Belli e Dannati? Fatevi un Tronky!

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Se dovessi immaginarmi il creatore di tutti quei dolcetti in commercio 100% cioccolato…l’unica cosa che mi viene in mente è una donna. Una donna disperatissima, appena stata lasciata dal fagiano di turno, in piena sindrome pre-mestruale. Perché noi siamo così. Dolcemente complicate e sempre più emozionate. Con la lacrima facile e la naturale tendenza a cercarci le sventure. Noi abbiamo il radar, the sixtieth sens, il sessantesimo senso. Fateci caso. Ora, siamo d’accordo che non è una legge applicabile a tutte, per carità. Però in linea di massima è così. Se ciascuna di noi, almeno una volta nella vita, ha arruffato le penne come un’anatra quando a contatto con un membro del clan dei Dannati, ci sono donne predisposte più di altre ad incappare in personaggi di questo tipo. In un locale straripante di rampolli di ogni genere e qualità, chi va a catturare la loro attenzione? Il Disperato. Che poi mica ce l’ha scritto in fronte che è un Caso Umano, magari all’apparenza è pure “normale”. Ma loro lo percepiscono. Sentono la sua potente aura a chilometri di distanza, ancor prima di andare in quel preciso locale. Lo nasano come un Lagotto che ha fiutato i tartufi nel bosco.

E nonostante ogni poro della sua pelle urli a squarciagola che è un personaggio poco raccomandabile, la donna che predilige il Dannato sorvola. Ignora l’evidenza e si convince che è proprio lui quello giusto per lei. Lui che ha una svastica tatuata in fronte, lui il cui naso aspira più del Folletto, lui che ha una distilleria al posto del sangue, lui che scambia l’automobile per un Caccia dell’Esercito e lui che per campare gestisce un traffico di schiavi cingalesi nella cantina di casa. Anzi, è orgogliosissima che uno così la degni delle sue attenzioni. Così, una volta conquistato il Bel Tenebroso dalle cattive abitudini, vive il suo sogno sentendosi come le protagoniste di quei romanzi in cui la brava ragazza incontra il Bruto, lo fa innamorare e, dopo mille arciperipezie e scontri familiari, abbandona la sua vita per fuggire con lui, lontano da tutto…padrona di se stessa e dei suoi sentimenti…unica regola, l’Amore.

Certo. No ma infatti la realtà è proprio questa. La vita è una storia by Harmony Passion-collezione Temptation. Inutilissimissimo dire che, diversamente dai bad boys letterari, quelli reali raramente portano ad un lieto fine. Al massimo portano a pianti isterici, biscotti consolatori e insicurezze cosmiche. Poi se c’è una cosa che mi fa roteare le orbite è quando le Madame dai Gusti Ribelli ci mettono anima e corpo per farli cambiare. Puntano alla Redenzione. Se non avete un cappello di spine e una croce in groppa, lasciate perdere. Vi conviene.

Che poi il cambiamento è un miraggio. Neanche le favole hanno mai affrontato questo tema…avete mai sentito una storia che narrava di uomo che è cambiato per una donna? Io, personalmente, mai. Certo la Bestia quando era bestia non aveva un bel carattere…ma per forza, vorrei vedere voi! Trasformati in cimici perché avete mandato al bel paese di Vaffanculo un venditore ambulante che vi sveglia alle otto di sabato mattina. Insistente, per di più. Ma di uomini che cambiano su esplicite ed insistenti richieste del gentil sesso…manco l’ombra. Dunque, se non cambiano gli ordinari, volete che cambino i diretti discendenti di Barbablu?

La soluzione resta una. Abbandonare i mentecatti 100% original e dedicarsi ai mentecatti fasulli. I fake. I tarocchi. Quelli che fanno i machi men trattando il mondo con sufficienza ma in realtà sono meravigliose creature piene d’amore. I Tronky, fuori croccantissimi e dentro morbidissimi. I prodotti sottomarca che all’inizio storci il naso ma ben presto ti accorgi che sono cento volte meglio degli originali. I Dannati mandateli all’inferno, perché è quello il loro posto.

L’abc per non farsi mollare (per Lui)

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Amici dal gagliardo pomo d’Adamo. Credevate di scamparla, vero? Ebbene, lasciatemelo dire, BEEEEP. Cazzata. Come si suol dire, ce n’è anche per voi, tesori miei belli. Infatti, se fate l’analisi del periodo il detto non dice “Errare è femminile”. Dice “Errare è umano”. E per umano s’intende “proprio di chiunque”. Partendo da questo presupposto, vediamo i vostri, di abc.

 

 

 

A come “Attenzioni”

Ne abbiamo bisogno, fatevene una ragione. Giratela come volete ma la realtà è questa, fatta e finita. Ma poi io dico, a me non sembra che sia poi così tutta sta gran fatica degnare una persona di uno sguardo o un complimento spontaneo, senza che le cose ve le si cavi dalla bocca con la forca. Come lo so? Forse perché noi, pelidi amici, nelle attenzioni vi ci affoghiamo. Ad esempio, noi notiamo quando andate dal barbiere. Noi ci accorgiamo subito di un vostro cambio di look. Vediamo come siete prima e come siete dopo. Voi no. Certo, c’è da dire che forse per noi è più semplice fare caso ai dettagli. E non perché siamo dotate del sesto senso di Cole Sear, il bambino dell’omonimo film. Semplicemente è che voi avete una naturale predisposizione a non avere cognizione nel fare le cose. Noi, invece, i danni a quanto pare li facciamo solo quando ci date il foglio di via.

