La Fiera degli Orrori

ImmagineAmiche, ho da porvi un quesito. Qual è il limite di tolleranza nella scelta del vostro camarade de jeu? Nel senso, spieghiamoci, quali aspetti dell’eventuale boy friend potrebbero arrivare a farvi dubitare di quello che consideravate il potenziale albatros con cui volare fino alla fine dei vostri giorni?! Cosa potrà mai avere un uomo di così orripilante da far venire la pelle come le oche spennate?

Tante cose, fidatevi. L’universo maschile pullula di tantissimi dettagli orripilanti che, quando ci fai caso, ti fanno uscire gli occhi dalle orbite e ti scatafasciano la mandibola a terra. Ad esempio, le unghie. Uomini, mi spiegate “che cosa” esattamente costituisce per voi un problema nella cura e manutenzione delle vostre unghie? Vi svelerò un mistero, non serve il maniscalco della scuderia di Carlo XVI Gustavo di Svezia per far sì che le grinfie non vi si trasformino in artigli e zoccoli. Bastano un paio di forbicine, una lima e un po’ di costanza. Cosa che a voi manca, a quanto pare. A nessuna donna fa piacere la carezza di Edward Mani di Forbice, soprattutto quando il rischio di contrarre il tetano non è poi così remoto. Potate i rami, per pietà. E non solo quelli visibili perchè più di tanto non potete nasconderli, dal momento che vivere con i guanti potrebbe diventare ingestibile e difficoltoso. Dovete occuparvi anche -anzi, soprattutto oserei dire!- delle zampine che siete soliti trascurare perchè “tanto ho su le scarpe, i piedi non si vedono!”. Chi ha detto che i piedi non si vedono? Non si vedranno durante il giorno, quando siete soliti svolgere le mansioni quotidiane, ma la faccenda dei guanti vale anche per le scarpe. Certo magari è più gestibile, i Pionieri della Suola possono mettere gli anfibi anche a Ferragosto con quaranta gradi all’ombra. Ma prima o poi dovranno pur togliersele anche loro. Quindi perchè fregarsene?! Perchè coltivare piantagioni di pelucchi delle calze rimasti incastrati nelle unghie? A cosa servono, se non a farci arrampicare sui muri per l’orrore?!

Poi, per restare in tema, il pelucco dell’ombelico. A parte il fatto che vorrei conoscere la legge fisica che rende possibile la cosa…perchè, onestamente, non riesco a trovare una spiegazione logica: a prescindere dal tessuto della maglia, sia esso cotone, seta o aria, stai sicura che è lì. C’è. Un qualsiasi uomo-x si spoglia e, se guardi attentamente, vedi il batuffolo che fa capolino e ti saluta. Ma non è tanto quello il problema. Il problema è che lui, l’uomo-x, ne va fiero. Lo prende con amore, se lo guarda con ammirazione per qualche minuto…e poi lo lancia. Ci avete mai fatto caso? No dico, è necessario? Già è inquietante che vi si formi della lanuggine addosso senza un apparente motivo dal momento che non siete conigli…perchè poi doverla spargere per casa? Non è che se la si lancia sparisce, anzi, non si sa dove vada a finire…il che è anche peggio.

Siamo onesti, l’igiene è fondamentale! Almeno per i primi tempi, quelli del corteggiamento, in cui una virgola fuori posto basta per far crollare i castelli di carta che ci siamo fatte.

Non serve molto per farci contente! Ad esempio uno shampo prima di uscire con noi, perchè la forfora a mo’ di bufera di neve e il capello alla fish-and-chips non ci piace! Oppure una spruzzatina di deodorante, giusto per rendere piacevoli gli abbracci…apprezziamo anche l’uso di colluttorio e dentifricio. Infatti un altro nemico -tanto invisibile quanto percepibile- del savoir-faire maschile è l’alito. Se il peggiore è quello che ti stende seduta stante (che non fai in tempo ad infilarti l’incenso acceso nel naso che cadi a terra morta stecchita, per capirci), l’alito più bastardo è sicuramente quello che all’apparenza appare normale, certo ben lontano dalla fragranza “Oceano” dell’ Arbre Magique ma comunque tollerabile, e che poi finisce con la punta di morte. Ragazzi…non è difficile: basta un euro per avere il vento delle Alpi al posto dell’alito del Big Foot, mangiamole ‘ste benedette cicche!

A noi piacete tanto, tantissimo…però, anche voi, cercate di capirci. Come facciamo ad immaginarvi nelle vesti del Principe Azzurro se avete la stessa igiene di una pantegana?

Facciamo così, per un periodo che va dal primo appuntamento ai successivi sessant’anni insieme è severamente vietata la trascuratezza della pulizia personale. Poi, quando ormai sarete incapaci di intendere e di volere e dovrete affidare la cura di voi stessi alle badanti russe, ne riparleremo.

