Omofobia, che tutta la gioia tu porti via!

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autore: Robert Mapplethorpe


Mi spiegate, gentilmente, una cosa? Sarò tarda, però è da un po’ di tempo che ho un tarlo che mi rode. Che cavolo avrete mai contro gli omosessuali? Anzi. Riformulo. Che cavolo avrete mai contro le persone che si innamorano di altre persone del loro stesso sesso? Cos’è che vi turba della cosa, “amici” -da leggersi come: gloriosi cretini ignoranti- omofobi? No perché ormai questo è diventato il pallino di un po’ troppa gente.

Domanda. Non avete di meglio da fare che star lì a preoccuparvi di chi-va-a-letto-con-chi? Io, personalmente, se mai mi dovesse anche solo sfiorare l’anticamera del cervello di pensare alla vita privata di terzi -che mangari poi neanche conosco, tra l’altro- non c’avrei proprio il tempo materiale. Già, per fare un esempio, la dieta e il monitoraggio-cellulite me ne rubano un sacco. Voi ne avete così tanto, di tempo libero? Beati. V’invidio. Anzi, no, perché quello che fate è abominevole. Però Vorrei tanto avere io i vostri buchi temporali per crucciarmi su cose totalmente inutili alla mia persona.

Poi mi piacete quando vedete due ragazzi per mano e siete già lì a riempire i gavettoni con l’acqua santa e forgiare proiettili d’argento benedetti dal Papa…ma poi andate a casa e passate il pomeriggio a trastullarvi coi pornazzi con le donnine che gigioneggiano. Ora, non voglio essere proprio io la demolitrice di certezze della situazione…però il concetto di fondo è lo stesso. Stesso, medesimo, tale e non altro. Non potete schifarmi una cosa nella realtà ma accettarla nella finzione del Piccolo Grande Schermo. Così non vale! Sarebbe un po’ come vedere il Papa che, dopo l’Angelus, si barrica nelle stanze pontificie e si ammazza di Call of Duty- Black Ops II, edizione esperto bestemmiando quando “muore” e l’Xbox non gli salva il lvello. Non ci sta. Stona. Voi non lo trovereste incoerente? Io, personalmente, ci rimarrei un po’ male.

Comunque non va mica bene. Ci rendiamo conto che siamo, chi più chi meno, tutti in un sandwich di cacca ma il problema rimane ancora questo? L’Amore tra persone con un pene ciascuno? O due tette l’una. Io mi preoccuperei di altro. Non so, tipo che l’Italia va in malora ogni giorno sempre di più e che molto probabilmente la metà di noi -di cui tu che stai leggendo non fai e non farai mai assolutamente parte, ovviamente (sia mai che ti meno rogna e poi mi denunci per iettatura)- finirà sotto un ponte perché non c’è lavoro…o che se vai in ospedale per un braccio rotto esci senza un piede! C’è gente, amici tali per cui se un Adamo invidia la terza-coppa C di Eva è da internare, che è attratta sessualmente dai cadaveri. Riformulo, perché magari non è chiaro. Gente che, se vede una salma, invece di chinare il capo con aria dimessa gli vengono i bollori in corpo. Che non è proprio una bella cosa. Inoltre non scordiamoci che ci sono persone, là fuori, che mettono i mocassini senza calze e le espedrillas -babbucce estive in corda e cotone, per sottolineare la drammaticità della cosa- griffaterrime, che costano come tablet di ultima generazione. E anche se più soft di A qualcuno piace morto, non è cosa da poco, credetemi.

A me comunque piace vedere le persone che manifestano il loro Amore in tutta tranquillità, soprattutto in questo clima di incazzatura generale da crisi che aleggia nell’aria da un po’ di tempo a questa parte e ci ingrugnisce tutti. Che poi mi chiedo, perché mai uno non dovrebbe essere tranquillo a far le cose che c’ha voglia di fare e che non fanno male a nessuno?

Suvvia ragazzi, rilassiamoci un po’. Fate quello che vi piace fare, quello che vi fa sorridere e vi fa svegliare al mattino come se doveste essere vestiti dai topini di Cenerentola…trovatevi un hobby invece di perseguitare la gente! Se avete qualche dubbio su cosa sia hobby e cosa no, date un occhio al catologo Deagostini, loro la sanno lunga sull’argomento. “Manuale del piccolo persecutorenon èda considerare un hobby, ad esempio. “Collezione di acquasantiere in ceramica” sì. “Kit del Bullo di quartierenon è hobby. “Costruisci il tuo castello medievale con la pasta Divella” lo è più di ogni altro.

