“Ti lascio perché…”

Immagine

immagine trovata su google

Perché ci si lascia? Semplice. Dopo la quiete arriva la tempesta che può essere o immediata come uno di quei temporali estivi che dopo una giornata di sole cocente arriva quella nuvola che a otto minuti di pioggia battente ne fa seguire venticinque di grandine delle dimensioni di un testicolo di toro, oppure calibrata nel tempo. Con le avvisaglie, come i cicloni tropicali. Si sta insieme per un po’ e poi, più o meno magicamente, l’idiollio finisce.

Il problema non è tanto quello, alla fine in tutti quei proverbioli di circostanza -da quelli che profetizzano l’apertura di maestosi portoni, nella speranza che non si riferiscano alle Porte del Cielo, ai più consequenziali (e anche un po’mena-rogna) sul modello delle successioni pontificie, fino ai riferimenti sulla rigogliosità nonché prosperità della fauna ittica- hanno anche ragione: chi muore giace, chi vive -prima o poi- si dà pace.

Certo è che, in ogni caso, lasciarsi non è mai facile. Soprattutto se, chi molla, lo fa col bokong , che in gianvanese significa culo.

C’è, ad esempio, chi lancia i famosissimi segnali. Non ci sono dei segnali precisi ovviamente, ognuno ha i suoi. Come l’herpes, che a te viene sul labbro e all’altro gli piglia mezza faccia. La cosa complicat è captarli, dal momento che spesso e volentieri sono incomprensibili al più sagace dei sensitivi. Quindi puntualmente finisce che sei lì beata e pacifica, convinta di avere il vento in poppa…e il tuo compagno di vita ti pianta in tronco. Così. Dal nulla. E si sorprende pure perché non ti sai spiegare il motivo! Come fa non venirti il raptus d’ira?

“E ma era così ovvio…non hai notato che sono passato dal chiamarti cicciamorucciamia ad un modico amore?!”

No. Però ho notato che sei a rischio castrazione. Va bene lo stesso?

Poi ci sono Quelli che mettono le mani avanti dal primo minuto di relazione. Stabilito che da-quel-momento siete una coppia, ecco che parte con la solfa.

“Io non ho mai avuto relazioni lunghe e stabili, però ho la sensazione che tu sia diverso…”

Certo. E io sono Cameron Diaz. Fatto sta che puntualmente ci si casca. Veniamo travolti da una ventata di speranza misto orgoglio che ci spiana sugli occhi due fette di Bologna spesse tre dita e viviamo così, gioisi come la Vispa Teresa.

Infine ci sono loro. I geni della scusa. I creativi. Ti accampano scuse che sono al limite della demenza. Non nutrono il benché minimo rispetto nei confronti delle tue doti intellettive e te la raccontano su nel peggiore dei modi. Si dividono in tre categorie. I Vittimerrimi Societatis, votati all’autocommiserazione ma che vi amano così tanto da mollarvi per non far soffrire anche voi della loro sofferenza; gli Psicologi, che vi psicanalizzano, appunto, arrivando a capire che loro non sono quello che voi state cercando; i Loquenti Vanvera, cioè quelli che dicono cose totalmente a caso, senza un apparente nesso logico:

“Ti lascio perché carta batte sasso, non posso sopportarlo.”

No dico. Ci prendete per scemi? Magari passiamo qualche mese col tarlo che ci rode a rimuginare sul significato di quello che dite, però poi ci arriviamo al fatto che il problema non siamo noi che non vi capiamo ma voi che quando parlate, se parlate, lo fate col sovra citato bokong.

Ve lo dico così, in amicizia, giusto perché poi non vi stupiate se le reazioni sono da ricovero. Altrimenti ci sono i telegrammi.

Facili da spedire Stop

Diretti e formali quanto basta Stop

Per non far volare le pentole per la casa Stop

Distinti Saluti  Stop.

E STOP.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...