B come “Buongusto”

Sfatiamo un mito. L’uomo rude ci piace fino ad un certo punto. E quel certo punto di solito non include le canotte con la bagola di sugo crostificata degli anolini del Natale di tre anni fa, il pigiama come unico indumento contemplato nel week-end e il calzino bianco di spunga con presa d’aria su pollice e tallone. Vedervi in poltrona a mangiare il tonno direttamente dalla scatoletta, con la barba incolta madida di olio e i piedi da fata senza calze inforcati nelle ciabatte di flanella, ad esempio, ci fa passare la poesia. Non ci piace. E non ce ne frega niente se quella sera c’è la partita.Vi pare che basti un prato verde e una palla per giustificare l’aspetto da Gollum e il tanfo di montone?

C come “Certezze”

Cos’è che vi turba, piccoli principi, di una vita di coppia normale? Perché siete così restii alle ufficializzazioni? Forse è il caso di dirlo…noi non mordiamo. E voi non morite se, ogni tanto, ci dite un ti amo in momenti che non siano il coito o la sbronza di San Patrizio. Non è che dovete fare chissà che cosa. Mica pretendiamo molto. Ad esempio, gradiremmo non vedervi colti da spasmi da colite cronica ogni volta che vi parliamo del futuro. Ci farebbe un sacco piacere se non cadeste in preda al rigor mortis ad ogni ti amo che ci esce dalla bocca.Oppure, ancora, ci si allieterebbero gli animi se qualche volta, parlando di scelte di vita, diceste un Noi invece che perenni Io. Io e mia madre. Anche perché siamo le uniche in grado di salvarvi da voi stessi e dallo sfacelo. Rassegnatevi.

Come si può notare ogni rosa ha le sue spine, l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re, quella del vicino è sempre più verde e guardiamo la pagliuzza nell’occhio altrui senza notare la trave nel nostro.Anche se crediamo il contrario, i fidanzati e le fidanzate non ce li scegliamo noi. La realtà è che “capitano”. Ti investono quando meno te lo aspetti, come la tonsillite in primavera che non fai in tempo a sbottonarti la giacca e in un attimo la tua gola diventa un tripudio di placche. Però li amiamo e, cascasse il mondo, non li cambieremmo con nessun altro. Quindi non ci resta che piangere? No, finché abbiamo i nostri abc

“Se ci riesce lui ci posso riuscire anch’io! Anche no.”

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In momenti di noia acuta, io consiglio Youtube. Se il tuo cervello si è assopito e lungi da te la volontà di fare qualsiasi cosa -anche solo pensare- farsi una carrellata random di video riaccende tutte le lampadine spente e stimola corpo e mente. Manco fosse una tanica di Redbull.

 

È assolutamente impossibile non incantarsi davanti ai più variegati youtubers, improvvisati e non, che si prodigano a far TUTTO, mettendoci anima e corpo. Si trovano guru del make up che si dilettano anche nella spiegazione della ricetta della torta di marroni proprio come la fa la nonna da parte di mammà, maestre dello stile (a dir loro) che si improvvisano guide turistiche in quel di Parigi dopo essere andate lì col fidanzato che sperava in un po’ di intimità e che invece si ritrova a fare da cameramen, tra riprese dall’alto, dal basso, da dietro della Torre Eiffel, sotto ordine della donzella pretenziosa.

Quando ci si addentra nei meandri di YouTube è difficile che si sappia già in partenza cosa si voglia andare a vedere o su cosa ci si voglia informare o meglio, diciamo che per goderne a pieno, è consigliabile accederci con la mente sgombra. Non fatevi domande.

Partire nel vedere un video che spiega come applicare ciglia finte senza correre il rischio di incollarsi le pieghette delle palpebre col triste risultato di stamparsi in faccia un’assurda espressione di stupore misto interesse, e finire sul canale creativo di chi insegna come creare orecchini con una macchina per tirare la pasta, non ha prezzo.

Ma non è tanto questo il lato adrenalinico di youtube: è si divertente entrare in questo turbine di informazioni assolutamente casuali…ma il vero regalo che questa piattaforma vi fa è darvi la convinzione che anche voi possiate cimentarvi in tutte queste simpatiche attività! E via a comprare una tirapasta!

Anche noi possiamo realizzare diademi in resina e pasta siliconica da metterci in testa in occasione della gita a Parigi. Anche noi possiamo impiastricciarci la faccia con tutti i prodotti di cosmesi più in voga e fare le fighe davanti all’amica ignorantella facendole notare che l’INCI della creama per mani che sta utilizzando sia a dir poco pessimo. Anche noi possiamo sguainare i ferri per creare tendine per il bagno o stock di centrini da regalare per Natale a tutti i parenti. È uno stimolo costante, non c’è che dire! Consigliabile a tutti i presimale, si sa mai che l’uncinetto possa aprirgli nuovi orizzonti.

