere dall’impresa. E se non le caghi e fai di testa tua -perché dopo un po’ ti viene da fregartene- aprono i dotti lacrimali  per farti sentire una cacca, il più delle volte riuscendoci. Consiglio spassionato, non fate mai -e dico mai– conoscere loro il mondo delle promozioni tariffarie tipo minuti gratis e messaggi illimitati. Potrebbe essere l’inizio della fine della vostra vita sociale.

  • Le mamme Ordine

Fiutano il disordine e anche se puliscono almeno una decina di volte al giorno, per loro la casa è sempre un porcile. E non importa quanto tu possa aver riordinato la tua camera, stirato bene i pantaloni di lino o piegato le camicie di seta a regola d’arte…loro troveranno sempre qualcosa, anche nell’angolino più remoto dell’armadio. Facendoti la fatidica domanda: <<…E se poi viene in casa qualcuno e trova questo disordine? Eh? Cosa dice?>>. La voglio fare io, adesso, una domanda a queste sante donne. Perché qualcuno -che tra l’altro non è mai arrivato- dovrebbe venirmi a frugare nell’armadio? O nei cassetti della biancheria? Non è che se hai ospiti gli fai vedere il cassetto delle mutande. Al massimo li ricevi in soggiorno e gli fai un caffè.

  •  Le mamme CIA

Sanno sempre cosa fai, dove sei e chi frequenti, sono sempre un passo avanti a te grazie a contatti fidatissimi disseminati per la città che le informano su tutto. Fumate una sigaretta nell’arco di vent’anni e ritenete che non sia il caso di dirlo? Lo sanno. E sanno anche di quando quella volta hai bigiato la scuola, del tatuaggio tra le dita del piede destro e della sbronza che hai preso quando erano in vacanza a Canazei. Fanno finta di non saperlo ma fidatevi, loro lo sanno. E ve lo tirano fuori quando meno ve lo aspettate, col sorrisetto sulle labbra, facendovi rimanere in uno stato a metà tra il -di sasso e il -di cacca.

Detto questo, noi vi amiamo un sacco, mamme, però certe volte la tentazione di darvi fuoco è tanta. Ma non preoccupatevi, che anche se ci pensiamo non lo facciamo mica. Anche perché dov’è che la troviamo un’altra persona come voi, che oltre ad amarci incondizionatamente e avere un cuore grande così, riesce ad avere comunque ragione, anche quando ha torto?!

Non è una moda per tutte- i leggings

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L’altro giorno mentre ero in giro per negozi, ho deciso, così su due piedi, di provarmi un paio di quei leggings che vanno di moda adesso, quelli con tutte le stampe geometriche e arzigogolate. Il risultato è stato che mi sono sentita una via di mezzo tra una tenda sioux e un arazzo tibetano. Poi, un po’ per curiosità e un po’ per masochismo, ho provato anche quelli con i fiori. E, anche lì, più che alla Primavera del Botticelli il ricordo rimandava ad una fioriera di petunie, di quelle rettangolari che appendi al balcone.

Al che mi sono interrogata sull’effettiva “mettibilità” dei leggings stampati da parte di persone che non pesino venti chili e/o abbiano uno stacco di coscia da Heidi Klum.

Prendiamo, per esempio, anche quelli con sopra le galassie, i cieli stellati, le nebulose e le aurore boreali. Magari anche in tessuto metallizzato. Chi è che può metterli? Perché se penso a me, persona bene o male nella norma ma non esattamente il ritratto della fisicità, che indosso un paio di fuseaux con stampata sopra la Via Lattea…mi viene in mente, non so, l’Universo in espansione. Un minuto prima di indossarli le stelline son tutte piccine e vicine…poi inforco una gamba e posso andare a spiegare il concetto ai bambini delle elementari.

Detto ciò, amici stilisti, la moda -in questo caso, quella di tutti i giorni- non è una moda per tutte. Soprattutto nel momento in cui, appena vedete che una cosa è di super tendenza, la impacchianite al punto da renderla praticamente d’élite. “Vanno di moda le felpe? Bene. Facciamole corte e larghe, che se hai giusto quei tre chili in più sembri la scatola dei Kellog’s formato convenienza! C’è il boom dei leggings? Facciamo in modo che se non li metti tutti ghirigorati con Andromeda su una chiappa e Cassiopea sull’altra sei antica come Noè!”.

Dite la verità, lo fate apposta. Voi lo fate apposta perché siete sadici e vi piace farci dannare ogni volta che andiamo a fare compere. Tipo, non so, i sergenti Hartman del mondo della moda. “Hai mangiato il Kinder Bueno bontà a cuor leggero? E io ti faccio i pantaloni con su i pianeti! Non sei andata a correre perché su Sky davano la puntata che ti piace tanto di Grey’s Anatomy? Tiè, cuccati le calze con i pois e soffri!”. Oppure per invogliarci a migliorare e fare quella dieta che giace impolverata sul comodino da qualche lustro. Nel dubbio, mi compro una guaina. Che di quelle non ce n’è mai abbastanza.