Vademecum per capire se vostro figlio è l’Anticristo

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I bambini, si sa, sono la meglio benedizione. Sono doni del cielo scesi su questa terra per portarci gioia e amore. Certo. Quando al posto di tuo figlio non ti nasce il primogenito di Satana.

No dico, avete mai guardato uno di quei film in cui la sciagurata di turno, dopo centodue ore di travaglio, pensa di aver partorito una creatura angelica e poi scopre che invece dei suoi geni ha quelli del demonio? Ecco.

Che poi mi piacciono le mamme-tipo di Baby Satana perché capiscono che l’amato bambino non è del tutto normale più o meno quando hanno ormai già un piede e mezzo nella fossa. Quando il demoniaco pargolo praticamente lo dice loro in faccia che vuole accopparle. Delle avvisaglie, le care mammine, se ne fanno un baffo. Quindi magari serve un vademecum per capire se si ha a che fare con un bambino normale o con un potenziale Anticristo sceso sulla terra per distruggere l’Umanità.

Non è normale se vostro figlio/a:

– nasce alle 06:00 del 6/06;

– ha una voglia somigliante ad un “666” da qualche parte sul corpo;

– appena si prospetta la possibilità di portarlo in una chiesa schizza come l’olio caldo quando ci butti dentro i Sofficini ancora congelati;

– ha come unici amici lupi famelici e rottweiller con la rabbia;

– quando entra in uno zoo o una fattoria le bestiole si spaventano e/o tentano di accopparlo;

– invece di giocare con Action Man o le Barbie viviseziona Pucci, il fu porcellino d’India;

– vi centra col monopattino proprio quando state annaffiando le piante sul ciglio del soppalco;

– vi viene in sogno imbrattato di sangue;

– guarda le persone in modo torvo e poi queste si tuffano da balconi e cornicioni senza un apparente motivo;

– quando parla -se parla- gli viene una voce da sessantenne con dipendenza patologica da nicotina;

– preti messicani vi fermano per strada per dirvi che la madre naturale è uno sciacallo;

– fa oscurare il sole e appassire le piante al suo arrivo;

– quando gli girano le pelotas ha due biglie nere al posto degli occhi.

Se notate almeno tre (o più) atteggiamenti di quelli della lista, potreste avere un problema. Se poi volete proprio fare la prova del nove, spruzzategli con lo spruzzino del Vetril un po’ di acqua santa sul naso, come si fa coi gatti quando si fanno le unghie sulle tende di seta. Se si arrampica sui muri, chiamate Padre Amorth. Se non succede niente, rilassatevi, molto probabilmente è solo un bambino vivace da prendere a sberle.

Cosa non fare assolutamente, per nessun motivo al mondo, nel primo semestre d’Amore (per Lei)

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“Innamorati di Peynet”
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Le donne non sono immuni, in una relazione. Che detta così può sembrare che ho bevuto e ho scritto una frase senza senso. Ma il senso ce l’ha e come. Le donne in una relazione contano esattamente quanto gli uomini e, proprio come loro, non possono fare tutto quello che vogliono incondizionatamente. Così come l’Uomo ha una breve lista di cose che non deve assolutamente fare nel primo semestre d’Amore, lo stesso vale per noi Dame di Corte.

 

1) Pensare di potere tutto solo perché non siamo state scaricate dopo il terzo appuntamento;

2) Dichiarargli eterno amore dopo la prima settimana di relazione;

3) Chiedergli in prestito il rasoio millelame che usa per radersi per depilarci l’inguine;

4) Smettere di depilarci dopo il primo mese di relazione perché “tanto lui mi ama” ( l’Amore al massimo rende scemi ma sicuramente non ciechi ed insensibili al tatto);

5) Ammazzarlo di paranoie no stop;

6) Ammazzarlo di pettegolezzi no stop;

7) Ammazzarlo (si sa mai che ci parta l’embolo) ;

8) Chiedergli ossessivamente “ti sembro grassa?” ad ogni colazione, pranzo, merenda e cena insieme;

9)Pretendere che rinunci al calcetto storico con gli amici per stare con noi sul divano con la coperta piena di briciole di biscotti e peli di gatto a guardare Bambi, incazzandoci perché non piange;

10) Dare per scontato che lui capisca come ci si sente in prossimità del ciclo mestruale;

11) Dare per scontato che lui capisca che in quel momento così delicato deve rispondere quello che noi vorremmo sentirci dire e non per logica matematica;

12) Dare per scontato… ;

13) Raccontargli i giorni felici con i nostri ex e diventare iene al primo aneddoto sulla sua fidanzatina dell’asilo;

14) Trasformare casa sua nella Casa delle Bambole;

15) Trasformare la sua auto nel bidone dell’indifferenziata;

16) Trasformare lui, per poi lamentarci (con lui) perché non è più quello che avevamo conosciuto;

17) Crocifiggerlo perché ha scordato l’anniversario del settimana-versario;

18) Parlare di una potenziale vita insieme nella casa bianca con steccato e dei cinque figli che a Natale scarteranno i regali davanti alla stufa a pellet dell’Obi col cane che scodinzola felice sul tappeto persiano made in Ikea;

19) Eccedere nella smania di voler controllare tutto, ad ogni costo, sua esistenza compresa;

20) Credere di essere Madonne scese nella sua vita per gentil concessione dell’Altissimo Gesù Cristo e, quindi, di essere indispensabili alla sua sopravvivenza in questo Mondo.