Ma non è tutto rose e fiori ovviamente, perchè il vostro entusiamo iniziale può benissimo afflosciarsi se incappate in canali gestiti da vere e proprie schiappe, spinte da un profondo senso di emulazione e che la competenza non sanno neanche dove sta di casa.

Se non sai preparare le scaloppine ai funghi aromatizzate al timo neanche col libro di cucina davanti agli occhi (forse perchè ti sei dimenticato di aprirlo) o se scambi un fard per un fondotinta e non ti capaciti del perchè il tuo volto appaia come dopo due ore di tapis roulant livello 50…o se quella candela assomiglia un po’ troppo ad un manico d’ombrello, ecco magari è il caso che i video ti limiti a guardarli.

Detto ciò, non posso che ringraziare dal profondo del mio cuore tutti gli youtubers che hanno contribuito a spronarmi nella realizzazione di ciondoli in resina, portandomi alla consapevolezza che sarebbe meglio che mi dessi all’ippica.

 

 

 

L’abc per non farsi mollare (per Lei)

Pink_Venus_symbol.svgAnche se molte pensano il contrario, portare avanti una relazione non è sempre facile. Anzi. Più passa il tempo e più diventa complicato. A mio parere, basta veramente poco per non trasformare la vita coniugale in un inferno o, dall’altro lato, nella tundra siberiana. Ecco a voi il Vangelo secondo Me, o più umilmente…l’abc per non farsi mollare.

A come “Aspetto”

L’occhio vuole la sua parte, non raccontiamoci balle. Quante volte è successo, in una coppia, di assistere all’involuzione di uno o entrambi i membri? Ci si conosce che si è la figheria fatta e finita. Abiti curati nei minimissimi dettagli, forma fisica alla Jane Fonda dei tempi d’oro…millemila ore in bagno per assicurarsi di aver estirpato l’ultimo dei peli e trucco impeccabile spalmato in faccia no-stop, ventiquattr’ore su ventiquattro, dal tramonto all’alba e viceversa. Poi passa il tempo e pouff. Il maleficio incombe, puntuale come la Morte. I chili aumentano, la depilazione diventa un optional…per non parlare dell’abbigliamento. Da Halle Berry in Cat Woman a Jessica Fletcher. Da Carmen Elektra a Platinette. Le lunghezze si allungano e le forme si sformano, così da trasformare il guardaroba in un ammasso di vestiti tendiformi. Se il vostro uomo ha scelto voi, perchè stravolgervi? Poi ci credo che i bollori sbolliscono e cala il gelo artico. Voi sareste contente di comprare un paio di Louboutin da millemila (il millemila rende l’idea) euro e, due anni dopo, aprire la scatola e trovarci dentro due Geox del dopoguerra? Io, personalmente, m’incazzerei.

B come “Bisogni”

Tutti abbiamo dei bisogni. Perché limitarli? Una storia d’amore non deve essere una prigionia. Il guinzaglio non va d’accordo con la fiducia, al massimo con Bobi il cane affettuoso, giusto per evitare che finisca spiaccicato sotto ad una macchina. Poi ovvio, la gelosia ci sta. Anzi, è utile per evitare fastidiose enculeè (neologismo da me creato per evitare volgarismi gratuiti) e dimostrare l’interesse per il partner. Il sequestro di persona ci sta un po’ meno, oltre ad essere perseguibile penalmente. Quindi, moderazione, please.

C come “Calore”

Le cinesate all’apparenza fighissime, di cui non puoi fare a meno e una volta comprate funzionano un paio di mesi e poi ti lasciano a piedi, danno fastidio. Detto ciò, facciamo che non diventi una cinesata anche il frangente sessuale della vita di coppia? Bene. Perché, dopo un tot, si chiudono i battenti? “Subentra la routine”. No. Semmai si fa subentrare la routine. Un giorno vi svegliate e decidete che il vostro rapporto ha bisogno di meno calore e più spiritualità. Meno passione e più sentimento. Così tirate giù la saracinesca, date una ventina di giri di chiave, due antifurti e centodue lucchetti messi così, per precauzione. Ora, perdonate l’ignoranza…ma io mi chiedo -anzi, vi chiedo!- cosa può esserci di più spirituale di una sana e coinvolgente copulata con l’uomo di cui siete innamorate? Le poesie sono belle, non lo metto in dubbio…ma sono poesie. Parole. Verba volant, come si suol dire. A mio parere l’unico modo per capire come va la faccenda è fare un bilancio di quel che accade in quel metro quadro di materasso coperto dalle lenzuola Bassetti coi gatti. Poi io mi rendo conto che magari avete a che fare con degli orsi in stile tv, frittata ai porri e cappellino porta birra. Omuncoli con la verve erotica di un lombrico sordocieco. Però si è in due, no? Al maschio piace, ogni tanto, la donna audace…si sente faigo, l’omo de casa. Il Massimo X Meridio di Santo Stefano Lodigiano. Lui si sente cacciatore, come il salame, e si sveglia magicamente dal letargo. Senza contare, poi, che l’audacia è un toccasana per l’autostima femminile.