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Questione di “Peling”

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Il detto “Donna pelosa, donna virtuosa”, ad essere onesti, mi ha sempre lasciato qualche perplessità . Come si misura la Virtù di una donna, applicando questo detto? Un tempo, diciamo fino a cinquant’anni fa, giudicare una donna sulla base della rigogliosità di muschi e licheni che le proliferavano sul corpo era praticamente impossibile considerato che l’arte depilatoria era una pratica di gran lunga oscura e diabolica. Oggigiorno, invece, sembra essere molto più facile classificare la merce: pelo alla Woodstock virtuosissima, pelo a prato inglese virtù media e pelo alla brasiliana virtù scarsa. E le glabre? Le glabre sono tutte svergognate? E chi si depila a zone? No perché c’è anche chi ama, ad esempio, le gambe lisce ma l’ascella con le liane…oppure chi non tollera il tappeto a sud dell’Equatore ma va orgogliosa delle basette alla Wolverine. Poi ci sono le scatenate, le trasgressive…quelle che si sagomano il crine dando al giardino la forma di un fulmine, di una lettera o di una freccia segnaletica nel caso l’ospite avesse qualche dubbio sulla direzione da prendere. Loro in che categoria le mettiamo? Come possiamo notare, i peli non sembrano essere dei validi aiutanti. Quindi perché mai tenerli?!

DONNE…amiche di rasoio, ceretta e crema depilatoria…per quale arcano motivo non vi liberate delle piantagioni che vi coprono l’epidermide? Capisco le acerrime sostenitrici della teoria che il glabro ricorda l’infanzia e non accentua la maturità raggiunta. Ok, ha un senso. Quello che però non capisco -e che non vorrò mai, per nessun motivo capire- è chi appoggia il versante di Lupo Lucio. Se la moquette di angora allude alla maturità…la foresta di mangrovie no. Se in Bangladesh è magica e pittoresca, quando è situata tra cosce e ascelle rimanda al Lucy l’australopiteca, quando va bene, e al Bue Muschiato nel peggiore dei casi. Se alle donne l’uomo maschio col pelo limitatamente selvaggio piace, non vale il contrario. Quale uomo sarebbe così impavido da cimentarsi in una simile impresa? Certo, potrebbe farlo…a patto che abbia con se una decina di torce, un set di coltelli Made in Germany, la colonna sonora di “Indiana Jones alla ricerca dell’Arca Perduta”, tantissime droghe e la pace interiore del Dalai Lama.

Per carità divina, gli anni Sessanta sono morti e sepolti, non viviamo nella tundra siberiana e l’Era Glaciale è ancora lontana…lasciamo le pellicce ai visoni? Se proprio vi piace avere la pelliccia compratevi un bel poncho…sintetico, sia chiaro, che a nessuno piace essere accoppato per lo sfizio di una squinzia.

I figli unici…

ImmagineUna delle categorie maschili migliori e più pittoresche è, senza dubbio, quella dei figli unici. Chi di voi, care amiche, non vi ha mai avuto a che fare? Almeno una volta nella vita ognuna di noi povere sventurate è incappata in un maschio di tale categoria. E solitamente i risultati non sono stati dei più felici.

Maschio Alfa della family, il Figlio Unico-tipo raggiunge la massima riconoscibilità solitamente tra i 25-35 anni. Se non ci vive ancora, ha passato la maggior parte della sua vita nel caldo e accogliente focolare domestico sotto la tiepida ala di mammà e l’isteria di papà con calendario al seguito, in attesa dell’atteso trasloco. Più servito e riverito di Mohammad Reza Pahlavi -meglio noto come Scià di Persia- il Figlio Unico è fermamente convinto della sua incapacità a provvedere a se stesso senza un valido aiuto esterno, sia esso materno o del partner, in casi di emergenza quali preparazione di vivande che non implichino il solo ed unico uso del forno a microonde con conseguente risciacquo in tinello/lavastoviglie, lavaggio in contemporanea di un certo numero di indumenti policromi in quella macchina infernale conosciuta come washing machine e, infine, accensione nonché uso di attrezzi come aspirapolvere, ferro da stiro, scopa.

Nemico #1 del Figlio Unico è senza dubbio la famigerata Influenza, la Morte Nera dell’Uomo del XXI Secolo. Anche se codesto Flagello destabilizza incondizionatamente tutto il genere umano maschile, per il Nostro è sicuramente più grave che per gli altri, con conseguenze catastrofiche per noi povere sciagurate con cui viene condiviso il talamo. Una volta contratto il Morbo, la fine sembra ormai vicina. Unica via di salvezza: la mamma. Sì perchè il Figlio Unico nutre un’ammirazione che oscilla tra il morboso e il maniacale nei confronti di sua madre. L’avete notato? “La mamma è sempre la mamma!!!”. No, o meglio…sì a patto che “La mamma è sempre la mamma…” fuoriesca dalla bocca sporca di cioccolato di un cirlino di dieci anni con le bermuda ed espedrilles. Se lo dice il tuo compagno di vita che ha i primi segni di calvizie e le zampe di pterodattilo vicino agli occhi è agghiacciante.

