Ma come ti vesti?!

Agli amici politici, gioie dei nostri cuori che ogni sera allietano le cene degli italiani con le loro apparizioni in TV tra un servizio di cronaca nera e la storia di Ciappy il cane che riportava l’osso…ho da porre un quesito. Se tutti sono impegnati a porre interrogativi -legittimissimi, per carità- su come spendano le vagonate di soldi che ogni mese gli diamo, io mi discosto e cambio domanda. Chi li veste? Avranno un’equipe di professionisti che suggerisce loro l’outfit del giorno o faranno da soli sulla base della vita vissuta con una spruzzatina di blog della Ferragni?

Per cominciare, ad esempio, Monti mi da l’impressione di essere un ex-bambino infelicissimo che passava il tempo libero impettito in una camicina bianca inamidata e non poteva fare niente, se non stare seduto su una panchina a guardare gli altri rotolarsi nell’erba. Mamma Monti deve essere stata senza ombra di dubbio una di quelle mamme rompine la cui parola d’ordine era “NON SPORCARTI!” e il gelato era contemplato solo se al limone, perchè incolore.

Bersani, invece, mi sembra il tipico uomo che si veste bene solo perchè ci mette mano la moglie. Uno di quelli, per capirci, che appena giri l’occhio ti abbinano il “prugna” col “celeste” senza pensarci due volte. Me la immagino un sacco, la Daniela, seduta sul bordo del letto che scuote la testa rassegnata quando Pierluigi s’impunta per mettere la cravatta pied de poule sulla camicia a righe, lui che vuole avere ragione…e scoppia la lite in casa Bersani.

A proposito di mogli, mi rivolgo direttamente a Lady Grillo. Ti piace proprio tanto vedere tuo marito con le polo? Di’ la verità, le odi anche tu. A chi piacciono le polo? Se le metti dentro i pantaloni non ci stanno perchè son troppo corte, se le lasci fuori o sembrano tende o aderiscono al rotolo di ciccia, quelle colorate hanno tinte imbarazzanti che dopo tre lavaggi si sbiadiscono e quando invece sono scure ti fanno sembrare un fascista. Senza contare, poi, che puntualmente la manichina è sempre troppo stretta, mettendoti perennemente a rischio trombosi. Solo una persona sta bene con la polo, Tyger Woods. E tuo marito, Parvin, con tutto il rispetto…è un po’ lontanuccio dal genere. Secondo me ne ha un armadio pieno. Per la festa usa quelle di Fay, per il tempo libero i pacchi-convenienza by Ipercoop con quattordici polo Lotto a 19.90 euro.

Chi, invece, sa tutto di stile e originalità è Monsieur Oscàr. Giannino, diciamolo, ha dato una botta di vita alla monotonia parlamentare. Detto ciò, che l’abito non faccia il monaco è risaputo, per carità. Ciò non toglie che m’inquieta. O meglio, m’inquieta pensare di lasciare le redini del Paese in mano ad un personaggio che sembra appena uscito da una Fumeria d’Oppio della Parigi Ottocentesca. Comunque sia, lo ammiro un sacco. Lui non teme di stra-fare. Sferza colpi a suon di colori e accessori, diversamente da Maroni che non molla la tradizione della chicca verde-lega. Bob, please. Abbandoniamo l’accessorio verde? La strada è quella giusta, l’occhialino rosso ti dà “quel tocco in più”, così come il baffetto con mosca. Non ostinarti, non fare come quei personaggi ambigui che si ostinano a mettere i pantaloni anni Ottanta nella speranza che tornino di moda.

Tra le donne, la Gelmini per la scelta dei vestiti sembra ispirarsi direttamente al mondo della catechesi: giacche, giacchine, giacchette, camicie, gemelli, lupetti e gonnelle rigorosamente in tinta pastello e rifiniti con occhialino segretariale e filo di perle al collo. Da ragazza non deve essere stata diversa. Secondo me era una che andava a ballare vestita come quando andava all’oratorio, diversamente dalla Santanchè che, se andava in oratorio, metteva i vestiti che usava per fare serata. La Bindi avrebbe molto da imparare. Rosy, non si dice di metterti i micro-tailleur della Brambilla con scosciatura rivelatrice di autoreggenti…però è importante valorizzare la propria femminilità! Un po’ di colore per valorizzare il tuo incarnato, un vestito con cintura per il punto vita…e vedi che li stendi tutti.

Del tutto ignoti sono gli outfit della Minetti. No, sul serio. Qualcuno sa cosa si mette per andare al lavoro? Ma soprattutto, qualcuno sa se si sia mai vestita, almeno una volta in vita sua? Ho spulciato Google con la meticolosità di un cane da tartufi ma niente da fare. Della Minetti coperta non v’è traccia alcuna. Nicole, mi dici come fai? In estate posso capire, fa caldo…l’afa snerva. Però d’inverno? Non ti viene mai mal di gola a stare sempre con poppe e culo per aria?Immagine

In regalo veritas…

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Anche qest’anno, puntuale come la Morte, è arrivato San Valentino. E con San Valentino l’invasione di messaggi subliminali pronti a ricordarti che se non spendi soldi per la tua dolce metà sei un pessimo partner.

Curiosando in negozi e siti web incuoriciati a regola d’arte per l’occasione, mi sono accorta che il 14 Febbraio è il giorno adattissimo per uno studio antropologico atto a suddividere la Società in sottogruppi umani a seconda del regalo scelto. Ora che è uscito il Sapientino Più che c’è in me possiamo procedere col discorso e vedere nel dettaglio come si suddivide il pubblico degli acquirenti innamorati.