Per tante di voi queste saranno solo stupidissime banalità che rendono di me la vincitrice del concorso “Scopritori Acqua Calda 2013”, tuttavia…una rispolverata in più non fa mai male, no?

HEY HOPE, LET’S POPE!

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Un Papa argentino ci voleva. Secondo me, modestissimo parere da ignorante in materia, era quel che serviva per dare una botta di vita al Vaticano.

Lo vedi già da subito che è uno che la sa. Poi, vuoi mettere l’accento della Tedeschia con quello latino? Ma non c’è paragone. Appena ha parlato mi si è tolto un peso dal cuore. Per la prima volta, dopo tanto -troppo!- tempo, non mi venivano in mente i lager. Che poi, Ratzi era bravo anche lui eh, per carità. Però non so, c’aveva quel non so che…insomma non mi convinceva.

Non mi ha mai dato, per capirci, quella sensazione di pace e serenità che mi trasmetteva Papa GP II. Che caro, Papa GP. Ve lo ricordate? Un Papa che si arrampica sui bricchi mica lo si vede tutti i giorni. Poi “Ratzi” fa rima con “Nazi”. Che non è bello, se sei un Papa.

Invece Jorge, con la sua cadenza alla Banderas, ti fa venire in mente i Caraibi. Parla e pensi alla Piña Colada. È lì che ti dà la benedizione e t’immagini spiaggiato come un leone marino in quel de La Playa Perla.

Ma poi è proprio una questione di spirito, non c’è niente da fare, i latini hanno una marcia in più. Loro sono gioiosi. Morire se ne ho mai visto uno con le balle girate. Non sono come noi, che quattro giorni su tre abbiamo il grugno e facciamo Malmostoso di cognome. Perché il Nord del Mondo, oggettivamente, un po’ mulo lo è. Ammettiamolo. Facciamo un mea culpa e tagliamo la testa al toro. Ma per forza! Come biasimarci? Chi è felice ad uscire di casa alle sette di mattina con Silent Hill al posto di Cavenago d’Adda? Chi gioisce dopo otto settimane di pioggerella misto gelo con la cervicale che non ti molla un attimo? Papa GP e Nazi Ratzi ci capivano, loro venivano da luoghi angusti, quelli che quando nevica le ciaspole non ti bastano mica e ti tocca prendere la slitta con Balto. Jorge, te lo chiedo così, in amicizia, non è che tra un Angelus e l’altro ti vien la bizza e fai fare un giro di Tango alle suore in Piazza San Pietro?! Mica per altro, è che qui le cose vanno diversamente adesso. Sai, c’è l’Austerity. Bisogna andarci coi piedi di piombo, mica a passo di danza.

Comunque mi sono informata e l’unica cosa che mi preoccupa è che in Argentina le stagioni sono invertite. Ho paura che all’inizio mi patisca, il Papa, un po’ come quelle piante che al primo spiffero di gelo soffrono e per farle riprendere devi trasformare il salotto nella Giungla tropicale, che se appena appena apri la finestra per sbattere lo Swiffer…freddo fuori, caldo dentro…e in casa tua si origina Katrina.

Devo dire che sì, sono contenta. Mi piace, Papito Jorge. Anche se, a onor del vero, me lo immaginavo diverso. Molto diverso. Mi aspettavo un ometto tozzo dalla voce a trombetta, con parlata velocissima rigorosamente in spagnolo. E una briciola di empanadas sul bavero. Scusa, Papa. Però è vero. Mettiti nei miei panni, tu diresti una balla al Papa, il primo giorno di pontificato e dopo l’indulgenza?

Quelli che…Facebook

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Grazie. Un sentito, sentitissimo grazie a chi quotidianamente ci informa che le storie d’amore sono belle impestandoci le bacheche con milioni di miliardi di post, foto e stati stracciapalle che hanno come tema l’Amore. Meno male che ci sono loro a ricordarcelo, perché noi non lo sapevamo mica che la vita di coppia può avere i suoi lati positivi.

Che poi a me viene il nervoso quando vedo questa gente. Fino a ieri comunicavano con calamaio, carta di riso e piccione viaggiatore, oltre ad essere la reincarnazione del Milite Ignoto. Poi si fidanzano e il loro profilo diventa il resoconto dettagliato della loro vita coniugale. L’aggiornamento è rigorosamente in tempo reale. Argomento? Tutto. Ma non è che limitano questo tutto alle banalità, tipo rendere noto al Cosmo che si amano tanto, tanto, tantissimo o quali nomignoli beoti si siano appioppati tra un bacino e un ceffone amichevole. No. Loro esagerano. Non hanno cognizione e svaccano. Così, improvvisamente, veniamo a sapere tutto di loro e del rispettivo partner. Sappiamo cos’hanno mangiato per Pasqua, quando hanno digerito, se quando sono andati in bagno hanno fatto la pupù e di che colore, forma e consisenza era. Sappiamo a cosa sono allergici, se quando hanno l’influenza perdono bava o straparlano, sappiamo il coefficiente angolare del pelo che spunta dal mignolo del piede sinistro e la posizione geografica del romantico neo che ricorda la forma del cerchione della macchina dell’amore loro.

