Decalogo per un discreto primo appuntamento (per Lui)

immagine trovata su Google

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La sorte di ogni storia d’amore che si rispetti, comincia dal primo appuntamento. Anzi, dal prima del primo appuntamento, dal durante e dal dopo. Ecco a voi, amici Rocchi, un decalogo che v’illustri cosa fare (e cosa no…) per ricevere la gentilissima concessione di una seconda, utilissima, possibilità…con tanto di non c’è due senza tre, il quattro vien da se.

  1. Sfatare il mito che latitanza  e il tener sulle spine conferiscano carisma e fascino;
  2. Sfatare il mito che il tampinamento coatto sia sintomo di interesse nei di lei confronti, tutt’al più fa presagire un futuro all’insegna dello stalking;
  3. Maglietta di Super Pippo e un gallone di dopobarba trovato nel Men’s Health di Dicembre può non essere il giusto outfit per una serata in un contesto diverso dalla vacanza di maturità in quel di Amsterdam, zona De Wallen;
  4. Conversazioni biunivoche risulteranno più interessanti di estenuanti e logorroici monologhi autocelebrativi;
  5. Rispondere con argomenti pertinenti alla conversazione -oltre ad essere sintomo di interesse, il che non guasta- è soprattutto segno di educazione. Guardare il soffitto e rispondere con frasi sconnesse dal senso generale del discorso è inquietante e fuori luogo;
  6. Le serate alcoliche sì, con gli amici. Mostrarsi distillerie ambulanti con la Madama nel cui cuor si vuol far breccia può far ottenere solo un biglietto di sola andata per l’Anonima Alcolisti;
  7. In caso di feticci, svelarli con cognizione e moderazione, soprattutto se poco usuali;
  8. Dare l’impressione di fame sessuale può demolire l’indice di gradimento accumulato durante la serata: al tuffo ad angelo nella scollatura della preda, un casto bacio è preferibile;
  9. Il casto bacio è meglio che non ricordi l’allagamento del Vajont, un demoniaco tentativo di risucchio dell’anima o il contatto diretto con un merluzzo norvegese. L’effetto bava di lumaca fa un po’ schifo, l’eccessiva foga irrita la pelle e mette a rischio soffocamento e il rigor mortis destabilizza.
  10. Vedi punti 1) e 2) .

N.B: L’esito non è garantito, può subire modifiche o variazioni a seconda del soggetto. Fattori altamente determinanti sono: igiene personale.

No grazie, do solo un’occhiata! – Parte 1

ImmaginePer chi come me lavora al contatto col pubblico, sa benissimo in quali orrori si può incappare! È possibile incontrare tante persone gentili e simpatiche, ma è più probabile trovare casi umani che ti segnano a vita. Ho stilato una piccola lista:

Intimoriti:

Il cliente intimorito è quello che entra in un negozio, dopo svariate sbirciate alla vetrina accumulate nei giorni precedenti: alcune mordi e fuggi alcune alla Sherlock Holmes, dove ogni dettaglio viene carpito ed immagazzinato, prezzi, articoli, colore degli allestimenti. Se si tratta di un negozio di abbigliamento, molto probabilmente darà anche un nome ad ogni manichino.

Quando si decide a varcare la soglia, ha il terrore che la commessa di turno possa rivolgergli la fatidica domanda: <<Posso esserle utile?>>. Sia mai! Gli Intimoriti non vogliono aiuti, non vogliono trovarsi nella condizione di chiedere nulla, la loro unica esigenza è quella di sbirciare, toccare, guardare in completa solitudine. Il più delle volte sanno benissimo cosa vogliono, quindi passano mezz’ore a vagare concludendo con l’acquisto dell’articolo che avevano puntato da settimane in vetrina. L’intimorito non parla, sorride poco, paga e se ne va. Molto probabilmente tornerà di rado, e se così non fosse ogni volta ripeterà il repertorio.

Socievole:

Questo tipo di cliente è forse uno dei più apprezzati dagli addetti ai lavori. Solitamente si fa ammaliare abbastanza velocemente dall’insegna o dalla vertrina, gli basta poco per essere attratto al punto di entrare. In primis, saluta. Il che non è sempre da dare per scontato, il saluto, soprattutto quello educato, è ormai raro. Non si fa scrupoli a chiedere informazioni, ed è ben propenso a tenere le orecchie ben drizzate, di solito accompagnate da un bel sorriso. Accetta in modo sorprendente i consigli ed ama instaurare un rapporto di “amicizia” col personale del negozio. Solitamente torna, anche solo per due ciance che gli rallegrano la giornata!

Da Schiaffi:

Il cliente Da Schiaffi, va da sé, lo odiano tutti. Commesse, responsabili, anche il registratore di cassa lo detesta. È in assoluto il peggiore. Quando lo si vede arrivare le budella si contorgono, lo si vorrebbe lapidare con qualsiasi cosa. Porta prezzi, appendini, espositori.

