Cinquanta sfumature di beige

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immagine trovata su Google
“Vintage spanking”, cartolina d’epoca francese

Con quasi due anni di ritardo -buongiorno a me- mi decido a compiere anche io il grande passo. Tatuarmi? Diventare vegana? Girare il Mondo rotondo che confini non ha con uno zaino, tre mutande e un’aspirina? Niente di tutto ciò, amici. In un noioso giovedì sera, in piena trance da ozio e coperta di pile scozzese, ho ceduto alla tentazione di entrare in possesso di quei libri che hanno sconvolto animi e fatto fare voli di fantasia degni da Air Force ad orde di giovani -e meno giovani- puledre di tutto il Globo. Loro, la punta di diamante della para-letteratura mondiale, il pacchetto deluxe dell’eros letterario contemporaneo “Cinquanta sfumature”.

Alla fine del Grigio, non sapevo se ridere o piangere. Il solo motivo che mi ha spinta a proseguire nella lettura è stato il voler vedere quanti orgasmi può arrivare ad avere in un giorno la protagonista Ana. Che non si poteva scegliere nome più azzeccato, tra l’altro. Comunque diciamolo. Ha un po’ svaccato, l’autrice. Mica per le descrizioni da cronista sportivo sui loro incontri hot, quelle ci stanno, per carità. Piuttosto per le situazioni che crea.

Christian in ventisette anni di vita ha: imparato a suonare il piano che Allevi gli fa una pippa, essere sottomesso e sodomizzato da una dominatrice pedofila-moglie trofeo di un uomo molto ricco, imparato a pilotare l’elicottero e l’aliante, si è creato dal nulla un impero da quarantamila dipendenti con cui tentare di sfamare il mondo perché lui sa bene cosa vuol dire avere fame, imparato a pedinare la gente e preso lezioni di Dominazione con corso di aggiornamento sull’uso delle fascette fermacavo. Lei, invece, si veste male, conquista un multimiliardario cadendo con la faccia per terra e diventa la dea del sesso in un nanosecondo, dopo ventuno anni passati a fare non so cosa e una notte in casa di uno sconosciuto che la pressa per firmare un contratto di dominazione dopo averle mostrato una stanza con un aggeggio chiamato “il flagellatore”. Capite perché poi leggendo quelle robe lì finisce che ci cadono le balle?

Ma non demoralizziamoci. Anche noi abbiamo le nostre Cinquanta sfumature. Tipo quando i testimoni di Geova ci stanno addosso per farci prendere i volantini o i giovani vendi-libri ci inseguono per strada e per farci fare l’abbonamento ci chiamano “Hey, bella!”. Oppure quando il nostro fidanzato, colto da un raptus di desiderio alle tre di notte, ci rotola addosso come un dugongo in amore del tutto incurante del trucco spantegato sulla nostra faccia dopo una notte di festa o vuole darci un bacio appassionato alle sette di domenica mattina, appena sveglie, dopo aver cenato con aglio, olio e peperoncino. Oppure, ancora, quando il nostro lui fa finta di non vedere che mettiamo la guaina stringiciccia alla Bridget Jones sotto ai vestiti per sembrare bedde magre e, se lo vede (perché lo vede), ci ama -e ci spoglia- lo stesso.

Certo, non saranno sfumature di tenebra ma di tardo pomeriggio invernale, quando c’è quella luce strana che ti fa fare gli incidenti in macchina perché non ci vedi un tubo…ma pur sempre sfumature sono. Ana ce le ha grigie, nere e rosse e si prende le randellate. Noi le abbiamo tinta ecru, la crema all’arnica, invece che per il bruciore di chiappa, la usiamo per la cervicale e con le mollette ci pinziamo le calze sullo stendino, invece dei capezzoli. E ci metto la mano sul fuoco che siamo gnocche lo stesso. Tiè.

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