  • Il Tradizionalista

Come dice la parola, chi fa parte di questa categoria ama rispettare la tradizione. Non si cimenta mai in scelte discutibili o azzardate non perchè sia un Nostalgico dei bei tempi andati, piuttosto perchè non ha voglia di sbattersi più di tanto e pensare a qualcosa di mirato. Per intenderci, “Rosa rossa, un qualsiasi oggetto con foto e cioccolatino per un perfetto San Valentino!”. Oh yeah. Siete consapevoli del fatto che, ad un certo punto della vita, diventa impegnativo adeguare l’arredamento domestico a tazze, cuscini, peluches, tovagliette da colazione, tavolette per il wc, teli da doccia, tappetini per il mouse, federe e lenzuola con stampata sopra la classica foto di coppia piazzata in mezzo ad una nube di cuoricini? Madame e messeri, please…non abbiamo tredici anni, adeguiamoci ai tempi.

  • L’Eccentrico

Completamente opposti, invece, sono gli Eccentrici. Per loro la parola d’ordine è: stupire. E ci riescono sempre. Di norma sono quelli che scarti il pacchetto e ti trovi davanti il tipico biglietto omaggio per cose che non faresti mai neanche sotto tortura . Domanda. Perchè pensate che potrebbe farci piacere fare un tuffo con gli squali bianchi? Cosa vi spinge a credere che dalla vita non aspettavamo altro che la possibilità di passare una qualsiasi notte invernale con i lupi di Yellowstone, dove il rischio di morire assiderati è direttamente proporzionale a quello di venire sbranati dai cugini americani di Akela? Il vero dramma, però, sorge nel momento in cui guardi nell’angolino in alto della Scatola della Morte nella speranza che l’omaggio in questione sia per due persone -così da avere un minimo di appoggio psicologico oltre ad una spalla su cui riversare lacrime isteriche- e vedi un solo omino. E lì ti sorge il dubbio che il tuo amato partner non sia poi tanto amato e i suoi scopi siano ben lontani dal dimostrarti il suo immenso amore.

  • L’Esagerato

Fondamentalmente è il gruppo che fa girare l’Economia del 14 Febbraio. L’Esagerato-tipo punta allo choc per la platealità del gesto. Se regala fiori fa fare composizioni che il fiorista dell’Ariston se le sogna, le rose rosse hanno senso solo se in mazzi da duecento, i gioielli sì ma rigorosamente diamanti e rubini, spara fuochi d’artificio, affitta aerei con striscione al seguito, mongolfiere con ostriche e champagne da gustare in quota, noleggia la carrozza della Regina Elisabetta e affitta la Berliner Philarmoniker per un po’ di musica che allieti la cena…insomma, la discrezione non sa cosa sia, nè nella scelta del regalo nè tantomeno nella sua consegna. Megalomane di prima categoria, non porge mai il suo regalo nell’intimità domestica ma rigorosamente in luoghi pubblici, solitamente nell’ora di punta così che tutti possano vedere di cos’è capace, accompagnando il tutto con la frase <<È solo un pensiero>>. Mmh, certo. Il loro “è solo un pensiero”, gli asini volano e i Minipony giocano felici sull’arcobaleno di zucchero filato.

  • Il Simbolico

Questa è la categoria che proprio non digerisco perché regalano sempre “l’uno di tutto”, che solitamente, gira e rigira, è sempre il classico Bacio Perugina solitario. I migliori sono quelli che spendono venti euro di tubo da trenta cioccolatini, lo aprono e ti regalano un Bacio. Uno solo. Perché “è una cosa simbolica”. Ora, non per fare la polemica esosa che pretende…però a me questa cosa sa di presa per i fondelli. Mi sa di taccagneria, ecco. Un po’ come i compagni delle elementari che ti davano la briciola di focaccia quando gliene chiedevi un pezzettino. Se scegli i cioccolatini mi regali i cioccolatini…e con “cioccolatini” intendo tutti quelli della scatola. Non uno di più, non uno di meno.

  • L’Art-Attacker

Quando la tradizione è troppo tradizionale, quando nessun regalo è abbastanza figo per esprimere la personalità dell’acquirente…cosa c’è di meglio di un bell’oggettino fai-da-te? Colla vinilica, forbici, righe, righelli, matite, pastelli, cartone e porporina arcobaleno diventano i fidi compagni di vita dell’amico inventore, impegnando tutti i suoi pomeriggi dal 1 Gennaio al 13 Febbraio. Chi fa parte del gruppo ha la volontà direttamente proporzionale (tornando a parlare di proporzioni) all’incompetenza. Di solito, gli Art-Attacker sono quelli che da bambini erano incapaci di attaccare le figurine dritte, che coloravano fuori dai bordi e ad educazione tecnica viaggiavano perennemente tra l’insufficiente e il gravemente insufficiente. Dei paciugoni convinti, insomma. Il problema, però, è che non si limitano quasi mai alla cornice di cartone…no. Loro puntano alla grandezza, alla magneficenza…finendo puntualmente col dar vita a delle schifezze inutilizzabili. Ragazzi, io vi capisco perchè sono una di voi. Lo so che l’idea di fare il plastico del luogo del vostro primo bacio è allettante…così come scolpire in un fusillo Barilla la storia della vostra relazione…oppure fare un maglione all’uncinetto con tanto di ritratto della persona amata…però -e vi parlo per esperienza- non c’è niente di meglio della sempicità…fidatevi.

  • Il Burlone

La quint’essenza della tristezza è identificabile in questa tipologia di persone. Sfatiamo il mito, non tutto fa ridere. Anzi. Ci sono cose che, quando regalate, fanno calare il gelo artico che neanche una bomba atomica riuscirebbe a rompere. Tutto ciò che intacca virilità/femminilità è da considerare fuori luogo. Regalare sexy biancheria taglia XS alla tua fidanzata che se ti si siede sulle ginocchia sei a rischio trombosi, ad esempio, è fuori luogo. I tanga maschili con un sacchettino sul davanti a forma di animale in cui infilare la Spada di Damocle sono fuori luogo. Le creme anti-cellulite, gli epilatori, le guaine contenitive, le lozioni anti-caduta per capelli e le creme antirughe…indovinate un po’, sono fuori luogo! Piuttosto, se proprio non sapete cosa fare, prendete spunto dai vostri amici “Simbolici”…come si suol dire meglio poco ma buono.