Solitamente sfodera un atteggiamento ruvido ed impermeabile. Si spera sempre che faccia un po’ come gli Intimoriti, non avvicinandosi a nessuno per chiedere info, ma questo non accade mai e puntuolamente adesca la propria vittima. Inizia così lo spettacolo.

Lui sa già cosa vuole, ma non si vuole limitare a chiederlo, bensì ama il disagio. Soprattutto crearlo. La malcapitata commessa o chicchessia, dovrà affrontare domande nette che non ammettono tentennamenti, allusioni maligne, sguardi della serie “povera mentecatta ma come fai a lavorare qui che non sai un tubo, non pensi che la campagna del pomodoro sarebbe stata più indicata per te?”. Per questo tipo di clientela consiglio una full immersion di Yoga. E anche alla commessa.

Fiatella:

Fiatella è temuto quasi come il cliente Da Schiaffi. Il nome non lascia dubbi. Sono molto temuti per la loro grande capacità di rendere ingodibile un ambiante se cominciano a parlare! Probabilmente si sono scordati di comprare il dentifricio nuovo o hanno smarrito lo spazzolino da denti e in più devono avere un’allergia alle mentine. Fatto sta che son capaci di stendere un commesso. Si spera sempre che non parlino troppo, che non abbiano quesiti e sopratutto poca predisposizione alla chiaccherata. Quando fiatella entra in negozio partano una serie di sguardi ed occhiate tra colleghi, sono tutti intimoriti e nessuno se la sente di sentire cosa vuole. Si spera solo che se ne vada velocemente, altrimenti c’è da far partire l’aeratore!

Questi solo solo alcuni delle categorie di clientela con la quale ci si può imbattere. Purtroppo devo constatare che non vè cenno di miglioramento, i peggiori sono in aumento!

Lost in Shoes

Mi sono informata, tra non troppo tempo dovrebbe sopraggiungere l’agoniata primavera. Siete pronti? Avete riposto la camiciola di flanella color crema? Bene, bravi. Tra l’altro a me l’estate un po’ inquieta. Non tanto per il caldo da asma e l’umidità pro-cervicale. Piuttosto per la -comprensibilissima, per carità- tendenza a scoprire parti del corpo che preferirei ignorare. Tipo i piedi maschili. Non so voi però, per quanto mi riguarda, è più forte di me. Vedo un accenno di piede all’orizzone e mi sale un brivido freddo lungo la schiena, finendo con l’irrigidirmi come un merluzzo e cadere in uno stato di catatonìa potente.

L’Uomo Sandalo

Gli acquirenti di suddetto tipo di calzature, rigorosamente over cinquanta, quando fanno questo tipo di acquisto sono in giro da soli, senza moglie promotrice di saggi consigli al seguito. Perché fondamentalmente l’uomo ha idee bislacche solo quando è in solitudine. Sguinzagli il marito per un giorno e ti torna a casa con due muli e un calesse su cui caricare l’atterezzatura per fare rafting in Trebbia. Ma tornando a noi. Amici non turisti tedeschi, contrariamente a quello che vi ha fatto credere il commesso sottopagato del negozio sportivo di turno, i sandali non sono abbinabili con qualsiasi tipo di abbigliamento diverso dal saio marrone in iuta con rosario al collo, datemi retta.

sandali-con-calzino

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L’Uomo Infradito

Il discorso è uno. O l’uomo che le indossa è un figo stratosferico di portata epocale -che può avere gli zoccoli ed è gnocco uguale, se non di più- oppure rischia di sembrare appena uscito dalla giornata piscina del Grest. La variante peggiore che si possa scegliere è quella con il listino di pelle che incornicia l’alluce. Così ti cade l’occhio sul piede e ti trovi il ditone in solitudine, separato dai fratelli e soffocato in quel minuscolo spazio vitale. Nemici indiscussi dell’Uomo Infradito-non gnocco sono struttura ossea del piede e proliferazione pilifera. Che tradotto vuol dire: se al posto dei piedi hai le radici di una quercia secolare o i peli di Lupo Lucio…lascia perdere.

L’Uomo Ciabatta

Bello o brutto, giovane o vecchio…l’effetto è lo stesso. Soprattutto se la ciabatta in questione è by Fila 1980, blu con striscia rossa e bianca interno suola. A parte l’estetica tremendamente retrò da Bayside School-vacanze estive e un lieve rimando alle orecchie del Basset Hound, ditemi, volete rompervi una caviglia? Io le ho provate e il piede fa tutto fuorché starci sopra. Sgurla da qualunque parte, col risultato che il tallone vive a contatto col terreno e l’alluce pure perché la fascia non è mai abbastanza stretta per tenere i piedi fermi. Poi c’è la variante cuoio, che a seconda di come l’abbini spazia tra il Betlemme e il Calcutta, il che la dice lunga sul da farsi.