Detto ciò, incrocio le dita e spero che il mio fidanzato non legga questo articolo. In caso contrario, se non mi sentite più potrete trovarmi a Villa Speranza, reparto “ottimi predicatori, pessimi razzolatoti”, stanza da decidersi.

Un herpes per amico

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Io vorrei ringraziare tutte quelle persone che partecipano attivamente alle nostre vite, talvolta più attivamente di quanto non vi partecipiamo noi. Grazie, perché voi ci siete sempre. In salute e in malattia, ricchezza e povertà…mattino, mezzogiorno e sera,Natale, Capodanno e Pasqua. Siete stoiche presenze, fari nell’oceano in tempesta, costanti universali fisse nella nostra mediocre vita, come l’herpes, che una volta che lo prendi chi te lo toglie più.. 

Comunque, c’è da riconoscere che avete una bella costanza, voialtri. No perché ce ne vuole a conciliare tutto. Perché anche voi avrete una vita, voglio sperare. Oppure passate le giornate a spiare su Faccialibro chi fa cosa, nell’attesa di vedere quel chi e dirgli la vostra sacra opinione che avete covato per una settimana? Ogni tanto il dubbio mi sorge. 

Ora che vi abbiamo ringraziato per impegno e dedizione, una cosa ve la dobbiamo dire. Non lo avete ancora capito che a noi non ce ne frega niente? Riformulo, che così suona male e poi mi dicono che sono una zitella acida. Non vi sorge -ogni tanto…mica sempre- il dubbio che se una persona più o meno sconosciuta non vi chiede cosa ne pensate dell’argomento-X, forse non gli interessa saperlo? Bene. Detto ciò, se noi con voi di cui non sappiamo più o meno nulla parliamo del tempo atmosferico e non della nostra vita privata, perché voi di cui di noi sapete più o meno lo stesso di cui noi sappiamo di voi (se avete letto tutto, congratulazioni! Avete superato il test del Lettore Attento!) ci rispondete ciò che pensate del modo in cui abbiamo gestito la firma del rogito della casa, di cui non vi abbiamo mai parlato? Come vedete, c’è un problema di comunicazione. E di interferenza nella vita privata di terzi. 

Ragazzi ve lo dico col cuore, rilassatevi. Ce la caviamo bene da soli. Non ci serve la balia. Tipo, faccio un esempio, se mangiamo una pizza peperoni, panna e salsiccia (crosta compresa) e la mangiamo tutta -ma proprio tutta!- facendo la scarpetta del sugo col pane all’aglio e dopo ci slappiamo anche la torta ferrero rocher a tre strati…sono affari nostri e del nostro stomaco prossimo all’indigestione. A voi la cosa non vi tocca. Tantomeno deve toccarvi se usciamo con un ultra-settantenne asmatico dai problemi prostatici. Al massimo contattate in privato assistenti sociali e forze dell’ordine, ci penseranno loro a stabilire se sia un caso di pedofilia o se si tratti semplicemente di gusto per l’orrido

Ricordate sempre, amici: Errare humanum est…sed non est cumpito vostro sparare sententie ad beatissima et sfacciatissima minchia. A meno che non rientriate nella Sacra Cerchia degli Strettissimi Amici. Lì potete tutto, anche dirci che abbiamo la cellulite sulla fronte.

Sento odore di REGALANDO…

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Tra poco compie gli anni la mia dolce metà. La cosa mi rende felicerrima, non lo nego. Io impazzo per i compleanni…soprattutto per la parte in cui passo otto mesi a scervellarmi sul potenziale regalo per la persona che, oltre ad avere più o meno tutto, gli va bene tutto, incondizionatamente, come l’amore di Maria per Gesù. 

Come si fa a farsi andare bene tutto? Io ci faccio caso a quello che mi regalano. Lo noto se, al posto dello smalto, mi regalano un set per decoupage o un valigino pieno di cacciaviti. E dopo averlo notato m’incazzo pure, perché i cacciaviti non li uso e del decupaggio non me ne è mai fregato una ciufola. Il regalo va pensato bene, in rapporto alla persona! Se si fa così, alla carlona, non ci sta. 