Tutto ciò che ha a che fare con violenza, verbale o scritta, non è e non deve essere per nessun motivo al mondo un hobby. Il rispetto dell’individuo nella sua privacy e nel suo essere, è tempo che lo diventi.

Amare è la cosa più naturale del mondo, quella che più ci fa sentire liberi, completi e umani. Non lasciamoci togliere questo diritto, la vita è troppo breve per passarla ad odiare il prossimo.


Dedicato a chi ancora vive nel pregiudizio, chiudendo la mente in catene di odio.

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Scusa, puoi farti una vita?

 

Ieri stavo parlando con un’amica del fatto che ha il terrore di essere diventata talmente pedante da essere allontanta dalle sue amiche che, poveracce loro, non la reggono più perché è esausta e tormentata e ciò la spinge ad avere un unico argomento di conversazione da tempi immemorabili, ormai, “L’amica del fidanzato”.

 

Rassicuro questa mia amica dicendole che non deve preoccuparsi e che la sopporteremo (almeno ancora per un po’).

 

Detto questo faccio un’appello a tutte le ragazze che stanno leggendo: non intromettetevi nei rapporti di coppia dei vostri amici maschi!

 

Il discorso è solo uno: il fatto che voi siate, da un sacco di tempo prima, amiche del moroso di qualcuna, non vi da il diritto di sfracellare le scatole di nessuno. Non gliene frega ad anima viva che con l’interessato c’abbiate fatto tutti gli anni di catechismo e conosciate a memoria il nome di tutte le action figures che lui ha collezionato nel suo periodo di nerdaggine acuta, ai tempi del liceo. In ogni caso non ha scelto voi. E in ogni caso, ad ognuno il suo ruolo.

 

Perché scatta qualcosa nel cervello delle amiche d’infanzia nel momento il cui l’amichetto caro trova la sua metà, come se avessero paura che da quel momento il loro ruolo di spalla su cui piangere/ confidente/ compagna di bevute/ confessore/ consulente d’immagine/ qualunque altra cosa implichi la sua presenza possa svanire? Appena questo turbamento le sfiora, partono in quarta ed inizia il massacro. L’unico obbiettivo è neutralizzare la malcapitata. E non ha importanza quale sia la tecnica, si può spaziare dal lavaggio del cervello a quella più infame, cioè far nascere inutili ed infondate gelosie. Arrivano lì, tutte carine e sorridenti per dire cose che meriterebbero l’uccisione sul posto. Subito.

 

Ciao! Come sta il NOSTRO Pincopallo?”. Muori.“A lui piace tanto il vitello tonnato, lo mangia da quando avevamo quattro anni, l’ho preparato apposta per lui!”. Risorgi e poi muori, di nuovo.

 

Io le detesto quando devono sottolineare in ogni cosa che dicono che loro, il fidanzato della malaugurata, lo conoscono da una vita, buttando lì, ogni tanto, miserrime affermazioni come “no, bè tu lo conoscerai meglio di me.” E tu sei prossima al pestaggio, amica mia.

 

Vogliamo poi parlare degli abbracci tanto amorevoli e dei bacietti dolci dolci? Chissà perché quando la morosa è a portata di vista, l’amicona d’infanzia si butta con doppio salto carpiato su di lui e comincia a paciugarselo tutto. Cosa che non sarebbe mai successe se la morosa fosse stata a fare shopping con le amiche. Molto probabilmente l’arpia non l’avrebbe neanche calcolato.

 

Parliamo dei cuoricini lasciati sulla pagina facebook? No, meglio di no, si commenta da sé.

 

E poi c’è da dire un’altra cosa: gli amici maschi non sono i sostituiti dei fidanzati/mariti, quando quest’ultimi non ci sono! Sarebbe troppo facile, belle mie. L’amico d’infanzia non deve per forza portarvi in giro per commissioni, a scegliere la montatura degli occhiali o accompagnarvi alla visita ginecologica annuale. Soprattutto se questo disperato c’ha i suoi cavoli e la sua di donna a cui badare, che, essendo tale, presuppongo che rompa anche lei. Quale uomo vorrebbe avere due compagne, di cui solo una gliela da? Pensateci.