Eccola qui, la crème de la crème di questo giorno tanto odiato quanto amato. I fantastici sei Valentini (e Valentine) che spendono e spandono con la ferocia di una zitella nel giorno di saldi. Io mi auto includo nella categoria degli Art-Attaker, fiera degli orrori che mi escono dalle mani e perseverante nell’Errore. E voi, di che categoria siete?!

“Amore..è finito lo yogurt!”

ImmagineAmmetto di risultare estremamente scontata nel dedicare un post a San Valentino e mi meraviglio di me stessa perchè mi ero ripromessa di non farlo, ma quest’anno va cosi, care le mie Bisbetiche, e mi sento di dover ammettere pubblicamente che io sono una di quelle poverelle che a San Valentino ci tiene. Ecco, l’ho detto.

Sono assolutamente d’accordo sul fatto che sia una ricorrenza totalmente vittima del consumismo (come praticamnte tutte le ricorrenze del nostro Pianeta), che punta ad incrementare le entrate di Interflora e di Perugina…ma a me non fa ssolutamente schifo ricevere un bouquet di rose dal mio innamorato o un’invito a cena fuori, o meglio ancora entrambe le cose! A voi si? Non mi sento presa in giro se lo fa solamente perchè guardando per pura casualità sul calendario del suo cellulare, mentre si segnava l’orario della partita di calcetto, si è accorto che il 14 di Febbraio è imminente. Parto dal presupposto che agli uomini non gliene può importare di meno di San Valentino, poiché solitamente per loro ogni giorno è il nulla cosmico se riguarda anche solo minimamente la loro consorte. Poi esistono delle eccezioni, ma quello è un’altro discorso. E allora che ben venga se un giorno all’anno due fiori in croce te li fanno recapitare a casa, visto che il loro massimo concetto di fiori è la tisana depurativa al gelsomino, da bere dopo cena.

Io San Valentino lo definerei addirittura un salvagente per loro. Consapevoli di non fare mai un tubo per le proprie partner, questa ricorrenza offre loro l’occasione di muovere almeno un dito. Che ne so, preparare una cenetta romantica a casa, anche solo per ringraziarci del fatto che 364 giorni all’anno siamo noi a preparare i loro pasti al ritorno dal lavoro (nonostante il fatto che neanche noi stiamo a casa a pettinare le frange del tappeto). Oppure noleggiare il dvd del nostro film preferito per poterlo guardare insieme o scrivere un bigliettino da lasciare sul frigo che non sia un messaggio per ricordarci che lo yogurt al cocco è finito.

Io ovviamente parlo per quelle della mia categoria, poi mi hanno detto che esistono anche donne il cui compagno sa cosa vuol dire prendersi cura della propria metà, senza darla per scontata. E allora lì San Valentino perde la sua utilità. Ma ben venga!

San Valentino in poche parole è per le sfigate, c’è poco da fare. Per noi donne sfigate che attendiamo sempre speranzose che la persona che ci piace ci dimostri di ricambiarci. Che si sia sposati, fidanzati, compagni di banco o nulla di tutto ciò.

Capisco poi il disagio di quelle persone che sono single, per carità di Dio. Perchè magari è un po’ irritante sentir parlare di regalini, cenette e ritrovarsi il 14 davanti alla tv con la sola scelta di film d’amore strappalacrime e l’istinto inrefrenabile di disdire l’abbonamento Sky. Però vi prego, capite anche quanto è frustrante per noi, povere innamorate, dover riporre così tante speranze in un unico giorno all’anno! Fatecelo godere un po’. Non fateci sentire reiette infami perchè ci piace tanto l’idea di essere coccolate, e magari lo raccontiamo alla nostra amica single, che per l’appunto è la nostra migliore amica! In fondo San Valentino dura solo ventiquattr’ore, poi tutto torna alla normalità.

 

Psycho è brutto

Vi prego uomini, o presunti tali, potreste smettere di essere degli Psycho? Grazie. No perchè saremmo abbastanza stanche di queste vostre doppie facce che appaiono dal nulla, un giorno si e uno no. Una non può mai sentirsi tranquilla e crogiolarsi nel pensiero di aver trovato l’uomo giusto, la cosiddetta anima gemella, che -taaac- eccolo che cambia faccia. Scusa, chi sei? Ci conosciamo?

Una è convinta di frequentare e condividere il proprio tempo con uno normale o comunque tollerabile (il che oggi come oggi non è facile) ed invece si scopre che è uno Psycho. Il giorno prima sei l’amore della sua vita, la ragazza che ha cercato in lungo ed in largo, quella con cui sposarsi e fare figli ed immaginarsi in un futuro fatto di dentiere e pannoloni. Il giorno dopo sei quella rompicoglioni che sta tentando di rovinargli la vita. Ottimo. Dovrebbero mettervi dei cartellini di riconoscimento o che so io, come le persone affette da narcolessia che sono costrette ad andare in giro con un cartello al collo con scritto “SONO NARCOLETTICO” onde evitare che cada durante un attacco e che i soccorritori non sappiano come aiutarlo. “SONO PSYCHO”. Sarebbe davvero molto utile.

E invece no, sfoggiate quel bel musino un po’ cuccioloso, riuscite a dire quella frase che ci rallegra la giornata, ci versate anche il vino a cena e magari pagate voi il conto con un bel sorriso sulle labbra, recuperate situazioni traballanti con sms teneri o stati di Facebook molto mirati…e poi però eccola, inevitabilmente, la catastrofe.

Venite inspiegabilmente posseduti da chissà quale entità maligna e partite in quarta col vostro sproloquio.