Per non parlare, poi, delle foto con frase diabetica create da improbabili personaggi, gestori di ancor più improbabili pagine dai nomi bislacchi. A seconda della sfumatura della frase riportata nella foto, capisci se la storia in questione va bene o non troppo. Se si amano e va tutto bene c’è la frasona ad effetto che inneggia all’Amore assoluto, ai limiti del platonismo. Se non va bene parte la solfa sul rispetto mancato, sentimento tradito, eccetera eccetera eccetera. Fantastiche, invece, sono quelle che io chiamo “le scuse indirette”. La coppia gioiosa litiga e poi, subito dopo, i post sul “perdono”. Rigorosamente senza tag, di modo che l’indiretto interessato ci arrivi per vie traverse. Se capisce, no problem, piaccia il post e la pace è fatta. Se non capisce son cazzi. Perché ci sta che non capisca. Magari è tonto e capisce Roma per Toma, pensa male e il lancio è assicurato. Oppure proprio quel giorno gli si è fulminato il modem ed è in isolamento come il Cannibale di Rotenburg. Domandina facile facile. Alla luce di ciò, non sarebbe più semplice porgerle di persona, le scuse, invece di farle aleggiare nel cyber-spazio con la speranza che arrivino al mittente in tempi rapidi?

Ragazzi…amici…anche no. Anche basta. Ci avete beatamente trapanato i testicoli. A me fa tanto piacere che siate felici e finalmente qualcuno abbia deciso di intraprendere l’audace impresa accettando di impegnarsi con voi liberandovi dalla maledizione della Strega Solitudine…però così mi pare un pelo eccessivo. Soprattutto perché, detto infra nos, a noi non ce ne frega una beatissima ciufola di sapere il numero esatto delle foglioline di prezzemolo contenute nel risotto ai funghi porcini della cena della settimana-versario di Marzo. Così come le foto instagrammate di ogni cosa mangiucchiata che vi capita nel piatto. Soprattutto se magari compare anche la forchetta sbavata. Che schifo. Sì perchè l’amore -udite udite!- non rende migliori certe cose. Certe cose fanno schifo lo stesso, anche in un contesto di innamoramento feroce. Tipo i brufoli. Pare che, tra le coppie, sia diffuso l’apprezzamento per i brufoli post abbuffata iper calorica. Ok. Contentissima per loro. Fatto sta che sia proprio una di quelle cose da non condividere mai, in nessun caso e per nessun motivo.

Che poi mi domando. Perché perdere tempo a scrivere cagate su Facebook quando quel tempo potrebbe essere impiegato diversamente? Non sarebbe meglio copulare, invece di farvi le foto alle unghie dei piedini piedoni?? Mah.

Ma alla fine, io non faccio testo. Io sono antica. Preistorica come i trilobiti. Ad esempio, vivo ancora nella beata convinzione che si possa stare con qualcuno a prescindere dall’aggiornamento del campo “relazione sentimentale”. Tifo per la privacy. Tifo per “nonsonocazzituoi di quando è l’anniversario mio e del mio compagno”. Con tanto di striscioni, cori e trombette da stadio. Chiamatemi pazza, chiamatemi scema…ma un angolino di intimità direi che mi spetta ancora. Anzi, farò di più. Mi investo del sacrosanto titolo di poeta vate e generalizzo. Dico che è un nostro diritto e dobbiamo difenderlo con le unghie e con i denti, come i gatti selvatici quando ti avvicini al loro cibo, che triplicano la massa pelosa e soffiano come ossessi. Altrimenti che cosa ci resta di unicamente nostro, in questo pazzo mondo che ricorda fin troppo quello di Giorgino Orwell? Detto ciò, W Giorgio. Che non c’entra nulla…ma suona bene.

Hit Mania Girls 2013: speciale Festa della Donna

L’8 Marzo è giunto. Siete pronte, amiche Fritz? Bene, brave. Dovete esserlo per forza, perché è la nostra festa. La festa che celebra noi, soavissime creature, in tutto il nostro splendore. Splendore che, me tapina, talvolta sfocia in orrore. Sì perché, come in ogni cosa che si rispetti, c’è sempre chi non si accontenta e puntualmente –bonjourn finesse– finisce con lo svaccare alla grande.

Così come per St.Valentine’s Day, anche la Festa della Donna offre una variegata quantità di esempi che confermano (o smentiscono) il detto “il Mondo è bello perché è vario”.

