Eat, ate, eaten

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immagine trovata su Google

Le migliori scoperte su te stesso le fai quando meno te lo aspetti e, soprattutto, in situazioni in cui mai e poi mai ti penseresti di poter avere colpi di genio geniali. Tipo mentre sei sul water o in fila alle Poste. Oppure mentre fai la doccia, sei lì che soffochi nello shampoo e track, scopri un lato di te stesso che non conoscevi ancora. A me è successo proprio ieri, mentre poltrivo sul divano con la coperta addosso, nonostante ci fossero trentasette gradi e le api che impollinavano causa effettiva scomparsa delle mezze stagioni.

Ho acceso il televisore e, dopo circa dieci minuti di programma culinario, ho realizzato che io di raffinato ho veramente molto poco. Guardavo il cuoco che con tutta la calma di questo mondo componeva graziose ed architettoniche mono (e molto mini!) porzioni di cibo coloratissimo tutto messo in equilibrio…e il mio unico pensiero era rivolto ad una pentola di polenta con i funghi in cui infilare la testa e mangiare come se non ci fosse un domani. Magari con mezzo litro di rosso fermo.

Mi spiegate una cosa, voi che amate la cucina avanguardista? Siete sazi dopo aver mangiato in quei ristoranti in cui per “primo” si intende un piatto delle dimensioni dello Scudo di Achille con dentro un raviolo scondito con un baffo di sugo da parte e per “secondo di pesce” due cozze spiaccicate in una pappina molliccia che ricorda neanche troppo vagamente il vomito di gatto? Perché a me viene il quadruplo della fame se penso alla “quantità” delle portate. I casi sono due: o avete lo stomaco grosso quanto una bustina di camomilla…oppure sono io che ho un problema. Forse, a pensarci bene, è la seconda.

Ma non è colpa mia, giuro. La colpa è di mia nonna, che mi ha allevata a suon di tortelli, pisarei e fasö e teglie di lasagne, che all’ultimo boccone ti riempe il piatto perché è vuoto e che per quattro persone cucina per venti, perché non si sa mai che non sia abbastanza; e di mia madre, che quando ero piccola per merenda, dopo la scuola, mi prendeva i pacchi famiglia di Fonzies e Kinder Bueno, bontà a cuor che ti fa venire i rotoli di ciccia. Per forza che poi non apprezzo la cucina molecolare. Per forza che se mi vedo arrivare un piatto che sembra il modello in scala di una bislacca città futuristica ci rimango molto male, soprattutto se quel piattino costa trenta euro e dopo mi tocca andare al McDonald’s perché ho una voragine nello stomaco che non c’è verso di chiudere.

Comunque, è proprio vero che la classe non è acqua. E la classe non è neanche mangiare sei chili di polenta fritta con lo zucchero sopra, una parete di focaccia extra-unta con i ciccioli, otto pani con il lardo sopra o un tegame di costolette di maiale coperte di salsa barbecue. Ma dato che io la classe non ce l’ho e mi hanno sempre insegnato di accettarsi per quello che si è…Dio benedica le trattorie, soprattutto quelle che prendono i buoni pasto. Amen.

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