Ai vostri occhi non siamo più le belle fanciulle che fino al giorno prima hanno allietato la vostra vita, ma dei tumori. Dei veri e propri tumori. Non c’è altro modo per rivolgersi a noi, se non urlare, inveendo potentemente sulla nostra persona, tra parolacce e -perchè no- qualche bestemmia, che ci sta sempre bene. Ma com’è che ci sono uomini che nella coppia subiscono atteggiamenti inaccettabili dalla propria consorte senza batter ciglio, si lasciano trascinare nella solitudine e nella sociopatia, si lasciano convincere ad andare a vedere tutta la saga di Twilight al cinema, si sentono in dovere di regalarle per Natale qualla collana del valore di mezzo stipendio solo perchè lei l’aveva vista ad agosto e l’ha menata per quattro mesi credendo che le sue insistenti affermazioni velate non fossero state poi così evidenti…

E com’è che poi voi Psycho, che avete avuto al fortuna di non esservi mai subiti tali torture (magari di altro genere ok, ma pur sempre ben inferiori a crudeltà!), avete il coraggio di trasformarvi nell’incredibile Hulk se la vostra donna semplicemente parla? O dice la sua? Perchè la maledite quando vi spiega il suo punto di vista facendoti notare che la vostra non è una verità assoluta e non siete detentori del Grande Libro del Vero e del Giusto? Cosa c’entra la vostra dama se quel giorno vi girano le scatole perchè a lavoro vi sfruttano?

Un consiglio, belli miei, strozzatevici pure con il vostro cartello appeso al collo, fareste un favore a molte di noi. Immagine

Piangi, che ti passa!

ImmagineTra tutte, la categoria umana che senza nessun nessunissimo dubbio odio di più è sicuramente quella delle ragazze affette dal Morbo della “Coniglietta Tippete” con disturbo narcisistico della personalità. La ragazza-tipo che ne è affetta, solitamente non è l’ultimo dei cessi. Anzi, è una vera e propria gnocca da combattimento. Bella,ambita e mondocentrica, è sempre e costantemente la vittima incontrastata di qualche tragedia. Uomini abominevoli dall’animo cupo, amiche stronzissime che non l’accettano per quello che è, accuse false ed infondate, il Male in persona che vuole annullare la sua bellissima personalità…tutto ruota intorno a lei e col solo e unico scopo di farla soffrire. Come affronta tutto ciò? Piangendo, ovviamente. Regina del Fazzoletto pret-a-porter, è sempre circondata da un entourage di amiche e amici che offrono a turno solide spalle su cui poterle far versare litri di lacrime, ascoltandola mentre tesse con voce lamentosa infinite lagne velate di autocommiserazione. Infondata, nella maggior parte dei casi. La vedi lì, in un angolo…stretta nelle sue spallucce che sembrano sopportare il peso del Mondo, con la testolina leggermente inclinata da un lato…sbatte le ciglia a mo’di Bambi e parte con l’elenco di quello che fa di lei l’Infelicità fatta persona. Ma la cosa divertente è che non si lamenta con tutti. Sceglie sempre i più disgraziati con cui farlo. Ad esempio se parla dei primi sintomi della cellulite non va da quelle che, come lei, hanno gambe da pattinatrice professionista thailandese, no. Lo fa con la detentrice storica del titolo “Miss Ritenzione Idrica”. Se è indecisa su chi scegliere degli otto uomini con cui sta contemporaneamente uscendo, da chi va a chiedere consiglio? Ma ovviamente dalla racchia infelice per eccellenza, quella il cui ultimo fidanzato risale ai tempi dell’asilo. E quando conclude la tritata di zebedei lo fa sempre con la stessa frase: Mi piace parlare con te perché TU mi capisci. Diciamo magari che ti piace parlare con noi perchè NOI ti confermiamo le conferme che hai già dalla notte dei tempi, amica Psyco?

A lei piace tanto la ricerca di ammirazione…l’avete notato? E lo fa con tutti (è molto costituzionale in questa cosa) a prescindere da sesso, razza e religione. Se dalle donne pretende l’ammirazione velata d’invidia -ragginuta elencando fatti e situazioni non causali in modo ancor meno casuale o cercando complimenti in risposta a fintissime autocritiche- dalgli uomini desidera unicamente quella fisico-amorosa. Il suo scopo non è tanto quello di trovare l’anima gemella, bensì chi la veneri come se fosse la già citata Maria, Madre del Buon Gesù. Solo che poi, quando trova il pollo disposto ad annullare la sua personalità per renderla felice, trova mille appigli per farlo sentire inadatto e scatafasciarlo nella parte del torto più marcio.

Senza poi contare la totale mancanza di empatia nei confronti del prossimo. In un qualsiasi tipo di rapporto, sia esso d’amore o di amicizia, eiste solo lei con i suoi bisogni al limite dell’infantile. Chissenefrega se vuoi raccontarle i tuoi problemi, una tantum. Devi tacere, perché tanto i suoi sono sempre e comunque molto più importanti dei tuoi.

Infine, ultima ma non meno importante caratteristica della nostra petulante amica è la capacità di sfruttare gli altri per conseguire uno scopo. In due parole, noi che ci abbiamo a che fare siamo il suo zerbino personale. I tappabuchi. Le ruote di scorta da sfoderare nel momento del bisogno. E non è che lo fa in modo velato, anti-sgamo quanto basta per non farci sentire dei poveri sfigati. No. Lei lo fa senza ritegno. Ad esempio quando ci organizziamo un’uscita insieme, ci dà buca accampando scuse assurde e il giorno dopo viene a raccontarci quanto è stata bella l’uscita con Tizio, Caio o Sempronio.

Dunque, che fare? Vomitarle addosso anni di rancore taciuto o incazzarsi ma ingoiare il rospo? La prima opzione è matematicamente infattibile, perché lei punta sulla compassione. Parti in quarta con la ferocia di un tasso rabbioso che non mangia da una settimana…e ti fermi appena ce l’hai davanti, nell’esatto momento in cui vedi il mento che trema e la lacrimuccia che fa capolino dall’occhietto spaurito. Personalmente sono proprio quelli i momenti in cui la prenderei a sberle più volentieri, però si sa, io non faccio testo. L’unica soluzione per voi che, diversamente da me, siete brave persone rimane la seconda…tacere. Tacere, annuire, sopportare, mordervi la lingua e cercare di non impazzire.