Al quarto posto troviamo la categoria de Le Tristissime. Personalmente, quando le vedo, soffro. Terribilmente. Mi viene il groppo in gola. Il magone di quando guardi Bambi sul divano, coi biscotti e la coperta…magari dopo aver preso il foglio di via dal “bello di turno”. Avete presente? Comunquesia. Le Tristissime sono quelle che vogliono a tutti i costi strafare…senza però riuscirci mai. Solitamente si muovono in gruppi gerarchici di tre/ quattro persone: la Capo-Tristissima, al vertice, è solita essere circondata da un entourage di figure che possono essere fedelissime oppure -e lì sono cazzi- vittime inconsapevoli soggiogate da prospettive di serata ai limiti dell’immaginabile. Sì perchè loro, come si suol dire, “te la raccontano su”. Ti ingabolano, come le televendite. Lo schema d’attacco è sempre lo stesso: chiamata, saluto di cortesia, racconto tanto veloce quanto incomprensibile del programma della serata, conclusione con la frase <<Daaaai…sarà divertente!!!>>. Tutto questo con l’entusiasmo di Tonio Cartonio del Fantabosco. Un po’ per educazione, un po’ per stordimento…fatto sta che non fai in tempo a dire bah che ti ritrovi in un locale semi-deserto a bere un’acqua tonica parlando di quanta isteria porti la sindrome pre-mestruale, circondata da un’orda di zitelle infagottate in succinti vestitini di paillettes e calza color daino centodue denari. La joie de vivre, insomma.

Terze classificate sono Le Mosce. Quelle che escono perché devono farlo. Perché l’occasione lo richiede e, se rifiutano, vengono catalogate a vita come muli selvatici. Cominciano a sbuffare come cetacei almeno una settimana prima, automaledicendosi tra uno sbuffo e l’altro per aver accettato spontaneamente l’infausto destino. Poi si lamentano. Con la mamma, con il papà, con il pover’uomo con cui dividono il letto coniugale, con il fruttivendolo, con l’amico, con il postino, col gatto. Sfogano la propria rabbia repressa con chiunque gli capiti a tiro fino a cinque minuti prima dell’agoniata uscita. E puntualmente sono quelle che, quando gli chiedi com’è andata quella serata che predicevano simil apocalisse, quasi un po’ stupite e con il candore di Candy Candy ti rispondono <<Benissimo!!!>>. E lì le prenderesti a padellate in fronte.

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Seconde per un soffio sono Le Sguinzagliate. La Sguinzagliata-tipo è quasi sempre la detentrice indiscussa del titolo “Fidanzata dell’anno”. Sì perché loro non escono mai da sole, se non c’è il moroso al seguito. Le inviti fuori e, puntali come la Morte, ti lanciano cantilenanti la frase <<Può venire anche il mio amoreeee…eee…e?>>. Poi arriva, inesorabile, l’8 Marzo. Si piazzano davanti ai loro “amori” ed iniziano a decantare con solennità il “Cantico del diritto ad uscire da sole almeno una volta all’anno”. Domanda, qualcuno ve lo ha mai impedito? No perché non credo vi abbiano mai messo il guinzaglio di Bobi, il cane felice, al collo, mie care amiche Monache di Monza. Una volta ottenuto il nullaosta dagli “amori”, partono. Dopo decenni di fine settimana all’insegna del trinomio “pizzino-cinema-nanna”, il luogo d’azione è quasi sempre la discoteca. Magari con tanto di spogliarello by Carmelo, l’uomo senza un pelo. Le vedi e le riconosci subito, solitamente per la tipica espressione flashata che è a metà tra un’overdose di ossigeno e un giro di torta all’anfetamina. Come diceva sempre mio nonno buon’anima, sembrano quei vitelli lasciati liberi al pascolo per la prima volta. Avete presente? Apri i cancelli e via…chi li ferma più?

Al primo, primissimo, posto…regine della classifica mai spodestate…sono loro. Le più amate e odiate nel mondo femminile,Le Cagne. Ci tengo a sottolineare che è uno dei miei termini preferiti. Sì perché oltre ad essere estremamente demotivante nel caso venisse usato come insulto, contemporaneamente descrive alla perfezione quella particolare categoria femminile. Per prima cosa, sono ovunque. Single o fidanzate, il loro scopo è solo uno: collezionare. Acquasantiere della Deagostini? No, uomini. In particolar modo quelli altrui. Non hanno un terreno d’azione prediletto, per il semplice motivo che ogni luogo va bene, sia esso il supermercato, il locale di tendenza o il cimitero. La Cagna per eccellenza è solita cacciare in solitaria, poiché lei e la concorrenza sono come il Diavolo e l’acqua Santa. Se è tollerante, invece, si muove in branco, a patto che le altre femmine rispettino la gerarchia e accontentandosi dei suoi scarti. A onor del vero non so come Nat Geo Wild non ci abbia ancora fatto un documentario. Li senti parlare dell’apparato digerente del colibrì, del rituale d’accoppiamento del limulo…ma sulle Cagne niente. E sì che il materiale abbonda. Ma tornando a noi…anche se sono attive tutto l’anno, è in particolar modo nella sera della FdD che raggiungono il picco massimodella fame. Motivo? Sanno. Sanno che è la sera per eccellenza in cui tutto è concesso. Che se si scolano tre bottiglie di Jagermeister come se fosse l’acqua della sorgente del Piave per poi atteggiarsi da matte nessuno le schifa, anzi. Ad ogni modo, anche se può sembrare il contrario, sono figureutilissime nel circuito delle coppie felici. A cosa servono? A testare la fedeltà coniuale e, soprattutto, a dimostrare che, in questo Mondo rotondo che confini non ha, a non tutti piace “calda”.