Poi il mio fidanzato mi piace perché dopo estenuanti tira-e-molla, ricatti e minacce varie ed eventuali…pronuncia la fatidica frase che ormai dura da due anni secchi: <<Se vuoi farmi felice, regalami un trapano!>>.

Considerato che i regali comprati in presenza del ricevente li trovo blasfemi e quelli già noti senza senso…mi immagino da sola, in una corsia dell’Obi, a scegliere quel trapano che, tra i centodue esposti, possa fare la differenza e scatenare il famigerato Fattore-Wow che ogni regalo con i controcazzi dovrebbe avere. Panico. E dopo il panico, l’infinita desolazione. Per mio padre invece è molto più semplice. Lui, ai trapani, preferisce le calze. Inutile dire che se per ogni occasione l’avessi ascoltato, a quest’ora gestirei il più largo traffico di calzini da uomo dell’Emilia Romagna. 

Quindi, una volta constatato che i loro consigli sono utili come il prezzemolo nel risotto, ci trasformiamo in profiler tipo Criminal Minds. Diventiamo subdole investigatrici attente ad ogni dettaglio e ad ogni frase che potrebbe rivelarsi utile, inventiamo tranelli che neanche Basil l’Investigatopo…finché non riusciamo a capire -finalmente- su quale regalo orientarci. Poi squilla il cellulare, rispondiamo e: <<Amore, sai cosa mi sono appena comprato???>>.

Cosa succede dopo? Preghiamo la Vergine, affinché ci tenga lontane dalla cucina e, quindi, dai coltelli per il pesce. Poi ci armiamo di santa pazienza e andiamo alla ricerca del regalo perduto, finendo col comprare, per disperazione, il tipico regalo maschile che il maschio in questione, per principio o per natura, non userà mai: una cravatta a righe, la scatola della profumeria con quarantadue prodotti per la cura del corpo, tutti della medesima fragranza, mutande con disegno paccocentrico…il maglioncino scollo a “V” che sta bene con tutto. La polo nera da fascista della Lotto. 

Oppure c’è un’altra soluzione. Più bastarda ma che dà un milionissimo di soddisfazioni. Comprargli qualcosa per la casa che, oltre a dare un po’ di gusto alla caverna del maschio, vada pian pianino a marcare quel territorio che, un domani, sarà di nostro dominio. Della serie oggi una tovaglia, domani le pareti del bagno…rosa confetto, magari con con rifiniture panna e asciugamani a pois, rigorosamente di cotone egiziano. Purissimo. 

Messages on a bottle

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Ragazzi miei, ho da porvi un quesito. Secondo voi sono meglio dieci minuti intensi di lambada col  proprio partner o tre ore spese a raspare nei cesti della Coop nella speranza di trovare quella bottiglia con i reciproci nomi?

Questa domanda mi assilla da tempo, lo ammetto. Soprattutto considerato il fatto che il solo ed unico scopo di tutta la manfrina, nel 99,9% dei casi, è fare una foto da postare su Facebook.

Le farfalle ci mettono ottant’anni per uscire dal bozzolo per crepare dopo un unico, misero e fulmineo atto sessuale col primo farfallone che gli piomba sul groppino…noi che iniziamo le danze dopo il dodicesimo anno di età in rapporto ad un’esistenza con una speranza di vita più o meno tricentenaria, invece, passiamo le giornate a cercare bottiglie. Ovvio.  E quando non cerchiamo le bottiglie ci fotografiamo i piedi inforcati nelle snakers.

Stare tranquilli con il partner è così complicato? Perché non ve l’ha mica detto il dottore di condividere la vita con qualcuno.

Poi mi piace la frase dell’etichetta. “Condivido questa bibita con…Tizio”. Che poi son mica tutte uguali, le bottiglie. C’è la lattina che una volta aperta devi per forza berla tutta anche se non hai più sete, la bottiglina mignon “…giusto per bagnarti la bocca, col risultato che poi hai più sete di prima”, la smilza da litro un po’ anoressica che sembra nata prematura e La Grande Boccia, madre di tutte le bottiglie in circolazione da Aosta a Mazara del Vallo, quella che compri due volte l’anno, Capodanno e Ferragosto, più grigliate e che puntualmente ti balla in casa per otto mesi, calda e sgasata.

Detto ciò, come devo interpretare la condivisione? Devo rapportarla alla dimensione? Lattina mi vuoi benino, bottiglietta benuccio e bottigliona mi ami? Oppure la dimensione è direttamente proporzionale alla volontà del regalante di farmi venire una congestione e farmi fuori una volta per tutte? La questione è di ardua soluzione.

Comunque, amici. Date retta a una locca…i messaggi in bottiglia, lasciateli ai naufraghi.