Per questo motivo ritengo opportuno porgervi le mie più sentite condiglianze, perché gli auguri credo non bastino.

Wilsoooooooon!!!!

Ma quanto è brutto avere addosso quella sensazione di presa per il culo che più palese non può essere? E doversi stampare in faccia un’ espressione fasullissima, di finta comprensione? Quello è ancora peggio. Non se ne può più. Cosa deve fare, del resto, un povero cristo davanti ad affermazioni allucinanti, che non stanno ne in cielo ne in terra? Affermazioni allucinanti che vengono spesso -troppo spesso!- partorite quando il tema affrontato è quello de “l’Uscita”. Ma sì, uscire. Uscire per bere un caffè, andare ad un aperitivo o allo spettacolo delle 21 -che di solito è quello più gettonato- del film appena uscito e che tutti vogliono andare a vedere. Perché -udite udite!- tutti noi (o quasi, ma son dettagli!) lavoriamo e la mattina ci dobbiamo alzare controvoglia…ma si sa, bisogna pur vivere! Quelle che per me (e spero anche per altri, perché se no vorrebbe dire che quella “fuori dal mondo” sono io, cosa assolutamente improbabile) sembrano essere argomentazioni valide e logiche per uscire in compagnia…per la stra maggioranza delle persone non lo sono. Generenazioni intere di ventenni e trentenni che si rifugiano dietro scuse che sembrano nate dalla mente contorta del creatore dei memes. Tutto appositamente studiato per “non fare cose”. Di qualsiasi tipo. Ma succede anche a voi di sentirvi esseri strani e incompresi, a causa di questo fenomeno inspiegabile? Si possono avere valangate di amici ma nulla può assicurarti che non siano affetti da questo virus della sociopatia o che prima o poi ne cadranno vittime.

Nel mio caso personale, le cose negli anni sono solo peggiorate, mai migliorate. Chi è affetto da questa malattia, ha davanti a se un lento ma progressivo peggioramento che lo porterà fino all’isolamento assoluto. E, come se non bastasse, è contagioso. Anche l’amica più brillante e divertente del gruppo -la prima a proporre idee strepitose per il sabato sera, quella che è sempre pronta a folleggiare e mettersi in gioco, per capirci- è soggetta ad un potenziale contagio. Quando accade? Ovviamente nel caso in cui dovesse fidanzarsi con un’individuo affetto da tale Morbo! Non fa un tubo lui, non fa un tubo lei.

Ma a noi, gente che ha avuto la fortuna di non contrarre malattie di questo genere (al massimo giusto la varicella e gli orecchioni), chi ci pensa?? Non v’è risposta.

Ci ritroveremo anche noi, un giorno non troppo lontano, come Tom Hanks, a doverci relazionare necessariamente solo con un Wilson. Il nostro Wilson. Unica fonte di apparente interazione con un altro essere. Non ci sarà altro da fare, perché davanti ad affermazioni quali <<Oggi non possiamo vederci perchè devo andare all’Unieuro a comprare un aspirabriciole>> o <<Stasera non contateci perchè siamo già usciti dai casa stamattina>> cos’altro possiamo fare se non stringerci forte al nostro Wilson, proteggendolo da ogni avversità ed insidie e sperando che non ci lasci mai e che rimanga sempre lì con noi a donarci un’illusoria compagnia? Sperando, in tutto ciò, di non doverci mai ritrovare a combattere contro una tempesta che minaccia di allontanarci da lui, unico vero amico, costretti ad urlare a squarciagola <<Wiilsoooooon!!!!!>>, magari in modo convulso ed un po’ preoccupante. E sperando, infine, che questo non debba mai accadere, incrociando le dita che qualcuno possa riprendersi da questo torpore insensato. Per ora, noi, non possiamo fare altro che stare lì, accanto al nostro caro Wilson. E dirgli grazie.Immagine

…Perchè il “Normale” è bello!

ImmagineSapete ragazzi? Vi adoro. Soprattutto quando vi escono dalla bocca certe perle che meritereste il Nobel per la Poesia, altro che balle. Domanda: le studiate di notte per dirle di giorno oppure vi escono così, in a natural manner? Ad esempio, quando vi ostinate a dire che i nostri rotolini di ciccia sono adorabili. O quando ci dite che struccate siamo stupende. Lo fate apposta o siete convinti?! Avete notato che anche noi siamo state graziate con il dono della vista dal buon Gesù? Ecco. E poi non siamo sceme. Forse un po’ iper-critiche, però non sceme. Nel senso, spieghiamoci: noi vediamo benissimo di che colore siamo quando non ci coliamo il cemento sulla faccia, nel caso non ve foste accorti. Tende al grigio-rosa pallido con punti chiaroscurali identificabili nelle occhiaie e nel lucido della zona “T” . Senza contare poi i vari brufoletti, brufolini e brufoloni. Questo è stupendo? Stupenda è la famosa pelle di porcellana, magari. Inoltre, può essere considerato “adorabile” l’avere addosso un qualsiasi abito diverso dalla tunica di Frate Indovino e dare sempre l’impressione di indossare un paio di salvagenti della Concordia? Soprattutto se, dopo il contentino, iniziate con i Certo che se. <<Certo che se facessi un po’ di palestra….certo che con un bel culo tonico……..certo che con il ventre piatto….non ti faresti tutte queste pare…….LO DICO PER TE EH!>>. Grazie. Con tutto il cuore, GRAZIE. In particolar modo perché li fate sempre cadere in concomitanza con i giga-cartelloni Lovable di turno.

