Quelli che…Facebook

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immagine trovata su Google

Grazie. Un sentito, sentitissimo grazie a chi quotidianamente ci informa che le storie d’amore sono belle impestandoci le bacheche con milioni di miliardi di post, foto e stati stracciapalle che hanno come tema l’Amore. Meno male che ci sono loro a ricordarcelo, perché noi non lo sapevamo mica che la vita di coppia può avere i suoi lati positivi.

Che poi a me viene il nervoso quando vedo questa gente. Fino a ieri comunicavano con calamaio, carta di riso e piccione viaggiatore, oltre ad essere la reincarnazione del Milite Ignoto. Poi si fidanzano e il loro profilo diventa il resoconto dettagliato della loro vita coniugale. L’aggiornamento è rigorosamente in tempo reale. Argomento? Tutto. Ma non è che limitano questo tutto alle banalità, tipo rendere noto al Cosmo che si amano tanto, tanto, tantissimo o quali nomignoli beoti si siano appioppati tra un bacino e un ceffone amichevole. No. Loro esagerano. Non hanno cognizione e svaccano. Così, improvvisamente, veniamo a sapere tutto di loro e del rispettivo partner. Sappiamo cos’hanno mangiato per Pasqua, quando hanno digerito, se quando sono andati in bagno hanno fatto la pupù e di che colore, forma e consisenza era. Sappiamo a cosa sono allergici, se quando hanno l’influenza perdono bava o straparlano, sappiamo il coefficiente angolare del pelo che spunta dal mignolo del piede sinistro e la posizione geografica del romantico neo che ricorda la forma del cerchione della macchina dell’amore loro.

Per non parlare, poi, delle foto con frase diabetica create da improbabili personaggi, gestori di ancor più improbabili pagine dai nomi bislacchi. A seconda della sfumatura della frase riportata nella foto, capisci se la storia in questione va bene o non troppo. Se si amano e va tutto bene c’è la frasona ad effetto che inneggia all’Amore assoluto, ai limiti del platonismo. Se non va bene parte la solfa sul rispetto mancato, sentimento tradito, eccetera eccetera eccetera. Fantastiche, invece, sono quelle che io chiamo “le scuse indirette”. La coppia gioiosa litiga e poi, subito dopo, i post sul “perdono”. Rigorosamente senza tag, di modo che l’indiretto interessato ci arrivi per vie traverse. Se capisce, no problem, piaccia il post e la pace è fatta. Se non capisce son cazzi. Perché ci sta che non capisca. Magari è tonto e capisce Roma per Toma, pensa male e il lancio è assicurato. Oppure proprio quel giorno gli si è fulminato il modem ed è in isolamento come il Cannibale di Rotenburg. Domandina facile facile. Alla luce di ciò, non sarebbe più semplice porgerle di persona, le scuse, invece di farle aleggiare nel cyber-spazio con la speranza che arrivino al mittente in tempi rapidi?

Ragazzi…amici…anche no. Anche basta. Ci avete beatamente trapanato i testicoli. A me fa tanto piacere che siate felici e finalmente qualcuno abbia deciso di intraprendere l’audace impresa accettando di impegnarsi con voi liberandovi dalla maledizione della Strega Solitudine…però così mi pare un pelo eccessivo. Soprattutto perché, detto infra nos, a noi non ce ne frega una beatissima ciufola di sapere il numero esatto delle foglioline di prezzemolo contenute nel risotto ai funghi porcini della cena della settimana-versario di Marzo. Così come le foto instagrammate di ogni cosa mangiucchiata che vi capita nel piatto. Soprattutto se magari compare anche la forchetta sbavata. Che schifo. Sì perchè l’amore -udite udite!- non rende migliori certe cose. Certe cose fanno schifo lo stesso, anche in un contesto di innamoramento feroce. Tipo i brufoli. Pare che, tra le coppie, sia diffuso l’apprezzamento per i brufoli post abbuffata iper calorica. Ok. Contentissima per loro. Fatto sta che sia proprio una di quelle cose da non condividere mai, in nessun caso e per nessun motivo.

Che poi mi domando. Perché perdere tempo a scrivere cagate su Facebook quando quel tempo potrebbe essere impiegato diversamente? Non sarebbe meglio copulare, invece di farvi le foto alle unghie dei piedini piedoni?? Mah.

Ma alla fine, io non faccio testo. Io sono antica. Preistorica come i trilobiti. Ad esempio, vivo ancora nella beata convinzione che si possa stare con qualcuno a prescindere dall’aggiornamento del campo “relazione sentimentale”. Tifo per la privacy. Tifo per “nonsonocazzituoi di quando è l’anniversario mio e del mio compagno”. Con tanto di striscioni, cori e trombette da stadio. Chiamatemi pazza, chiamatemi scema…ma un angolino di intimità direi che mi spetta ancora. Anzi, farò di più. Mi investo del sacrosanto titolo di poeta vate e generalizzo. Dico che è un nostro diritto e dobbiamo difenderlo con le unghie e con i denti, come i gatti selvatici quando ti avvicini al loro cibo, che triplicano la massa pelosa e soffiano come ossessi. Altrimenti che cosa ci resta di unicamente nostro, in questo pazzo mondo che ricorda fin troppo quello di Giorgino Orwell? Detto ciò, W Giorgio. Che non c’entra nulla…ma suona bene.

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