Detto ciò. Se nessuna di voi si riconosce in queste categorie, tranquille…ne è rimasta ancora una, fuori Hit e ormai in via di estinzione. Parlo della categoria deLe Moderate. Quando ci sono non le senti, Stanno lì, nel loro spazio di mondo…e non danno fastidio a nessuno, un po’ come il Buon Fabio di Striscia. A me loro piacciono tantissimo perché sono sempre compostissime ma sembra che si divertano un casino. E soprattutto arrivano a fine serata con trucco e parrucco impeccabile, come se, invece della lacca, avessero usato il silicone Saratoga. Mi dite come fate? Condividete con noi i segreti della Sorellanza Moderata?

“Il Pezzente dentro”

Se c’è una cosa che non sopporto è spilorceria. I così detti “braccine corte”. E non sto parlando di uomini che non ti pagano la cena o che non si sentono di spendere una volta al mese un centone per farti un regalo che sia un braccialeto, un paio di orecchini o un week end a Parigi. Ci mancherebbe, non ho mai desiderato cose partocolari dalla persona cho ho accanto, per me sono sicuramente più importandi dimostrazioni d’amore che non contemplano il portafogli. Cosa assai rara oggi come oggi!

Parlo di quelli che io comunemente definerei i “pezzenti dentro“, uomini o donne che siano. I pezzenti dentro sono capaci di dar vita a situazioni estremamente imbarazzanti ed inconcepibilmente misere. Per di più sono una razza in continua espansione, e non di certo perchè la crisi si fa sentire ed è appropriato amministrare meglio le proprie finanze. Lo fanno semplicemente perchè la maleducazione impregnata di pezzenteria è dilagante come l’aviaria. Monti, tranquillo questa volta non è solo colpa tua.

Quanto è tremendamente triste andare a mangiare al ristorante o andare a fare un apertitivo con le amiche e, al momento dello sgancio del sordo, sfoderano il cellulare aprendo l’app aggiornata il giorno prima che ti calcola tutto, radici quadrate, limiti e logaritmi compresi? E non parliamo di aperitivi da Mille e una Notte con bottiglie di Merlot da 150 euro l’una. E neanche di cene prelibate preparate da Carlo Cracco, dove magari ognuno è maggiormente propenso a pagare il suo per non dover aprire un mutuo subito dopo la prenotazione. Parliamo di uno spritz e due stuzzichini, thò. Di un succo al mirtillo accompagnato da patatine Amica Chips. Parliamo di una pizza formaggiosa e una birra prese da “Luigi il Lercio“, il paninaro sotto casa. Mi rivolgo a te, pezzente dentro, è così difficile -dal momento che mi conosci da dodici anni e hai condiviso con me i momenti più disparati, dallo scambio d’assorbente alla cresima- dire una volta nella vita <<Tranquilla, ci penso io, tu offri la prossima volta!>> ? Ma così, senza un apparente motivo. Magari perché pensi sia arrivato il momento di sdebitarti dopo tutte le volte che ti ho offerto qualcosa perché pensavo fosse giusto ed educato farlo dal momento che non mostravi accenno a sganciare la tua parte, pienamente consapevole che ti stavi crogiolando nell’idea di aver fatto il colpaccio! O forse, ancora, per tutte le volte che ti ho anticipato l’inanticipabile, vedendomelo restituire -se lo facevi- dopo mesi e mesi, che se ti avessi chiesto gli interessi a quest’ora sarei Bisbeticon de Bisbeticopoli.

Parliamo di quelli che ti rivedono dopo lustri e hanno il coraggio di dirti cose come <<Paghi tu il parcheggio? Sai tiricordi quell’ Ottobre di cinque anni fa, a cena al cinese, che non avevi i due euro di resto da rendermi?>>. E quelli che ti chiedono soldi per la benzina, sentendosi in diritto di farlo perché quel giorno avete passato il pomeriggio assieme e chi guidava era lui con la sua auto? A me è successo, giuro. E neanche una volta sola.

E poi ci sono i pezzenti dentro che si sentono detentori indiscussi del titolo di “Furbo come una faina“, ovvero quelli che con la scusa <<Per stasera paghi tu? Poi te li rendo!>>. Un poi che non vedi mai. Secondo me si sentono i Lupen III del ventunesimo secolo. Queste persone il più delle volte sono le stesse che si vantano tanto -ma proprio tanto- di tutto quello che fanno o che hanno. Non si lasciano mai sfuggire l’occasione di ciarlare a vanvera, gasandosi come galli cedroni in amore perché spendono centinaia di euro per capi d’abbigliamento pacchianamente firmati e accessori fighi di ultima generazione. Ma loro “possono“. Possono soprattutto perché frequentano persone di un certo livello, che solitamente sono quelle che si comprano un iphone 5 con contratto della Blu (ditemi che ve la ricordate, vi prego!) a tre euro e cinquanta al mese per cinquecento miolioni di mesi.

Se facessi un conto anche frettoloso, di tutti -i poi te li rendo – o dei silenzi come se nulla fosse mai successo, io alle terme ci andrei a vivere. Ma non alle terme per comuni mortali, quelle dove ti pocci un po’ e ti si attaccano le sanguisughe addosso, se cammini prendi il fungo e e gli asciugamani puzzano di cantina. Vivrei in quelle fighe frequentate da gente ancora più figa.