L’Uomo Mocassino

Lui costituisce una variante, perché come ben sapete i piedi sono del tutto coperti. Citarlo, però, è d’obbligo. Mi rivolgo al creatori di queste calzature. Lo fate apposta? No perché, a volte, il dubbio mi viene. A parte la forma a pedalò del bagno Mariuccia di Gatteo Mare che stroncherebbe anche l’altezza di Magic Johnson , sono i colori il vero problema. Lillino, verdino pera, azzurro pastello, sabbia rosata…pesca! Scusate ma è indecente. Ma ancora più indecente è la variante che negli ultimi anni ha dato il colpo di grazia alla Virilità del ventunesimo secolo: le espadrillas. Amici. Io mi rendo conto di essere un tantino maniacale nel considerare maschio praticamente solo Konan il Barbaro, madido di sudore e con una tibia ancora infilzata nell’ascia di guerra…però…due pantofole di pezza tinta arcobaleno dicono tutto fuorché “mi piacciono le tette“, anche se poi magari ci sguazzereste dentro tutto il giorno.

Che dire. È un mondo difficile, è vita intensa. Forse non ci resta che gettare la spugna e rassegnarci all’idea che le calzature maschili andranno peggiorando, inesorabilmente, di anno in anno. Ma un barlume di speranza, amiche podofobe, c’è: confidare che un qualche stilista bislacco proponga come moda estiva gli stivali da pesca sportiva, verde salvia e con risvolto sulla coscia.

 

Uomini: meglio poco ma buono!

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Giorni addietro ho fatto una riflessione che mi ha fatto -e mi fa ancora- meditare su quelle che sono le differenze sostanziali tra il mondo degli uomini e quello delle donne. Sì ok, gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, sono sensibili ed emotive e il suddetto sesso forte invece no, le donne sanno fare mille cose contemporaneamente e gli uomini è un miracolo se riescono a porre attenzione su una singola cosa. Tutto vero o forse no, ma non è questo il punto.

Mi sono soffermata a a riflettere sulla sensibilità diversa con la quale un uomo e una donna reagiscono agli avvenimenti positivi nella propria vita, in particolar modo nell’ambito dell’amicizia.

Non posso fare a meno di riconoscere che gli omini, che tanto spesso ci fanno disperare, forse questa volta la fanno giusta!

Mi spiego meglio. Ho quasi 26 anni e può accadere a questo punto della mia vita che mi ritrovi circondata da coetanei che forse hanno fatto qualche passetto in più di me. Sento di molte coppie che sono in dolce attesa ed io in primis ho degli amici che lo sono quindi so di cosa parlo, anche perchè mi sono messa in discussione. Ho ripensato a quando una mia amica mi ha buttato lì la bomba di essere incinta, con tanta contentezza, felicità e quel normale filo di preoccupazione di chi si ritrova in una situazone nuova e così pazzescamente bella!

La mia è stata subito una reazione di grande emozione, ma posso dire di essere stata DAVVERO contenta per lei? Non so ancora dirlo! Ma non perché non comprenda quanto sia meraviglioso questo evento o quanto lei e suo marito siano entusiasti o, ancora, perche non le voglia bene. Piuttosto perché semplicemente sono una donna. Questo è il mio punto di vista ovviamente, non trattasi di verità assoluta!

<<Oh ma che cosa meravigliosa! E’ fantastico! Non vedo l’ora di diventare zia!>>. Tutto vero, nessun filo di falsità sia chiaro! La contentezza è reale. Ma non ho potuto fare a meno di rendermi conto che tra mille salamelecchi, toccate di pancione, euforia nel guardare tutte le ecografie, dentro di me ci fosse un’omino, nascosto in profondità sotto le viscere, che mi sussurrasse “che invidia..!”.

E partendo dal presupposto che io non desideri per adesso dei figli, non ho potuto che pensare che si trattasse della mia natura! C’è qualcosa di insito in noi contorte donzelle, che ci porta sempre e comunque, anche se in modo assolutamente involontario, a provare sensazioni contrastanti come come felicità ed invidia. E poi ho cercato di immaginare come avrebbe reagito un uomo, ed immediatamente ho visto la scena del papà il dolce attesa che comunica la notizia ad uno dei suoi amici con in mano una birra, in una serata come tante. Una pacca sulla spalla. Ed io penso che il quella pacca sulla spalla, senza saltellini isterici, urla, e tanti fronzoli tipici di noi donne, come quando siamo davanti agli sconti del 70% da Zara, si racchiuda tutta l’essenza del sentimento vero autentico e pulito, che forse, e dico forse, in certi frangenti solo un uomo può avere per sua natura.

E forse, e dico sempre forse, è proprio per questo che noi donne siamo sempre alla costante ricerca di un uomo che ci prenda a braccetto e ci accompagni nella vita! Poi ce ne lamentiamo, ma questo è un’altra storia!