Detto ciò mi rivolgo direttamente a voi, chères amies a cui sono dedicate queste parole d’amore. Non è forse -dico forse- giunta l’ora di togliere il cellophane dalle forbici Miracle Blade e dare un taglio al cordone ombelicale?! No perchè siamo abbastanza stufe. A dire il vero siamo stufe marce. Comincia a diventare inconcepibile l’idea che orde di trentenni non siano ancora in grado di farsi bollire un pentolino di latte o di farsi un piatto di pasta senza ridurla a colla vinilica. Ce la facciamo a smettere di trascinarci per casa con le babbucce della squadra del cuore e sostituire il pigiamino fantasia pied-de-poule con una bella tuta blu e fare, per una volta, i Super Mario della casa? Senza baffi però, sia mai che poi s’impregnino di brodo quando sorbite la minsetrina e sappiate di dado da qui alla prossima doccia.

Finchè c’è amica c’è Speranza!

ImmagineMa come faremmo noi donne senza quelle figure fondamentali e necessarie,che sono le amiche?
E’ risaputo che è nell’indole femminile complicarsi la vita, e con complicarsi la vita intendo preoccuparsi di tutti quegli aspetti della nostra esistenza di cui gli uomini non scorgono neanche la presenza. Per noi donne è naturale come sciacquarsi il viso di primo mattino porre attenzione su tutte le sfumature che costituiscono le nostre giornate, più o meno incasinate. Perchè diciamolo schiettamente..come può un essere femminile non preoccuparsi, ad esempio, della poca -o meglio, quasi nulla- empatia del proprio uomo? Per non parlare poi della praticamente inesistente attenzione che, sempre il medesimo, pone su fatti che non stuzzicano minimamente la sua preziosa attenzione poichè estranei al suo interesse. Altro problema che ci tocca, ahimè, è la dolcezza con la quale lo Ying di noi povere Yang esprime concetti d’amore e d’affetto: latente e decisamente male articolata.
Nasce così la totale destabilizzazione per noi donne, esseri troppo variegati e ricchi per accettare e comprendere tutto questo, cioè niente. Come potremmo accettare questo “niente” tutte sole e senza un valido aiuto?!

Ecco che qui nasce quella figura unica e indispensabile, necessaria come l’ossigeno: l’amica.
La figura dell’amica, nella vita di coppia, è esattamente come ogni donna dall’Alpi alle Piramidi: non evita les déclamations delle mancanze varie ed eventuali del partner con formule-base quali “Tu non mi capisci!”, “Non mi ami quanto ti amo io…” o ancora “Se non ti avessi conosciuto, adesso sarei una persona felice!” ecc. ; non evita litigi furiosi in casa con fratelli iper protettivi, madri isteriche o anaffettive e zii invadenti fino all’inverosimile. MA, in un contesto diverso, quando rapportata a sue pari, è il pilastro su cui sorreggersi. Colei che ti capisce, che ti permette ogni volta di trovare la forza per affrontare e riaffrontare sempre le solite solfe: fidanzato, marito, suocera, cugini, lavoro, insegnanti, dieta e chi più ne ha più ne metta.
Ti appoggia e ti permette di prendere in considerazione punti di vista diversi, i suoi, che solitamente sono sempre geniali e adatti alla soluzione del problema. Perchè Lei sa. Sa tutto. Capisce perchè piangi e perchè ridi, comprende il tuo lagnarti e il tuo gioire, come te combatte quotidianamente con gli stessi, identici problemi: cellulite, fragilità capillare, compagno a cui spaccare una padella in acciaio Inox sulla testa…e non importa più di tanto quale sia la sua storia personale, se ha genitori divorziati piuttosto che una famiglia da mulino bianco o una vita spesa col nonno in una baita circondata da agnellini e pecorelle, se andava bene a scuola o era una capra, se praticava sport, se mangiava le verdure invece del Big Tasty. No. Perchè l’amica va oltre il tempo e  oltre la storia, è altro rispetto a noi ma, contemporaneamente, è l’estensione concreta di noi stesse!
E, quando c’è lei, tutto diventa più bello! Perchè il peso di una brutta giornata diventa meno lacerante, se lo puoi condividere con l’amica. Il dispiacere di una litigata meno frustrante e il fidanzato persino più piacente!!! Credo che tutte le donne dovrebbero avere amiche. Dovrebbero esserne dotate già alla nascita, insieme alla culla, alla coperta rosa e un valido certificato di garanzia che ti consenta di cambiarla in caso si dovesse rivelare difettosa, finendo col trasformarsi in una di quelle che si spacciano per tali per convenienza. Lasciamole pure sole, quelle poverine, nell’aridità di una vita color rosa sbiadito.
Diciamolo, noi donne siamo spesso nervose, isteriche, preoccupate e bisbetiche…ma le amiche, in tutto questo isterismo, in un certo senso riescono a domarci. Come lo fanno? Solo, semplicemente, essendoci.