A me fanno ridere quando sei tu a chieder loro di mettere la tua parte, quella sera isolata, perchè ti sei scordato il portamonete a casa. Li vedi lontano anni luce che sono molto amareggiati e nello stesso tempo goduriosi all’idea di tenerti in pugno! E capisci di aver ragione quando, nelle successive due ore, non faranno che ripetere <<Sì dai, poi tanto me li rendi la prossima volta>> per unacinquantina di volte, ammiccanti come beoti, perhé il concetto ti entri bene in testa. In fondo anche per noi vittime è godurioso quando succede, perché possiamo gustarci la prossima figura di merda che faranno, aspettando con ansia il momento in cui, con estrema naturalezza, ti inviteranno a bere una cioccolata al bar e, al momento di tirare fuori il portafogli ti diranno la fatidica frase: <<Paghi te vero? Sai, ieri sera..i 3,50…>>.Goduria.

Domanda. Non si vergogneranno?

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Ma in fondo non importa, a me da molta più soddifazione guardarli e pensare che avranno anche il monogramma di Louis Vuitton marchiato a fuoco sulla fronte o l’iphone incorporato al loro sistema linfatico, però chi se ne esce di scena indecorosamente ogni volta sono proprio loro, i pezzenti dentro. Categoria che peggio non si può.

L’estratto conto dovrebbe essere illegale

<<Ciao a tutti, mi chiamo Serena e ho un problema>> un problema che coccola il mio cuore ma svuota il mio portafogli. Ma quanto è bello spendacciare per negozi alla ricerca di qualcosa che ci faccia emettere gridolini di goduria? Si è proprio bello e molto probabilmente lo sapete bene anche voi che mi state leggendo. Può essere estremamente godurioso aggirarsi per negozi toccando tessuti diversi, provando scarpe o accostando borsette al nostro cappotto, davanti allo specchio di un negozio. Accaparrarsi almeno una decina di grucce dall’appeso della parete di Zara e fare poi fatica ad entrare nel camerino. E rimanerci rigorosamente almeno quaranta minuti, creando nelle commesse, che si chiederanno se siamo ancora vive, non poca preoccupazione. Provare, abbinare, accostare. Fantasticare su serate -che non si realizzeranno mai- in cui esibire fiere un paio di decollete borchiate tacco 16, immaginandoci sicure di noi stesse e fighissime come non siamo state mai. Certo, come se un paio di scarpe potessero donarti oltre allo charm e la sicurezza di JLO anche la capacità di accampare falcate credibili. A me di solito donano solo escoriazioni e calli.

Ma fantasticare non fa male a nessuno, il problema è che poi quelle scarpe tacco 16 le acquistiamo. E acquistiamo anche borsette. Maglioni. Camicie. Orecchini. Profumi. Smalti. Portatovaglioli. Parrucche. Portatovaglioli. Smalti. Orecchini. Portatovaglioli. Sedie. Ok, forse abbiamo un problema. Forse HO un problema. Quando la lucidità mentale fa capolino, in quelle rare volte ci rendiamo conto che così non può andare vanti. Ed ecco che parte (soprattutto dopo aver ricevuto l’estratto conto del BancoPosta, che è come ricevere una rastrellata sulla faccia) la ramanzina mentale e per un bel po’ tutto torna nella norma.

Sembra tutto risolto. Riusciamo a sviare pensieri malsani, istinti animali e siamo fiere di noi stesse.

Poi capita che andiamo a spulciare Facebook per andare a vedere le foto risalenti alla scuola media di quell’antipaticona della nostra “amica” per poter malignare su di lei, ci guardardiamo l’ultimo video di Clio Makeup su Youtube per dare un senso ed uno scopo a quella profumeria intera che abbiamo in bagno che chiamiamo trousse, finiamo sul yahoo answer per farci due risate in un momento di sconforto…ed è lì, proprio lì, che ci appare un banner, grosso come una casa, di Zalando che ci pubblicizza sul naso i suoi saldi anticipati di 7 mesi, tutto a partire da 9,99 euro. Ma si, ci clicchiamo su solo per dare un’occhiata, mica compriamo nulla. Le ultime parole famose. In men che non si dica il carrello segna già 13 articoli e un totale di 125 euro. Vabbè dai, stavolta cediamo, ma giuriamo su nostra madre che disattiveremo il nostro account paypal. Ma solo dopo essere andate a sbirciare su Amazon per vedere se le yenkee candle costano meno che sul sito ufficiale. Ventotto euro di candela sono eccessivi, ventisei è già abbordabilissimo.

Inutile dirlo, non taglieremo mai a metà la nostra postepay. Così come non disattiveremo mai l’account Paypal e Amazon sarà sepre nei “preferiti” del nostro browser, c’è poco da fare. Il web può risultare alquanto spietato con coloro che cercano di limitare le spese nei negozi con la speranza di inculcare nel proprio cervello un po’ di buon senso. Un grande e spietato turbine che ci trascina sempre più giù!

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