I figli unici…

ImmagineUna delle categorie maschili migliori e più pittoresche è, senza dubbio, quella dei figli unici. Chi di voi, care amiche, non vi ha mai avuto a che fare? Almeno una volta nella vita ognuna di noi povere sventurate è incappata in un maschio di tale categoria. E solitamente i risultati non sono stati dei più felici.

Maschio Alfa della family, il Figlio Unico-tipo raggiunge la massima riconoscibilità solitamente tra i 25-35 anni. Se non ci vive ancora, ha passato la maggior parte della sua vita nel caldo e accogliente focolare domestico sotto la tiepida ala di mammà e l’isteria di papà con calendario al seguito, in attesa dell’atteso trasloco. Più servito e riverito di Mohammad Reza Pahlavi -meglio noto come Scià di Persia- il Figlio Unico è fermamente convinto della sua incapacità a provvedere a se stesso senza un valido aiuto esterno, sia esso materno o del partner, in casi di emergenza quali preparazione di vivande che non implichino il solo ed unico uso del forno a microonde con conseguente risciacquo in tinello/lavastoviglie, lavaggio in contemporanea di un certo numero di indumenti policromi in quella macchina infernale conosciuta come washing machine e, infine, accensione nonché uso di attrezzi come aspirapolvere, ferro da stiro, scopa.

Nemico #1 del Figlio Unico è senza dubbio la famigerata Influenza, la Morte Nera dell’Uomo del XXI Secolo. Anche se codesto Flagello destabilizza incondizionatamente tutto il genere umano maschile, per il Nostro è sicuramente più grave che per gli altri, con conseguenze catastrofiche per noi povere sciagurate con cui viene condiviso il talamo. Una volta contratto il Morbo, la fine sembra ormai vicina. Unica via di salvezza: la mamma. Sì perchè il Figlio Unico nutre un’ammirazione che oscilla tra il morboso e il maniacale nei confronti di sua madre. L’avete notato? “La mamma è sempre la mamma!!!”. No, o meglio…sì a patto che “La mamma è sempre la mamma…” fuoriesca dalla bocca sporca di cioccolato di un cirlino di dieci anni con le bermuda ed espedrilles. Se lo dice il tuo compagno di vita che ha i primi segni di calvizie e le zampe di pterodattilo vicino agli occhi è agghiacciante.

Detto ciò mi rivolgo direttamente a voi, chères amies a cui sono dedicate queste parole d’amore. Non è forse -dico forse- giunta l’ora di togliere il cellophane dalle forbici Miracle Blade e dare un taglio al cordone ombelicale?! No perchè siamo abbastanza stufe. A dire il vero siamo stufe marce. Comincia a diventare inconcepibile l’idea che orde di trentenni non siano ancora in grado di farsi bollire un pentolino di latte o di farsi un piatto di pasta senza ridurla a colla vinilica. Ce la facciamo a smettere di trascinarci per casa con le babbucce della squadra del cuore e sostituire il pigiamino fantasia pied-de-poule con una bella tuta blu e fare, per una volta, i Super Mario della casa? Senza baffi però, sia mai che poi s’impregnino di brodo quando sorbite la minsetrina e sappiate di dado da qui alla prossima doccia.

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Finchè c’è amica c’è Speranza!

ImmagineMa come faremmo noi donne senza quelle figure fondamentali e necessarie,che sono le amiche?
E’ risaputo che è nell’indole femminile complicarsi la vita, e con complicarsi la vita intendo preoccuparsi di tutti quegli aspetti della nostra esistenza di cui gli uomini non scorgono neanche la presenza. Per noi donne è naturale come sciacquarsi il viso di primo mattino porre attenzione su tutte le sfumature che costituiscono le nostre giornate, più o meno incasinate. Perchè diciamolo schiettamente..come può un essere femminile non preoccuparsi, ad esempio, della poca -o meglio, quasi nulla- empatia del proprio uomo? Per non parlare poi della praticamente inesistente attenzione che, sempre il medesimo, pone su fatti che non stuzzicano minimamente la sua preziosa attenzione poichè estranei al suo interesse. Altro problema che ci tocca, ahimè, è la dolcezza con la quale lo Ying di noi povere Yang esprime concetti d’amore e d’affetto: latente e decisamente male articolata.
Nasce così la totale destabilizzazione per noi donne, esseri troppo variegati e ricchi per accettare e comprendere tutto questo, cioè niente. Come potremmo accettare questo “niente” tutte sole e senza un valido aiuto?!

Ecco che qui nasce quella figura unica e indispensabile, necessaria come l’ossigeno: l’amica.
La figura dell’amica, nella vita di coppia, è esattamente come ogni donna dall’Alpi alle Piramidi: non evita les déclamations delle mancanze varie ed eventuali del partner con formule-base quali “Tu non mi capisci!”, “Non mi ami quanto ti amo io…” o ancora “Se non ti avessi conosciuto, adesso sarei una persona felice!” ecc. ; non evita litigi furiosi in casa con fratelli iper protettivi, madri isteriche o anaffettive e zii invadenti fino all’inverosimile. MA, in un contesto diverso, quando rapportata a sue pari, è il pilastro su cui sorreggersi. Colei che ti capisce, che ti permette ogni volta di trovare la forza per affrontare e riaffrontare sempre le solite solfe: fidanzato, marito, suocera, cugini, lavoro, insegnanti, dieta e chi più ne ha più ne metta.
Ti appoggia e ti permette di prendere in considerazione punti di vista diversi, i suoi, che solitamente sono sempre geniali e adatti alla soluzione del problema. Perchè Lei sa. Sa tutto. Capisce perchè piangi e perchè ridi, comprende il tuo lagnarti e il tuo gioire, come te combatte quotidianamente con gli stessi, identici problemi: cellulite, fragilità capillare, compagno a cui spaccare una padella in acciaio Inox sulla testa…e non importa più di tanto quale sia la sua storia personale, se ha genitori divorziati piuttosto che una famiglia da mulino bianco o una vita spesa col nonno in una baita circondata da agnellini e pecorelle, se andava bene a scuola o era una capra, se praticava sport, se mangiava le verdure invece del Big Tasty. No. Perchè l’amica va oltre il tempo e  oltre la storia, è altro rispetto a noi ma, contemporaneamente, è l’estensione concreta di noi stesse!
E, quando c’è lei, tutto diventa più bello! Perchè il peso di una brutta giornata diventa meno lacerante, se lo puoi condividere con l’amica. Il dispiacere di una litigata meno frustrante e il fidanzato persino più piacente!!! Credo che tutte le donne dovrebbero avere amiche. Dovrebbero esserne dotate già alla nascita, insieme alla culla, alla coperta rosa e un valido certificato di garanzia che ti consenta di cambiarla in caso si dovesse rivelare difettosa, finendo col trasformarsi in una di quelle che si spacciano per tali per convenienza. Lasciamole pure sole, quelle poverine, nell’aridità di una vita color rosa sbiadito.
Diciamolo, noi donne siamo spesso nervose, isteriche, preoccupate e bisbetiche…ma le amiche, in tutto questo isterismo, in un certo senso riescono a domarci. Come lo fanno? Solo, semplicemente, essendoci.