Altro momento in cui mi fate frizzare il sangue nelle vene è quando dite che preferite la “Normalità” alla “Figheria”. Intanto grazie per il “normale”, ci fa proprio un sacco piacere sentirci la mosca nera in una nube di mosche nere. Poi mi chiedo, da quando la “Normalità” è una cosa bella, in un contesto diverso da quello psichiatrico? <<E ma vuoi mettere una figa epica con una ragazza normale?>>. Sì. Voglio mettere. Intanto la Figa epica si sveglia al mattino fresca come una rosa, completamente pettinata e vestita in modo tale che farebbe svegliare i morti dal Sonno Eterno. Non con i trolley sotto agli occhi, il nido del chiurlo in testa e la faccia del colore del cielo di Cavenago D’Adda in un’uggiosa mattina di Novembre. Sì perché loro, le Fighe intendo, sono perfette in ogni momento del giorno, a prescindere dall’ora, dal clima e dal grado di stress che hanno in corpo. Se la sindrome pre-mestruale le abbellisce, il capello spettinato e il look trasandato ancor di più. Se lo faccio io mi scambiano per una zingara e mi scansano con un piede.

Ma un po’ vi capisco…le figaccione dopo un po’ stufano. Tutta sta perfezione a lungo andare diventa pesante…senza contare che poi non vi cagano. In effetti sì, tutto sommato fate decisamente bene a preferire le Normali!

Realtà, questa sconosciuta!

“…Lei era sul molo, la brezza primaverile le scompigliava i capelli, un brivido di freddo le scese giù per la schiena. Sollevò per un istante gli occhi dal libro che teneva tra le mani, come sempre distratta dai suoi pensieri, da quei se e forse che da troppo tempo le attanagliavano la vita. Bastò quell’attimo per incrociare il suo sguardo e, per la prima volta, invece che guardare…vide.”

No. Le storie d’amore non cominciano così. Tantomeno continuano con Lui innamorato perso che ha votato a Lei la sua intera esistenza in modo totalmente incondizionato, anche se la tanto amata Lei del vento tra i capelli è indecisa su quale pretendente scegliere e, nel dubbio, gli chiede i famosissimi consigli “da amico” sul da farsi. E -udite udite- non finiscono neanche con l’arci-noto trinomio “gesto plateale con dichiarazione d’amore-corsa nel viale alberato-bacio sotto la pioggia” con tanto di pop-song di tendenza come colonna sonora in perfetto stile #vivremopersempre#felici#econtenti.

La realtà è un’altra, sognatrici mie belle, e cioè che la vita non è un libro di Federico Moccia, non è una qualsiasi saga di Fox Life e tantomeno un film tratto dai romanzi di Rosamunde Plicher che passano in estete su Canale 5. La realtà è che le storie d’amore, quando cominciano, sono sempre velate di un alone di dramma e, quando si avviano, la maggior parte delle volte somigliano a campi di battaglia.

Per prima cosa c’è l’Ansia dell’approccio. A seconda di chi si fa avanti, i rischi aumentano. Voi uomini, fondamentalmente, dovete preoccuparvi solo delle FdL -fighe di legno- che sono solite scambiare l’invito a bere una birra per una proposta di matrimonio. Troieggiano a destra e a manca ma nell’esatto momento in cui viene avanzata la proposta s’irrigidiscono come lepri abbagliate e rispondono un “NO” così categorico da far seriamente prendere in considerazione l’opzione del monachesimo. Per noi donne, invece, è più complicato. Il rischio principale è quello di intimorire l’uomo che, se vede una donna prendere l’iniziativa, si sente subito sminuito nella sua virilità. A parte che ve la demolite già da soli, tesorini belli, abbinando la riga-x del calzino di Stocazzo con la rifinitura-y del maglioncino di Staminchia…ma poi dico, cosa ci sarà mai di così spaventoso in una donna che manifesta apertamente il suo interesse? Bah.Immagine

Superata la prima fase, once the ice has been broken, ecco che arrivano le farfalle nello stomaco. E il Mondo diventa un posto migliore: tutto è rosa, tutto è bello e “Un homme et una femme” di Francis Lai diventa la colonna sonora di ogni momento passato insieme. Neanche una parvenza di baffo di nuvola all’orizzonte. Solo baci, amore e romanticismo. Peccato che questa sia solo la quiete prima della tempesta. Che di solito arriva dopo le prime due-tre settimane di idillio. Cos’è questa tempesta? Ma ovviamente è lo step della Reciproca Conoscenza! Quelli che credevate “amabili vezzi” si rivelano difetti mostruosi che neanche Madre Teresa riuscirebbe a sopportare, si acquisisce definitivamente la consapevolezza che al mattino l’alito non profuma di bergamotto sfatando dunque il mito del bacio appassionato al sorgere del sole, le converazioni sostituiscono i “pucci picci pacci” con argomenti più corposi e…rullo di tamburi….le liti! Si comincia a litigare per qualunque motivo. E solitamente i più futili sono anche quelli che inviperiscono di più.

A prima vista può sembrare obrobrioso, forse lo è anche…però mi domando: che senso ha una storia d’amore che non va mai oltre il periodo scemo dell’infatuazione? Va bene, è bello vivere tra arcobaleni e unicorni rosa e vedere nel partner la reincarnazione della Perfezione. Però poi basta. A d un certo punto diventa fastidioso. Il troppo storpia, come si suol dire. Il bello di una relazione è avere anche la possibilità di confrontarti un minimo con la persona che è al tuo fianco e che potrebbe restarci per tanto tantissimo tempo, salvo imprevisti ovviamente. Inoltre è il terreno ideale per capire se quella -e proprio quella- persona potrebbe seriamente fare al caso tuo. Che cavolo capisci con a fianco uno che sbatte le ciglia come la puzzola di Bambi un giorno sì e l’altro anche, del tutto incapace di sostenere una conversazione causa interferenza di coccole? Cosa c’è di bello in un troglodita che non fa valere le sue opinioni neanche a pagarlo perché troppo innamorato e impaurito dall’eventualità di offenderti se in disaccordo con te?! Capisci che è un idiota, ti stufi e lo molli per il primo burbero di turno.