 

Un amico è un amico. Bisogna essere contente se trova un lavoro più fico del vostro o l’amore della sua vita, non gelose. I domìni a volte finiscono, per lasciare spazio a novità e prosperità.

 

Pensate anche a questo.

 

Piena solidarietà a tutte quelle donne che si trovano nell’inquietante situazione di dover necessariamente mettere al suo posto un’amica di lunga data del proprio uomo. Davvero, vi stimo per la forza d’animo!

 

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Se l’uomo vale, non arrendetevi. Aiutatevi anche con qualche drink, non fa mai male. O con una mazza, che, diversamente dal drink…fa tanto, tantissimo male!

 

 

 

 

 

“Ti lascio perché…”

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Perché ci si lascia? Semplice. Dopo la quiete arriva la tempesta che può essere o immediata come uno di quei temporali estivi che dopo una giornata di sole cocente arriva quella nuvola che a otto minuti di pioggia battente ne fa seguire venticinque di grandine delle dimensioni di un testicolo di toro, oppure calibrata nel tempo. Con le avvisaglie, come i cicloni tropicali. Si sta insieme per un po’ e poi, più o meno magicamente, l’idiollio finisce.

Il problema non è tanto quello, alla fine in tutti quei proverbioli di circostanza -da quelli che profetizzano l’apertura di maestosi portoni, nella speranza che non si riferiscano alle Porte del Cielo, ai più consequenziali (e anche un po’mena-rogna) sul modello delle successioni pontificie, fino ai riferimenti sulla rigogliosità nonché prosperità della fauna ittica- hanno anche ragione: chi muore giace, chi vive -prima o poi- si dà pace.

Certo è che, in ogni caso, lasciarsi non è mai facile. Soprattutto se, chi molla, lo fa col bokong , che in gianvanese significa culo.

C’è, ad esempio, chi lancia i famosissimi segnali. Non ci sono dei segnali precisi ovviamente, ognuno ha i suoi. Come l’herpes, che a te viene sul labbro e all’altro gli piglia mezza faccia. La cosa complicat è captarli, dal momento che spesso e volentieri sono incomprensibili al più sagace dei sensitivi. Quindi puntualmente finisce che sei lì beata e pacifica, convinta di avere il vento in poppa…e il tuo compagno di vita ti pianta in tronco. Così. Dal nulla. E si sorprende pure perché non ti sai spiegare il motivo! Come fa non venirti il raptus d’ira?

“E ma era così ovvio…non hai notato che sono passato dal chiamarti cicciamorucciamia ad un modico amore?!”

No. Però ho notato che sei a rischio castrazione. Va bene lo stesso?

Poi ci sono Quelli che mettono le mani avanti dal primo minuto di relazione. Stabilito che da-quel-momento siete una coppia, ecco che parte con la solfa.

“Io non ho mai avuto relazioni lunghe e stabili, però ho la sensazione che tu sia diverso…”

Certo. E io sono Cameron Diaz. Fatto sta che puntualmente ci si casca. Veniamo travolti da una ventata di speranza misto orgoglio che ci spiana sugli occhi due fette di Bologna spesse tre dita e viviamo così, gioisi come la Vispa Teresa.

Infine ci sono loro. I geni della scusa. I creativi. Ti accampano scuse che sono al limite della demenza. Non nutrono il benché minimo rispetto nei confronti delle tue doti intellettive e te la raccontano su nel peggiore dei modi. Si dividono in tre categorie. I Vittimerrimi Societatis, votati all’autocommiserazione ma che vi amano così tanto da mollarvi per non far soffrire anche voi della loro sofferenza; gli Psicologi, che vi psicanalizzano, appunto, arrivando a capire che loro non sono quello che voi state cercando; i Loquenti Vanvera, cioè quelli che dicono cose totalmente a caso, senza un apparente nesso logico:

“Ti lascio perché carta batte sasso, non posso sopportarlo.”

No dico. Ci prendete per scemi? Magari passiamo qualche mese col tarlo che ci rode a rimuginare sul significato di quello che dite, però poi ci arriviamo al fatto che il problema non siamo noi che non vi capiamo ma voi che quando parlate, se parlate, lo fate col sovra citato bokong.

Ve lo dico così, in amicizia, giusto perché poi non vi stupiate se le reazioni sono da ricovero. Altrimenti ci sono i telegrammi.

Facili da spedire Stop

Diretti e formali quanto basta Stop

Per non far volare le pentole per la casa Stop

Distinti Saluti  Stop.

E STOP.