Ragazze, siamo serie…le storie d’amore da film sono belle proprio perché irreali! Se le applichi alla vita quotidiana crollano come castelli di carta al primo boffo di vento. Senza contare che, prima o poi, ti fanno anche mandare a quel paese con un biglietto di sola andata da tutti quelli con cui hai a che fare.

Quindi facciamo una bella cosa, lasciamo i film stracciapalle al periodo pre-mestruale e iniziamo a guardare più documentari sulla vita amorosa del riccio…ok?! Quelli sì che insegnano come gira il mondo.

Stronzo è chi lo stronzo non fa…

ImmagineDONNE, è arrivato l’arrotino? No. E’ arrivato il momento di finirla una volta per tutte di fare del detto “gli uomini sono tutti stronzi” il mantra di una vita, la preghiera della sera e il saluto al sole di ogni giorno. Mi rivolgo a voi, perenni vittime della società. Perché non vi rassegnate all’idea che non sono sempre e solo i vostri partner il problema ma, qualche volta, anche voi? E fatevelo un esame di coscienza! Giusto una volta ogni tanto, magari in concomitanza degli esami del sangue. Esami per esami, li fate tutti e vi togliete il pensiero.

Ditemi se non è così. Ditemi se, ogni sacrosanta sacrosantissima volta che trovate il povero cristo deciso ad impegnarsi nell’ardua impresa, non gli demolite la vita trovandogli milioni di miliardi di difetti…che poi solitamente neanche esistono o, se esistono, sono di gran lunga inferiori a quello che andate dicendo. Se ci provano sono dei porci, se non lo fanno sono dei senza-palle; se ve la cercano prima di undici anni di fidanzamento perché la Natura chiama sono degli affamati, se aspettano i vostri comodi sono degli sfigati perché poco interessati a voi. Se assecondano ogni vostro desiderio e vi trattano come regine vi stufate perché diventano noiosi e prevedibili, se vi mandano a cagare -giustamente, aggiungerei- quando ve lo meritate e non vi considerano la reincarnazione della Madonna, Madre Santissima di Nostro Signore Dio Onnipotente, vi offendete a morte e dite che sono anaffettivi. E la cosa più assurda è che, dopo tutte ‘ste tritate di maroni che tirate ad ogni sciagurato che incappa sul vostro cammino, avete anche il coraggio di caragnare perché non trovate “quello giusto”. Perché esiste quello giusto per voi, Sciure Perfettini? No perché se esiste voglio guardarlo in faccia e regalargli almeno una decina d’anni di terapia, perché sano di mente non deve esserlo.

Vi svelerò una cosa, tesore care, non tutto deve sempre e costantemente esservi dovuto. Non funziona così! Motivo? Non siete esattamente nessuno per pretendere che vi si veneri come divinità scese in terra per graziare l’Umanità intera della vostra presenza. O per pretendere qualunque cosa poiché convinte che voi, in un qualsiasi tipo di legame, valiate più dell’altra persona, sia essa partner o amica. Per capirci, “coppia” significa due, non “Io e poi magari, se c’è tempo, tu.”.

E non funziona neanche che v’innamoriate del primo mandrillo -di quelli che fanno il bagno nel dopobarba e hanno dietro una scia di donne che la Via Crucis a confronto è niente, per intenderci- raccattato nel locale più in voga del momento, perfettamente consapevoli della sua natura di sciupa femmine e altrettanto convinte di volerlo cambiare, per poi piangere fiumi di lacrime perché non siete riuscite a “restargli ne cuore”. Diciamoci la verità, certi uomini non sono mica fatti per le storie della vita…esistono un po’ con la stessa funzione del Patrimonio dell’UNESCO, che è fruibile da tutti ma di proprietà di nessuno!

Infine, accettatelo: non potete piacere a tutti in modo totalmente incondizionato. Ad esempio vi odio profondamente quando ve la prendete a morte se su dieci uomini il decimo corteggia la vostra amica e non voi. Cos’è? Nove non vi bastano? Sono troppo pochi? Oppure è proprio quello che non vi caga l’eletto che porterà a compimento la vostra felicità? E vi odio ancora di più quando vi costruite personalità fasulle all’inverosimile a seconda della preda da catturare, in modo tale da rendere impossibile il non innamorarsi di voi. No dico, a parte che avere più facce di un miriagono magari -dico magari- non è proprio il massimo quando si parla d’amore, dal momento che, almeno in quello, la sincerità sarebbe d’obbligo…ma poi non diventa faticoso a lungo andare?

Dunque, riformuliamo. Gli uomini, a parte quelli che sono i primogeniti di Satana e dopo il loro incontro ti senti come l’agnello sacrificale appena sacrificato da un’orda di incappucciati che sventolano crocifissi al contrario e bevono il sangue di criceto, sono “tutti stronzi” perché qualche donna è talmente “troia” -nel corpo o nell’animo- da fargli passare la poesia di vivere e fargliela poi ritrovare con quelle che voi chiamate “zoccole”.

Chi sono le “zoccole”? Sono quelle che -diversamente da voi- oltre a non vivere di pane e paranoia 8 giorni su 7, sono fiere di come sono senza recitare misere commediole perché incapaci di essere se stesse; quelle che il più delle volte per amore dicono più “tu” che “io”, quelle che non tradiscono ma affrontano i problemi…e soprattutto sono quelle per cui, nel bene e nel male, l’unica cosa che conta in un rapporto è la parola “NOI”.

“UN MACCHIATO CALDO SENZA OUTFIT, GRAZIE!”

Non è facile affrontare l’argomento che sto per trattare, perchè, oltre a rischiare il linciaggio da parte delle fashion victim di tutto il mondo, c’è la non troppo remota possibilità di essere accusata di non capirne una benemerita cippa di stile. Cosa che potrebbe anche essere veritierà, per carità di Dio, tuttavia voglio continuare a pensare che il mio cervello -di cui cerco di sfruttare , quando riesco, ogni singolo centimetro- ed il mio caro e personale buon senso formino un’accoppiata vincente sulla questione, soprattutto se accompagnati da una minima dose di gusto personale insito nel dna femminile. Si insomma, facciamola breve, la parola d’ordine è: Moda. No ma neanche moda. Style forse. O look. Passione per il vestirsi? Meglio? Vada per questo.

Io non ne faccio assolutamente una malattia, non faccio a gara con le amiche su chi ne sa di più sugli ultimi trend in voga. Anzi. Non ho neanche amiche “Chiara-Ferragni-Style” con cui potrermi cimentare in gare a colpi di Prada, Fendi e Miu Miu. E io per prima non ne sarei in grado! Cadrei al primo ostacolo.

Mia consuetudine è tentare di avere cura del mio aspetto cercando contemporaneamente di essere in linea prima di tutto con i miei gusti -che se poi coincidono con quelli attuali, ben venga- e secondariamente con la tendenza del momento. Considerando che siano proprio i dettagli a fare la differenza, provo spesso a porci attenzione e valorizzare un determinato outfit -parola dell’anno, a quanto pare, che prima tutti snobbavano e adesso è la parola del momento- con un tocco in più. Riuscendoci. Chi, come me, non ama andare per negozi, acquistare cose belle e ammirare nelle vetrine quei manichini mai troppo anoressici per farci ardentemente desiderare la loro taglia? E chi, ancora, come me parte armata di buone intenzioni, convinta che il prossimo acquisto sarà proprio quello che darà un tocco di colore al garderobe? Io, ad esempio, ho un debole per i colori tenui e delicati. Adoro con tutta me stessa il beige, il cipria, il tortora, le tinte pastello…poi, puntualmente, mi vesto sempre come se fossi a lutto. Perchè? Perchè mi ostino ad affogare in borse e scarpe -che venero come divinità- ma il mio guardaroba continua imperterrito ad oscillare tra il grigio fumo di Londra e il nero? Con qualche eccezione cromatica, tipo il verde-pino grigio o il seppia scuro.Non vi dico nulla di nuovo? Immaginavo.

Per noi mediocri del settore, noi che ci perdiamo nel frenetico e versatile mondo dello Style, fa spesso -troppo spesso- capolino il più gigante dei punti interrogativi : OGGI COSA MI METTO? Panico. E allora stai lì,davanti all’armadio spalancato con la gocciolina stile manga sopra la tua testa.

Eppure, ieri ho comprato 3 paia di pantaloni skinny, due giacche che mi fanno un fantastico punto vita e quegli stivali con le frange che ho puntato come un falco già tre settimane prima dei saldi. Come mai questo baratro? Forse perchè “quei” pantaloni li ho presi di una taglia più piccola che, oltre ad essere l’unica rimasta e il solo e unico modo per convincermi di perdere quella ciccetta malefica che deturpa da tempo il mio interno coscia, poi tanto bene non mi sta ?! O forse perchè le favolose giacche non sono ancora proprio adatte alla stagione? O non sarà forse che gli stivali, guardandoli bene, non si abbinano poi così bene con la mise che avevo in mente? Non ho nulla da mettermi. NON ho nulla da mettermi.

Perchè alla fine è la regola. Noi non abbiamo mai nulla da metterci. DEVE essere così, se questa certezza svanisse gli equilibri della terra cambierebbero e nulla sarebbe più come lo conosciamo.

Solo la Ferragni è esente da qusto limite, lei E’ quello che si mette. Ma siccome non siamo tutte delle Ferragni e, soprattutto, non abbiamo il suo illimitato patrimonio econimico…no problem! La soluzione ci pende davanti al naso. Qual’è? Ma ovviamente il WEB! Milioni di siti su cui acquistare online e altrettanti blog che dispensano consigli utili su cosa acquistare e cosa no. Canali youtube dove imparare quali prodotti makeup acquistare e come usarli senza sembrare una cocorita, che smalto scegliere e come abbinarlo ad un outfit piuttosto che un altro e così via. Youtubers molto coraggiose che mostrano con gioia i loro abbinamenti così lungimiranti da farci venire voglia di sciabolare la Postepay a destra e a manca con la totale, assoluta certezza di fare sempre la scelta giusta. Tutto questo con un semplice click. Cioè, è fantastico.

Però, come dice il detto, non è tutto oro quel che luccica! Parliamo, ad esempio, delle cose improponibili che si vedono in giro. Perchè ce ne sono, tipo tutte le care figliole che si sentono investite dello stesso coraggio delle youtubers di cui parlavamo prima, solo che, a differenza delle prime, queste sciagurate non si rendono conto di risultare pessime alla vista. Per non dimenticare poi il boom dei colori fluo dell’estate appena passata. Non so voi, ma io ne sono uscita con due diottrie in meno. Signore e signorine con addosso magliettine che non avevano nulla da invidiare alle casacche di riconoscimento da mettere in autostrada, rigorosamente abbinate a collane ed orecchini con pendenti -o patacchi?- di almeno 10 cm di diamentro con teschi variopinti o ricoperti di strass. Sì perchè se non avevi almeno un teschio addosso potevi crepare in mezzo alla strada che nessuno ti degnava di uno sguardo. L’invasione dei morti viventi. Con un po’ di fluo,per mettere allegria.Teschi,teschi e teschi ovunque, ora sapientemente sostituiti dalle borchie. Sulle sciarpine,sui tronchetti,sui jeans,sulle borsette. Un po’ di sobrietà signorine! Se volete andare sul sicuro, optate per una Chanel. Con quella non si sbaglia. Sempre elegante, attuale e soprattutto decorosa. Non credete?

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